LA VIVISEZIONE E' UNA DELLE PIU' GRANDI TORTURE INFLITTE AGLI ANIMALI, UN METODO ABOMINEVOLE E

ANTI-SCENTIFICO.

 


Animal Equality

Centinaia di migliaia di animali, ogni anno, nella sola Italia, vengono usati come risorse o modelli di ricerca nelle università e nei laboratori di biologia, biochimica, fisiologia, psicologia… I numeri crescono, fino a raggiungere le centinaia di milioni se si volge lo sguardo alla situazione globale. Questi dati sono anche sottostimati poiché non includono invertebrati, forme fetali, parti anatomiche e quant’altro provenga da animali già soppressi. Topi, porcellini d’India, criceti, conigli, cani, gatti (sui quali, in Italia, non si sperimenta più dal 2010), furetti, cavalli, suini, ovini, bovini, scimmie, uccelli, anfibi, pesci si susseguono in un elenco che sembra non avere fine.

Modifichiamo il loro DNA, li inoculiamo con dei virus, inseminiamo le madri per poi ucciderle una volta incinta e così studiare i feti, li affamiamo, causiamo loro traumi, scosse elettriche per studiare la loro resistenza, li bruciamo vivi, gli somministriamo forzatamente sostanze irritanti per gli occhi e la pelle, inficiamo sul funzionamento delle ghiandole, li costringiamo ad inalare sostanze tossiche, gli provochiamo paralisi, li sottoponiamo a radiazioni e temperature estreme…



Tra tutti gli esperimenti, quelli comunemente considerati inutili dall'opinione pubblica sono i test per i cosmetici. Lo stesso non accade per quelli effettuati in campo medico, che ottengono un indiscusso appoggio del pubblico in quanto ritenuti vantaggiosi e indispensabili per la salute umana. Questo diverso trattamento non ha motivo di esistere: qualsiasi forma di sperimentazione si basa sullo sfruttamento degli animali coinvolti e sul diniego dei loro interessi.

> Ricerca senza vivisezione

Studi comparativi effettuati sulla popolazione hanno permesso di scoprire modelli comuni capaci di prevenire alcune malattie. Esistono numerosi esempi a sostegno di questa affermazione; le ricerche epidemiologiche hanno portato alla scoperta delle connessioni tra fumo e cancro, e quindi all'individuazione dei fattori di rischio. Studi riguardanti la popolazione hanno rivelato come può trasmettersi l'HIV e altre malattie infettive, mostrando quali precauzioni posso essere adottate. Osservazioni condotte su volontari (in molti casi già colpiti da una certa malattia e per questo in cerca di cure) hanno permesso ai ricercatori di isolare le parti anomale del cervello del paziente affetto da schizofrenia e altri disturbi psicologici. Gli studi in vitro di colture cellulari sono molto utilizzati per la ricerca di sostanze per produrre una vasta varietà di prodotti farmaceutici quali vaccini, antibiotici e proteine terapeutiche.

> Studi senza animali

La maggior parte delle università americane - incluse Harvard, Stanford e Yale - ha sostituito gli studi sugli animali nel campo della fisiologia, farmacologia e delle scienze chirurgiche, con metodi alternativi altrettanto validi e che non implicano l'uso di esseri viventi. Questi si basano sull'osservazione diretta del paziente, le simulazioni numeriche, l'uso dei cadaveri donati alla ricerca medica, programmi informatici sofisticati, modelli di apprendimento specializzati ecc...

> Il paradosso della sperimentazione animale

Uno dei paradossi della vivisezione nasce quando si afferma che gli animali sono sufficientemente simili a noi, in modo da legittimare la sperimentazione su di essi e la conseguente estensione dei risultati ottenuti alla specie umana. Tuttavia, se sono così simili a noi, allora dobbiamo riservare loro la stessa considerazione che si ha verso gli esseri umani. Se rappresentano un modello a noi fedele, meritano si essere considerati e protetti come se fossero nostri eguali.

> Mettere in discussione la validità scientifica della vivisezione

Spesso gli animalisti si oppongono alla sperimentazione animale mettendo in discussione l'efficacia scientifica di questa pratica, basando le proprie argomentazioni sulle differenze genetiche che esistono tra individui appartenenti a specie differenti e sul fatto che proprio queste diversità impediscono di applicare i risultati ottenuti su una particolare specie, a quella umana.
Tuttavia la vera ragione che ci spinge a rifiutare la vivisezione non è nella validità scientifica dei suoi metodi, nell'accuratezza dei suoi risultati, bensì nella questione etica che viene troppo spesso nascosta e che non può essere ignorata.

Il progresso scientifico è uno dei fondamenti della nostra cultura poiché implica dei benefici per gli esseri umani, questo ovviamente entro certi limiti. La maggior parte delle società rifiuta che tali esperimenti vengano condotti sugli esseri umani se contro la loro volontà, e questo a prescindere da quanto importanti potrebbero essere i risultati, in termini di vaccini e cure. Lo stesso criterio dovrebbe essere applicato anche laddove la sperimentazione avvenisse su specie diverse dalla nostra; anche gli animali sono esseri senzienti capaci di provare emozioni e sensazioni, e queste per loro sono tanto importanti quanto lo sono le nostre per noi. Anche loro desiderano continuare a vivere ed essere liberi. Utilizzare animali per scoprire cure o vaccini da somministrare alla specie umana è altrettanto arbitrario come effettuare i test su gruppi specifici di esseri umani (ad esempio sulle persone bianche) per poi estendere i risultati agli individui appartenenti ad altre razze. Il colore degli occhi o della pelle, il genere, la specie di appartenenza, sono tutte caratteristiche che dovremmo ritenere irrilevanti, in favore del rispetto degli interessi altrui e del desiderio di vivere in libertà che ognuno possiede.
 Nella realtà tutto questo non viene considerato: tutto ciò che importa sono gli interessi di chi sfrutta a discapito di chi è sfruttato, a prescindere dalla razza, genere, intelligenza o specie a cui appartiene.

> Se non fosse per la sperimentazione animale non avremmo molte delle medicine, e delle cure, che hanno permesso di salvare tantissime vite umane

Affermare che se non fosse stato per la vivisezione, non avremmo avuto la medicina 'X' indispensabile per curarci, è una dichiarazione molto audace poiché non esistono prove per dimostrare che il suo sviluppo non sarebbe stato possibile senza l'utilizzo di animali sui quali effettuare i test. Molti risultati importanti in campo medico sono stati ottenuti senza la sperimentazione animale, e se fossero investite maggiori risorse per i metodi di ricerca alternativi, questo progresso potrebbe avanzare più rapidamente. La storia della medicina è stata rallentata dagli esperimenti condotti sugli animali (ad esempio, dai falsi positivi e dai falsi negativi). In ogni caso, la base su cui permettiamo la sperimentazione animale, è profondamente ingiusta: gli interessi degli animali sono considerati meno importanti per il semplice fatto che non appartengono alla specie umana.



Sebbene in passato siano stati condotti esperimenti sugli esseri umani, oggi saremmo tutti d'accordo nel condannare dei test effettuati su persone, contro la loro volontà, con il solo scopo di salvarne altre. Le vite umane che sono state salvate, lo hanno fatto a caro prezzo; tante sono state quelle non umane calpestate a causa di un atto discriminatorio. Se davvero lo scopo fosse quello di produrre dei benefici per l'umanità (farmaci, vaccini, comprensione degli effetti delle tossine e così via…), allora dovremmo condurre tutti gli esperimenti sugli esseri umani, anche contro la loro volontà, poiché solo così avremmo risultati migliori, affidabili e un veloce progresso della scienza medica… Ma siamo sicuri che la la ricerca di cure affidabili sia la ragione che giustifica la sperimentazione animale?

> La vivisezione è la base della ricerca in campo medico, dovremmo quindi essere contrari alla ricerca scientifica e al progresso della medicina

No, non è necessario. Possiamo essere a favore del progresso scientifico, ma non a qualsiasi costo. La ricerca della conoscenza non giustifica qualsiasi azione. La scienza deve essere sottoposta alle ragioni etiche, libera dalla discriminazione arbitraria che permette a chi detiene il potere di dominare i più deboli. Nel passato, esperimenti e ricerche sono stati condotti su esseri umani non consenzienti, calpestandone i diritti e la loro individualità. Ad esempio, esperimenti sulla sifilide, riconosciuti dallo stesso governo americano, sono stati condotti su 399 afroamericani in Tuskgee, tra il 1932 e il 1972. Altri esperimenti, sugli esseri umani, sono stati effettuati da Josef Mengele, nel 1940, durante la Germania nazista.

> La sperimentazione animale in Italia

I dati statistici sull'utilizzazione degli animali a fini sperimentali nel nostro paese vengono pubblicati ogni tre anni sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana. Gli ultimi disponibili, relativi al triennio 2007/08/09, riferiscono di 2.602.773 animali vittime della sperimentazione all'interno di ospedali, centri di ricerca, aziende farmaceutiche, centri militari. Gli animali più utilizzati sono i topi, seguiti da ratti, uccelli, pesci, cani, scimmie, criceti, conigli, suini, ovini, bovini, quaglie, rettili, anfibi e così via. La maggior parte di loro viene usata per gli studi biologici di base e e per la ricerca di prodotti e apparecchi per medicina umana, odontoiatria e medicina veterinaria, ma i rami di applicazione sono molteplici; per avere un quadro più generale della sperimentazione animale in Italia potete scaricare il nostro dossier sull'argomento.
Sebbene una parte dell'opinione pubblica creda ancora che la vivisezione sia una pratica obsoleta, presente in qualche grande centro di ricerca lontano dal nostro paese, la realtà è ben diversa; milioni di animali sono ancora vittime di un irrazionale progresso e dell'indifferenza generale.


PER FERMARE QUESTA VIOLENZA BISOGNA BOICOTTARE TUTTI I PRODOTTI SPERIMENTATI SUGLI ANIMALI E ACQUISTARE QUELLI NON TESTATI SUGLI ANIMALI CHE HANNO CERTIFICAZIONE ICEA CON IL SIMBOLO DEL CONIGLIETTO E DUE STELLINE. NON FINANZIARE GLI ISTITUTI  DI RICERCA CHE UTILIZZANO LA VIVISEZIONE. PER SUPPORTARE LA RICERCA SENZA ANIMALI E I METODI ALTERNATIVI VAI SU QUESTO SITO:

http://www.icare-italia.org/


MALTRATTARE, IMPRIGIONARE A VITA E MORTIFICARE LA NATURA DEGLI ANIMALI NEI CIRCHI

Animal Equality

 

"L’idea che sia divertente vedere animali che si comportano come buffi esseri umani, o creature naturalmente forti rannicchiate per i colpi di frusta che ricevono, sostiene il principio obsoleto per cui noi siamo superiori alle altre specie, e dunque abbiamo il diritto di dominarle.
Dott. Desmond Morris, antropologo ed esperto di comportamento animale.

I circhi si presentano come attrattiva, luoghi originali e allegri; il risultato è l’alto numero di visitatori, principalmente bambini, invitati, tra le altre cose, dagli animali che possono essere visti. Sfortunatamente, in questi circhi esiste un’altra realtà oltre l’atmosfera allegra e i tendoni sgargianti, i clown e gli animali-giocolieri, una realtà piena di sofferenza, privazioni e morte. Per gli animali che vi sono costretti a vivere c’è veramente poco per cui gioire, poiché questa non è che un’altra faccia dello sfruttamento.

> Libertà rubata

Tutte le specie costrette a vivere nei circhi – tigri, leoni, orsi, elefanti, e molti altre – patiscono la mancanza di libertà, nella maggior parte dei casi, infatti, vengono portati fuori dalle gabbie o dai box solo in occasione degli spettacoli che ne prevedono esibizione. Questi animali, naturalmente, si sposterebbero nel raggio di centinaia di chilometri in cerca di cibo e di un posto sicuro in cui ripararsi, il non poter godere di spazi aperti in cui correre e da esplorare, è fonte di inimmaginabile sofferenza, così come il trovarsi lontani dalle loro famiglie e da tutto ciò che naturalmente costituirebbe la loro vita, e darebbe loro serenità e allegria.

> Gli animali-giocolieri

I numeri che divertono così tanto il pubblico costringono gli animali a ore di faticoso allenamento, causa di stress e sofferenza. Il dolore fisico che deriva dalla ripetizione continua di esercizi scomodi, e dalle percosse che l’istruttore infligge per velocizzare l’apprendimento e mantenere l’obbedienza, aggiungono traumi psicologici e confusione mentale, poiché l’animale non può capire il motivo per cui è spinto a tanta fatica.

Elefanti, tigri, leoni e altri animali non andrebbero su una bicicletta, non salterebbero attraverso cerchi infuocati, non resterebbero in equilibrio su un pallone, naturalmente. Questi “esercizi” sono faticosi, e, lo ripetiamo, fonte di confusione mentale. L’unica ragione per la quale queste povere creature si sottopongono a una tortura simile è la paura di ciò che gli aspetterebbe se non vi si prestassero.

> Il trasporto da una città all’altra

Un circo si sposta per chilometri, portando da una città all’altra lo spettacolo. Gli animali costretti a prendere parte alle performance soffrono enormemente a causa di questi continui e lunghi viaggi. Tutto ciò che possono capire sono le catene, che ostacolano i movimenti, e le gabbie, in cui mangiano, bevono e dormono. Spesso i compartimenti destinati al loro trasporto non sono adeguati alle esigenze minime. La mancanza d’aria, di cibo, acqua e cura veterinarie possono rendere questi viaggi, lunghi anche delle settimane, un incubo.

> Malattie e morte

Per la mancanza di movimento, rapporti sociali, attività positiva e distrazioni, gli animali dei circhi sono vittime di vere e proprie malattie mentali. Atteggiamenti stereotipati, spesso culminanti in “zoochosis”, ossia il colpire continuamente la gabbia con la testa, dondolando da un lato all’altro, mordere le grate, per arrivare in casi estremi, all’auto mutilazione, non sono che sintomi comuni dei disordini psichici che affliggono gli animali costretti alla reclusione, e, in generale, alla vita in un circo.

Ma ci sono anche le malattie fisiche ad angosciarli con continui tormenti e dolori. La mancanza di igiene e movimento, le percosse subite, le catene che portano spesso alla frattura delle ossa. Le zampe degli elefanti, per esempio, accusano terribilmente la presenza delle catene, nonché gli esercizi che prevedono la posizione eretta.

Un circo non si occupa di un animale per tutta la vita, così, quando questo diventa troppo vecchio per lavorare, e, dunque, inutile ai fini dello spettacolo, viene ucciso, o abbandonato. In altri casi può venderlo a un altro circo, a uno zoo, a un privato che “raccoglie” animali esotici, o a un laboratorio di ricerca. Comunque sia, questi animali finisco la loro vita tristemente, così come l’anno trascorsa: tra squallore e reclusione.

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Cosa puoi fare tu?
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Ci sono luoghi in cui i circhi con animali sono illegali, e con il tuo aiuto questa realtà potrà diffondersi sempre di più. Per cominciare dobbiamo dimostrare il nostro rifiuto per l’utilizzo di animali da intrattenimento, e non andare nei circhi che portano avanti questa terribile pratica. Ma è anche necessario opporsi allo specismo e allo sfruttamento degli animali, in generale, informando le persone a tal proposito, promuovendo il rispetto e supportando le organizzazioni che lottano affinché questo si realizzi.

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LA CACCIA

Animal Equality

La caccia è considerata uno sport, ma migliaia di animali muoiono ogni anno a causa di questa pratica sanguinaria.

Esistono vari tipi di caccia, la cosiddetta "caccia piccola”, che prende il nome dalla taglia delle prede interessate: pernici, tortore, conigli, vari tipi di uccelli acquatici e migratori. E la “caccia grossa”, che ha tra le sue vittime specie di taglia più grande. In Italia si tratta principalmente di cinghiali, anche se purtroppo anche altri animali vengono coinvolti.

Spesso si parla del “buon cacciatore”, che rispetta la natura, che si occupa dei propri cani, che non uccide animali malati, debilitati, o specie rare; e del “cattivo cacciatore”, che uccide indiscriminatamente, si libera dei cani una volta divenuti inutili, e non ha alcun rispetto per la natura. Comunque sia, in entrambi i casi si uccide qualcuno per puro divertimento, e dunque, in entrambi i casi non può esserci giustificazione.
 

Gli argomenti in difesa della caccia sono


> La caccia rispetta la natura

Affermare che la caccia rispetti la natura significa non attribuire alcun valore alla vita di tutte le vittime dei cacciatori. Secondo questi ultimi, infatti, il dolore degli animali non è importante se non si tratta di specie in via d’estinzione. In base a questo principio il valore di ogni individuo dipende dallo scopo a esso attribuito, e non si tiene in considerazione la natura senziente degli animali – uomini compresi – e, quindi, la loro capacità di star male e gioire. Ogni vita vale in quanto tale, nessun può, in alcun modo, scegliere quale valga di più.

> La caccia è divertente

Certamente la caccia è considerata divertente da chi la pratica, ma questo non può giustificarla, in alcun modo. Come per i circhi, gli zoo, i rodei, il nostro diletto non vale la sofferenza o la morte di un altro essere vivente.

> Gli animali, naturalmente, vanno a caccia

Che alcuni animali si comportino in determinate maniere, naturalmente, non giustifica gli esseri umani a fare altrettanto. Per esempio, ci sono specie che si nutrono anche dei propri simili, eppure ciò non autorizza il cannibalismo. Chi di noi è grado di riflettere sulle conseguenze delle proprie azioni è responsabile di queste, e dovrebbe tenere in considerazione gli interessi degli altri individui, pensando in maniera giusta ed equa. E dunque, la caccia dovrebbe essere abolita. 

> Moriranno comunque, prima o poi

Il fatto che qualcuno debba morire, prima o poi, per cause naturali non è certo un buon motivo per ucciderlo. Tutti moriremo, un giorno, ciò non significa autorizzare altri ad assassinarci oggi. La caccia fa molte vittime, e ci sono tanti modi per godere della natura senza nuocere: scattare fotografie, andare in bici, o a fare un’escursione, osservare gli uccelli nel loro ambiente. Non far male agli altri solo per divertimento.


LE CORSE - SFRUTTAMENTO E SCHIAVISMO DEI CAVALLI

Animal Equality

 

Siamo portati ad ammirare l’immagine classica di una principessa, o di un eroe a cavallo. L’idea tradizionale vede il cavallo come mezzo di trasporto, strumento di lavoro, compagno in un’attività sportiva, e alternativa ai veicoli meccanici – per gli ambientalisti che si ritengono più rigorosi.   

Ma questi animali non nascono per essere montati, per correre, o per servire altri scopi. Sono individui socievoli, con un’aspettativa di vita di oltre trent’anni, capaci di creare veri e propri gruppi famigliari in rapporto gli uni con gli altri. Sono mammiferi che accudiscono i cuccioli, si proteggono a vicenda dai predatori e dagli altri pericoli esterni, giocano. Senza dubbio, dunque, godono della vita libera, e in compagnia.  

I cavalli più antichi che conosciamo sono detti "eohippus", molto simili a una volpe. Si sa molto poco circa il comportamento dei cavalli prima che fossero addomesticati,  perché gli esseri umani sono stati sempre, e solo, interessati a come poter sfruttare questi animali.

Oggi un cavallo è destinato, fin dalla nascita, a soddisfare i bisogni umani, come intrattenimento, strumento di lavoro, e, a volte, come cibo. La maggior parte di queste forme di sfruttamento possono essere più difficili da riconoscere e rifiutare, al contrario di altre più vistose, come la caccia, e la sperimentazione. Ma bisogna ricordare che l'utilizzo è sfruttamento, è dominio, e significa subordinare gli interessi di un individuo ai nostri, provocandogli frustrazione, impotenza, dolore, e, in molti casi, la morte.

> Le corse: quando anche i vincitori perdono

Un cavallo può pesare anche più di 500 kg, ma le sue caviglie non sono molto più grandi di quelle umane. Ciò nonostante, questi animali sono costretti a correre dovendo sopportare anche il peso di un uomo sulla schiena. I cavalli da corsa sono schiavi destinati all’eutanasia, o al macello. Possono costare molti soldi, e i loro 'proprietari', nella maggioranza dei casi, non vogliono altro che trarne profitto. Questi animali trascorrono l’intera vita circondati da allenatori, veterinari, fantini, gli è praticamente impossibile, dunque, interagire con altri cavalli, e godere di ciò che naturalmente amerebbero fare. I cavalli da corsa, poi, si spostano di città in città, di esibizione in esibizione, senza un rifugio fisso dove sentirsi al sicuro. Quelli destinati alla sofferenza peggiore  sono i meno 'famosi', messi in camion o navi, e trasportati per lunghe distanze in condizioni terribili, con l’unico scopo di produrre profitto.

> La sofferenza invisibile delle giumente

Ma forse sono le cavalle utilizzate per la riproduzione a soffrire di più. Così come molte altre femmine coinvolte in abusi: soffrono per l’essere continuamente, e senza sosta, gravide, nell’essere immediatamente allontanate dai cuccioli per subire un ciclo senza fine di inseminazione, parto e la separazione, che si conclude con un’iniezione letale, o al macello, appena la 'produttività' non è più sufficiente.

> Allenamento

I cavalli iniziano la loro formazione quando le ossa sono ancora fase di crescita, e, come tali,  troppo deboli per sopportare determinati sforzi come la corsa, l’allenamento previsto, o il trasporto di un essere umano sulla schiena. Come se non bastasse, questi soffrono terribilmente per la separazione dalla madre (cui sono legati da un rapporto strettissimo), e per l’impossibilità ad assecondare i desideri più naturali.

> Corsa

Danneggiamento dei tendini e ossa rotte, spesso sono diagnosi che accompagnano la vita di questi animali. Solo un cavallo su venti è in grado di finire una gara, tanto è il livello di stress cui vengono sottoposti. Troppo spesso le lesioni sono incurabili, e anche se i cavalli sono sottoposti a dolorose operazioni, non permettono un ritorno alla corsa. Qual è la fine degli animali malati? L'eutanasia, così da evitare ulteriori costi inutili.

> I veri sconfitti

Pochi sono i cavalli da corsa cui è permesso trascorrere gli ultimi anni in un pascolo, e morire di vecchiaia. L'eutanasia (che, in realtà, sarebbe tale solo se fosse una scelta estrema per evitare sofferenza all’animale) o il mattatoio, purtroppo, sono le due alternative più comuni per i cavalli ormai giunti alla fine.

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Cosa puoi fare tu?
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L’unico maniera per far vivere un cavallo felice, è lasciarlo libero con i propri simili. Dunque, la miglior scelta è quella di rifiutare qualsiasi forma di sfruttamento. I cavalli soffrono se forzati a correre contro la loro volontà, se costretti a trasportare peso, se confinati in stalle, lontani da una mandria, o se trasportati per lunghe distanze. Cosa si può fare per i cavalli? Basterebbe solo lasciarli in totale libertà.