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QUANTA SOFFERENZA INFLITTA


 

Quando per una madre la maternità diventa un incubo. La crudele segregazione della scrofa durante la gravidanza.

Negli allevamenti la vita delle scrofe dura circa 2 anni mentre in natura vivrebbero fino a 18 anni. Le scrofe vengono totalmente imprigionate sia durante la gestazione che durante il parto, dopo i primi mesi dalla nascita vengono chiuse in box, sarebbero recinti solitamente aperti, di cemento, nelle quali sono rinchiuse fino al momento della prima gravidanza, che quasi sempre viene indotta attraverso la fecondazione artificiale; ci sono delle tecniche che si chiamano superovulazioni che accrescono il numero di ovuli fertili così da far nascere un crescente numero di suinetti, così le scrofe vengono trattate e considerate come una macchina la cui funzione è sfornare salsicce. Dopodichè vengono trasferite  in sala parto che sarebbero delle orrende gabbie di ferro individuali, larghe 60 cm per 180 cm che le fasciano tutta la circonferenza del corpo appena più grandi della scrofa impedendole ogni libertà di movimento! compreso quello semplice di girarsi su se stesse. Circondate da un piccolo spazio in cui potranno circolare i piccoli. In queste luride gabbie e sbarre fredde sul corpo possono semplicemente alzarsi oppure giacere coricate! vivranno così immobilizzate per  3 mesi sopra le loro stesse urine e feci! durante tutto questo tempo non avranno più la possibilità di fare più un solo passo avanti e indietro o voltarsi. Questa sofferenza e detenzione durerà per tutta la loro vita. In isolamento l’ambiente è monotono, privo di qualsiasi stimolo e non vi è possibilità di scegliere o cambiare l’ambiente. Impotenti di muoversi le scrofe diventano pesantissime e soggette a zoppia. Dal punto di vista psicologico, diventano “nevrotiche e depresse” mordono le sbarre dei box, masticano a vuoto, dondolano la testa avanti e indietro, siedono in posizione simile a quella dei cani, mostrano tutti i segni del dolore per la perdita dei piccoli,  una sofferenza indescrivibile.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CONDIZIONI DI VITA DEI SUINI ALL'INGRASSO

 

I suini all’ingrasso, all’età di circa 3 mesi, vengono trasferiti nei box dove concluderanno il loro ciclo, in circa 6 mesi, il tempo può variare a seconda del peso che si intende far raggiungere, più è alto è più è lunga la permanenza. Le stalle sono costituite da box, in grado di ospitare dai 10 ai 15 e anche più soggetti a seconda delle dimensioni, solitamente di cemento, compreso il pavimento. Si crea così una situazione assolutamente innaturale. I maiali sono animali che amano grufolare ( chi non ricorda il comportamento del maiale selvatico, il cinghiale?). Invece nei moderni capannoni industriali non possono soddisfare il loro bisogno. Il fatto è tanto più grave d’estate, quando per il caldo gli animali per natura, scaverebbero buche nel terreno alla ricerca dell’umidità. Nei box di cemento i suini non possono però scavare in nessun modo. Così adottano un atteggiamento del tutto particolare. Solitamente nei recinti viene prevista una zona di defecazione, dotata di una griglia che permette il percolamento delle feci nella vasca di raccolta sottostante. D’estate gli animali non utilizzano la superficie grigliata per espletare i loro bisogni, bensì defecano sulla parte del box dotata di superficie piena di cemento. In questo modo realizzano un ristagno di feci e di urine che costituisce una specie di pantano nel quale, nelle giornate più calde, si rotolano ripetendo il gesto atavico cospargersi di fango per attuare il calore con l’evaporazione del liquido.

 La soluzione che adottano i maiali, anorchè possa parere a noi al quanto “antigenica” è invece una giusta risposta alle pessime condizioni in cui li obblighiamo a vivere. I loro corpi troppo pesanti a causa della selezione genetica indotta nella specie e ricoperti di uno spesso strato di lardo sottocutaneo subiscono grande stress nelle giornate calde e per loro diventa importantissimo alleviare un poco il surriscaldamento del corpo attivando l’evaporazione.

Se l’uomo non mette a loro disposizione acqua o non lascia la possibilità di scavare buche nel terreno, diventa indispensabile ricorrere a questa soluzione, che è indice di un buon grado di intelligenza e di capacità di risolvere i problemi ambientali.

 Ricordando il periodo del medioevo la vita nel bosco era quella più confacente a questi animali, e l’ulteriore dimostrazione di questo si può pensare che la specie selvatica, il cinghiale, vive tutt’ora nei boschi, la zona alberata sono il luogo di elezione perché offrono in naturale riparo dalla caluria estiva, che è la causa di maggiore sofferenza per gli animali così coperti di grasso. Quasi per tutti gli animali in allevamento intensivo, quando i suini sono mantenuti sul grigliato si realizzano pessime condizioni per quanto riguarda il clima all’interno dei capannoni, eccesso di ammoniaca , e di altri gas che si sviluppano dalle feci e dalle urine fermantati, che impregna tutto l’ambiente e rende difficile la respirazione degli animali.

 

Gli animali sono costretti a vivere tutta la loro vita in quelle condizioni e non è certo questione di pura igiene bensì di qualità della vita. La presenza di gas in forte concentrazione rappresenta un fattore irritante per le mucose delle vie respiratorie che determina uno stato di continua irritazione, quindi di sofferenza e fastidio, quando non predispone a forme polmonari o bronchiali più gravi, altro per cui la somministrazione di farmaci deve essere continua.

 

 

 

 

 

LASCIATI SPORCHI E FERITI

 

I maiali vengono lasciati sporchi e spesso feriti, mentre per loro natura sono animali pulitissimi. Tutti questi maltrattamenti portano l’animale ad una grande sofferenza e all’infelicità.

 

 

L’istinto naturale a investigare è frustrato dal gelido pavimento in calcestruzzo, la libertà annientata perché costretti a vivere in reclusione, il senso della pulizia distrutto dall’essere obbligati a orinare e defecare nello spazio dove dormono, mentre per loro natura non lo farebbero mai, visto che l’essere schizzinoso è una delle loro caratteristiche salienti, bensì si allontanerebbero dalla stalla prima di urinare. Sono resi così pesanti che molti stentano a rimanere in piedi sulle proprie zampe e sono costretti ad assumere farmaci. Se gli animali sono liberi, il malessere può dar luogo ad attacchi di aggressività tra singoli individui, evenienza ben conosciuta e temuta dagli allevatori, che cercano talora di porvi rimedio mettendovi dei “giocattoli” all’interno dei box, quali vecchi copertoni di gomma sui quali i suini si accaniscono. Così invece di curare il vero motivo del disagio, ciò le condizioni di vita innaturali, si cura il sintomo, l’aggressività, senza che nessuno degli addetti ai lavori, veterinari compresi, si chieda se sia giusto lasciar persistere il malessere. A causa del sovraffollamento, sono soggetti ad ogni genere di malattia; artriti dovuta all’immobilità, infezioni, gastroenteriti epidemiche ecc.

 

 4 crudeli maltrattamenti comuni ai quali sono soggetti i maialini a poche ore dalla nascita

 

Queste 4 violenze di uso comune mostrano quanto sia crudele l'allevamento industriale.

Se hai visto dei video sui maiali, sai già quanto questi animali siano adorabili e intelligenti. Sono affettuosi, amano giocare e stare in compagnia. Tuttavia, negli allevamenti moderni, la loro sofferenza inizia già a poche ore dalla nascita.

I maiali sono animali molto intelligenti e sensibili. Studi scientifici hanno dimostrato che la loro intelligenza è equivalente a quella di un bambino di 3 anni! I maialini sono molto attivi e giocosi e, proprio come i nostri amici cani, rispondono quando vengono chiamati con i loro nomi richiedendo carezze e attenzione.

E' per questo che su internet i maiali sono diventati delle vere e proprie star. Migliaia e migliaia di video invadono la rete con le immagini di questi dolcissimi animali. Tuttavia, i suini allevati per diventare prodotti alimentari, sono costretti a subire crudeli abusi fin dal momento della loro nascita:

  • 1. In primo luogo, i maialini di peso inferiore allo standard vengono crudelmente eliminati. Spesso vengono uccisi da operatori che li afferrano per le zampe posteriori e li sbattono più volte violentemente a terra. Questa pratica spietata e veloce viene utilizzata perché non ha alcun costo; inoltre questi maialini tendono ad ammalarsi di più e il loro tasso di crescita è più lento, quindi questo li rende inutili agli occhi dell'industria della carne.
  • 2. Taglio dei denti: entro il primo o il secondo giorno dalla nascita, gli allevatori tagliano i denti ai maialini utilizzando delle pinze e senza anestesia. Lo fanno per evitare la competizione tra di loro quando si alimentano dalle madri. Naturalmente per i cuccioli questa procedura è molto traumatica e dolorosa.
  • 3. Castrazione: tra il terzo e il settimo giorno, gli allevatori tolgono i testicoli ai maialini, spesso senza anestesia. Questa pratica crudele viene usata per impedire ai suini di rilasciare alcuni ormoni che rendono diverso il sapore della loro carne, cosa non preferita dai consumatori.
  • 4. Taglio della coda: dopo la prima settimana, gli allevatori tagliano la coda ai maialini, spesso senza anestesia. Questa terribile pratica viene eseguita perché le loro condizioni di vita e di sovraffollamento sono così stressanti che negli allevamenti si sviluppano comportamenti anomali, come ad esempio il cannibalismo.
  • In pratica, questi maialini nei primi sette giorni di vita sperimentano già cosa vuol dire vivere in un inferno.
  • Fonte Animal equality

 

 

La sofferenza del maiale al mattatoio

I macelli sono esattamente organizzati come delle catene di montaggio... O forse sarebbe meglio dire smontaggio. Sono luoghi dove migliaia di animali entrano ogni giorno contro la loro volontà e ci escono fatti a pezzi, uccisi e “smontati” uno ad uno.

Henry Ford, l'industriale delle automobili, confessò che era stata la visita a un mattatoio di Chicago a suggerirgli l'idea per un sistema di lavoro basato sulla catena di montaggio. Nei macelli si trattava di smembrare cadaveri animali nel minor tempo possibile; nelle fabbriche, si sarebbe trattato di assemblare automobili in un tempo altrettanto veloce.

 

Per i suini vi è un altro momento di estrema sofferenza: il macello.

 

Ormai il numero delle uccisioni è altissimo, basti pensare che in una mattina si arriva a macellare ben più di 1000 suini e la fretta non aiuta certo a completare tutte le operazioni in modo adeguato.

 

Nei macelli, i maiali che si rifiutano di entrare vengono obbligati con pungoli o tirati per le orecchie. Il processo ha inizio quando i maiali vengono condotti dai loro recinti sopra un’asse di legno, dove un addetto li stordisce con una scossa elettrica alla testa, non appena crollano per la scossa, un altro addetto li appende rapidamente a testa in giù a un nastro trasportatore, inserendo le zampe in una morsa metallica.

 

Così al momento dello stordimento che dovrebbe togliere la coscienza agli animali prima dell’uccisione vera e propria , che avviene per sgozzamento, ossia con un coltello gli viene tagliata la vena giuliare e lasciato defluire la maggiore parte del sangue, non sempre viene ben applicato il meccanismo elettrico adottato allo scopo, e un certo numero di animali, a volte anche molto, non subisce una quantità sufficiente di corrente elettrica. Essi così non perdono i sensi e vengono sgozzati ancora coscienti mentre si contorcono e muoiono dissanguati vivi! si immagini la sofferenza che provano! Appesi per le zampe, soffrono di lacerazioni muscolari e panico mentre stridono e urlano prima che la loro bocca si riempia rapidamente di sangue Poiché però, la fase immediatamente successiva prevede che il corpo, che dovrebbe essere un animale ormai morto, finisca nelle vasche di acqua calda per facilitare l’asportazione delle setole, l’animale può giungere nell’acqua calda ancora vivo! e questa è una ulteriore condizione di grande! Sofferenza. Questa evenienza si può vedere oggettivamente in quanto, si esaminano i polmoni, molto spesso si vede che essi contengono sia sangue sia l’acqua che gli animali hanno assunto con gli ultimi disperati, agonizzanti; respiri, ancora vivi nell’acqua bollente in realtà l’animale ancora cosciente muore pezzo, per pezzo.

 

 

 

Enrico Moriconi, veterinario

 

Tratto dal libro; La fabbrica degli animali

 

 

 

 

 

"L’urlo del maiale morente assunse il tono finale: il rantolo dell’agonia; gli occhi si fissarono fermamente su Arabella con l’eloquente, acuto rimprovero di una creatura che riconosceva finalmente il tradimento di coloro che essa aveva creduto i suoi unici amici"

 

 

 

 

 

L'UNICO MODO PER FERMARE TUTTA QUESTA VIOLENZA E' NON MANGIARE GLI ANIMALI E I SUOI DERIVATI E SCEGLIERE L'ALIMENTAZIONE SENZA CRUDELTA': VEGAN!

 

Per approfondire www.laverabestia.org