L'intenso sfruttamento della mucca e l'uccisione del vitello. 

Non è sufficiente essere vegetariani, bisogna passare a vegan se si vuole fare una scelta etica e di non violenza, non discriminare nessun animale e salvarli tutti, perché dietro il latte, uova e miele c'è sempre la sofferenza e uccisione degli animali.

Le mucche da latte sono sfruttate molto intensamente per cui la loro vita produttiva diventa corta; usurate dalla superproduzione di latte, vivono 4/5 anni, mentre in natura potrebbero vivere fino a 40 anni. Dopo che le è stato tolto il primo vitellino, il ciclo produttivo della mucca ha inizio. Essa viene munta meccanicamente due, in certi casi tre volte al giorno, per dieci mesi, con attrezzature automatizzate. Dopo il terzo mese verrà resa nuovamente gravida. Sarà munta fino a circa sei/otto settimane prima della data del parto successivo, e quindi di nuovo non appena viene portato via il vitello. Generalmente questo intenso ciclo di gestazione e iperlattazione può durare solo intorno ai 5 anni, trascorsi i quali la mucca “esaurita” viene mandata al macello per essere trasformata in hamburger o cibo per cani. Lo sfruttamento intensissimo configura uno stato di stress continuo per gli animali: sono sottoposte a super alimentazione perché producano più latte, le mammelle essendo spropositatamente gonfie sono sensibili a dolorose infezioni mastitiche, cosa che richiede il ricorso ad un’attenta prevenzione, che si espleta anche attraverso la somministrazione di farmaci al momento dell’asciutta, cioè quando la mammella non produce più latte alla fine della lattazione e prima del parto successivo. Il corpo è di fatto tutto al servizio della mammella, che è enorme, mentre i muscoli degli arti, solitamente molto sviluppati in tutti i bovini sono anormalmente sottosviluppati, proprio perché nella selezione non interessava questo particolare. Le mammelle smisuratamente dimensionate, quando sono in piena attività, possono arrivare a dare più di 40 litri di latte al giorno, mentre in natura ne darebbero 4 litri, sono gonfie, tese e pesanti, dolenti, spesso a causa dell’enorme pesore cedono i muscoli degli arti, la mucca cade a terra e non si rialza più, a quel punto verrà macellata, perché non più produttiva. Sono il segno evidente di quale sia il ruolo di questi animali: macchine da latte, la perdita di naturalità è totale e il bovino diventa veramente una macchina riproduttiva di vitelli che sono indispensabili perché le mammelle producano il latte, purtroppo si nega la loro sofferenza e la loro identità di esseri viventi, vengono considerati oggetti che a fronte di un certo investimento debbono produrre ricavi e guadagni certi. Così le eventuali malattie, come anche l’infiammazione del piede, altro evento patologico comune in queste tipologie di allevamento, non sono valutate per le terribili sofferenze che inducono, ma solo per una perdita di rendimento, per il calo della produzione lattea e per i costi da affrontare per le cure. Ora è cominciata la gara per trovare modi di interferire con i naturali processi ormonali e riproduttivi della mucca in modo che produca ancora più latte. L’ormone della crescita bovino BST, mezzo per accrescere in maniera impressionante le rese. E’ stato dimostrato che le mucche cui l’ormone viene iniettato quotidianamente producono circa il 20 per cento di latte in più. Un altro elemento che determina una perdita di naturalità è legato all’alimentazione, animali nati erbivori sono obbligati ad una dieta carnivora, tutto questo significa una violenza agli animali. Gli “zootecnici” hanno deciso, che il modo migliore perché gli animali crescano e costino poco è quello di mescolare gli alimenti, l’alimentazione è causa di grandi problemi: si pensi alla “mucca pazza” che è nata proprio dagli alimenti che sono stati somministrati, cioè le pecore morte di Scrapie, per dare più proteine oppure di dare grassi “alla diossina” perché economici e rispondenti allo scopo di “grassare” il mangime.

 

 

 

 

 

MUTILAZIONI

Le corna vengono loro mozzate con le tronchesi, col filo diamantato, seghe o con macchine apposite, ed è una pratica dolorosa che viene fatta senza anestesia.
Anche le code vengono mozzate, perché non siano d'impiccio nelle operazioni di mungitura. Flame Clipping  E' una procedura standard, praticata negli allevamenti intensivi che consiste nell'uso di una fiamma per "igienizzare" e togliere la peluria intorno alle mammelle delle mucche da latte per facilitare la mungitura e alcuni allevatori accecano le mucche così non vedendo rimangono calme.

Inseminazione artificiale

E il bellissimo toro da riproduzione che l'allevatore mostra orgoglioso non si congiungerà mai materialmente con la femmina; il suo sperma verrà ricavato ricorrendo ad elettrodi applicati ai testicoli; la dolorosissima scarica elettrica provocherà l'involontaria emissione di sperma.
Un metodo che quando è messo in atto su esseri umani prende il nome di tortura.
Lo sperma verrà raccolto e usato per l'inseminazione artificiale delle mucche e l'allevatore per introdurlo entrerà  con il suo braccio nell'organo genitale.

 

Separazione della mucca e il vitellino

La mucca è un mammifero e come la madre umana ha latte nelle mammelle SOLO se partorisce.

 

Fra tutte le forme di allevamento intensivo oggi praticate, l’industria della vitella si segnala come una delle più ripugnanti dal punto di vista morale.

 

I Bovini sono le madri più protettive in natura, in tutti gli allevamenti industriali il vitellino viene separato dalla madre, spesso la mucca soffre per settimane, prova un dolore intenso : si ferma fuori dal recinto dove l’aveva visto l’ultima volta e muggisce per ore, si sposta solo quando la costringono. Anche dopo sei settimane, la madre guarda quel recinto e a volte vi si ferma in attesa, è come se l’avessero spezzata dal profondo; le rimane solo qualche gesto simbolico per vedere se il vitello è ancora lì. ( Johon Aviziesnus, ufficiale scientifico dell’Unità animali d’allevamento in Gran Bretagna) Il suo latte destinato al suo piccolo , viene utilizzato solo a scopi commerciali. Così come le mucche i vitellini soffrono terribilmente la separazione dalla madre, i vitelli spaventati la chiamano, le madri si preoccupano per i piccoli, in lontananza rispondono, forse cercano di tranquillizzarli.

 

L’allevatore sa che più la madre conosce il proprio piccolo, più profondo sarà il dolore, questa è una delle ragioni per cui molti allontanano i vitelli immediatamente dopo la nascita. La familiarità genera amore. Jefferson

 

E' impressionante l'intenso sfruttamento e violenza fisica che viene inflitta alla mucca, per nove mesi porta in grembo suo figlio e appena lo partorisce glielo tolgono per impedire che beva il suo latte (come giusto che sia) perché destinato al consumo umano e subito dopo con  le mammelle ancora piene di latte la inseminano artificialmente, è in continua gravidanza e parto contro la sua volontà, come una macchina serve solo a produrre latte. Pensate alla sofferenza psicologica ed emotiva nell'essere imprigionata in questo meccanismo infernale e non poter mai accudire e amare il suo cucciolo come la natura vorrebbe.

 

 

 

 

 

 

L'anemia indotta al vitellino per produrre carne tenera

 

Una violenza ancora maggiore è quella riservata ai vitelli, ai figli delle bovine lattifere. Appena nati, sono già un peso, in quanto si nutrono del prezioso latte che deve essere venduto per procurare il guadagno ai conduttori, così, dopo pochissimi giorni, sono allontanati dalla madre e rinchiusi in una piccola gabbia, spesso all’aperto e quindi al freddo in inverno e al caldo in estate. Nella gabbia sono alimentati con latte in polvere, costituito solo in minima parte da siero di latte, quello che avanza dalle lavorazioni casearie che danno origine al formaggio, integrato da grassi e proteine di vario tipo, costituiti da cereali o materiale di scarto. Morriconi, medico veterinario Tratto da: Le fabbriche degli animali

 

I vitellini sentono terribilmente la mancanza di qualcosa da succhiare. Il bisogno di poppare è forte in un vitello piccolo così come in un bambino. Questi vitelli non hanno capezzoli da succhiare, né altro che li sostituisca. Dal loro primo giorno di reclusione- che può essere soltanto il terzo o il quarto giorno di vita- essi bevono da un secchio di plastica. E’ comune vedere i vitelli che cercano freneticamente di succhiare qualche parte del loro box, benché non vi si trovi nulla di adatto.

 

Più tardi il vitello sviluppa il bisogno di ruminare- cioè di ingerire della fibra naturale e masticare il bolo. Ma la fibra è rigorosamente proibita perché contiene ferro e fa diventare scura la carne, per cui, ancora una volta, il vitello può ricorrere a vani tentativi di masticare parti del suo box. Disturbi digestivi, comprese ulcere gastriche, sono frequenti nei vitelli a carne bianca. Lo stesso vale per la diarrea cronica. Il vitello viene tenuto anemico, il colore è uno dei principali fattori che determinano il massimo profitto tratto dall’esigente mercato della vitella, la vitella “chiara” è un articolo di alta qualità, molto richiesto dal consumatore e i migliori ristoranti, la vitella “chiara” o rosa è parzialmente dovuta alla scarsa quantità di ferro presente nei muscoli dei vitelli, perciò i mangimi sono deliberatamente composti con una bassa percentuale di ferro. Un vitello normale potrebbe trarre il ferro dall’erba e da altri tipi di vegetali, ma il vitello a carne bianca, dato che ciò non gli è concesso, diventa anemico. La carne rosa pallido è in realtà carne anemica. Il colore non incide sul gusto, e certo non rende la carne più nutriente- è solo indice di carenza di questo prezioso minerale.

 

L’anemia è, naturalmente, controllata. Privati del tutto di ferro, i vitelli non sopravvivrebbero. Con un’assunzione normale, la loro carne non varrebbe quanto vale. Perciò si individua un dosaggio equilibrato che mantiene la carne pallida e i vitelli-o la maggior parte di essi- in piedi abbastanza a lungo da raggiungere il peso adatto per essere venduti.

 

 

 

Peter Singer, filosofo morale

 

Tratto da: Liberazione animale

 


Guarda questo video, ti toccherà profondamente il cuore e capirai perchè è giusto essere vegani e forse lo diventerai anche tu. Quando l'ho visto io non riuscivo ad arrestare le lacrime. Capirai che il dolore di una madre mucca è lo stesso del dolore di una madre umana, non esiste nessuna differenza, io mi sentivo QUELLA madre. "C'è un fiume di dolore che scorre davanti ai nostri occhi e che fingiamo di non vedere. Ci sono lamenti cupi che non sentiamo. Eppure provengono da prigioni di cui possediamo la chiave".


 

VITELLONI DA INGRASSO IN ALLEVAMENTO INDUSTRIALE

 

Negli allevamenti industriali, dove si trova la maggioranza dei vitelloni, gli animali sono tenuti in box. I principali problemi sono l’affollamento dei box e la qualità della lettiera. Per quanto riguarda la quantità dello spazio occorre dire che non vi sono misure standard cui si è obbligati ad attendersi, e che la legislazione lascia praticamente libera scelta ai proprietari ed ai progettisti. La condizione di vita è anche per essi molto lontana dalle abitudini naturali. La qualità della superficie è la maggioranza dei casi diversa da quella cui erano abituati: invece del terreno o della lettiera formata dalla paglia, nella maggior parte degli allevamenti industriali i vitelloni devono stazionare sul cemento, superficie troppo dura per loro, che rende faticosa la permanenza e anche il semplice atto dello sdraiarsi. Sovente gli animali allevati in questi allevamenti sono di importazione francese; sono bovini che vivevano felice nei pascoli, poiché in Francia è ancora molto diffuso l’allevamento estensivo e che, catturati nei prati, vengono trasportati in autocarri fino in Italia dove sono introdotti nei box dei capannoni industriali. Fatto che succede spesso anche tra regioni italiane, ad esempio molto spesso bovini allevati liberi al pascolo in Sardegna vengono portati per l’ingrasso nelle stalle industriali delle regioni del Nord.

 

La stessa alimentazione diventa una forzatura. Essa è soprattutto costituita da insilato di mais, ovvero la pianta intera tritata e conservata, mescolata a mangimi ed integrazioni varie di natura chimica, appetizzanti, coloranti, conservanti ecc. Queste sostanze raggiungono, nel breve tempo dell’ingrasso, la quantità di ben 5 kg di materia chimica allo stato puro. Queste molecole servono sia a conservare il mangime sia ad aumentare e stimolare l’appetito che altrimenti non sarebbe tanto alto da permettere di accettare cibo così scadente e così lontano dalle loro abitudini naturali.

 

Inoltre nell’alimentazione passano anche le integrazioni di antibiotici necessari per diminuire lo stress e per aumentare la tollerabilità dell’allevamento nonché per aumentare le capacità di crescita degli organismi, oltre ad una quantità incredibile di sottoprodotti delle lavorazioni più diverse.

 

La quantità di farmaci è rivelantissima e non rappresenta solo un pericolo oggettivo per la salute degli eventuali consumatori, ma configura proprio uno stato di violenza sugli animali in quanto li si costringe ad assumere sostanze che mai consumerebbero.

 

 

 

D.r Moriconi Medico veterinario

 

 

 

I VITELLONI DA INGRASSO IN PICCOLO ALLEVAMENTO

 

 

I “vitelloni” sono i bovini di età compresa tra i 12 e i 24 mesi. La maggioranza di quelli allevati in Italia è di impostazione, soprattutto francese ma anche di altri paesi, ad esempio quelli dell’Est..

 

Vengono acquistati ad una età variabile tra i 6 e i 16 mesi e ingrassati prima di essere avviati al macello per un tempo più o meno lungo, in maniera inversamente proporzionale alla loro età di arrivo: più sono giovani e per più tempo saranno allevati nel nostro paese. Alcuni vengono acquistati da piccoli e medi allevatori mentre la maggioranza finisce nelle stalle di tipo industrializzato.

 

Nei piccoli allevamenti cioè nelle stalle, gli animali vivono alla catena senza possibilità di poter usufruire di momenti di pascolo. Nella fase di ingrasso, infatti, si cerca di impedire agli animali di fare movimento, in quanto il lavoro muscolare richiesto consuma energia e quindi richiederebbe più nutrimento per ottenere le stesse performances, cioè costerebbe di più e sarebbe meno conveniente. Nei piccoli allevamenti vengono legati al muro anche i piccoli vitellini per separarli dalla mucca e impedire loro di bere il latte della madre.

 

 

 

Stessa cosa avviene per le vacche da carne, in quanto una grande parte è ancora mantenuta in quelle stalle “tradizionali” nelle quali gli animali sono legati alla greppia con una catena.

 

 

BOVINI AL MACELLO

 

Il latte vaccino  è dannoso per la salute umana.

 

 

L'essere umano è l'unico che dopo lo svezzamento beve il latte di un'altra specie, un latte non adatto alla propria fisiologia, quindi non salutare, molti umani non hanno l'enzima per digerirlo e questo genera malattie del sistema digerente. E' un alimento super proteico ed è destinato al vitello che in brevissimo tempo diventerà 900 kg,

 

L'unico latte adatto ad un bambino è quello della propria madre. Il latte vaccino non contiene ferro e ne ostacola l'assorbimento, come la carne e le uova (circa 200 milligrammi di colesterolo in un uovo di medie dimensioni) contiene grassi saturi che sono dannosi per le patologie coronariche e secondo lo scienziato Campbell (esperto in nutrizione e uno dei più bravi ricercatori al livello mondiale) la caseina proteina del latte è cancerogena. Il latte è responsabile di molte allergie e come la carne non contengono le sostanze fitochimiche, presenti nei cibi vegetali come i legumi e le verdure, che proteggono contro le malattie degenerative e tumori.

 

 

"Tutti gli animali d'allevamento sono poco sani, in quanto tenuti in condizioni di sofferenza, e mantenuti "in salute" (si fa per dire) solo grazie alla grande quantità di farmaci  e antibiotici mescolati ai mangimi. Il latte di mucca, quindi, è un liquido ben poco salubre, che contiene farmaci di vario genere, addizionati al mangime  che si accumulano nelle carni e nel latte. Inoltre erbicidi e pesticidi, usati per coltivare i mangimi per gli animali, si accumulano nell'organismo degli animali stessi. Infine ,il latte può contenere sangue, pus, feci, batteri, virus. Il pus passa nel latte assieme alle altre sostanze, ed esiste una normativa comunitaria che definisce quanto pus può essere ammesso nel latte senza, così dicono, avere danni alla salute. Secondo la direttiva, in 1 millilitro possono esserci fino a 400 mila "cellule somatiche" - il nome scientifico per indicare quello che comunemente è chiamato "pus" - e un tenore di germi fino a 100 mila. In 1 litro, quindi, ci possono essere 400milioni di cellule di pus e 100 milioni di germi. Molto meglio fare a meno delle secrezioni delle mucche ma anche delle capre ovviamente" Marina Berati. 


Parte dell'intervista alla dottoressa Michela De Petris (nutrizionista): Qual'è la correlazione tra latticini (latte e derivati) e l'osteoporosi?

La Dottoressa Luciana Baroni, medico neurologo, specialista in nutrizione, spiega in dettaglio quale siano in una dieta a base vegetale le fonti valide di vitamina D e calcio. Sottolinea inoltre la loro importante interazione e la correlazione diretta con lo stato generale della salute.

Il professor Franco Berrino, medico chirurgo, patologo, epidemiologo, ex direttore del Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva presso l'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano


TANTE BEVANDE VEGETALI ALTERNATIVE AL LATTE VACCINO, BUONE, SALUTARI NON PRODOTTE DALLA VIOLENZA

 

 

Per approfondire www.laverabestia.org