LA CRUDELE UCCISIONE DEI CUCCIOLI DI AGNELLO

Come si può uccidere un cucciolo?, buono, indifeso, innocente? In Italia vengono macellati ogni anno circa 3 milioni e 300 mila agnellini di 2 o 3 mesi di età. La tradizione pasquale crea un incremento vertiginoso delle uccisioni di agnelli: più del 60% degli ovini macellati in Italia vengono consumati nel periodo pasquale, una tradizione tanto radicata quanto inutilmente crudele che è contro il principio cristiano di amore di Gesù. 

Nei macelli non è prevista alcuna pietà per gli agnellini. Già sfiancati dal viaggio, durante il quale piangono tutto il tempo per essere stati strappati dalle mamme, i piccoli vivono ore terribili davanti al macello, prima di essere uccisi. Percepiscono nitidamente quello che avviene intorno a loro. I rumori delle macchine, l'odore del sangue, i lamenti e le urla come quelle dei bambini li circondano e li introducono nell'anticamera della morte. Poi, uno alla volta, vengono spinti sui nastri trasportatori, storditi, se tutto va bene e sgozzati, questo perché la carne possa essere più bianca, tenera ed appetibile.

Ma, certo, quasi a tutti è risparmiato questo spettacolo orribile: i macelli sono sempre nascosti alla vista del pubblico. Per potersi nutrire di animali si deve allontanare il pensiero della loro uccisione, ci deve essere separazione tra l'immagine dell'animale vivo e la sua carne da infilzare con la forchetta.

 

Ascolta il cuore, guarda il video.


 

 

LA SOFFERENZA DEL PESCE

 

I pesci spesso non sono nemmeno considerati "animali", occupano un gradino ancora più basso nella scala dell'umana compassione. Eppure, anche i pesci provano dolore, molti di loro hanno sistemi nervosi complessi, alcuni, come il polpo, sono particolarmente intelligenti e capaci di compiere attività elaborate. Un terzo dei pesci pescati in tutto il mondo viene ributtato in mare dopo morto, perché "di scarto", in quanto appartiene a specie considerate non commestibili, ma le reti rastrellano tutto. La pesca infigge loro grande sofferenza fisica e stress; spesso la terribile morte per soffocamento è preceduta da una serie di altri dolorosi traumi: i pesci presi all’amo o nelle reti si divincolano in maniera violenta e questo sforzo li porta all’avvelenamento per l’eccessivo rilascio di acido lattico o alla paralisi; fuori dall’acqua, il cambiamento dei valori pressori agisce sulle loro branchie in maniera dolorosa fino a farle sanguinare: I pesci intrappolati nelle reti muoiono soffocati cercando di scappare oppure per le gravi lacerazioni subite cercano di disincagliarsi se sono rimasti bloccati dalle branchie e dalle pinne. Purtroppo il metodo per l’uccisione dei pesci non è soggetto ad alcun tipo di regolamento: la morte può sopraggiungere per soffocamento, per le lacerazione provocate dall’amo, per schiacciamento, per congelamento o per il terribile shock dovuto alla cattura. Solo in quest’ultimo caso la fine arriva pietosamente in un breve arco di tempo; più spesso i pesci subiscono un’agonia che può durare ore, non è raro che i pesci giungano vivi nelle pescherie, e li subiscano ulteriori maltrattamenti come lo sventramento e l’esposizione sul ghiaccio. La sofferenza maggiore provata dai pesci è proprio la paura che si scatena in loro al momento della cattura, una sofferenza ritenuta addirittura superiore a quella superiore provocata dall’amo che si conficca nei loro delicati tessuti: la bocca è per loro un organo fondamentale e di particolare sensibilità. Indagine condotte dal Rosilin Istitute di Edimburgo

 

 

 

 

 

 


LA SANGUINARIA MATTANZA DEL TONNO

 

Da Animal Equality Italia

 

CHE COS'E' LA MATTANZA

Tra la fine di maggio e l'inizio di giugno, nella località di Carloforte, Porto Scuso e Porto Paglia (Sardegna), migliaia di tonni rossi (conosciuti come 'pinna blu'), mentre migrano in precisi luoghi per riprodursi, vengono imprigionati in una tonnara, ovvero un complesso sistema di reti, dove avviene il loro massacro. Ogni anno migliaia di individui muoiono dopo atroci sofferenze durante quella che comunemente è conosciuta come 'mattanza dei tonni'.

Il tonno nel mediterraneo viene pescato maggiormente attraverso tonnare 'volanti' e palamiti ma in questo momento la tradizione (le tonnare fisse) trova una sua manifestazione ancora presente nella mattanza, di fronte alle coste del più grande centro abitato dell'isola di San Pietro, Porto Scuso e Porto Paglia , zona sud-ovest della Sardegna.

Attraverso un sistema di reti fisse i tonni sono costretti, durante la migrazione in atto per riprodursi, ad entrare in una serie di camere dove transiteranno fino ad arrivare all'ultima, la 'camera della morte', nella quale verranno ammassati per poi essere massacrati. Al grido di 'E' mattanza!' del Raìs (termine che ha origini arabe e che indica capo dei 'tonnarotti' - coloro che sono incaricati della gestione della tonnara e della successiva mattanza) lo sterminio ha inizio; i tonni sono sospinti verso l'alto dal fondo di rete mobile della 'camera della morte' manovrato dai tonnarotti, nella salita forzata verso la superficie i tonni si ritrovano in sempre meno acqua e si dibattono fino allo sfinimento, urtano violentemente tra di loro, si feriscono, dopo di che vengono arpionati con paranchi o uncini. Quelli che seguono sono istanti tremendi, momenti in cui migliaia di individui terrorizzati vengono uccisi senza esitazione.

I tonni che non vengono uccisi durante la mattanza, vengono spostati in un'altra gabbia galleggiante, cui il compito è quello di 'ingrassarli' e spostarli fino alle coste di Malta per conto della Ricardo Fuentes (una delle aziende leader nel mediterraneo per l'allevamento e la cattura dei tonni rossi), un viaggio che prevede 15 / 20 giorni. Una volta ingrassati verranno macellati.

LE FASI E I RISCONTRI DELL'INVESTIGAZIONE

Animal Equality, attraverso un'attenta ed impegnativa indagine sotto copertura ha voluto riprendere e fotografare cosa accade durante la mattanza di Carloforte ai tonni e qual'è il loro triste destino. Durante l'investigazione sono state filmate e fotografate tre fasi:

  • La Cattura - una volta radunati nella 'camera della morte', l'ultimo dei recinti della tonnara fissa, le reti dotate di fondo mobile spingono pian piano i tonni in superficie, ammassati uno sull'altro e terrorizzati.
  • La Mattanza - una volta ammassati inizia l'uccisione dei tonni che, divincolandosi inutilmente, uno ad uno vengono arpionati violentemente, radunati e lasciati morire asfissiati e agonizzanti.
  • L'eviscerazione - dopo esser stati trasportati sulla terraferma i tonni vengono appesi a dei ganci e successivamente disossati delle loro interiora non utilizzabili. Alle femmine verranno estratte le uova dei cuccioli che sarebbero nati di lì a poche settimane.

Durante queste fasi è stato possibile rilevare quanto segue:

  • L'elevata densità di tonni raggiunta durante la fase della cattura è fonte di grande stress per questi animali.
  • Per catturare i tonni dalle reti vengono usati degli uncini acuminati.
  • I tonni vengono strappati dal mare con grandi uncini metallici appuntiti e trascinati a bordo delle barche.
  • Gli uncini con cui vengono arpionati i tonni lacerano la loro pelle, provocando un forte dolore e causando lesioni ai tessuti.
  • I ganci vengono usati per trascinare a bordo il tonno quando è ancora vivo e cosciente, provocando ulteriore dolore.
  • Alzare il tonno tirandolo per il gancio, lacera la pelle a cui è attaccato a causa del peso corporeo ed è fonte di ulteriore sofferenza.
  • Il tonno si dimena, mentre è sospeso in aria, a riprova dello stress e del dolore che lo affliggono.
  • I pesci sono stati colpiti con un coltello affondato nel torace, provocando così la morte per dissanguamento.
  • Ogni tonno è stato macellato in presenza di altri individui della stessa specie e questa rappresenta un'ulteriore fonte di stress.
  • Alcuni pesci sono stati colpiti affondando un coltello nelle arterie principali, favorendo così la fuoriuscita del sangue.

VALUTAZIONI SULLA SOFFERENZA DEI PESCI

La nostra investigazione mostra tremende scene di sofferenza, dolore, violenza fisica e psicologica. L'intero percorso che i tonni sono costretti ad affrontare nella tonnara è di per sé estremamente violento. Il loro cammino verso i luoghi di riproduzione viene bruscamente interrotto dalla presenza delle reti; disorientati iniziano la disperata ricerca di una via di fuga che non esiste perché l'intero labirinto è ovviamente pensato affinché non abbia uscita. Nel tentativo di liberarsi si impigliano nelle maglie delle reti, urtandosi tra di loro, sono sempre più ammassati perché la mattanza deve coinvolgere il maggior numero di individui possibile.

La corsa sfrenata dei tonni trova il suo epilogo nella 'camera della morte'; il fondo in rete mobile viene alzato, i tonni sono spaventati, si agitano urtandosi violentemente l'un l'altro, si feriscono, il mare si tinge di rosso, loro cominciano a rimanere senza ossigeno. Quando sono ormai sfiniti vengono portati in superficie dove li aspettano i 'crocchi', i micidiali uncini dei tonnarotti, con i quali saranno agganciati e issati sulle barche, mentre moriranno tra dissanguamento ed asfissia.

I pesci sono esseri senzienti capaci di provare piacere, paura, dolore e tantissime altre sensazioni che appartengono al sentire di qualsiasi animale. Molti studi scientifici confermano quella che è una naturale intuizione: ad esempio, secondo Huntiford (2002), i pesci hanno sensi per rilevare lo stimolo del dolore e meccanismi celebrali che elaborano gli stimoli negativi provocando reazioni fisiche.

QUALE FUTURO? ETICA E RISPETTO OLTRE OGNI SPECIE

La mattanza di Carloforte è una tradizione crudele, che affonda le sue radici nella sofferenza e nell'agonia di migliaia di individui. Fermare tutto questo è possibile, agendo in prima persona, dimostrando il proprio sdegno per pratiche violente ed insensate come questa.


Aragoste, astici, scampi in agonia sul ghiaccio e bolliti vivi !

I venditori o i gestori di ristoranti espongono nei loro locali o sui banconi di vendita, astici, aragoste e scampi vivi agonizzanti, immobilizzati giorni e giorni su strati di ghiaccio, così attirano maggiormente l’attenzione dei consumatori perché "freschi" pensate alla sofferenza di questi animali che si mantengono vivi agonizzanti ma non muoiono se non dopo moltissime ore o addirittura giorni. All’ingrosso le aragoste vengono tenute vive nelle celle frigorifere. Il loro destino è di essere bollite vive! perché così detta una certa tradizione culinaria. Pochi sanno che l’animale, in condizioni di stress e di paura (come una bollitura da vivi), produce tossine che ne avvelenano la carne.
Pensate alla sofferenza e allo shock di una aragosta che viveva da 40 anni in mare, che viene pescata e si ritrova improvvisamente dentro una piccola bacinella d’acqua dolce ad agonizzare e a dover morire dopo una lunga vita, libera nel suo habitat naturale.

 

E’ doveroso e possibile tentare di fermare lo spettacolo osceno di pesci e crostacei agonizzanti sui banconi dei supermercati, centri commerciali, pescherie o mercati del pesce che espongono animali agonizzanti. Più della Legge e della denuncia però possono ottenere le proteste dei clienti e la minaccia di boicottaggio da parte di gruppi organizzati di consumatori ed associazioni animaliste.
Nei punti vendita che espongono animali vivi in agonia qualunque cliente può chiedere di parlare con il direttore per chiedere che le bestiole siano messe in acqua o comunque non esposte in agonia.
Nel caso in cui non si riscontrasse alcuna disponibilità da parte dei responsabili dell’esercizio commerciale, è utile ricorrere alla denuncia penale.

 

LA LEGGE E’ vietato lasciare i pesci ed i crostacei agonizzare fuori dall’acqua, sul ghiaccio. L’art. 4 del Decreto legge 531 del 1992 prescrive l’obbligo di detenere i prodotti della pesca, immessi vivi sul mercato, costantemente nelle condizioni più idonee alla sopravivenza (la sanzione prevista per l’infrazione va da 5.000 euro a 30.000 euro).
Il reato configura il maltrattamento di animali. Della legge 189, art. 544 ter del c.p

 

 

 

 

 

L’ALLEVAMENTO DEL PESCE

 

L’allevamento di pesce è, in prevalenza, quello realizzato negli impianti d’acquacoltura intensiva, attuata in vasche di cemento, a terra, oppure in gabbie o recinti posizionati in mare (in questo caso si parla di “maricoltura”) ed è caratterizzata dalla scarsità di spazio cui l’animale è costretto e dalla somministrazione di alimenti artificiali, ricchi di grassi, che hanno l’obiettivo di far ingrassare in fretta il pesce e che alzano in maniera considerevole i livelli di lipidi, con conseguenze dannose per la salute dell’animale e del consumatore.

 

Questi tipi di impianti sono da condannare in assoluto, perché:

 .

Soprattutto provocano gravi sofferenze ai pesci che, confinati in luoghi chiusi come vasche, canali di condotta a scorrimento veloce, laghetti artificiali e gabbie di mare o d’acqua dolce, subiscono maltrattamenti attraverso tutto il loro breve ciclo di vita fino alla soppressione: un altissimo numero di animali è costretto in spazi troppo ristretti con conseguente proliferazione di parassiti ed epidemie; i loro naturali meccanismi di vita risultano completamente stravolti, la macellazione avviene in maniera crudele e senza regole . Le anguille vengono uccise recidendo loro il collo, oppure con l’immersione nel sale asciutto che penetra nel loro corpo disseccandolo e provocando una lenta agonia; le trote vengono congelate vive e la morte sopraggiunge solo dopo 15 minuti.

  • Altamente inquinanti, in quanto i loro scarichi vanno a contaminare le acque costiere con rifiuti organici e resti di cibo, favorendo inoltre la proliferazione di alghe spesso nocive per gli stessi pesci sottoposti ad allevamento.

  • Minacciano pesantemente la biodiversità a causa dell’introduzione di specie alloctone, con conseguente pericolo di dispersione del patrimonio genetico della fauna marina selvatica che, spesso, entra in contatto con quella d’allevamento.

  • Contribuiscono a spopolare (e non a salvaguardare, come si vorrebbe far pensare) i mari, che vengono saccheggiati pure per il rifornimento di cibo destinato ai pesci carnivori ( per esempio; per allevare 10 kg di spigole è necessario un quintale di sardine, per 1 kg di tonno rosso sono necessari 5 kg di acciughe) Maria Teresa D’agostino, Tratto da: Animali non Bestie di Gianluca Felicietti

A peggiorare lo stato delle cose si aggiungono le illegalità, numerose e gravi, registrate nell’esercizio dell’itticoltura in Italia: carenze igenico-strutturali, impiego di antibiotici non consentiti, coltivazione abusive di molluschi in zone ad alto tasso di inquinamento.

Fonte: Ciro Troiano, Rapporto zoomafia 2004

 

 

 

 

 

 

 

 


L'UNICO MODO PER FERMARE TUTTA QUESTA VIOLENZA E' NON MANGIARE GLI ANIMALI E I SUOI DERIVATI E SCEGLIERE L'ALIMENTAZIONE SENZA CRUDELTA': VEGAN!

 

Per approfondire www.laverabestia.org