Crudeltà nell'industria della pelliccia


Animal Equality

5 Fotografie che Riassumono la Crudeltà dell'Industria della Pelliccia

Le fotografie sottostanti sono state scattate durante il nostro lavoro investigativo nell'industria della pelliccia. Questi allevamenti forniscono pellicce di animali a molti produttori e negozi di tutto il mondo, anche in Europa e Regno Unito.

L'industria della pelliccia è costantemente impegnata a nascondere la parte crudele del commercio di pellicce, ammantando invece questi indumenti di glamour e lustrini. Ma la verità è un’altra: gli animali da pelliccia subiscono ogni giorno orribili sofferenze. Noi abbiamo documentato questa realtà per mostrare ciò che si nasconde dietro le buie e sporche gabbie che imprigionano centinaia di migliaia di animali in nome di una pelliccia. Qualsiasi indumento di pelliccia o ornato di pelliccia porta con sé crudeltà, abusi e torture.

 

ATTENZIONE: alcune immagini possano risultare molto FORTI.

 

Le fotografie sottostanti sono state scattate durante il nostro lavoro investigativo nell'industria della pelliccia. Questi allevamenti forniscono pellicce di animali a molti produttori e negozi di tutto il mondo, anche in Europa e Regno Unito.

Attraverso queste immagini vogliamo documentare ed esporre le attuali condizioni degli animali in questi allevamenti, condizioni che si vogliono tenere accuratamente nascoste al pubblico. Le pellicce avrebbero dovuto essere state bandite molto tempo fa, ma questa industria è riuscita ancora una volta a resistere rivolgendo la propria attenzione al pubblico giovanile e ai fan della moda, nel tentativo di aumentare le vendite. Tutti i capi o inserti di pelliccia sono intrisi di dolore e morte pertanto crediamo che sia importante per tutti i consumatori e i cittadini conoscere la verità che è stata invisibile per troppo tempo.

Qui di seguito 5 fotografie che mostrano in maniera inequivocabile la realtà dell'industria della pelliccia. Non hanno un ordine specifico, poiché l'inferno nel quale ogni animale è costretto a vivere è sempre e comunque terrificante:

 

1.Senza cure veterinarie, gli animali negli allevamenti vengono lasciati morire a causa di gravi infezioni e malattie.

Foto di Jonás Amadeo Lucas per Animal Equality scattata in un allevamento di visoni in Spagna. Un'immagine che non traspare da un indumento di pelliccia.

 

2. Si dice che gli occhi siano lo specchio dell'anima. Cosa ti dicono questi occhi?

Cane procione in un allevamento di animali da pelliccia cinese. E’ evidente il dolore che è costretto a subire a causa delle gravi ferite e della mancanza di cure.

 

3.Circondato dal sangue, questo coniglio è consapevole di ciò che sta per accadergli perché vede già la sua famiglia appesa ai ganci sullo sfondo:

Foto scattata da Jo-Anne Mc Arthur per Animal Equality in un mattatoio in Spagna. Le grandi case di moda che operano in tutta Europa e nel resto del mondo sono responsabili di ciò che vedi.

 

4. Nati per morire: il loro destino è già nelle mani dei loro aguzzini.

Una madre nutre e protegge i propri cuccioli che le saranno presto strappati via per essere trasformati in pellicce. Foto scattata in un allevamento di visoni in Spagna.

 

5. La spietatezza dell'industria della pelliccia al suo apice: animali trasformati con violenza in semplici prodotti di moda

 

http://www.animalequality.it


NO PELLE E CUOIO!

Da Progetto Vivere Vegan

 

La pelle viene generalmente considerata un sottoprodotto dell’industria della carne e del latte, ma giudicando dall’enorme giro d’affari che essa muove non può essere definito un prodotto di secondaria importanza.
Se si smettesse di mangiare la carne di animali la loro pelle non sarebbe disponibile per farne scarpe, borse, divani. Ma se si smettesse di usare la pelle il mercato della carne ne risentirebbe.
L’unico modo per rompere questo ciclo di sofferenza e’ di smettere di mangiare carne e di usare pelle.

 

 


NELLA PRODUZIONE DI LANA C'E SOFFERENZA E' UCCISIONE

 

Da Progetto Vivere Vegan

 

La lana fa parte di quei prodotti che a prima vista non sembrano particolarmente cruenti, ma lo sfruttamento e la sofferenza delle pecore derivano dalla incessante ricerca del profitto.
La maggior parte della lana proviene dall’Australia dove le greggi sono composte da migliaia di pecore, e quindi, come diretta conseguenza, l’attenzione per il singolo animale diventa anti-economica.
Come negli altri tipi di allevamenti intensivi, un alto livello di mortalità, soprattutto nelle prime settimane di vita, viene considerato normale. Poche settimane dopo la nascita, agli agnelli vengono tagliate le code, senza anestesia; i maschi, inoltre, subiscono la castrazione (quasi sempre senza anestesia).
In Australia, la razza più comunemente allevata è la merinos, appositamente cresciuta con la pelle grinzosa, cioè dotata di molte pieghe, grazie alle quali la lana prodotta è maggiore rispetto ad una pecora normale. Questo sovraccarico innaturale di lana fa si che gli animali siano sfiniti dalla calura; inoltre, nelle pieghe della pelle si accumulano facilmente urine e feci che attirano le mosche a deporre le loro uova. Per prevenire la nascita delle larve, gli allevatori strappano larghi brandelli di pelle alle pecore; nonostante ciò, spesso le mosche arrivano a deporre le uova sulle ferite sanguinanti, prima che abbiano il tempo di guarire. Si stima che questa pratica barbara causi la morte di più animali di quanti non ne salvi. Inoltre, la tosatura è un’attività tutt’altro che pacifica.
Siccome i tosatori vengono normalmente pagati in base al volume di lana che producono e non in base al numero di ore lavorate, eseguono il lavoro nel modo più veloce possibile senza la minima cura per l’animale.
Inoltre, per evitare che la tosatura venga fatta troppo tardi, le pecore vengono spesso tosate prematuramente e muoiono perchè esposte alle intemperie. Infine, quando iniziano a diventare “improduttive”, le pecore, come tutti gli altri animali di allevamento, vengono immediatamente mandate al macello per essere sostituite con animali più giovani e quindi redditizi.


L'ORRORE NASCOSTO DIETRO LA

"LANA ITALIANA"

 Si stima che meno dell'1 per cento della lana prodotta al mondo in realtà proviene da pecore allevate e tracciate in Italia, ma le aziende di tutto il mondo vendono nel mercato del lusso la cosiddetta "lana italiana" che, come vedrete, nasconde tutta la sua vera origine e la sua crudeltà relativa alla sua produzione.
Un video denuncia di PETA mostra due grandi allevamenti di ovini in Cile, il quale esporta il 30 per cento della sua lana in l'Italia, dove le pecore vengono sistematicamente mutilate, tagliate e uccise non appena non sono più considerate utili.
La ‪‎lana‬, qualunque provenienza essa abbia, è comunque sempre fonte di sfruttamento e di dolore. Non sostenere con i tuoi acquisti queste barbarie primitive e disumane. Grazie per la visione e per la condivisione.

ORRIBILE VIOLENZA PER LA PRODUZIONE DI LANA MERINOS

USA - Investigazione sul trattamento riservato alle pecore nelle stalle di Stati Uniti e Australia, dove si produce il 90% di lana merinos al mondo. L'inchiesta sotto copertura della Peta ha preso in esame 19 allevamenti australiani e 14 fattorie in Wyoming, Colorado e Nebraska. Con i risultati che si possono vedere: i tosatori picchiano gli animali, ad uno spezzano il collo, ad un altro mettono le dita negli occhi, ad un altro ancora tagliano l'orecchio, Le ferite provocate dalla tosatura sono ricucite senza anestesia.

SETA

Da progetto Vivere Vegan

La seta deriva dal bozzolo creato dal baco, che al suo interno si trasforma in farfalla; occorrono 1500 bachi per fare 100 grammi di seta. Per impedire che il baco possa uscire dal bozzolo mangiando la parete e quindi rompendo i fili di seta, le larve sono uccise con l’ebollizione, oppure nel forno a microonde.


NO AI PIUMINI! SI' AI MATERIALI ALTERNATIVI COME FLANELLA, CALDO COTONE, ACRILICO, CINIGLIA ECC.

Da progetto Vivere Vegan

 

Le piume per le imbottiture vengono strappate senza anestesia alle oche.
Queste vengono prese per il collo e poi legate per le zampe o semplicemente immobilizzate tra le ginocchia dell’addetto.
Una volta terminata l’operazione, la pelle delicata dell’oca, terrorizzata e dolorante, viene spolverata di disinfettante fino al successivo spiumaggio.
Lo spiumaggio inizia all’età di otto settimane e di solito viene ripetuto ogni due mesi per ancora due o tre volte. Dopodiché l’oca viene uccisa subito, oppure dopo un periodo di alimentazione forzata per produrre paté de foie gras.
Una parte di piume deriva invece dall’uccisione delle oche. Ma a prodotto finito e’ impossibile sapere se il piumaggio viene da oche vive o morte.
Poco cambia per il consumatore etico che non comprerebbe comunque un prodotto che comporta la sofferenza o l’uccisione di animali.


Quanta morbidezza è racchiusa in un piumino d'oca? Tanta, lo pensano tutti. Quanta sofferenza, però, si nasconde dietro quello stesso piumino? La soffice imbottitura cela un dolore indicibile: quello delle oche che, per realizzare quella trapunta, sono state spennate vive e senza anestesia. A noi consumatori non resta che scegliere se continuare ad essere complici di questo crudele mercato oppure boicottare tutti i prodotti insanguinati ed intrisi di immoralità.
Questa soffice e calda imbottitura contiene infatti una sofferenza indicibile: quella delle oche che, per realizzare quella trapunta, sono state spennate vive, senza anestesia, tra sofferenze così atroci che alcune di loro muoiono addirittura di crepacuore durante la crudele operazione. Le oche vengono di regola spennate ad appena 2 mesi di vita, quando sono quindi ancora dei pulcini e le loro piume sono molto morbide. Dopo averle afferrate con violenza, appese per il collo e aver loro legato le zampe, le lavoranti, con una freddezza e un'indifferenza raggelante, strappano tutte le piume delle povere vittime che si contorcono e urlano dal dolore, impotenti sotto le mani di operaie ormai assuefatte ad infliggere torture.
Da Devi Saperlo