Fruttarismo


Il fruttarismo denota un insieme di pratiche alimentari vegetariane aventi in comune il prevedere il consumo esclusivo o prevalente di frutti. Sono basate sull'idea che i frutti siano il cibo elettivo per l'uomo e su una filosofia di vita antispecista per cui anche le piante non devono essere in alcun modo sfruttate e danneggiate in quanto esseri viventi al pari degli animali.

Un fruttariano è una persona che si alimenta prevalentemente o principalmente di frutti, perché ritiene che l'alimentazione della specie umana sia il frugivorismo e perché desidera che la propria alimentazione non avvenga causando la morte delle piante oltreché degli animali. Sebbene le due idee convivono sempre insieme, è più frequente che la prima prevalga sulla seconda. È bene precisare che i fruttariani non si alimentano di frutta ma di frutti perché la frutta indica solo i frutti dolci e polposi mentre i frutti, in generale, sono qualunque organo di una pianta che racchiuda almeno un seme, ovvero un embrione vegetale pronto a germogliare. Nel fruttarismo, tuttavia, sono considerati frutti anche quelli in commercio che, selezionati dall'uomo, sono privi di semi, come ad esempio le banane. I fruttariani però non si alimentano tutti allo stesso modo. Alcuni privilegiano il consumo delle mele, altri escludono i frutti aspri, o anche soltanto aciduli, mentre altri ancora si nutrono di ogni tipo di frutti purché maturi. C’è poi chi, basandosi sulla definizione botanica di frutto, comprende nella dieta anche i fagiolini e le taccole, pur trattandosi di baccelli immaturi contenenti semi che non hanno potuto completare il loro sviluppo, e chi, infine, declinando l'idea di non uccidere qualunque vegetale, anche allo stato di seme, ma solo la pianta da cui nutrirsi, ritiene lecito alimentarsi anche di noci e, in generale, di alcuni tipi di semi, ma anche di patate e di funghi[. Tuttavia, a rigore, una persona non potrebbe definirsi veramente fruttariana se non rispettasse le piante anche al di fuori dell'alimentazione. È da questa via che arrivano le critiche più severe al fruttarismo perché, per esempio, uno stile di vita veramente fruttariano dovrebbe escludere totalmente l'uso della carta, del legno, del lino, del cotone e della canapa, solo per fare degli esempi. Queste osservazioni però non necessariamente avrebbero come conseguenza che una società fruttariana è teoricamente impossibile. Da esse si potrebbe dedurre invece che una società fruttariana teoricamente possibile dovrebbe essere necessariamente anche una società tecnologicamente evoluta

Alle origini del fruttarismo.

 

La prima dieta essenzialmente fruttariana, la dieta senza muco, fu ideata da Arnold Ehret sul finire del diciannovesimo secolo. Questa dieta era basata sull'idea che alimentandosi del cibo elettivo dell'uomo, identificato da Ehret nei frutti e, al più, solo in qualche tipo di verdura, si sarebbe potuto evitare il formarsi di una sostanza vischiosa, chiamata da Ehret muco, nelle pareti intestinali e dello stomaco. Questo muco a sua volta avrebbe innescato una serie molteplice di patologie, che quindi sarebbero state prevenibili e curabili solo attraverso la modificazione della dieta in una direzione fruttariana. Le idee di Ehret riguardo una dieta elettiva ad assenza di tossicità per la nostra specie si ritrovano identiche nel fruttarismo odierno.

 

Il fruttarismo moderno

Alcuni fruttariani credono che il fruttarismo sia la dieta originale per il genere umano, inteso in senso religioso nella forma di Adamo ed Eva, e basato sulla Genesi . Essi credono che un ritorno a una forma simile all'Eden, del paradiso, richiederà una semplicità volontaria e un approccio olistico per la salute e per la dieta. Altri aderiscono al fruttarismo desiderando riconoscersi nel precetto dell'ahimsa, comune al giainismo all'induismo e al buddhismo, ovvero nell'assenza del desiderio di uccidere ferire o danneggiare, in alcun modo, qualunque essere vivente, incluse le piante. In generale l'alimentazione fruttariana viene ritenuta da suoi promotori come la scelta alimentare in assoluto più etica più salutistica e più ecologica possibile.

Questo, secondo loro e nell'ordine, per i seguenti motivi :

  • sono convinti che il fruttarismo rispetterebbe anche la vita e l'integrità delle piante;
  • pensano che vi siano prove anatomiche e fisiologiche che farebbero dedurre che la specie umana sia una specie frugivora;
  • ritengono che la coltivazione delle piante da frutti non prevede cicli in cui i campi coltivati restano spogli, con conseguenze positive per il riscaldamento globale visto che l'energia radiante del sole in un terreno coltivato, grazie alla fotosintesi, si trasforma in parte in energia chimica, con sottrazione di CO2 dall'atmosfera, mentre in un terreno incolto si trasforma tutta in calore, senza sottrazione di CO2 dall'atmosfera.

Le più immediate contraddizioni etiche salutistiche ed ecologiche del fruttarismo sono, sempre nell'ordine:

  • che con lo stile di vita odierno viene meno la dispersione utile dei semi attraverso l'alimentazione umana, perché i semi dei frutti di cui ci si alimenta finiscono tra i rifiuti;
  • che la mancata contaminazione dei frutti in commercio con microorganismi ed invertebrati infestanti, perché in agricoltura si usano i pesticidi, elimina quella componente carnivora che assicura nutrienti essenziali (come la vitamina B12) agli animali frugivori in natura, che a rigore sono frugivori ed insettivori;
  • che lo spostamento di frutta coltivata nella fascia equatoriale, come le banane ad esempio, verso latitudini più alte, può avvenire solo con mezzi di trasporto (navi container, ecc.) che producono CO2 e quindi con impatto negativo per il riscaldamento globale.