Pellegrinaggi jain sulle montagne sacre dell’India

 

Ogni giorno jain osservanti e centinaia e centinaia di pellegrini da tutto il mondo visitano le montagne sacre jainiste che sono luoghi di enorme rilevanza spirituale poiché presso di esse i Jina hanno praticato intense meditazioni e penitenze e raggiunto la liberazione dal ciclo delle rinascite (samasara). Ci sono due montagne - il Girnar e Shatrunjay, che hanno un valore aggiunto rispetto ad altre perchè si dice che sono ‘Shashavat Tirth’, cioè che mentre il resto del mondo cambierà nel tempo, esse rimarranno intatte per sempre anche in presenza di calamità naturali come i terremoti, inondazioni, eruzioni vulcaniche ecc. e tutte le altre colline, tra milioni di anni, cesserrano di esistere. Siccome il Jainismo per motivi di non violenza non permette i viaggi ai monaci, soprattutto di notte perché non si vedono gli insetti e altri microorganismi che vengono schiacciati, è obbligatorio per tutti (sia monaci che laici) iniziare a salire le montagne a partire dall’alba fino a quando c’è luce e non oltre. Ci sono degli organismi chiamati in indiano Ekindriya jeev presenti nell’aria e nell’acqua che esistono solo durante la notte e non è possibile vederli in alcun modo, se viaggiamo di notte li uccidiamo, muoiono da soli entro 48 minuti dopo l’alba, questo è il motivo per cui l’apertura di tutti i templi è all’alba e il culto al loro interno (la puja) deve iniziare 48 minuti dopo l’alba. Vicino ai luoghi di pellegrinaggio ci sono i Dharmshala in cui è possibile soggiornare temporaneamente, sono delle case accoglienza o hotel senza scopo di lucro e sono dedicati all’ospitalità per i devoti jain, i quali durante tutta la permanenza dovranno rispettare le regole e lo stile di vita jainista come per esempio quello di non mangiare dopo il tramonto. I Dharmashala sono numerosi e sparsi in tutta L’India. 

 

 

 

 

 

Ranakpur Tirth - Rajashtan

 

Ranakpur si trova nello stato del Rajasthan. E’ tra i cinque più splendidi luoghi di pellegrinaggio del Jainismo. Ranakpur è probabilmente il più grande dei templi Jain in India che copre quarantamila metri quadrati tremila e seicento metri. Il tempio Ranakpur può essere chiamato un tesoro di pilastri che sono disposti in modo tale che nessuno di loro ostacola la vista dei pellegrini. Da qualsiasi angolo del tempio si può facilmente vedere l'immagine di Bhagwan Mahavira. Si ritiene che ci sono circa mille quattrocento quarantaquattro colonne spettacolari nel tempio Ranakpur.

 

Girnar Tirth, Gujarat

 

Secondo le credenze religiose jainiste, Neminath il ventiduesimo Tirthankara è diventato un asceta dopo aver visto la macellazione degli animali per il cibo del suo matrimonio. Egli rinunciò a tutti i piaceri del mondo e si recò al Monte Girnar in Gujarat, dove ha raggiunto l'onniscenza e la liberazione. La sua sposa ha anche rinunciato alla vita da laica ed è diventata una suora. Questo luogo è conosciuto come Girnar (città sulla montagna) o anticamente come Raivata o Ujjayanta, è un gruppo di montagne situato vicino a saurashtra è ospita un certo numero di templi e alcuni luoghi storici. Girnar si dice essere considerata più vecchia dell'Himalaya, i templi presenti sono tra i più antichi del paese. E’ un importante meta di pellegrinaggio prima dei giorni di Ashoka, duecento cinquanta aC. sia per i giainisti che per gli indù, che si riuniscono qui durante il festival (Girnar Parikrama). I templi si trovano alla prima pianura del monte al culmine di circa tremila ottocento gradini, ad un'altitudine di duemila trecento settanta passi sopra Junagadh, hanno meravigliose sculture in marmo, idoli e raffigurazioni dei Tirthankara che possono essere paragonate a quelle di Delwada vicino a Monte Abu in Rajastan, a duecento metri sopra i templi jain c’è il santuario Gaumukhi vicino a una abbondante sorgente d'acqua. I templi attraggono devoti di entrambe le sette Jain Shwetambara e Digambara. Tanti monaci lo hanno visitato e hanno praticato alle vette severe penitenze. In mezzo alla rigogliosa foresta del Girnar la catena montuosa è il fulcro dell'attività religiosa.

 


 

Shravanabelagola, Karnataka

 

Shravanabelagola si trova ad una distanza di circa 100 km da Mysore è un grande centro per la cultura Jain, il cui festival Mahamastakabhisheka è uno dei più sorprendenti per la sua colossale statua di Gomateshwara indicata anche con il nome del Signor Bahubali. L'idolo è scolpito in pietra monolitico ed è alto diciasette metri, può essere visto anche da una distanza di venti km. La parola Mahamastakabhisheka è una combinazione di tre parole Maha che significa grande o eccellente, Masthaka - testa e Abhisheka - unione o coronazione. Le tre parole insieme letteralmente significano "la cerimonia di unione della testa". È una spettacolare commemorazione in cui sono coinvolti principalmente i jainisti Digambara. Durante il Mahamastakabhisheka i devoti ungono, dalla cima della altissima statua, con diversi liquidi ed essenze l'imponente colossale Gommaṭeśa Bahubali e come una cascata dall’alto scende acqua sacra sui devoti che ballano mentre sono ricoperti di sandalo rosso. Il rito dura dieci ore.

 

 

 

Parasnath Tirth (Shikarji) – Bihar, Jharkhand

 

Lo stato del Bihar è noto per essere la culla del buddhismo infatti è ricco di centri di pellegrinaggio visitati dai buddhisti di ogni parte del mondo, il più eccelso è Bodhgaya, il luogo in cui Buddha raggiunse l’illuminazione. Ma non solo, a Kundalpur si trova lo straordinario Nandyavarta Mahal ed è lì che nacque Mahavira e dove ci sono templi con 72 statue dei Tirthankara, 24 del passato, 24 del presente e 24 del futuro.Vicino al Bihar c’è il giovane stato Jharkhand altra meta di pellegrinaggio jain; quindicimila pellegrini ogni anno visitano la cima della sacra montagna Parasnath (Shikarji). Il monte è alto 1366 m e sulla vetta vi sono 31 importanti templi, tra cui il grande Parasnath Temple che sorge nel luogo in cui 20 dei 24 Tirtankara (compreso Parasnath, all'età di 100 anni) hanno raggiunto il nirvana. Alcuni dati utili, il pellegrinaggio inizia alle ore 3 o alle 4 del mattino dal villaggio, da cui si cammina per 9 km per arrivare in cima al monte, e poi si prosegue per altri 9 km lungo il percorso che incontrai vari templi. L'intero percorso di 27 km richiede circa 9-10 ore - tre ore per salire, tre o quattro ore per fare il giro della cima e altre due ore per scendere. Inoltre è permesso mangiare, bere acqua e rimanere nella collina che dispone di un edificio in cui si può dormire la notte qualora fosse necessario, così si può salire e completare il viaggio in due giorni. E’ vietato mangiare dopo il tramonto.

 

 

 

 

 

 

 

Shatrunjaya Tirth – Palitana

L'India è il fulcro spirituale della terra. Palitana è per eccellenza la città santa jainista della nonviolenza, permeata di tantissimi jain. E’ una località di circa sessantaquattromila abitanti, situata nel distretto di Bhavngar nello stato del Gujarat. E' protagonista di un cambiamento storico senza precedenti sul pianeta, è diventata la prima città al mondo ad essere parzialmente vegana grazie ai grandi maestri rivoluzionari della nonviolenza: i monaci jain, i quali attraverso uno sciopero della fame, con la minaccia di essere potratto fino alla morte, hanno fatto pressione sullo stato regionale affinchè venisse bandita per sempre l'uccisione degli animali. La protesta vinse, lo stato del Gujarat ha imposto per legge a tutti i cittadini di Palitana il divieto di macellare gli animali, dell'esistenza di negozi di macellerie, dei sacrifici religiosi musulmani e quindi della vendita di carne e anche delle uova, inoltre è proibito da molti anni l'uso degli alcolici. Palitana è meta di pellegrinaggio, a duemila metri sopra di essa sorge una delle montagne più sante del Jainismo: Shatrunajaya, la quale parola significa "luogo della vittoria" ed è riferito ai vittoriosi autorealizzati che hanno vinto i propri nemici interiori, ed è chiamata anche citta- tempio dell'India, ogni giorno centinaia di pellegrini salgono sulla montagna e diventano migliaia in occasione del Kitark Purnima, la festa che segna la fine del Chaturmas,un periodo di quattro mesi di ritiro spirituale che coincide con la stagione dei monsoni. Ci sono nove piani collinari che si estendono per molti etteri di terra, Shatrunjaya è raggiunta salendo circa trecentosettanta gradoni di pietra scolpiti nella montagna a distanza di circa 3,5 km da Palitana dalla stazione degli autobus, ci si impiega due ore ad arrivare e la cima è impressionante perché è totalmente avvolta da un enorme complesso di oltre novecento spettacolari, maestosi, imponenti, eterei templi con più di settemila immagini. Ogni religione ha i suoi punti focali sulla superficie della terra. Nel caso del Jainismo, i luoghi più importanti non si trovano sulla superficie, ma arrivano nei cieli. Insieme a Mts. Abu, Girnar e Chandragiri, Shatrunjaya è uno dei luoghi più sacri della fede. Arrampicarsi sulle scale di Shatrunjaya è, per un pellegrino, l'ascesa verso una maggiore conoscenza lungo il cammino verso la liberazione. Per un visitatore, può essere un viaggio di un giorno nel cuore della spiritualità jain, un passaggio attraverso una nuova cosmologia della totale non-violenza e devozione.

 

 

 

 

Secondo la scrittura Jain, la collina di Shatrunjaya era il luogo dove Adinath, il primo Jain Tirthankara meditò ed ebbe il suo primo sermone stto l’albero presente sulla cima all'interno del tempio, le colline furono per tantissime volte benedette dai suoi piedi che cammino lungo di quella vetta spirituale dove raggiunse l'illuminazione e si liberò dal mondo terreno; il tempio più grande e antico è quello dedicato a lui, nonché uno fra i più importanti e belli (con un’infinità di dettagli bassorilievi), è l’Adinath Temple, nel punto più alto del lato meridionale. Le quattro immagini di Adinath guardano ognuna verso un punto cardinale. Non è un caso che i luoghi più sacri del Jainismo siano tutte montagne, dove i pellegrini salgono verso il cielo. I templi sono raggrupati in tunk (zone chiuse), ciascuno con un tempio centrale e altri minori intorno; sono di puro marmo bianco, immacolate circondati da alte mura artistiche e cupole scolpite, da sculture raffinate e inticrate che raffigurano spiriti divini, saggi e animali. Ogni particella dei templi è intrisa di migliaia di idoli jain, di anime compassionevoli che hanno raggiunto la perfezione. Il sole sorge dal mare nel golfo di Khambhat in una esplosione di colori, così quando la notte si schiarisce, alle prime luci eteree dell’alba, a salire ogni giorno sulla cima della montagna sacra sono le anime pie, i religiosi della nonviolenza; compaiono monaci e monache Svetambara, leggeri come l’aria con le tuniche svolazzanti a piedi nudi e capo coperto da un velo bianco. Portano una pezzuola di cotone bianco sulla bocca per non inghiottire inavvertitamente qualche insetto, camminano lentamente e ogni tanto si fermano a pulire delicatamente un gradino, quando vi vedono formiche o altri minuscoli animaletti, usando uno scopettino di fili di cotone bianco. Offrono preghiere e capita di vedere che si prostano a terra chinando il capo al passaggio degli animali per rispetto verso tutti gli esseri viventi. Ogni anno avviene un famoso pellegrinaggio conosciuto come "Shri Shantrunjay Teerth Yatra". Si verifica dal giorno di Poornima (mese di luna piena) del mese di Kartik secondo il calendario indù (ottobre-novembre come per il calendario gregoriano). I devoti jain di tutto il mondo si riuniscono ai piedi delle colline per intraprendere anche sotto il sole cocente il yatra (viaggio religioso) considerato un grande evento per la vita di un jain; i pellegrini percorrono le colline Shatrunjaya e sono in trepidante attesa di essere dinnanzi alla presenza degli idoli dei “traghettatori del guado” che hanno traghettato l'oceano del Samsara delle rinascite, che insegnano la via della liberazione dalla violenza, dagli attaccamenti, da tutti i karma e piani esistenziali. Le statue sono unte intorno alle nove e trenta e la puja viene eseguita circa a mezzogiorno.

 

E' obbligatorio osservare diverse regole etiche in linea con la rigorosa nonviolenza jainista, in quanto l'intera collina è sacra non solo i templi, per questo non dovrebbero essere trasportati sulla montagna prodotti in pelle (portafogli, cinture, ecc.). Vestirsi in modo inadatto; pantaloncini e camicie senza maniche sono considerati irrispettosi. Le donne dovrebbero evitare l'abbigliamento aderente. Quando si entra nei templi, bisogna rimuovere le scarpe e lasciare qualsiasi alimento all'esterno. All'interno dei templi non si deve, parlare, ridere o mangiare e bere, bisogna rimanere in silenzio. Per I fedeli la fatica del tragitto è vissuta con gioia e sono ben contenti di salire a a piedi, ma per chi è impossibilitato o fa proprio fatica a camminare (anziani, donne con bambini, disabili ecc) possono usufruire del doli, sarebbe un trasporto fatto di una sedia legata a due lunghe canne di bambù portata a spalle da umili indiani che lo fanno per guadagnarsi la giornata con qualche rupia. Si può fotografare solo con il permesso degli assistenti del santuario.

 


La folla dei fedeli è enorme, ma ogni jainista è rispettoso degli spazi altrui, e le file per entrare nei templi sono ordinatissime. Una volta entrati
si raccolgono presentano offerte, dalle noci di cocco alla pasta di sandalo e di zafferano; alcuni tracciano per terra, usando chicchi di riso, lo svastika simbolo del Jainismo , di pace e buona fortuna. È un tripudio di marmi bianchi e di statue ricoperte dai fiori rossi, il tutto avvolto da canti e da mantra, ritmati dalle percussioni delle tabla e di altri strumenti musicali a corde. I devoti ospitano gratuitamente presso le loro abitazioni i pellegrini di ogni parte del mondo; l''ingresso ai templi è permesso dall'alba fino al tramonto. Nessuno può rimanere sulla montagna di notte, perché è una dimora degli dei e non devono essere disturbati.
Oltretutto e necessario scendere dalla montagna quando c'è ancora luce altrimenti al buio non è possibile vedere la st
rada, poiché non ci sono luci artificiali lungo il sentiero.

 

 

Una breve storia di Palitana…

 

 

 

non è la mia storia ma è utile per dimostrare l’importanza di Palitana... le emozioni e le sensazioni. Ero abituato ad andare a Palitana con mia nonna, il tempio aveva rampe di scale. Chiedevo a mia nonna perché non avevano costruito il tempio sul terreno. E perché lei doveva salire le scale per raggiungere il tempio, ogni giorno. La risposta che mi ha dato è stata interessante. Lei disse che per raggiungere la suprema divinità è importante superare il proprio livello. Ogni gradino ti ricorda che stai superando il tuo livello in termini di invidia, avidità, rabbia, ego e ogni altra parte cattiva della tua vita. Ti suggerisce, inoltre, che devi superare gradino per gradino, che non puoi arrivare subito all’ultimo. Questo è il ciclo della vita. Quando conquisti tutti i questi aspetti allora raggiungi il tuo nucleo interiore