Bhagvan Mahavira


 

Il Jainismo è una delle religioni più antiche del pianeta e non ci è possibile risalire ai fatti storici delle origini. Sappiamo con ragionevole certezza che la sua diffusione è avvenuta oltre 2.600 anni fa per mezzo di Mahavira, uno dei più grandi rivoluzionari spirituali che il mondo abbia mai conosciuto. Fu il maestro dalla grande forza morale che insegnò l'uguaglianza tra tutte le specie di esseri viventi e l'esempio ineccepibile di uno stile di vita etico. Era contemporaneo del Buddha, il Jainismo e il Buddhismo si uguagliavano per via delle somiglianze che li accomunavano, seppur allo stesso tempo erano molto distinte le differenze. In tempi antichi Mahavira e tutti gli asceti Jain erano conosciuti come Nigantha Nataputta che significa 'colui che è senza vincoli', essi sono menzionati nelle Tipitaka primissime scritture Buddiste. Mahavira non fu il creatore del Jainismo, ma mise insieme in forma organizzata tutti gli insegnamenti dei 23 predecessori e li rinvigorì e diffuse in tutta l'India. Fu il fondatore e la guida spirituale di un ordine monastico esemplare esistente ancora oggi, composto all'epoca da 36.000 monache, 14.000 monaci e moltissimi laici e laiche.

 

Mahavira era un principe e il 24° e ultimo Tirthankara del Jainismo, il padre Siddhartha era un re e la madre Trishala apparteneva a una famiglia nobile, entrambi i suoi genitori erano seguaci del Jina Parshwanath, il 23° Tirthankara. Aveva un fratello maggiore di nome Nandivardhan e una sorella di nome Sudarshana. La tradizione dice che la madre di ogni Tirthankara dal momento del concepimento in poi ha dei sogni di buon auspicio e Trishala ne ebbe 14 in cui apparivano simboli, elementi naturali e animali. Gli studiosi del mondo onirico interpretarono questi sogni come il presagio della nascita di un Tirthankara. Secondo il calendario indiano la nascita di Mahavira cade il 13 Aprile del 599 a.C. circa, nella regione del Kundalpur, stato attuale del Bihar, in India nella città di Patna. Quando nacque ci fu una grande celebrazione e tutti in paese esultavano di felicità.

 

 

In realtà il nome dato dai genitori è Vardhamana che significa 'prosperità', successivamente a seguito di un episodio vissuto da bambino fu chiamato, a titolo di rispetto, Mahavira che vuol dire grande eroe e anima coraggiosa. Mentre giocava in un campo con altri bambini, i quali erano in preda alla paura per la presenza di un imponente serpente, dimostrò forte coraggio e con serenità lo prese tra le mani e, delicatamente e amorevolmente, lo appoggiò tra l'erba e gli alberi. Fin dall'infanzia in numerose vicende non dimostrò soltanto di avere molto coraggio, ma anche grande intelligenza e più conoscenza degli insegnanti di scuola. Spiccava fortemente il carattere generoso, affettuoso e compassionevole, era un ragazzo disciplinato, conduceva una vita diversa dai suoi coetanei, non era attratto dalla vita mondana ma da una vita semplice e umile. Era interessato ai principi del Jainismo e aveva l'intensa aspirazione di rinunciare al mondo per cercare l'eterna felicità nel cammino per la liberazione dell'anima, decidendo di non abbandonare i genitori fin tanto che fossero stati in vita. La tradizione Svetambara dice che Mahavira si sposò con una donna di nome Yashoda e da lei ebbe una figlia che si chiamava Priyadarsana.

 

 

 All'età di 28, 30 anni, dopo due anni dalla morte dei genitori, avvertì fortemente dentro di sé che la vita da ricco e i beni materiali non lo rendevano felice e chiese al fratello Nandivardhan il permesso di vivere una vita ascetica, ma Nandivardhan lo convinse ad aspettare a rinunciare alla vita di società per altri due anni perché, in assenza dei genitori, non sarebbe stato capace di gestire la responsabilità da solo e la rinuncia al fratello minore avrebbe aggiunto in lui più dolore oltre che per la morte dei genitori. Nonostante Mahavira accettò la richiesta del fratello, visse quei due anni nella sua dimora reale, ma in meditazione, osservando lo stesso stile di vita di un monaco, praticando digiuni e il celibato fino al giorno della rinuncia.

 

 

 

La via ascetica

 

Successivamente al decimo giorno di Margsirsa, Mahavira lasciò la sua famiglia, le proprietà, abbandonò l'agiatezza fatta di privilegi e donò tutte le sue ricchezze ai poveri, si strappò i capelli lunghi con le mani come simbolo di rinuncia e divenne monaco senza casa, si tolse tutti i vestiti e lasciò su di sè un solo indumento sulla spalla, pronunciando Namo Siddhanam - mi inchino alle anime liberate.

 

 

 

 

 

 

Iniziò a camminare verso le foreste, si ritirò in una di queste, Jnatrkhanda, entrando in stretto contatto costante con la natura e tutti gli esseri viventi, animali, alberi e piante, condusse una vita austera fatta di pratiche ascetiche, digiunò per tre giorni e, assorbito in se stesso, fece una profonda meditazione. Si procurò cibo elemosinando, per 12 anni andò a piedi nudi per le varie città e paesi dell'India ad insegnare i principi Jainisti e la riverenza verso ogni forma di vita. Visse rigorosamente come un'anima umana perfetta rispettando l'ambiente e seguendo attentamente i 5 grandi voti; cercò di non danneggiare nessun essere umano, insetto, animale e pianta; disse sempre la verità e visse con onestà non prendendo nulla che non gli fosse appartenuto, utilizzando le risorse con parsimonia. Era casto e non possedeva nessun bene terreno fino a praticare la nudità; mangiava solo la giusta quantità di cibo che gli permetteva di sopravivvere; era aperto ad accogliere e considerare gli altri punti di vista. Con umiltà, pazienza e compassione sopportò tutti gli attacchi da parte di persone malvagie e tutti i disagi fisici della fame, sete, freddo e caldo.

 

Dotato di un controllo esemplare sui propri sensi mentre durante questi anni sopportava la penitenza. Praticò lunghi digiuni e visse la maggior parte di questi anni in stato contemplativo per distruggere all'interno di sé tutti i sentimenti negativi e attaccamenti. Insegnava a proteggere e soccorrere tutti gli esseri viventi, quindi anche gli animali se in qualsiasi momento si fossero trovati in difficoltà, e a fermarne le macellazioni. Questo corso di penitenza comprendeva "la meditazione ininterrotta, la castità ininterrotta e l'osservanza più scrupolosa delle regole riguardanti il mangiare e il bere".

 


"Meditava giorno e notte, indisturbato e non perturbato, evitando le donne e rinunciando alla compagnia dei capifamiglia,
sopportando tutti gli ostacoli e le torture pazientemente e coraggiosamente. Realizzò l'unicità, alloggiando in boschi, luoghi deserti, capanni o ai piedi di un albero, dovunque fosse disponibile un riparo, non gli importava dormire per il piacere e dormiva solo per 3 ore nei suoi dodici anni e mezzo di ricerca spirituale. In inverno quando soffiavano venti freddi non cercava luoghi riparati o accendeva il legno o cercava di coprirsi con i vestiti, nella stagione fredda meditava all'ombra, in estate si esponeva al calore, meditava con gli occhi fissi su uno spazio quadrato davanti a lui...”, “… o in una qualche , senza il minimo movimento, mentre meditava si concentrava sulle cose sopra, sotto o accanto, meditava libero dal peccato e dal desiderio, non attaccato a suoni o colori, e non agiva mai incurantemente. Avversava le impressioni dei sensi, parlava pochissimo ed era sempre calmo”.

 

Conoscendo a fondo i corpi di terra, corpi d'acqua, corpi di fuoco e corpi di vento, i licheni, i semi e i germogli e comprendendo che sono impregnati di vita, ha evitato ogni tipo di peccato e astenuto da tutte le attività peccaminose. Non ha usato le vesti degli altri, né ha mangiato fuori di altri recipienti. Non si stropicciava gli occhi o si grattava il corpo. Conoscendo la misura nel mangiare e nel bere, non era desideroso di cibo delizioso, né lo desiderava ardentemente. "Per più di un paio d'anni ha condotto una vita religiosa senza usare acqua fredda. Si è completamente astenuto dall'indulgenza della carne; se ferito o no, non ha preso cure mediche. Viveva con cibo grezzo: riso, giuggiole e fagioli pestati. A volte mangiava cibo stantio. Accettava cibi umidi, secchi o freddi, fagioli vecchi o cereali scadenti, qualunque cosa fosse disponibile. Ma se ci fossero stati uccelli affamati, animali o esseri assetati o mendicanti sulla sua strada, sarebbe passato oltre quel luogo senza chiedere l'elemosina. Effettuava i digiuni; a volte mangiava solo il sesto pasto dei sette settimanali, o l'ottavo, o il decimo, o il dodicesimo; a volte non beveva per mezzo mese o anche per un mese o per più di due mesi o anche sei mesi”.

 

In conformità con le regole dell'ordine, vagava incessantemente, ad eccezione dei quattro mesi della stagione delle piogge. Durante il resto dell'anno, ha vissuto nei villaggi solo una notte e nelle città solo cinque notti. Era indifferente allo stesso odore dell'ordinario e del dolce profumo del sandalo, della paglia e del gioiello, della sporcizia e dell'oro, del piacere e del dolore, di questo mondo e del mondo oltre, della vita e della morte. La sua mente era completamente libera dall'attaccamento. Circospetto nei suoi pensieri, parole e azioni, si muoveva senza ira, orgoglio, inganno e avidità. Nel corso dei suoi viaggi, visitò il paese privo di sentieri dei Ladhas, poi a Vajrabhumi e a Subbhabhumi, dove ebbe infiniti problemi. I rudi nativi del posto lo attaccarono e costrinsero i cani a morderlo. Sopportò il linguaggio offensivo di quelli e sopportò il dolore, libero dal desiderio. "Quando si avvicinò al villaggio, gli abitanti lo incontrarono all'esterno e lo attaccarono dicendo 'Fuggite da qui'. Fu colpito con un bastone, col pugno, con una lancia, con un frutto, una zolla, un coccio. Lo picchiavano sempre e molti piangevano. Una volta, mentre sedeva in meditazione, senza muovere il suo corpo, gli tagliavano la carne, gli strappavano i capelli sotto i dolori o lo coprivano di polvere. Lo hanno disturbato nelle sue posizioni religiose ". Ma come un eroe in testa a una battaglia, che ha sopportato tutte le avversità, ha raggiunto il suo cammino completamente indisturbato ".

 

Dopo una profonda ed estenuante pratica spirituale da oltre 12 anni, Il Signore Mahavira, durante il sonno, per alcuni momenti nell’l'ultima ora della notte ha visto dieci strani drammi.

 

I dieci sogni sono descritti nelle scritture Jain come di seguito:

 

1) Sconfiggere un leone: presto distruggerai il karma illusorio (Mohaniya).

2) Un uccello con piume bianche è presente: avrai sempre atteggiamenti o sentimenti puri.

3) Un uccello con piume multicolori: diffonderai la conoscenza multiforme attraverso i 12 Aagam (canoni).

4) Due stringhe di gemme appaiono davanti: predicherai la religione a doppio senso. La condotta degli asceti e la condotta dei laici.

5) Una mandria con mucche bianche: un’organizzazione a quattro punte ti servirà.

6) Un laghetto con fiori di loto aperti: gli esseri celesti di quattro dimensioni ti serviranno.

7) Attraversare un oceano ceroso: attraverserai l'oceano delle rinascite.

8) I raggi del sole si diffondono in tutte le direzioni: presto raggiungerai l'onniscienza (kevala jnana).

9) Circonderai la montagna: pervaderai l'universo con la tua pura gloria.

10) Sei seduto su un trono posto sulla cima del Monte Meru: darai un discorso religioso seduto su un trono.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il raggiungimento dell’Onniscenza

 

 

Era il decimo giorno della metà luminosa del mese di Vaishakh. Dodici anni, cinque mesi e quindici giorni erano trascorsi dall'inizio delle pratiche spirituali di Mahavira. Il Signore Mahavira sedeva in meditazione sotto un albero Shala in un giardino sul retro del fiume Rijuvaluka (l’attuale Barakar). Sedendosi su entrambi i piedi con le ginocchia che gli toccavano il petto, si sentiva calmo anche sotto il caldo sole estivo. Concentrando tutte le sue energie fisiche, mentali e spirituali, era immerso nella meditazione profonda e pura (shukla dhyana). A poco a poco il sole tramontava a ovest e in lui sorgeva il sole dell'onniscienza. Divenne onnisciente, o Arihanta. Divenne un Jina, vittorioso sull’ attaccamento e avversione. A quel tempo aveva 42 anni.

 

"Conosceva e vedeva tutte le condizioni dei mondi, degli esseri celesti, degli uomini, degli animali e degli esseri infernali; da dove erano venuti, dove erano nati come uomini o animali o come sono diventati esseri celesti o esseri infernali; conosceva le idee, i pensieri della loro mente, il cibo, i desideri, le azioni chiare e nascoste di tutti i viventi nel mondo intero; l'Arhat (Tirthankara), per il quale non c'è segreto, ha conosciuto e visto tutte le condizioni di tutti gli esseri viventi nel mondo, cosa hanno pensato, parlato o fatto in qualsiasi momento. " Dopo il suo primo discorso ha cambiato il cuore di molti ascoltatori. C'erano molti re, tra cui Re Shrenik Bimbisar e Ajatshatru (Konik) di Rajgriha, Re Chetaka di Vaishali, Nove Re di Kashi, Re Udayana, Re Shatanik, Re Chandrapadyot e Nove Licchavis Re di Koshal erano devoti del Signore Mahavira.

 

 

Jina Parshwanath, il 23 ° Tirthankara ha predicato quattro voti, cioè non rubare, non mentire, non commettere violenza e il non possesso. Vedendo le condizioni delle menti umane nel tempo presente, Jina Mahavira ha aggiunto il quinto voto, la castità e ha predicato cinque voti.

 

Gli anni dopo

 

Jina Mahavira dedicò la sua vita a predicare la verità eterna che aveva realizzato attraverso la conoscenza assoluta. Aveva una grande comunità di oltre cinquecentomila laici e cinquantamila monaci e monache. Organizzò i suoi seguaci in quattro ordini: monaco, monaca, laico e laica. Mahavira viaggiò scalzo, incontrando persone di ogni ceto sociale che venivano ad ascoltare i suoi discorsi nella lingua locale Ardhamagadhi.

 

 

 

 

 

 

Il Discorso Finale

 

Jina Mahavira

ha iniziato il suo ultimo discorso a Pavapuri. Era una maratona e il mondo era bagnato dalle parole di saggezza che emanavano dalle sue labbra.L'ultimo sermone è chiamato come Uttarädhyayan Sutra, fu il più lungo della sua vita, durò 48 ore.

 

 

 

 

 

 

 Morte e liberazione di Mahavira

 

In 30 anni Mahavira insegnò il principio della Nonviolenza a milioni di persone e si convertirono al Jainismo migliaia di monache e monaci da tutta L'India. Jina Mahavira morì a Pavapuri all'età di 72 anni e 4 mesi nel 527 a.C.

 

 Pari Nirvana

 

Mahavira vide che era arrivata la sua fine. Assunse una posizione particolare per la sua ultima meditazione conosciuta come la posizione di Samparyanka ('Sukla-dhyana' cioè meditazione pura) per ottenere la liberazione finale e iniziare 'Yoga-nirodha', cioè frenando le attività della sua mente, parola e corpo. Era nelle prime ore del quindicesimo giorno del buio, quindicina del mese di Kartika con solo quattro Ghatis della notte di luna nuova, mentre era immerso in profonda meditazione, trascendendo il ciclo errante di nascita e morte, questo eroe dello spirito raggiunse lo stato del Nirvana e divenne un 'Siddha', cioè un'anima liberata.
Distrusse i restanti quattro tipi di karma non distruttivi. E così, con tutti gli otto karma completamente annientati, la sua anima si librò in alto e raggiunse la scia di Loka (universo), si recò nella dimora permanente dei Siddha per non tornare più.

 

 

 

 

 

 

 

 

Luci per Mahavira - Diwali

 

Poco prima dell'ora di mezzanotte, quando Bhagwan Mahavira raggiunse il "Nirvana" (Moksha) per alcuni istanti, il mondo intero fu avvolto dalle tenebre. Gli dei disperdevano l'oscurità con l'aiuto di gemme e gli umani accesero le lampade di terra per dare l'ultimo sguardo al loro salvatore.

 

 

 

"E in quella notte durante la quale il venerabile asceta Mahavira raggiunse il Nirvana, i 18 re confederati di Kasi e Kosala, (i 9 Mallas e i 9 Lichhavis) istituirono un'illuminazione con l’accensione delle lampade perché dissero:" Poiché la luce interna (bhava) di intelligenza è andata, facciamo un'illuminazione con la luce esterna (dravya) materiale. "

 

(" गये से भवुज्जोये, दव्वुज्जोयं करिस्समो "). Kalpa sutra 127.

 

Si dice che il festival moderno di Divali sia nato da questo grande avvenimento.
La parola Divali è una corruzione della parola sanscrita dipavali, che significa una
fila di lampade. Si riferisce all'illuminazione che si tiene ogni anno nel festival Divali ed è solo l'imitazione della grande illuminazione tenuta in occasione della morte di Mahavira I seguenti sloka, come prova di questa affermazione, si verificano nell'Haribansa Purana, scritto da Acharya jinasena composto nell'era Shaka Samvat nell'anno 705. (È anche il riferimento più antico di Diwali - per la prima volta chiamato

 

dipalika o luce delle lampade).

 

 

 

ततस्तुः लोकः प्रतिवर्षमादरत् प्रसिद्धदीपलिकयात्र भारते
समुद्यतः पूजयितुं जिनेश्वरं जिनेन्द्र-निर्वाण विभूति-भक्तिभाक्

 

Traduzione: gli dei hanno illuminato Pavanagari dalle lampade per celebrare l'occasione. Da quel momento, il popolo di Bharat (India) celebra il famoso festival di "Dipalika" per adorare il Jinendra (cioè Jina Mahavira) in occasione del suo nirvana. Dipalikaya si traduce approssimativamente come "luce che lascia il corpo".

 

 

 

Proprio come una lampada ha bisogno di ossigeno per continuare a bruciare, le nostre lampade interne hanno bisogno di uno sforzo personale e di una risoluzione per raggiungere la pace interiore e la felicità”. Celebriamo questa occasione con le luci e sentiamo l'assenza di quella luce illuminata che ci ha lasciato nel 15 ottobre 527 a.C. Jina Mahavira, era un grande guerriero che conquistò i nemici interiori come l'ira, l'inganno, l'orgoglio e l'ego. Questi sono i nostri nemici permanenti, sempre presenti con noi. Colui

che distrugge questi nemici è Mahavira. Le parole non sono in grado di descrivere la bellezza di Mahavira. Il suo splendore, la sua conoscenza, la sua forza, la sua compassione, la sua pace interiore erano infiniti.

Dopo il Nirvana di Mahavira la responsabilità della voce del grande ordine religioso è affidato al suo discepolo Arya Sudharmaswami. Dopo Arya Sudharmaswami l'ordine era guidato dal suo discepolo Arya Jambuswami e il suo Nirvana (406 prima Vikram) fu l’ultimo della tradizione degli onniscienti.

 

Un'anima liberata abita in Siddhashila con fede infinita, conoscenza infinita e

 

perfezione infinita. Secondo il testo Jain, Puruşārthasiddhyupāya:

 

Avendo raggiunto l'obiettivo finale, conoscendo tutto ciò che deve essere conosciuto e godendo della beatitudine eterna e suprema, l'Onnisciente, l'anima fulgente, riposa permanentemente nello Stato più alto (di liberazione)”

 

 

 

 

 

 

 

Importanti insegnamenti di Mahavira

 

Bhagvan Mahavira ha insegnato che dall'eternità ogni anima è schiava di atomi karmici (le particelle atomiche più minuscole) che sono accumulate da azioni buone o cattive. In uno stato di delusione Karmica, l'essere vivente, intrappolato nell'esistenza terrena, cerca la felicità temporanea in oggetti esterni e accumula così più karma. Mahavira ha sottolineato l'autorealizzazione e la conoscenza della differenza tra l'anima-sé e la materia per liberarsi dell'afflusso del nuovo karma e per eliminare quello precedentemente acquisito per liberare l'io dal ciclo di nascita e morte. Il Signor Mahavira ha insegnato la necessità delle Triple Gemme (Giusta Conoscenza, Giusta Fede e Giusta Condotta) per ottenere la liberazione.

 

 

Alcuni rilevanti contributi di Mahavira nella società

 

Per gli asceti della sua scuola che perseguono la via del distacco con l'aiuto della disciplina, della penitenza, canto e meditazione, ha anche prescritto l'indulgenza regolare nelle attività di assistenza sociale.

 

"Abolì la tradizione ormai consolidata di non permettere alle donne in generale e a uomini e donne delle caste più basse il diritto allo studio e alla partecipazione ai rituali religiosi.

 

Fu così coraggioso e saggio da iniziare allo studio religioso e filosofico persone di tutti i ceti sociali. Fornì uguali diritti allo studio per tutti. Con successo eliminò il sistema delle caste in tutte le aree in cui il Suo pensiero si diffuse.

 

Sotto la Sua influenza, lo status normale basato sulle caste, il benessere, la ricchezza e la potenza fu sostituito da un altro basato su valori etici e morali.

 

Parlò alle persone con la lingua comune e non utilizzò il Sanscrito, il linguaggio degli istruiti e delle classi più elevate.

 

I Suoi seguaci provenivano da tutte le classi sociali ed erano sia uomini che donne, con larga presenza di queste ultime; ancora oggi, l’ordine monastico jainista è formato prevalentemente da monache, le quali sono generalmente insegnanti.

 

 

Intorno al 1133 il regno di Kumarpal, re del Gujarat, Stato dell’India occidentale, fu largamente influenzato dal grande maestro Jain Acharya Hemchandra, seguace di Mahavira. Il Re era così ispirato dai Suoi insegnamenti sull’Ahimsa e la Compassione che aveva introdotto nell’intero Stato il divieto di uccidere gli animali per cibo, per sport, per divertimento”

(cit. Claudia Pastorino da Introduzione all’edizione italiana del libro L’essenza del Jainismo di Virchand Gandhi).

L'amore universale, l'uguaglianza tra gli esseri viventi

 

 

Mahavira riteneva che gli esseri viventi di qualsiasi specie, seppur di diversa evoluzione in quanto a grado di coscienza, dimensione e forma, essenza e potenzialità, sono tutti uguali e hanno un'anima; nessuno è superiore o inferiore, così le gerarchie di potere divino non trovano spazio in questa religione. La regola è Vivi e lasci vivere, ma anche Vivi e ama, Servirsi l'un con l'altro. Tutti amano vivere, provano sentimenti di dolore e felicità, tutti hanno lo stesso attaccamento alla vita, a nessuno piace soffrire che sia essere umano, animale o pianta: per questo è giusto non discriminare, essere rispettosi e compassionevoli, sforzarsi costantemente di non danneggiare nessuna forma di vita; aver cura di tutta l'esistenza e provare empatia per ogni creatura anche per la più umile come quella di un insetto, esattamente come l'abbiamo per noi stessi. E' giusto approcciarsi agli altri con gentilezza e spirito equanime, non farsi condizionare dalla simpatia o antipatia. Bisogna proteggere e prendere il meno possibile dal mondo naturale avendone riguardo, vivere in armonia con la natura e distribuire equamente le ricchezze.

 

Mahavira predicava che la Nonviolenza è 'La suprema religione - Ahimsa Parmo Dharma'

 

I suoi precetti sulla Nonviolenza

 

  • Non ferire, abusare, opprimere, schiavizzare, insultare, tormentare,

torturare o uccidere qualsiasi creatura o essere vivente.

 

  • Uccidere un essere vivente è come uccidere se stessi; provare compassione per un essere vivente è come provarla per se stessi. Chi desidera il proprio bene, dovrebbe evitare di causare qualsiasi danno a un essere vivente.

 

  • L'essere vivente che vorresti uccidere è uguale a te stesso; l'essere vivente che vorresti sottomettere è uguale a te stesso.

 

  • In ogni caso, non si dovrebbero mai uccidere nè consapevolmente nè inconsapevolmente gli altri esseri viventi - mobili o immobili - di questo mondo, nè si dovrebbe permettere ad altri di ucciderli.

 

  • Come il dolore non piace a te così non piace agli altri. Conoscendo questo principio di uguaglianza, tratta sempre gli altri con rispetto e compassione.

Oltre al divieto di tortura e uccisione di animali, Mahavira era contro il loro abuso, proibì sia di andare a cavallo degli animali e sia di guidare i carri trainati da essi, non c'era nessuna giustificazione per gli esseri umani di sfruttarli, dal momento che avevano perfettamente buone gambe per camminare da soli. A nessuno umano piacerebbe che qualcuno si mettesse sopra la propria schiena, che lo trattasse senza rispetto e lo comandasse come fosse una macchina, uno schiavo.

 

Tuttavia il Jainismo non è per i codardi, Mahavira accettava l’uso della forza da parte dei laici ad una sola eccezione e in casi estremi, ossia per la legittima difesa qualora non esistesse nessuna altra possibilità di salvezza in caso di attacco e pericolo di vita per la protezione di se stessi e altri indifesi, della propria famiglia, del villaggio o della nazione. Tutto questo,però, cercando di minimizzare al massimo la violenza e sempre con l'intenzione di trovare, se possibile, una soluzione alternativa per evitare di uccidere o ferire.La Nonviolenza Jainista viene messa in pratica attraverso una serie di norme etiche comportamentali distinte in pensiero, parola e azione. Ne andremo a conoscere alcune da vicino quando parleremo di come vivono i monaci e laici Jain.

Mahavira disse che bisogna essere, vivere senza danneggiare, assolutamente innocui, non solo per se stessi e gli altri, ma per tutte le forme di vita, dai mammiferi più grandi ai più piccoli insetti.

 

 

Parasparopagraho Jīvānām

 

 

L'interdipendenza

 

Il noto giurista indiano e leader Jain, L. M. Singhvi nella sua famosa "Dichiarazione Jain

della natura”, nota:

 

Jina Māhavīra proclamò una verità profonda per tutti i tempi a venire quando disse:

 

"Colui che trascura o trascura l'esistenza di terra, aria, fuoco, acqua e vegetazione trascura la propria esistenza che è intrecciata con loro."

 

La cosmologia Jain riconosce il fenomeno naturale fondamentale di simbiosi o dipendenza reciproca, che costituisce la base della scienza moderna dell'ecologia. È importante ricordare che il termine ‘ecologia’ è stato coniato nella seconda metà del diciannovesimo secolo dalla parola greca oikos, che significa ‘casa’, un luogo a cui si ritorna. L'ecologia è il ramo della biologia che si occupa delle relazioni degli organismi con i loro dintorni e con altri organismi. L'antico aforisma scritturale dei Jain Parasparopagraho Jīvānām (tutta la vita è vincolata insieme dal mutuo sostegno e dall'interdipendenza) è piacevolmente contemporanea nella sua premessa e prospettiva. Definisce lo scopo dell'ecologia moderna estendendolo ulteriormente a una ‘casa’ più spaziosa. Significa che tutti gli aspetti della natura si uniscono e sono legati in una relazione fisica e metafisica. La vita è vista come un dono di solidarietà, accoglienza e assistenza in un universo brulicante di elementi costitutivi interdipendenti.

 


L'indipendenza dell'anima

 

Come detto inizialmente, gli insegnamenti di Mahavira appartenevano alla tradizione antica Shraman , pre-vedica. Non credeva nella teoria della creazione e nel Dio potente che governa il mondo attraverso la persona umana, nè che questo porti alla salvezza e che tutti gli esseri viventi solo per mezzo dei propri meriti hanno il potenziale per giungere alla libertà. Era quasi un approccio scientifico, secondo la sua filosofia Dio era la più alta posizione dell'essere umano e chiunque poteva diventare un Dio distruggendo i suoi karma.

 

Ha detto:

 

Invece di scoprire un Dio immaginario, cerca di diventare un Dio, lo stadio più alto dell’umanità”

 

 

Ci sono anime infinite in questo cosmo e tutte sono indipendenti l'una dall'altra. Nessuno è l'autore della felicità e del dolore dell'altro.

L'anima è influenzata e controllata solo dal proprio karma; il dolore proviene solo dalle proprie imperfezioni e dal non riconoscimento del proprio Sè. Se lavoriamo col massimo impegno nella giusta direzione possiamo liberarci della sofferenza. Nessuno deve percorrere una strada già battuta ma trovare la propria, ogni essere vivente ha la libertà di migliorarsi e non deve essere privato di questo beneficio, nè limitato e sopraffatto.

"Conosci te stesso, riconosci te stesso, sii immerso in te stesso, giungerai alla divinità" Combatti con te stesso, vinci i nemici interiori "Colui che conquista se stesso attraverso se stesso ottiene la felicità"

 

L'anima essendo autonoma, in realtà e di per sè sufficiente a realizzare qualunque cosa voglia, non ha necessità di alcun aiuto di qualsiasi altra anima, può distruggere da sola tutti i karma per raggiungere il grado più alto di purezza per liberarsi. La forza e la consapevolezza l'attinge solo attraverso se stessa, più sarà indipendente e maggiore sarà la sua felicità, anche quando conoscerà l'universo rimarrà indipendente. I guru, i monaci santi sono importanti e illuminanti per le altre anime in viaggio, ma possono solo direzionare verso la strada giusta e dare indicazioni sul modo corretto di vivere la fede, la conoscenza e la condotta, ma non è detto che ci siano progressi da parte del 'ricercatore', poichè la sua anima ha bisogno di compiere sforzi e azioni per ottenere risultati finali e lo può fare solo lei e nessuno altro al suo posto. Tutte le anime hanno diversi tipi di Karma e quindi differenti approcci e direzioni necessarie per la Liberazione.

 

 

Contro le discriminazioni e il sacrificio religioso degli animali.

 

Mahavira lottò contro le discriminazioni di classe, di genere, di razza, di fede religiosa e di casta. Affermò che uomo e donna avevano le stesse potenzialità spirituali e gli stessi diritti e benefici sociali. Affermava che solo il carattere e le azioni determinano il merito e sono più importanti delle etichette esteriori, simboli di nascità o colore della casta. Una delle sue famose citazioni è: Eko Manuss Jaai che significa che tutta l'umanità è una sola. Anche un fuori casta potrebbe unirsi come monaco nell'ordine di Vardhmana Mahavira.

Chandana era una schiava, divenne monaca e infine anche la guida di tutte le monache nello Sangh di Vardhmana Mahavira. Ma non solo, Mahavira era fortemente contro i rituali dei sacrifici degli animali, poichè per mezzo dell'uccisione di un animale compiuto per gratificare e adorare dei e divinità, non solo non si ottiene nessuna grazia o vantaggio di alcun genere, ma viene ostacolata l'evoluzione spirituale e morale raggiunta solo per mezzo dell'impegno che si mette nella propria vita. Nessuna divinità in quanto tale chiederebbe ai propri fedeli la privazione della vita di esseri viventi in cambio di avanzamento spirituale. Uccidere è la causa del più grande peccato ed essa non può salvare il peccatore.

 

 

Compatibilità del Jainismo e la scienza moderna

 

La predicazione e gli insegnamenti Jainisti sono compatibili con i principi della scienza moderna: fisica, biologia, matematica, chimica, psicologia, astronomia, fisiologia, medicina, ecc. Anche la missione spaziale indiana è stata fondata da un Jain.

La teologia Jain è raramente conosciuta per la sua semplicità come una dottrina che si occupa di soggetti poliedrici come la metafisica, la cosmologia, l'epistemologia e la divinità. E' molto facile perdersi nei minimi dettagli. Poichè il confine tra la nostra religione e le sue applicazioni nel mondo reale diventa meno distinto, è importante fare un passo indietro e apprezzare che mentre il Jainismo è un antico sistema di credenze risalenti al VI secolo a.C., abbraccia anche il pluralismo ed è compatibile con la scienza moderna.

A differenza delle grandi religioni del mondo Abrahamico che si è storicamente scontrato con la scienza, anche quando la ragione e la prova empirica li sfidò, il Jainismo accoglie una piattaforma aperta di discussione e di apprendimento.

Jainismo e microbiologia

 

Mahavira predicava che "tutto nel mondo ha la vita... questo include pietre, sabbia (su di essa), alberi e gli altri elementi della natura."

Una sola goccia d'acqua contiene 1.000 corpi viventi (Jiva).

Anche se queste affermazioni hanno sconcertato molti durante la sua epoca, è stato fino al 19 ° secolo che siamo stati in grado di verificare quanto siano precise. Oggi, sappiamo dei microrganismi, organismi viventi invisibili ad occhio nudo. A causa di questa scoperta notevole, il Jainismo è accreditato dalla comunità scientifica come essere fra le prime religioni che postulano l'esistenza di vita microbiologica invisibile secoli prima dell'invenzione di un microscopio.

 

Inoltre, la scienza può essere usata per razionalizzare molte pratiche e rituali Jain. Per esempio, i comportamenti praticati dagli asceti Jain come bollire l’acqua prima del consumo e usando Mopatis per coprire la loro bocca mentre si parla, sono per minimizzare il danno ai microorganismi.

 

La fondatezza delle credenze Jain attraverso l'avanzamento scientifico illustra l'interdipendenza e la compatibilità tra Jainismo e la scienza, e come possono essere utilizzati in sinergia per comprendere meglio l'universo in cui viviamo.

 

Jainismo e cosmologia

 

Il Jainismo ha esplorato la struttura colossale dell'universo nella sua interezza: la sua forma, dimensione, origine, scopo e funzionamento interno. I testi Jain hanno definito meticolosamente gli elementi dell'universo come l’esistenza dei 6 dravyas: spazio (Akasa), tempo (Kala), materia (pudgala), sostanze viventi (Jiva), sostanze non-viventi (ajiva), mezzo di movimento (Dharma-Tattva) e mezzo di arresto ( Adharma-Tattva). Così come la moderna cosmologia scientifica sostiene che l'universo è governato da leggi naturali universali, il Jainismo ritiene che tutti gli elementi dell'universo siano costanti e siano sempre esistiti.

 

Prendendo una svolta da ogni religione principale, tranne il Buddismo, il Jainismo non supporta una fede in una divinità creatrice. Invece, cita la teoria del nesso di causalità, in cui una causa ed il relativo effetto sono identici in natura: le azioni che portano un significato morale provocano naturalmente conseguenze. In questo contesto, un'entità immateriale come Dio non può creare un'entità materiale come l'universo. È interessante notare che la posizione Jain sul non-creazionismo e nesso di causalità paralleli alla legge di conservazione della massa, in cui la materia non può essere creata e quindi, la somma della materia totale nell'universo è sempre costante. Piuttosto, il tempo nel Jainismo (Kala dravya) è "senza inizio" ed eterno, ritratto in una ruota cosmica del tempo (Kalachakra) che ruota incessantemente. La portata condivisa del Jainismo con la cosmologia nel suo scopo di comprendere l'universo dimostra ulteriormente la sua compatibilità con la scienza.

 

 

Jainismo ed ecologia

Il Jainismo riconosce il fenomeno naturale dell'equilibrio della vita ed esplora il ruolo degli umani nelle loro interazioni con gli animali e l'ambiente. Nel Jainismo, il principio fondamentale della Nonviolenza (Ahimsa) non si estende solo agli umani, ma a tutti i Jiva - anima, compresi gli animali, le piante e l’ambiente. Come esseri umani (Manushya) dotati di cinque sensi e la capacità di perseguire la liberazione spirituale dal ciclo di nascita e morte, il Jainismo sostiene che è un dovere principale degli esseri umani offrire protezione a tutti gli esseri viventi, che è praticato attraverso l’Ahimsa, la dieta Jain e il benessere degli animali (Jiv Daya). L'Ahimsa può anche essere applicata a una scala più ampia di biologia e ambientalismo conservativo, che mira a proteggere le specie, i loro habitat e i loro ecosistemi dall'estinzione. Questi declini sono stati accelerati da attività umane invasive come la deforestazione, l'espansione agricola e il sovrasfruttamento. Molti credono che la pratica del veganismo su scala globale possa porre fine completamente alla fame nel mondo, a causa della ridistribuzione delle risorse naturali e dell'energia a livelli più sostenibili. La terra, la vegetazione e le risorse utilizzate per nutrire il bestiame possono invece essere utilizzate per rifornire direttamente la popolazione umana, riducendo e portando teoricamente alla fine della fame nel mondo.

Jainismo e salute pubblica

 

Sebbene la pratica Jain del vegetarismo sia motivata spiritualmente, molti studi dimostrano gli eterogenei benefici per la salute del vegetarismo. Studi su larga scala hanno ripetutamente dimostrato una diminuzione dei rischi complessivi di cancro, diabete, malattie cardiovascolari, malattie croniche e altre cause di mortalità per uomini e donne. I benefici sanitari verificabili del vegetarianismo e della meditazione Jainista presentano applicazioni illimitate nella salute pubblica, che mirano a prevenire le malattie, prolungare la vita e promuovere la salute umana. Lo yoga, che risale alle tradizioni indiane pre-vediche, svolge un ruolo essenziale nella spiritualità Jainista.

La terza gemma, Samyak Gyana, sottolinea l'esercizio del controllo sui propri desideri interiori, che si ottiene attraverso i voti (Mahavratas) che includono la meditazione, il digiuno e la restrizione di certi movimenti. La meditazione Jainista viene praticata nella forma di Samayika, meditazione Preksha e digiuno, che mira a purificare le proprie emozioni, a permettere di riflettere sull'anima e sulla materia karmica (Bhavana), e alla fine realizzarsi. Sebbene la meditazione Jain sia anche motivata spiritualmente, le sue tecniche di meditazione esistenti e storiche presentano molti benefici per la salute, tra cui riduzione dello stress, riduzione del rischio di malattia e miglioramento della salute mentale. Gli esercizi di respirazione strutturata (Pranayama) e le posture specifiche utilizzate durante la meditazione hanno dimostrato di ridurre il dolore lombare, ridurre il rischio di depressione e avere effetti positivi sull'ansia del sonno, sulla qualità della vita e sulla

crescita spirituale.

 

Conclusione

Il rapporto tra religione e scienza è stato oggetto di studio sin dall'antichità classica ed è tato deliberato da filosofi, teologi e scienziati. Anche se molti sostengono che i due concetti sono incompatibili, spesso citando avvenimenti storici come l'Inquisizione Cattolica Romana e l'affaire Galileo, come mostrato in questo articolo, le caratteristiche uniche e distintive della dottrina Jain consentono uno scambio sinergico di idee e possono essere usate per migliorare la comprensione dell'universo in cui viviamo. Articolo di Sunny Jain (Young Jains of America)

 

I Jainisti affermano che il Jainismo è una religione razionale e scientifica. Uno dei miei amici americani, venuto in India per studiare il Jainismo, osservò cinicamente che tutte le religioni pretendono di essere scientifiche, ma i Jainisti sono piuttosto pre-occupati a dimostrare che il Jainismo è una religione molto scientifica. Quindi è necessario capire come si intende essere scientifici. Non deve necessariamente confermare con il pensiero scientifico attuale. Circa due secoli fa, quasi nessuna delle credenze Jain - in particolare l'esistenza di microbi e atomi - confermava con il pensiero scientifico di quel tempo. Solo in seguito la scienza ha potuto convalidare molte di queste credenze.

Naturalmente, ci sono molti concetti
nel Jainismo che potrebbero non confermare con il pensiero scientifico attuale. Tuttavia, nel seguente saggio, cercherò di tracciare alcuni paralleli tra la scienza moderna e i concetti Jain. Ma prima lasciatemi discutere la metodologia adottata dai Jain per descrivere questo universo. Si può dire che il Jainismo è scientifico nel senso che l'accettabilità dei suoi principi non è basata su alcuna rivelazione divina; piuttosto, i principi sono considerati veri come sono confermati dalla natura della realtà. Sebbene il sistema di pensiero Jain sia spesso definito come rivelato dai Maestri onniscienti, i pensatori Jain attribuiscono più importanza all'assenza di contraddizione piuttosto che alla rivelazione. Di conseguenza, una dottrina non deve essere in contrasto con gli standard accettati di verità e logica. Coloro che hanno letto testi antichi avrebbero notato che gli autori di Jain si sono preoccupati di esaminare le varie opinioni contrastanti, che sono state respinte solo quando sono state ritenute auto-contraddittorie o incoerenti con gli standard accettati di verità e logica.

 

Nell'antica filosofia Jainista, gli elementi delle tradizioni scientifiche erano già stabiliti. Lo studio dell'astronomia (stelle, pianeti, universo ecc.), Della fisica (materia, atomi, spazio e movimento e tempo), della biologia (esseri viventi, microbi ecc.), Della matematica, ecc. È stato ampiamente menzionato negli antichi testi Jainisti. Non manca mai di suscitare un grande senso di meraviglia e stupore che migliaia di anni prima che la scienza moderna comprendesse i concetti di atomi, microbi, spazio e tempo, il giainismo aveva già una vasta letteratura su questi argomenti. Il fatto che questi saggi non si siano interessati alle applicazioni tecnologiche di queste conoscenze dimostra che la tecnologia non è che uno degli innumerevoli modi per applicarla. È davvero notevole che quando la civiltà occidentale scopre la relatività, la applica alla fabbricazione di bombe atomiche, mentre la civiltà indiana la applica allo sviluppo di nuovi stati di coscienza. Che molti paralleli possano essere tracciati con la scienza moderna fa meravigliarsi che i pensatori Jain possedessero un vasto magazzino di conoscenza e percezione uniche, che non era disponibile per altre filosofie antiche.

 

Una discussione su sei Dravya o Realtà descritti in Giainismo è sufficiente per convincere chiunque che la fisica di Jain era in anticipo sui tempi. I veggenti Jain erano principalmente interessati allo studio del sé, cioè dell'anima. Lo studio della materia, dello spazio ecc. Viene menzionato in quanto incidentale nella ricerca del vero sé, nella misura in cui queste

realtà non-vita interagiscono con l’anima.

I Sei Dravya o realtà definite nel jainismo sono:

Jiva cioè Dominio vivente della metafisica o realtà dell'anima

1) Jiva i.e. Anime, e il principale argomento di interesse per i Jain.

Ajiva o sostanza non vivente

2) Pudgala, cioè la materia,

3) Dharmastikaya i.e Principio del movimento, dominio della fisica o realtà non-animate e non-vita

4) Adharmastikaya, vale a dire il principio del riposo, e il principale argomento di interesse per gli scienziati.

5) Akasha i.e Spazio, e

6) Kala, il tempo

Disegneremo i paralleli in Jainism e Science in sostanze non viventi.

Pudgla, vale a dire la materia

 

Come Pudgala, cioè la materia, esercita molta influenza sulle anime mondane come fonte di schiavitù, i monaci Jainisti hanno effettuato uno studio approfondito della materia. Di seguito sono le controversie sulla materia in  Jainismo rispetto all'attuale pensiero scientifico:

La materia come energia. Pudgala o Matter in Jainism è classificato come solido, liquido, gassoso, energia, materiali karmici fini e materia extrafine, cioè particelle finali. I jain erano consapevoli che l'energia è considerata parte della materia. Ad esempio, la forma di materia di Bhadra-Sukshma (gross-fine) include Luce ed Elettricità. Uno degli aggregati della materia è Taijas Vargana, cioè l'aggregato di energia. La scienza moderna arrivò alla stessa conclusione, quando Einstein dimostrò che la materia può essere convertita in

energia dalla sua famosa equazione E= MC2

 

Luce come particelle

Secondo il Jainismo, la luce è composta da particelle. Questo è riconosciuto nella dualità di particelle onda di luce in cui la luce esibisce simultaneamente le proprietà di entrambe le onde e particelle.

 

Struttura degli atomi e particelle subatomiche.

 

Secondo il Jainismo, Paramaanu o particella finale (atomi) è il mattone di base di tutta la materia. Sono stati descritti così sottili da non poter essere catturati da organi o organi sensoriali. Tuttavia, le scritture giainiste sono state in grado di descrivere gli atomi e le particelle subatomiche anche migliaia di anni fa. Fino a 2 secoli fa, molti scienziati dubitavano dell'esistenza degli atomi. Il termine scientifico corrispondente per Paramaanu è Atomo, ma include anche le particelle subatomiche (come Elettroni, Protoni, Neutroni, Quark, Fermioni e Bosoni) sebbene questi non siano definiti separatamente nel Giainismo. Questo può essere dedotto sulla base delle descrizioni di certe caratteristiche di Paramaanu che corrispondono a particelle subatomiche.

 

Per es. Paramaanu è caratterizzato da un movimento continuo sia in linea retta che in caso di attrazione da altri paramaiano, segue un percorso curvo. Ciò corrisponde alla descrizione dell'orbita degli elettroni attraverso il Nucleo. Le particelle ultime sono anche descritte come particelle con cariche positive (Snigdha cioè cariche regolari) e negative (Ruksa - ruvide) che forniscono loro la forza legante.

Velocità e movimento delle particelle subatomiche.

In una più piccola unità di tempo, un samaya, un Paramaanu può viaggiare da un punto dello spazio nell'universo al punto più lontano dell'universo. Mentre, secondo la teoria della relatività, nessun oggetto può viaggiare più veloce della velocità della luce, a livello quantico, le cose sono diverse. Gli elettroni sono noti per saltare orbite senza attraversare uno spazio intermedio che è spesso noto come salto quantico. Come per il principio di esclusione, le particelle subatomiche hanno una qualità nota come qualità di spin in base alla quale, due particelle possono influenzare simultaneamente un'altra anche se forse trilioni di miglia di distanza. I tachioni sono particelle che possono viaggiare più velocemente della velocità della luce. Quindi il postulato Jain di particelle che percorrono lunghe distanze all'interno di un samaya non può essere escluso.

Indistruttibilità e creazione di atomi.

 

Una delle qualità di Paramaanu e Pudgala è quella di permanenza e indistruttibilità. Combina e cambia le sue modalità, ma le sue qualità di base rimangono le stesse. Secondo il Jainismo, non può essere creato né distrutto. Prima che Lavoisier articolasse la sua legge sulla conservazione di massa / energia, si credeva che la questione potesse essere distrutta ad es. il legno viene distrutto brucando.

 

Composti e molecole

 

Nel Jainismo la materia ha quattro divisioni: Skandha (aggregati), Skandhadesa (aggregati che occupano spazio), SkandhaPradesha (aggregati che occupano uno spazio limitato) e Ultimate Particles (Paramaanus). Questo può essere paragonato alla classificazione moderna di composti di materia, molecole e atomi / particelle subatomiche.

Suono

Una delle caratteristiche della materia è sana. Il suono stesso non è un Pudgala ma è descritto come onda prodotta dall'attrito tra due o più molecole (skandha). Secondo il jainismo, il suono può viaggiare da un capo all'altro dell'universo. È piuttosto sorprendente che questo fenomeno simile alle microonde e alle onde radio, scoperte appena 100 anni fa, fosse noto a Jains 2600 anni fa. Le microonde sono state catturate come sibili dalle antenne delle comunicazioni astronomiche dei Bell Laboratories che emanavano da una distanza stimata di 90 miliardi di trilioni di chilometri di distanza. Sono probabilmente le radiazioni di fondo cosmiche lasciate dall'esplosione del Big Bang che viaggiano dal limite dell'universo visibile. Ciò convalida la teoria Jain, che a un tempo sembrava fantastica, che il suono può viaggiare da un capo all'altro dell'universo fino ad

un altro fine.

 

Particelle karmiche

 

Secondo la teoria jainista del karma, la materia include anche particelle karmiche molto fini, che sono così sottili da non poter essere percepite dall'uomo o dagli strumenti. Dal punto di vista scientifico, l'esistenza della materia karmica, sebbene non dimostrata, non può essere esclusa. Oggi il conteggio delle particelle scoperte o postulate dai fisici supera di gran lunga i 150 con 100 o più, ma si sospetta ancora che esistano. Molte delle particelle sono immaginarie o postulate per esistere per adattarsi alle teorie esistenti. Poi ci sono alcuni tipi di particelle senza massa chiamate neutrini che visitano la Terra ogni secondo, passando spesso attraverso il pianeta come se non esistesse. Secondo un'altra teoria di fisici come Fritz Zwicky, il 99% dell'universo è fatto di materia oscura che è invisibile e sconosciuta per noi. Un centinaio di anni fa qualcuno che suggeriva l'esistenza di particelle così invisibili sarebbe stato soggetto a ridicolizzare la comunità scientifica. Che la scienza non abbia ancora scoperto o studiato le particelle karmiche (poiché non si adatta al modello standard) non afferma nulla contro la sua esistenza. Articolo di Anish Shah

 

Acharya Shri Chandanaji Maharaj afferma:

Il
Jainismo è una scienza. Non c'è niente come il Jainismo e la Scienza, la stessa filosofia Jain è una scienza totale. Conoscere non è una credenza: è una scienza. Credere, tuttavia, richiede fede. Per esempio, sappiamo che c'è un sole, non diciamo che abbiamo una credenza nel sole, lo sappiamo e basta. Nel Jainismo, si dice che prima di tutto dovresti conoscere te stesso. La filosofia Jain dice che ci sono 6 dravyas (sostanze) - 5 di questi sono Ajive (o non viventi) e 1 è Jive (o vivente). Per noi ajive e jive sembrano una cosa sola. Come latte e acqua sono separati, a noi sembrano essere una cosa sola. Tuttavia, per sapere che il vivere è diverso dal non-vivere, fare uno sforzo per conoscere la natura di ciascuno è il vero Jainismo. Ognuno è separato, ma non possiamo distinguere tra di loro - ma per arrivare a sapere che sono distinti, per capirlo e accettare che sono diversi - questa è la verità alla base del Jainismo.


Non mangiare questo o quello, fare penitenze, limitare il lavoro che si può fare o non fare, tutto questo non è Jainismo. Questi sono i metodi, questa è la disciplina. La disciplina è qualcosa di diverso dal principio. Il principio non cambia. Il principio principale del Jainismo è la non violenza e questo è sacrosanto. Rispettare ogni essere vivente è un dovere, proteggere la natura è un dovere, se vuoi sopravvivere. La ragione di ciò è che per essere in grado di vivere prendiamo le cose dagli altri, e se nel processo di assunzione siamo crudeli e duri, allora in cambio anche la natura sarà dura nei nostri confronti causando infelicità per noi. Tuttavia, se viviamo le nostre vite attraverso la diffusione dell'amore e dell'armonia, non ci sarà tristezza e, cosa più importante, anche la natura ci rispetterà. Questa non è una credenza - questa è scienza. In realtà questa comprensione e conoscenza è il fondamento stesso della nostra vita. Come raggiungeremo la felicità, come possiamo sopravvivere senza danneggiare gli altri (e se stessi): questo è il Jainismo. Se mantenete una buona relazione con ogni parte dell'universo, allora l'universo ricambierà questo amore - questa è la verità eterna dell'universo. Siamo una parte molto piccola di questo mondo e abbiamo bisogno di capire che tipo di connessione dovremmo avere con questo mondo - per promuovere quell'amore, quel rispetto e conoscere l'interdipendenza della vita. Comprendi e conosci la tua vera natura - questa è davvero l'essenza della filosofia Jain.


Per riassumere:
• Il mondo esiste a modo suo.
• Tu fai parte dell'universo, non una distinta entità indipendente.
• Dovresti rispettare tutti se vuoi vivere in pace in questo mondo. La vera protezione di sé e degli altri è attraverso l'amore e l'amicizia, non causando danni.
• Conoscere la tua natura e la tua connessione con questo mondo è la filosofia Jainista.
• E la filosofia Jain non è altro che una scienza.

 

Somiglianze tra Pitagorismo e Jainismo

Basnagoda Rahula nelle sue tesi di dottorato sottoposte alla facoltà di laurea della Texas Tech University, afferma: "Le caratteristiche principali degli insegnamenti religiosi di Pitagora consistevano nella trasmigrazione dell'anima, nel trattamento rispettoso degli animali e delle piante, nella purificazione dell'anima attraverso l'ascetismo, assenza di qualsiasi divinità assoluta e organizzazione sociale come una comunità per le pratiche religiose, tutte strettamente simili agli insegnamenti del Jainismo "
Le somiglianze tra Pitagorismo e Jainismo sono sorprendenti. I Pitagorici credevano nell'anima e nella ruota della nascita. Credevano anche nella liberazione dalla ruota della nascita. Questo è un concetto centrale del Jainismo che è stato introdotto dagli antichi filosofi Jainisti. La cosa sorprendente è che Pitagora era vegetariano e che essere vegetariano era una cosa imperdibile per i Pitagorici. È notevole il fatto che essere vegetariani sia una cosa obbligatoria per gli asceti Jainisti e per i seguaci laici. Come i Jainisti, i pitagorici rispettavano tutti i tipi di esseri viventi. Ha detto: Finché l'Uomo continua ad essere lo spietato distruttore di esseri viventi, non conoscerà mai la salute o la pace. Finché gli uomini massacreranno gli animali, si uccideranno a vicenda. Infatti, colui che semina il seme dell'omicidio e del dolore non può raccogliere gioia e amore. Un'altra cosa notevole è che i Pitagora hanno dato pari opportunità di apprendimento alle donne.

Questa cosa corrisponde anche ai pensieri Jain. Semplice abbigliamento di lino bianco era il codice di abbigliamento per i seguaci di Pitagora. Di nuovo una grande somiglianza tra

Pitagorici e asceti Jain. Nel II secolo a.C. i seguaci Pitagorici hanno sottolineato che l'anima e il corpo sono cose diverse e che la vita ascetica è necessaria per la libertà dell'anima dalle cose materiali. Abbandonarono i piaceri corporei. Tutti questi sono concetti chiave nel Jainismo dell'era antica. È una cosa sorprendente che Pitagora abbia ricordato le sue precedenti nascite. È ancora una grande somiglianza con il concetto Jain o nascita e rinascita. Tutto ciò suggerisce che Pitagora fu influenzato dalla filosofia Jainista e dai concetti del Jainismo. Poiché esistevano collegamenti tra antichi indiani e greci, è possibile che Pitagora sia stato introdotto nella filosofia di Vardhamana Mahavira, che era contemporaneo di Pitagora. (Articolo di Mahaveer Sanglikar, Pune, India)

 

 

 

 

 


Anekantevada – Il principio del non assolutismo

 

La verità ha infinite prospettive

 

 

Un pensatore Sufi disse, dicono che la verità sia uno specchio che un giorno si frantumò in milioni di frammenti, ognuno di noi ne raccoglie un frammento e specchiandovisi è convinto di avere la verità in mano”

 

Mahavira insegnava la molteplicità dei punti di vista. Potrebbero esserci molte prospettive o vedute diverse su una questione o un concetto, alcune di queste opinioni potrebbero persino essere contraddittorie l'una con l'altra. "Negare la coesistenza di punti di vista reciprocamente contrastanti su una cosa significherebbe negare la vera natura della realtà" Acharanga Sutra. Per comprendere la natura dell'Esistente, è necessaria una apertura mentale nel vedere un'entità da ogni sua direzione. Il principio della molteplicità dei punti di vista ci ricorda che - più crediamo di essere vicini alla verità e più siamo lontani dalla realtà e probabilmente saremo delusi dell’assolutismo ‘unilaterale’. Essere consapevoli di questo principio ci aiuta ad evitare il mantenere ostinatamente una sola conclusione assoluta, un solo punto di vista nel prendere decisioni ed evitare parole come: " solo " sempre " per sempre " “mai” o dichiarazioni superlative come " questo è il modo migliore " questo è il processo più veloce ".

 

 

 

La conoscenza è un attributo dell'intima natura dello spirito, ma è velata dall'ignoranza per cui un essere ha una percezione incompleta e distorta che si differenzia per grado da anima a anima e da avvenimento a avvenimento. Il Jainismo, pur mantenendo fermi e saldi i principi che sono il cuore della dottrina stessa, senza i quali non esisterebbe - come la Nonviolenza, il credere che l'anima abbia infiniti attributi e che possa liberarsi dalla sofferenza- sostiene che la verità è come un diamante dalle infinite sfaccettature. Rifiuta l'accettazione del dogmatismo irrazionale contrastandolo con la dottrina di tre teorie legate tra loro che in sanscrito sono indicate con i nomi di Anekantavada, Syadvada e Nayavada. C'è una storia che la descrive, raccontata dai Sufi, Buddhisti e Jainisti ( tratto dal libro di Claudia Pastorino ‘Il Jainismo’): c’era una volta un villaggio dove vivevano sei non vedenti. Un giorno arrivò un elefante nel villaggio; essi non avevano idea di che cosa fosse: si recarono dov'era l'elefante e ciascuno iniziò a toccarlo. "L’elefante è una colonna" disse il primo uomo che toccò una delle gambe. "Oh, no! È come una fune" disse il secondo che stava toccando la coda. "Oh, no! È come il ramo di un albero" disse il terzo che stava toccando la proboscide. "L’elefante è come un grosso ventaglio" disse il quarto che stava toccando l’orecchio. "No! E' come un grosso muro" disse il quinto che stava toccando il ventre dell’elefante. "No! E' come un solido tubo" disse il sesto che stava toccando una zanna. I sei non vedenti iniziarono a litigare riguardo alla forma dell’elefante e ciascuno sosteneva di avere ragione. Diventavano sempre più agitati e la tensione aumentava. Un uomo saggio passava di lì e li vide. Si fermò e chiese: "Qual è il problema?" Risposero: "Non siamo d’accordo sulla forma dell’elefante." E ciascuno raccontò la propria sicura versione. Il saggio uomo con calma spiegò: "Ciascuno di voi ha ragione! Il motivo delle differenze è dato dal fatto che ognuno ha toccato una parte diversa dell’elefante. Infatti l’elefante possiede tutte le caratteristiche che avete descritto." "Oh!" esclamarono tutti. Da allora non vi furono più litigi: erano tutti contenti di avere ciascuno la propria parte di ragione.

 

 

 

Così l'Anekantavada è come la realtà si presenta a noi nel senso di come la percepiamo; Syadvada insegna che ci possiamo avvicinare alla verità da diverse angolazioni e Nayavada afferma che la conoscenza è parziale o relativa. Questi tre approcci sono il risultato della psiche umana separatista perché incapace di cogliere il tutto avendo un limitato campo del sapere e seppur avesse davanti a sè tutta l'erudizione del mondo sarebbe in grado di riconoscere solo quello che la sua mente riuscirebbe a comprendere. L'anima adatta a se stessa una 'verità utile' alle proprie esigenze psicologiche, corporali e di sopravvivenza. Un onesto ricercatore vedrà la sua verità all'interno di una logica da seguire, mentre chi con presunzione (per ignoranza o debolezza) pensa di essere detentore di visioni supreme, stravolgerà la logica per appagare la propria teoria preconcetta e qualora intuisse e scoprisse un barlume di verità la spaccerebbe come realtà assoluta.

 

 

 

Il Jainismo non ritiene accettabile nessuna filosofia totalitaristica. Possiamo osservare le opinioni di due individui che hanno simili capacità intellettive, ma che guardano la realtà da diverse angolazioni, potranno tra esse essere contrastanti e quindi apparentemente inconciliabili, in realtà possono essere entrambi approcci fattibili alla stessa verità, pertanto ognuna è parziale e può essere vera per un aspetto e allo stesso tempo falsa per un altro; ovviamente non è detto che in assoluto un punto di vista non può contenere più verità di un altro e non si può incolpare l'altro che la sua opinione è totalmente falsa. Vi sono infiniti modi di conoscere la realtà ed essa cambia a seconda del luogo, del tempo, della natura, di nuove scoperte della scienza e di fatti e metodi logici in rapporto allo stato di coscienza più o meno evoluto di chi la guarda. L’Anekāntavāda è talvolta incompreso come un relativismo estremo, in cui nulla è vero in senso assoluto: ‘forse questo, forse quello’. Tuttavia non è affatto così. Non sono molte le verità, ma una verità ha molte sfaccettature da comprendere o esprimere. Secondo la logica Jain, le affermazioni sono vere nella loro prospettiva. L'anima è eterna da un punto di vista sostanziale (Dravya). L'anima cambia sempre da un punto di vista modale (Paryäya). Il saggio ha spiegato che c'è una verità soggiacente all'universo e il nostro compito come esseri coscienti è che ognuno ha il proprio punto di vista degno di rispetto, comprendendolo il più possibile, possiamo applicare i suoi principi alla nostra vita. Pertanto questo principio ci insegna a partire con la premessa che esiste una realtà oggettiva e come giocatori di squadra siamo quindi obbligati ad esplorare molte idee concorrenti possibili nella speranza di avvicinarsi a questa verità!

 

 

 

Basandosi su queste dottrine il Jainismo non osserva l'universo da un punto di vista antropocentrico in cui l'uomo è al centro del mondo o egocentrico in cui la propria idea è migliore di quelle altrui, ma dà una visone olistica biocentrista, in cui non solo considera le idee di tutti gli umani, ma anche i punti di vista di tutte le specie viventi che abitano in questo mondo come gli animali, le piante, la natura e la collettività.

 

 

 

 

 

Anekantavada

 

la Nonviolenza intellettuale - la grande via per la pace

 

 

 

Nei rapporti tra esseri viventi il rispetto e l'empatia sono alla base della pratica della Non violenza. L'Anekantavada è un principio inclusivo annodato al principio della Non violenza, praticandola sviluppiamo in noi stessi equilibrio interiore; lucidità, equanimità e obiettività. E' la capacità di saper costruire una società non conflittuale con approccio flessibile e versatile, con ascolto attivo, pacifico e atteggiamento di fratellanza verso ogni individuo e il suo personale pensiero. Pertanto siamo indotti a ragionare sul motivo dell'origine di un comportamento, piuttosto che gettare giudizi inutili e dannosi. L'Anekantavada è una forma di Nonviolenza intellettuale, che per mezzo della tolleranza fa sue, nella propria filosofia, le opinioni degli altri, con il tentativo di costruire armoniosa convivenza tra le persone, la natura, gli animali, le nazioni. La verità assoluta è la somma totale di tutti i punti di vista dell'universo, nessun uomo comune può vedere la realtà nella sua totalità e quindi di conoscere la sostanza di tutte le cose nel sua interezza. Solo l'onnisciente Bhagavan ha una conoscenza perfetta, quindi completa. Ogni anima potrà raggiungere l’Onniscenza. Inoltre tenere un approccio umile e riconoscere i propri limiti conoscitivi ci permette di recepire più realtà possibili.

 

 

 

Affermò Mahavira: Fino a quando si tiene ad uno dei tanti aspetti di una cosa e allo stesso tempo si respinge o si ignorano altri, non si potrà mai raggiungere la verità.

 

 

 


 

Sutra Mahavira

 

Come delle sostanze di fronte ad uno specchio sono riflesse in esso, nello stesso modo tuti gli oggetti animati e inanimati con la loro origine, sparizione e permanenza sono allo stesso momento riflessi nella onniscienza di chi è profeta e conoscente del mondo e illumina il percorso spirituale di chiunque. Come un sole dona la sua luce ai passi della vita mondana, io imploro il Signore Mahavira di rimanere sulla cammino della mia vita.  

 

Entrami gli occhi del loto, senza barlume e rossore, mostrano agli umani l’assenza delle passioni esterne ed interne come la rabbia, che appaiono completamente pure e calme, io ti imploro, o Signore Mahavira, di rimanere sul cammino della mia vita.

 

Entrambi i piedi del loto sono illuminati con la brillantezza delle gemme delle corone del Signore degli esseri celesti, che pacificano, come l’acqua, le fiamme del fuoco delle agonie delle creature di questo mondo, io cerco questa perfezione, incarnata nel Signore Mahavira, a cui chiedo di rimanere sul cammino della mia vita.

 

Come una rana, felice con l’impazienza di adorare i piedi di quel loto, è benedetta in un momento dal conforto di una vita celeste, non c’è da stupirsi se i devoti raggiungano tale pervadente felicità dal tuo supremo stato di esistenza. Io ti chiedo, o Signore, dei tre mondi, di rimanere sul cammino della mia vita. 

 

Da un intrinseco punto di vista, tu che sei una massa senziente ed esternamente senza forma fisica, ma che possiedi un corpo lucente come l’oro spendente, tutte le sostanze con i loro tanti cambiamenti sono state riflesse in te, come chi è indivisibile e molteplice allo stesso tempo; come chi non era ancora nato e già era figlio di Maharaj Siddhartha; come chi era privo di tutti gli attaccamenti dell’esistenza terrena ma già perfettamente consapevole e pieno della ricchezza della congrega religiosa che è chiamata Samosharan, io imploro te, creatore di innumerevoli meraviglie Signore Mahavira, di rimanere sul cammino della mia vita.

 

Il Gange è perfettamente puro in ogni sula onda e invita gli esseri di questo mondo a bagnarsi nelle sue acque che sempre scorrono nella onniscienza e attraverso le quali queste anime ottengono la perfetta conoscenza, io imploro te Signore dei Signori Mahavira, di rimanere sul cammino della mia vita.

 

Chi da solo, nella sua fanciullezza, ha conquistato le passioni, chi ha vinto in tutti e tre i mondi e chi è diventato il sovrano della felicità e della vita eterna, io imploro te Bhagwan Mahavira di rimanere sul cammino della mia vita.

 

Chi con la sua esistenza ha conquistato la malattia della delusione, chi è il fratello di tutti gli esseri viventi, l’intero mondo ha conosciuto la sua grandezza; chi è uno strumento per l’assistenza di tutti senza alcuna distinzione; chi è rifugio per tutti i monaci, spaventati nel loro peregrinare nel mondo, Signore Mahavira ti prego di rimanere sul cammino della mia vita.

 

Chiunque reciti o ascolti questo Mahaveerashtak scritto con grande riverenza dal Poeta Bhagchand, raggiunge la suprema beatitudine.

 

Script Supplied by Ashok Sethi

By Dr. H. C. Bharill