Il karma il fulcro intorno a cui gira tutto


Il karma il fulcro intorno a cui gira tutto

 

 

Tutto poggia e ruota attorno al pilastro portante della religione Jainista; il karma. Senza la sua credenza non è possibile comprendere tutte le altre teorie con cui sono indissolubilmente legate come l'anima, la reincarnazione, la liberazione, il bene e il male e lo scopo dell’esistenza.

E' essenziale credere nell'esistenza del karma come in quella dell'anima perchè determinerà il modo in cui guarderemo e agiremo nel mondo; l'espansione della sensibilità; della saggezza e un profondo livello di compassione. Alcuni suoi frutti sono l'ottimismo, la nobiltà, la tolleranza e lo sviluppo del senso del sacrificio di sé vissuto non come sottomissione ma come forza dello spirito. Tutte le filosofie orientali credono nella dottrina del karma ma mai come nel Jainismo è così tanto elaborato, sistematico e dettagliato. Il karma a differenza di come è creduto nell’Induismo e Buddhismo non è un mero effetto o una conseguenza, secondo il Jainismo il karma che letteralmente significa azione – reazione è un insieme di particelle materiali che si attaccano all'anima conseguentemente all'azione intenzionale e a tutti gli avvenimenti che sono connessi in un processo infinito di causa – effetto, per questo, tutti gli eventi non sono mai casuali ma hanno una ragione specifica di esistere; ogni anima legata al ciclo delle nascite e delle morti è penetrata da questa sostanza, che le offusca l’intelligenza e l’onniscenza a causa delle attività mentali e fisiche che generano 24 frutti chiamati ‘Dandaks’ accumulati nelle vite precedenti sia per le azioni meritorie (shubh) o non meritorie (ashubh), rispettivamente noti come punya e paap.

Tale sostanza karmica si traduce nella formazione di un corpo casuale (karma sarira) in ogni anima, il quale rimane attaccato ad essa fino alla sua liberazione. Si ha così un personale conto bancario karmico da estinguere nel corso di tante vite e a causa di tutti i karma accumulati e di quelli che continua a creare è imprigionata e passa in una successione di corpi per un ripetuto ciclo di rinascite (per una migliore comprensione tutti i 24 Dandaks li troviamo riassunti nella Bhagwatisutra). La violenza e le altre attività sono le porte attraverso le quali il karma entra immancabilmente. Un'anima affonda dentro di essa come una barca con fori affonda nel mare a causa dell'acqua che entra.

 

Una condizione di vita felice è determinata dal frutto della qualità di azioni morali della vita precedente, alla stessa stregua azioni malvagie della vita presente produrranno infelicità in quella successiva. La teoria Jain cerca di spiegare tale processo specificando le varie cause dell'afflusso karmico e schavitù, ponendo uguale enfasi sulle azioni stesse e le intenzioni che stanno dietro questi atti. I vari tipi di karma sono classificati in base ai loro effetti sulla potenza dell'anima. Queste particelle karmiche si attaccano all'anima ogni qualvolta pensiamo, parliamo, agiamo; vuol dire ogni volta che uccidiamo; ogni qualvolta che mentiamo soprattutto per brutti scopi; che proviamo ira; che siamo avidi e agiamo egoisticamente, ma anche quando siamo sinceri, facciamo del bene e siamo generosi. L'atto di uccidere produce il karma peggiore che possa esistere, esso crea gli effetti più gravi, mentre azioni e pensieri pii generano i migliori karma e fruttiferano in esiti benevoli. Ovviamente una brutta azione fatta volontariamente ha un peso karmico negativo, maggiore, rispetto ad una compiuta intenzionalmente. Il karma è come una palla che torna indietro, nel bene o nel male, che sarà grande tanto quanto sarà forte l'effetto del rimbalzo a seconda della potenza di come la si è lanciata: più si danneggia il prossimo e più si soffrirà o più si amerà e più saremo amati, anche se l'effetto non è automaticamente immediato. Pertanto solo un'anima senza nessun tipo di karma, sia negativo che positivo, può auto-realizzarsi e sganciarsi definitivamente dalla sofferenza, poichè anche dopo la pratica di azioni buone, una volta beneficiato del loro breve o lungo effetto felice, scampando così al dolore e alle sventure della prossima vita, ritorna di nuovo a vivere nella condizione umana e ricomincia tutto dal punto di partenza nella valle di dolore e tribolazione del mondo! I numerosi stadi di sviluppo spirituale legati alle rinascite sono strettamente personali e possono durare anche tantissimi decenni, per cui anche se possiamo nel mondo assicurarci una nascita futura migliore rispetto a quella che viviamo nel presente, non si è raggiunti l'obiettivo finale, poichè rimarremmo ancora intrappolati nel ciclo senza fine della trasmigrazione dell'anima dal momento in cui le nostre azioni produrranno altro karma e ci riporteranno sempre sul piano materiale. Così i Jainisti per raggiungere la definitiva liberazione, considera, la possibilità di trascendere il bene e il male e tutto ciò che genera attaccamento, ma possibile totalmente negli ultimi stadi del progresso spirituale dell'anima (nella fase dell'onniscenza) e per questo che il laico, dopo aver vissuto virtuosamente il proprio cammino di fede, si imbarca verso la strada della vita da monaco, capace di realizzare il grande scopo. Senza la conoscenza dell'anima e i suoi rispettivi stati di coscienza rimarremmo inconsapevoli e quindi ignoranti come se brancolassimo nel buio. Non si studia l'evoluzione dell'anima per fare un utilizzo di discriminazione o per accentuare il proprio ego, ma per comprendere il punto in cui ci troviamo in termini di ‘evoluzione’ per poterci migliorare e avanzare nel nostro viaggio interiore e prendere coscienza di dove si può e si deve arrivare per raggiungere il nostro nirvana come hanno fatto tutti i grandi illuminati dell'umanità. Ci è utile per gli altri, perché è come se fosse una sorta di empatia che permette di percepire e cogliere il bisogno dell'altro e aiutarlo al meglio nel suo percorso, riconoscendo e accettando la sua evoluzione spirituale. Solo la dottrina del karma fornisce una spiegazione logica e razionale al bene e al male, all'apparente ingiustizia terrena che investe gli esseri viventi. Secondo il Jainismo le disuguaglianze, le sofferenze e il dolore sono la prova dell'esistenza del karma; può essere somma o sottrazione, perchè si può aggiungere e si può togliere; sono i piatti di una bilancia che nessuna entità suprema potrà equilibrare, eliminando qualsiasi affidamento su qualche presunta esistenza di grazia o punizione divina, attribuendo le responsabilità unicamente alle azioni individuali; su quei piatti difatti peseranno le azioni positive e negative che creeranno un karma specifico determinando tutto: il tipo di corpo fisico, le attitudini, la diversa specie biologica, la povertà, la ricchezza, la malattia, la salute, il successo, tutte sono il risultato delle azioni delle esistenze precedenti. La credenza al karma e al ciclo evolutivo dell'anima sviluppa nell'individuo una grande responsabilità individuale e sociale e rende il Jainismo una religione prevalentemente etica. Per questo i Jainisti sono molto rispettosi, praticano la tolleranza e la compassione verso ogni essere vivente; anche un moscerino sta compiendo la sua esperienza di crescita, tutti gli esseri viventi sono manifestazione della stessa anima e hanno uguale diritto di esistere, tutti prima o poi raggiungeranno la massima fioritura spirituale.

Facendo un esempio: immaginiamo una barretta magnetica e perni di ferro. Quando il magnete è vicino ai perni, grazie al suo campo magnetico, i perni vengono attratti dal magnete e si attaccano ad esso. Il magnete è l'anima con il suo magnetismo (che ha fin dall'eternità) di attaccamento e avversione (Raag e Dvesh), ossia le quattro passioni di rabbia, avidità, inganno e orgoglio (Chau kashay). Quando il magnete perde il suo magnetismo, i perni cadono automaticamente e non possono più essere attratti da esso. Allo stesso modo quando l'anima raggiunge lo stato di purezza ogni schiavitù karmica è distrutta, essa non attira più karma. Così il Karma nel Jainismo funziona come un meccanismo di auto-sostegno, di legge universale naturale, senza alcun bisogno di un soggetto esterno per la sua gestione. La teoria karmica nel Jainismo opera con la giustizia, non c'è scampo ... 'ciò che si semina si deve raccogliere'. Anche i Tirthankara stessi sono passati attraverso le fasi di emancipazioni per raggiungere quello stato.

 

Ci sono 5 porte per attirare il karma e sono:

Credenza errata della natura della realtà (mithyatva) : cioè non avere la giusta visione del sé. Nella sua ignoranza, un'anima considera il sé come un corpo e questo attrae nuovo karma per l'anima.

• Condotta sfrenata (Avrat),
• Passione come la rabbia, l'avidità, l'orgoglio e l'inganno (Kashay),
• Negligenza, imprudenza (Pramad)
• Attività svolte dalla mente, parola e corpo (Yoga)

8 tipi di karma classificati come distruttivi e non-distruttivi

Il Jainismo riconosce 8 tipi di karma, distruttivi e non disruttivi, da qui hanno radice gli attaccamenti a secondo di cosa coprono o influenzano e 148 legami karmici (uttara prakriti).

 

Quelli ad effetti distruttivi sono:

1) Jnanavaraniya: quello che oscura la conoscenza innata dell'anima.

 

Non riduce in realtà la sua capacità intrinseca di sapere, ma il suo funzionamento rimane limitato poiché l'impatto della luce solare si riduce quando il cielo è offuscato. Allo stesso modo, il funzionamento di questo karma ostacola la manifestazione della abilità della conoscenza dell'anima.

 

2) Darsanavaraniya: quello che oscura le giuste intuizioni

 

Percepire la proprietà dell'anima viene oscurato dal funzionamento di questo karma. Ciò non riduce la capacità intrinseca dell'anima di percepire, ma limita la sua manifestazione. Questo karma è acquisito a causa dell'assenza di convinzione e perdita di fede nei principi della verità.

 

3) Antaraya: quello che oscura il potere del sè

 

Con il funzionamento di questo karma ci sono ostacoli o nel nostro sforzo di realizzazione del sé o nella nostra intenzione di fare qualcosa di buono.


4) Mohaniya, quello che causa le illusioni

Il funzionamento di questo karma illude l'anima causando una percezione sbagliata. A causa di questo karma l'anima non riesce a percepire le realtà e tende ad identificarsi con il corpo effimero, le sue connessioni terrene, le sue acquisizioni, ecc. In tal modo, l'anima percepisce i comfort o i disagi del corpo e dei suoi ambienti come la sua felicità o la sua infelicità. Uno si sente soddisfatto quando tali situazioni sono comode e si sforza di mantenerle in quanto tali. Se le situazioni non sono a suo agio, egli si sforza di cambiare a suo piacimento.


Ad effetti non distruttivi:

5) Vedaniya, quello che produce il piacere e il dolore

 

Con il funzionamento di questo karma, un essere vivente è dotato di situazioni confortevoli o scomode. Le buone azioni hanno portato a questo karma che è shatavedaniya o che può essere sottoposto a sentimenti di felicità e piacere; le azioni malvagie derivano da questo karma essere ashatavedaniya o uno che può essere sperimentato con i sentimenti di infelicità e miserie. Tutti cercano di essere felici. Tuttavia, una parte non ottiene risultati in proporzione ai suoi sforzi. Solo così i fortunati hanno successo e hanno la felicità. Questo fenomeno apparentemente inspiegabile è testimoniato dal funzionamento di questo karma.


6) Agu, quello che determina la durata della vita

 

Come suggerisce il nome, questo karma determina la durata di vita di ogni essere particolare. Di Norma, non è possibile vivere più a lungo o meno del periodo fissato da questo karma. Questo è a prescindere dalla vita divina, umana, animale o infernale. Vi sono tuttavia casi eccezionali in cui le persone dotate di risultati speciali possono ridurre la durata di vita dalle conseguenze per un periodo più breve. Questo è noto come udirana.

 

7) Nama: quello che determina il corpo fisico

 

Con il funzionamento di questo karma si decide che tipo di corpo, mente, intelletto ecc. avrà un essere vivente. Ciò che chiamiamo gati o stato è deciso anche da questo karma. La vita divina, umana, animale o vegetale e la vita infernale sono i quattro stati in cui le anime terrene nascono di tanto in tanto, a seconda di questo karma.

 

8) Gotra: quello che determina la condizione sociale

 

Un essere vivente nasce in un particolare tipo di famiglia con il funzionamento di questo karma. Uno è nato in uno stato nobile, alto o in una famiglia virtuosa a causa del buon karma. Un'altro, per un karma negativo, nasce in un basso status sociale o non ha famigli

 


Nessuna di queste situazioni appartiene veramente all'anima. Non sono, e in nessun caso possono diventare, la parte e la parcella dell'anima. Se
giustamente l'anima capisce, può rimanere inalterata da qualsiasi situazione data e rimanere in serenità. Finché un'anima crede all'sé come un corpo - che sia un buon karma o cattivo karma è aashrav ossia attrazione del karma che è attratto dal corpo. Ogni tipo di attaccamento che sia buono o cattivo deve essere lasciato per raggiungere la liberazione.

   

Evitare nuovo karma e bruciare quello accumulato

E’ possibile liberarsi dal karma attraverso le pratiche spirituali come la purificazione nella condotta. Tale svolgimento è indicato nelle sacre scritture (capitolo la vita dei monaci) ed è regolato da discipline spirituali esteriori e interiori sia per i laici sia per i monaci, ad esempio; il limitare il cibo ad una dieta rigorosamente vegetariana; il digiuno, la meditazione, lo studio delle scritture, il dissolvimento dell'ego, la penitenza, il limitare o rinunciare a ogni tipo di possesso; la compassione universale verso ogni specie vivente, l'umiltà, il pentimento; l'autocontrollo ecc ecc. Questo processo è chiamato 'Nirjara' che significa 'portare via', è l'arresto calcolato delle azioni intenzionali. I monaci rinunciando alla mondanità, sono in grado di seguire correttamente e fino in fondo il difficile percorso, hanno la giusta disposizione mentale e spirituale necessaria allo stile di vita ascetico per poter riuscire ad osservare al massimo grado la Nonviolenza e tutte le pratiche religiose. Anche per i laici è essenziale mantenere un comportamento corretto, etico e predisporsi al giusto atteggiamento, ad esempio l'azione compassionevole deve essere disinteressata, così anche se essa attira il karma non si lega all'anima oppure i frutti dell'azione si estinguono rapidamente. Generalmente alcuni karma si dissolvono dopo aver procurato sofferenza oppure i suoi effetti possono avvenire anche durante le vite successive. L'anima è colma di ego e materialismo, ci vuole molto tempo per estinguere l'egoismo accumulato nelle tante vite precedenti, essa compie del male con il pensiero, la parola e l'azione e danneggerà il prossimo ancora numerose volte prima di giungere alla sua illuminazione; per cui sarà passata e passerà attraverso innumerevoli forme di esistenza: da microbo a pianta, da mucca a macellaio a protettore degli animali, da criminale a un santo. Anche la più buona anima che possiamo incontrare, che si prodiga per il bene con azioni caritatevoli, sarà stata anch'essa nelle sue vite precedenti una anima rudimentale e dato che l'evoluzione parte dai gradini dell'esistenza con un basso stato di coscienza, la sua ignoranza l’avrà indotta a commettere azioni tra le più malvagie. Ma nell'universo nulla è permanente e tutto è in continuo mutamento, eccetto l’anima e l’universo stesso. La percezione dell'anima si espande all'infinito proseguendo la salita verso la scala della divinità, il suo impegno è progredire per non retrocedere, ma non solo, essa deve tendere la mano a chi si trova nel gradino più basso per aiutarlo ad avanzare. Stimolare chi è meno consapevole di noi significa aiutare se stessi, seppur non possiamo cambiare il mondo esterno, possiamo cambiare il mondo dentro di noi. La credenza nel karma sviluppa forza di volontà, tenacia e pazienza, una stabile serenità che agli occhi altrui appare inspiegabile. Tale visione ci permette di rimanere lucidi e calmi, di osservare la nostra stessa vita e quella altrui con equanimità come saggi spettatori, con maggiore senso di giustizia e realismo; di ottenere difficili e nobili obiettivi prendendo coscienza della nostra esistenza come fosse all'interno di un quadro dai mille colori e sfumature il cui autore del dipinto, armonioso o brutto che sia, siamo noi stessi. Per comprendere il rapporto tra il karma e l'anima, il monaco Acharya Somadev (10 ° secolo dC) ha fatto una bella analogia: "E 'proprio come una persona seduta in una barca, la barca porta l'uomo nella direzione in cui spinge la barca”

 

"Ogni volta che l'anima fa esperienza di un certo stato mentale, in quel preciso momento viene resa schiava da un karma buono o cattivo” Saman Suttam 57

 

Una persona è libera di arrampicarsi in cima a un albero, ma, se accade che precipiti, non può fare nulla per evitarlo; analogamente l'essere vivente è libero di accumulare i karma, ma, una volta accumulati, non può più sottrarsi alle loro conseguenze” Saman Suttam

 

Chi ha ottenuto la vittoria sui propri sensi e medita sulla vera natura dell'anima non viene reso schiavo dai karma; come potrebbe il prana, che è fatto di materia karmica, segiure questo individuo? Ecco perché la su anima viene liberata dal ciclo della trasmigrazione” Saman Suttam

 

 

Il dolore è auto-creato, non da altri.

अत्तकडे दुक्खे, नो परकडे

Ogni essere vivente sperimenta i frutti delle sue azioni. Nessun altro può dare piacere o dolore a un altro. Questo principio ci rende responsabili delle nostre azioni.
Quando la responsabilità della nostra felicità è nostra, perché non dovremmo cercare di fare un buon lavoro per guadagnare felicità?
Allo stesso modo, quando siamo completamente convinti di essere l'artefice del nostro stesso dolore, nessun altro; allora, non cercheremo di sfuggire alle cattive azioni? Sicuramente, lo faremo.
Coloro che mangiano in modo irregolare, mangiano cibo pesante, per gusto, mangiano molto più del necessario, invitano
le malattie e quando esse appaiono, giacciono a lungo sul letto. La malattia causata da loro è il risultato della loro stessa colpa - se capiscono questo, non saranno mai preda del gusto. Lo stesso principio di non ripetere i difetti può essere applicato anche per altri errori.
Quindi, dovremmo accettare quel dolore che è auto-creato, non causato da altri.
- Bhagavati Sutra 17/5