Lascia un tuo pensiero sulla non violenza secondo la tua esperienza e sensibilità. Servira' ad arricchire noi e le altre anime in viaggio... Te ne saremo infinitamente grati.

 

La mia vita non violenta

di Gianpaolo Catania

 

Una vera Ahimsà inizia nei piccoli gesti, nel nostro modo di pensare e di affrontare le sfide della vita. Siamo tutti abituati a pensare alla non violenza solo in termini militari, abituati come siamo ad assistere impotenti ad eserciti che si affrontano in nome di apparenti ragioni politiche, ideologiche, religiose, che nascondono però questioni di potere e di denaro. E allora pensiamo che la non violenza sia solo non uccidere nessun altro essere umano.

 

Per il Jainismo la non violenza è molto più profonda e tocca ogni parte della nostra vita. Inoltre allarga l’oggetto di tale comportamento realmente compassionevole comprendendo non solo gli esseri umani ma qualunque altra forma di vita. Ed è qui che sta l’essenza di questa religione, nella costante vigilanza nel tentativo di eliminare o quantomeno limitare il nostro impatto su qualsiasi organismo vivente, dalle piante fino all’uomo, passando per i tanti animali non umani che popolano questo pianeta ben prima del nostro arrivo.

 

Questa rubrica vuole condividere, in pillole, alcune riflessioni sull’Ahimsà, calata nel mio, nel nostro quotidiano, non tanto per indicare regole ma per interrogarmi e condividere mie riflessioni per rendere la mai esistenza più pacifica verso me stesso e verso ciò che mi circonda, il pianeta tutto.

 

Anche se chi scrive ha abbracciato i principi della religione jainista, questo non vuol dire che ciò sia sinonimo di perfezione. La pratica più somma è osservata dagli splendidi monaci e monache Jain che vivono in particolare in India, culla della spiritualità. Come laico mi ispiro a loro nel difficile cammino in questa confusa società industriale, così ricca di contraddizioni.

 

Ecco che questa finestra diventa in primis un diario, un luogo di riflessione di un laico Jain, nel difficoltoso cammino verso la purezza, aperto non solo ai Jain ma soprattutto a chi Jain non è e desidera porsi domande. Perché il nostro karma ci ispira proprio ad interrogarci, perché è solo domandandoci la ragione dei nostri comportamenti e di ciò che ci circonda che potremo trovare il giusto cammino verso la nostra eterna gioia, vivendo in pace con noi stessi e con tutto lo straordinario pianeta e tutti i suoi abitanti.

Io e gli insetti

Piccoli, invisibili, circondano la mia vita in ogni suo attimo. Per tanti anni non mi sono curato di loro, anzi li ho considerati esseri inferiori e quando questi mi disturbavano o mi pungevano ho provveduto ad eliminarli, senza il benché minimo rimorso. E’ qualcosa che mi è stato insegnato e che ho seguito senza mai pormi domande, senza mai interrogarmi sulla loro natura e sempre considerandomi come in diritto di averne il predominio.

 

Perché ho usato il termine “inferiori”? Perché non ho mai lontanamente pensato di far fuori un vicino di banco dispettoso o un parente assillante, neanche qualcuno che si opponesse direttamente a me. Ma gli insetti quelli no, non rientravano certo in quella categoria.

 

Il mio percorso spirituale ha risvegliato in me quella coscienza che ogni piccolo bambino ha, naturalmente in equilibrio anche con le forme di vita più piccole come le formiche, che egli guarda sorpreso e che non schiaccia. Ed ecco quindi sentire il bisogno di non uccidere neanche loro, neanche le “odiose” zanzare. Ebbene sì, naturalmente amo e rispetto anche loro. Ma come si può osservare questa scelta vivendo in zone così altamente popolate da questo assai noto insettino?

Per prima cosa ho deciso di proteggermi a dovere in casa. Le zanzare, insomma, non dovrebbero entrare. E se la cosa capita? Allora mi adopero per riportarle fuori. Come? Ho escogitato una tecnica con un sacchetto. Disturbo, senza nuocerle, l’insetto e quando scende più al mio livello lo “catturo” con la busta e lo riporto fuori. Se anche questa tecnica fallisce allora “sopporto” la loro puntura perché legata alla loro natura che ha lo stesso diritto della mia di esprimersi anche se questa mi causa un fastidio. Potreste sorridere se vi dicessi che le zanzare sembrano riconoscere questa mia intenzione. Se qualche zanzara “scappa” e siamo più di uno in camera, io non vengo toccato.

 

Cosa fare per tutti gli altri insetti che non mi disturbano affatto? Come moscerini e formiche? Quando cammino cerco di stare attento a dove metto i piedi, e questo mi aiuta oltretutto a evitare di pestare anche altro o farmi male. Dico “cerco” perché la mia vigilanza non è sempre costante. E’ lo sforzo però che mi riempie di gioia, per il semplice fatto di provarci. E poi uso l’auto di sera solo se è necessario. Quando si fa buio gli insetti vengono attirati dalla luce. Se sono alla guida quando ormai è buio, rallento e cerco di stare attento a chi (non riesco proprio a chiamare un insetto “cosa”) può infrangersi contro i fanali o il parabrezza.

 

Dopo questa breve riflessione posso dire di non ucciderne uno? Assolutamente no. Ma la vera mia attenzione è posta ad essere sempre vigile. E se qualche volta accade sento il peso sul cuore così come se avessi ucciso un altro essere per il quale prima stavo molto più attento come un gatto o un cane.

 

E’ un percorso, cari amici, non l’arrivo. E forse, da laico mi interrogo guardando i miei fratelli che hanno deciso di fare della loro vita una vita con la minore Ahimsà possibile, è proprio in questo sforzo che posso imparare tanto.

 

Commenti: 5
  • #5

    Luca C - Jain (sabato, 23 settembre 2017 11:54)

    A volte mi pongo le seguenti domande: “Qual’è il significato della vita?”, “Perchè siamo su questa terra?” “Qual’è il nostro compito?”. Rifletto e cerco di darmi una risposta da solo. Penso a quanta violenza c’è nel mondo… Credo che ciascuno di noi ha il compito di essere un “missionario della pace”… Invece no, siamo anche noi dei violenti, ci arrabbiamo, siamo avidi, orgogliosi ecc.. Fermiamoci un secondo e cerchiamo di regalare un sorriso, ringraziare e dire ti voglio bene.
    Sconfiggiamo la rabbia, l’orgoglio, l’avidità ecc.
    Preoccupiamoci di una persona quando sta male attivandoci ad alleviare la sofferenza e il dolore.
    Siamo felici quando l’altra persona è felice.
    Accogliamo, sfamiamo una persona bisognosa o un essere vivente più disagiato, bisognoso di cure e assistenza.
    Insomma, dovremmo sempre amare e voler bene il prossimo rispettando e amando tutti anche la natura e gli animali.
    Questo è il vero compito di ciascuno di noi!
    La non violenza! L’amore per il prossimo!

  • #4

    Samanta (venerdì, 16 giugno 2017 15:20)

    Ti ringrazio Silvia per aver condiviso con noi l'esperienza di compassione che stai vivendo e per tentare al meglio di non ferire tutti gli esseri viventi. Siamo onorati di leggere le tue luminose intenzioni frutto sicuramente di un percorso consapevole dove alla base c'è il rispetto e la sincerità. Per qualsiasi cosa possiamo fare per te puoi sempre contattarci. Ti auguro tanta forza di volontà, luce e serenità. Grazie

  • #3

    SILVIA (sabato, 10 giugno 2017 13:28)

    Sono diventata vegana per amore verso gli animali..un po' per volta ho eliminato gli alimenti che inevitabilmente causano sofferenza e morte. Prima la carne, poi il pesce, e quindi latte, uova, formaggi, miele, e così tutti i derivati animali. Questa scelta non mi ha comportato nessuna sofferenza, anzi..: la sera, prima di addormentarmi, mi chiedo se qualche animale sia stato umiliato o ucciso per me e mi addormento serena, sapendo che niente di tutto ciò è successo. Ora, dovrò imparare ad eliminare i vegetali che possono essere utili a microrganismi e insetti vari..nutrendomi solo di quanto sarà necessario alla sopravvivenza !..Questo mi viene insegnato dal jainismo e dal mio cuore, per l'amore verso tutti gli esseri viventi...; la strada è lunga ma il percorso è necessario. Grazie!

  • #2

    Luca D (sabato, 21 gennaio 2017 22:44)

    Rispetto, attenzione, vigilanza... Ecco: vigilanza, il sentirsi parte del mondo e quindi vicini a tutte le sue creature, averne cura e protezione, portando rispetto. La non violenza ci porta all'approccio rispettoso, attento, vigile col prossimo, moscerino o umano che sia. Un approccio gentile e delicato, come la Vita che va riconosciuta in ogni sua forma, condivisa e protetta. Non violenza come l'aver cura, ristabilimento di equilibrio, strumento di pace.

  • #1

    Lorenzo (sabato, 21 gennaio 2017 00:51)

    Complimenti Gianpaolo dei tuoi pensieri e del tuo bellissimo percorso di non violenza, hai tutta la mia stima.
    grazie


Il Jainismo supporta la compassione disinteressata, non il pietismo.

Di Samanta Orsini Jain

 

L'etica jain è conosciuta come "Aachar Mimansa" e la morale come"Naitikta", l'etica jain è sostenuta da un ragionamento metafisico considerando che non esiste una cosa come “moralmente jainista”. La morale è basata sulla società in cui viviamo e si adegua nel tempo a nuovi usi, costumi ed esigenze, modificandosi e rinnovandosi da vecchia a nuova, mentre l'etica rimane immutabile. Per fare un esempio, una volta era moralmente accettabile che un marito vendicasse il proprio onore uccidendo la moglie che lo tradiva, oggi invece è ritenuto un omicidio.

 

Ci poniamo una domanda, è eticamente corretto essere pietosi verso la sofferenza degli altri? Il jainismo non sostiene il sentimento di pietà (Daya) ritenendolo un sottoprodotto dell'ego; il bisognoso diventa un mezzo di sfruttamento per soddisfare la persona che offre il suo aiuto, perché ha l'esigenza di sentirsi su un piano superiore attraverso opere buone per auto-compiacersi, attendendosi un ritorno: meriti e riconoscimenti. Il cibo che nutre l'ego dell'altruismo mascherato è la vanità, in cui non esiste un reale desiderio di alleviare il dolore degli altri, l'azione è spinta da un calcolo, da un interesse psicologico-emotivo personale; si agisce per se stessi, per egoismo o per debolezza , per cui non ci si dona realmente e quello che si fa in realtà non è gratuito.

 

Mentre l'autentica compassione (karuna) è trasformazione interiore, è sinonimo di 'risveglio spirituale alla percezione dell'Unicità della vita'', attraverso l'amore universale e il desiderio sincero di annientare la sofferenza di tutti gli esseri viventi, di rendere felice la vita degli altri con gentilezza, pace e gioia senza chiedere nulla in cambio. La compassione raggiunge livelli profondi se è unita all'empatia, che significa essere capaci di immedesimarsi nelle persone, negli animali e la natura comprendendone i punti di vista, i sentimenti, i bisogni e sentendo nella propria pelle la sofferenza e felicità dell'altro. Se ci capita di incontrare un povero possiamo fargli una donazione offrendo cibo o dei soldi, ma siamo disposti a camminare mezzo miglio con lui nella sua angoscia? Il primo modo di comportarci è pietoso (Daya), un liberarsi la coscienza, il secondo è empatico (Karuna).