Alcuni precetti seguiti dai monaci


 

Regole su attenzione e autocontrollo

 

 

L'attenzione e l'autocontrollo sono pratiche importantissime per i monaci Jain, essi li osservano rigorosamente.

 

Mahavira disse ” La persona che è disattenta nelle sue azioni è certamente colpevole di violenza, indipendentemente dal fatto che uccida o non uccida un essere vivente. Invece, la persona che è attenta e vigile nell'osservare i samiti (forme di attenzione) non sperimenta la schiavitù del karma, e ciò perché nelle sue azioni non può verificarsi alcuna violenza. Il monaco che osserva i samiti, restando sempre attendo nelle sue attività, può commettere himsa (violenza) a causa di una svista; in questo caso, c'è solo una violenza esteriore (dravya himsa) e non interiore. Invece una persona negligente è colpevole di violenza interiore (bhava-himsa) anche se non ha causato una violenza esteriore uccidendo un essere vivente. Quando la negligenza di una persona, di un asceta o un laico, provoca un danno, sarà presente sia la violenza esteriore (fisica) sia la violenza interiore (mentale). Il monaco saldo nell'osservanza dei samiti non causerà nessuna violenza grazie alla purezza della sua anima; non provocherà nessuna violenza né esteriore né interiore. Quando un minuscola creatura vivente viene accidentalmente schiacciata dal piede di un monaco che è attento ai propri movimenti, le scritture sostengono che egli non si attirerà nemmeno un po' di karma negativo; infatti il monaco non è responsabile di questa violenza involontaria. Come la possessività nasce dal senso dell'attaccamento, così la violenza nasce dal senso di uccidere. Saman Suttam

 


 

Il monaco deve rispettare 8 precetti sull'attenzione che come accennato sopra sono chiamati samiti per l’attenzione e gupti per l’autocontrollo

 

Le 5 forme di attenzione sono:

 

Essere vigili nel camminare

 

Mahavira disse “Il monaco si muove con cautela, che sta in piedi con cautela, che sta seduto con cautela, che mangia con cautela e che parla con cautela, non sarà colpito dai karma malvagi. Di giorno, quando è necessario uscire per un qualsiasi lavoro, la pratica di iryasamiti consiste nel camminare sulla strada guardando davanti a sé alla distanza di quattro cubiti per evitare di uccidere qualche minuscola creatura vivente. Analogamente, non si dovrebbe camminare in linea retta in mezzo ai vari esseri viventi che si radunano ai bordi delle strade per sfamarsi: ci si dovrebbe muovere in modo cauto” Saman Suttam

 

 

 

Essere vigili nel parlare

 

Mahavira disse “Anche quando viene interpellato, un monaco non dovrebbe mai pronunciare una parola peccaminosa, una parola insensata o una parola malevola, né nel suo interesse né nell'interesse di un altro o di entrambi. Un monaco non dovrebbe usare parole dure, né dire ciò che è dannoso (anche se vero) per altri esseri viventi, perché ciò è peccaminoso. L'attenzione nel parlare (bhasasamiti) consiste nell'evitare di dire calunnie, di dire cose ridicole, di rivolgere accuse agli altri, di autolodarsi o di raccontare storie incredibili. Questi modi di parlare non portano a niente di buono né a se stessi né agli altri. Un monaco saggio dovrebbe dire soltanto ciò che ha visto; il suo discorso dovrebbe essere breve, senza ambiguità, ed egli dovrebbe esprimersi in modo chiaro, senza parlare a vanvera e senza causare ansia” Saman Suttam

 


 

Essere vigili nell'elemosinare

 

Mahavira disse “Il monaco che mendica il cibo, un utensile o un giaciglio, controllando la provenienza, la preparazione e il modo di riceverli, pratica la vera attenzione (samiti) nel campo dell'elemosina. Un monaco non dovrebbe cibarsi per acquisire forza fisica, per provare piacere o per il miglioramento delle condizioni del corpo e dell'aspetto, ma solamente per acquisire la conoscenza, l'autocontrollo e la meditazione. Un monaco che desidera mentalmente cibarsi di cibo preparato violento, accumula karma negativo anche se in quel momento sta mangiando un cibo preparato in modo non violento. Invece, il monaco che è sempre alla ricerca di cibo puro (cioè ottenuto in modo non violento) è egli stesso puro e irreprensibile, anche se per caso ha ricevuto inconsapevolmente un cibo preaparato in modo violento” . Saman Suttam

 


 

Essere vigili nel ricevere e nel riporre il cibo offerto

 

Se un monaco compie attentamente la prescritta ispezione visiva, pulendo e sistemando le cose che riceve, pratica una forma di samiti. Saman Suttam

 


 

Essere vigili nell'espletare i bisogni corporali

 

Mahavira disse “Un monaco dovrebbe espletare i propri bisogni fisiologici in un luogo solitario, libero dagli insetti e dall'erba, nascosto, spazioso, privo di inconvenienti: questo significa osservare l'utsarga-samiti”. Saman Suttam

 


 

Le tre forme di autocontrollo

 

controllo della mente

 

Mahavira Disse “Un monaco attento dovrebbe impedire alla propria mente di concepire pensieri malvagi (samrambha) e di pensare a strumenti che possono fare del male agli altri esseri viventi ( samarambha) e di immaginare azioni malvagie (arambha)”. Saman Suttam

 


 

Controllo della parola

 

Mahavira disse “Un monaco dovrebbe controllare le proprie parole non appena provi inclinazione verso pensieri di espressioni malvagie, verso tentativi di espressioni malvagie e verso espressioni malvagie”. Saman Suttam

 


 

Controllo del corpo

 

Mahavira disse “Un monaco attento dovrebbe controllare il proprio corpo non appena tenda a pensare a un progetto che possa causar sofferenza ad altri, a oggetti che possono causare sofferenza ad altri o a un'azione che possa causare sofferenza ad altri. Saman Suttam

 


 

La pratica della penitenza

 

Mahavira disse La moltitudine dei karma positivi e negativi accumulati durante le infinite trasmigrazioni può essere distrutta con la pratica delle penitenze: in tal caso le penitenze portano all'espiazione”

 

I monaci seguono 12 penitenze che si suddividono in esteriori ed interiori

 

Le penitenze esteriori

 

Digiunare.

 

Mahavira disse “Colui che volontariamente rinuncia al cibo per uno o più giorni per purificare l'anima dai karma, pratica la penitenza esteriore del digiuno. Il monaco che si nutre poco per studiare le scritture è detto tapasvi, cioè uno che pratica la penitenza secondo le scritture. Ma la penitenza del digiuno senza lo studio delle scritture equivale solamente a soffrire la fame. Il digiuno costituisce penitenza quando la persona che lo compie non ha nessun tipo di pensiero negativo, quando non si determina un indebolimento corporale e quando le attività della mente, della parola e del corpo mantengono tutto il vigore. Una persona dovrebbe decidere di digiunare dopo aver preso in considerazione la propria forza fisica, la propria resistenza, la propria fede, il proprio stato di salute, il luogo e il tempo. In breve anche il soggiogamento dei sensi viene chiamato <digiuno>; dunque, coloro che hanno vinto i loro sensi vengono definiti <digiunatori> anche quando assumono cibo. La purezza interiore raggiunta dall'individuo che è ben istruito nelle scritture, anche se si nutre regolarmente, sarà molte volte più grande della purezza della persona che non conosce le scritture ma che digiuna per due, tre, quattro o anche cinque giorni”. Saman Suttam

 


 

Mangiare meno del normale

 

Mahavira disse ”Una persona che si nutre con una piccola quanità di cibo, meno di un morso della sua porzione normale, pratica la penitenza chiamata unodari, cioè il digiuno parziale”. Saman Suttam

 


 

Chiedere l'elemosina.

 

Mahavira “Chi accetta l'elemosina dopo aver delimitato la quantità, il donatore, la ciotola che la contiene e il tipo di contenuto adempie alla penitenza chiamata vrttiparisankhyana, cioè la imitazione delle cose mendicate” Saman Suttam

 


 

Rinunciare alle ghiottonerie.

 

Mahavira disse “Il monaco che evita cibi gustosi come, il latte, le cagliate e il burro. E mette le pietanze su di una foglia, pratica la penitenza rasaparityaga, cioè la rinuncia ai cibi prelibati”. Saman Suttam

 


 

Mortificare il proprio corpo.

 

Mahavira disse “Adottare una rigida postura del corpo immobile, come virasana, ecc, che procura all'anima la beatitudine, costituisce la penitenza chiamata kayaklesa, cioè la mortificazione del corpo”. Saman Suttam

 


 

Abitare da soli.

 

Mahavira disse “La penitenza che consiste nel tenere il giaciglio e il sedile in un luogo solitario e non frequantato da membri dell'altro sesso e da animali, viene chiamata viviktasayyasana, cioè abitare in solitudine”. Saman Suttam

 


 

La penitenza interiore

 

Le 6 penitenze interiori sono: l'espiazione dei peccati, l'umiltà, il servizio del maestro, lo studio delle scritture, la meditazione, l'immobilità del corpo durante la meditazione.

 


 

L'espiazione dei peccati

 

Mahavira disse “L'osservanza dei voti, l'attenzione, la continenza, l'autocontrollo e il soggiogamento dei sensi portano all'espiazione e dovrebbero essere praticati di continuo. Controllare l'ira e altri sentimenti, acquietare i pensieri intensi, contemplare le proprie virtù: questo costituisce l'espiazione dal punto di vista reale. La moltitudine dei karma positivi e negativi accumulati durante le infinite trasmigrazioni può essere distrutta con la pratica delle penitenze: in tal caso le penitenze portano all'espiazione. La confessione, il pentimento contemporanei, la retta discriminazione, la rinuncia, le penitenze, la parziale riduzione della propria posizione di anzianità, la completa esclusione per un determinato periodo dal sangha (comunità dei monaci) e la reiterazione della fede: questi dieci elementi costituiscono l'espiazione. Un azione malvagia compiuta sia intenzionalmente sia non intenzionalmente dev'essere confessata con mente serena. Come un bambino parla delle sue buone e cattive azioni in maniera diretta, così si dovrebbe confessare la propria colpa con la mente dalla falsità e dall'orgoglio” . Saman Suttam

 


 

L'umiltà

 

 

 

Mahavira disse “Alzarsi quando arriva una persona più anziana, darle il benvenuto con le mani giunte, offrirle un posto d'onore, servirla con un sentimento di devozione: questo costituisce l'umiltà. Se un anziano viene insultato, questo diventa un insulto per tutti; se viene venerato, tutti vengono venerati. L'umiltà è la virtù primaria secondo le scritture del Jina; la persona umile acquisisce l'autocontrollo. Dove sono la religione e le penitenze per chi ha perso l'umiltà?. L'istruzione acquisita con umiltà dà frutti in questo mondo e nell'altro mondo. Come una pianta non può crescere senza acqua, così l'istruzione non darà frutti senza umiltà. Quindi a tutti i costi non si dovrebbe abbandonare l'umiltà. Anche la persona con poca conoscenza delle scritture può annullare i suoi karma, se è umile. Saman Suttam

 


 

Il servizio del maestro

 

Mahavira disse “Servire un monaco (vaiyavrtya) consiste nel fonirgli il letto, la dimora, il sedile e una corretta pulizia degli utensili, e nel predisporgli con il dovuto rispetto, il cibo i medicamenti, la lettura delle scritture e l'eliminazione dei rifiuti. Proteggere e curare un monaco che si è affaticato nel cammino, che è stato minacciato da un ladro, da un animale selvaggio o dal re, che è stato ostacolato da un fiume o afflitto da una malattia contagiosa o dalla carestia: tutto ciò è servire un monaco” . Saman Suttam

 


 

Lo studio delle scritture

 

Mahavira disse “Lo studio delle scritture (svadhyaya) assume cinque forme: 1 leggere il testo delle scritture; 2. porre dei quesiti; 3. la ripetizione, 4. la riflessione; 5. la narrazione dei discorsi religiosi che cominciano con la lode dei Jina. Chi studia le scritture con devozione e senza alcun desiderio di elogio, di onori o della purificazione dei suoi karma avrà il beneficio della conoscenza delle scritture, che conduce alla felicità. Un monaco che ha studiato le scritture tiene i cinque organi di senso sotto controllo, pratica i tre gupti (cioè controlla mente, parola e il corpo), concentra la mente e osserva l'umiltà. Tra le 12 penitenze, interiori ed esteriori, che possono essere sperimentate da un saggio, non c'è niente che equivalga allo studio delle scritture”. Saman Suttam

 


 

La meditazione

 


 

Mahavira disse ”La perfetta meditazione si ottiene attraverso la conoscenza e la distruzione dei karma si ottiene attraverso la meditazione; la liberazione è il frutto della distruzione dei karma: dunque ci si dovrebbe costantemente impegnare nell'acquisizione della conoscenza”. Saman Suttam

 


 

L'immobilità del corpo durante la meditazione

 

Mahavira disse ”Il monaco che non muove il corpo quando dorme, quando sta seduto e quando sta in piedi, e che controlla tutte le attività del corpo, osserva la sesta penitenza, quella dell'immobilità del corpo. I benefici del praticare la meditazione con il corpo immobile sono: la rimozione dell'apatia corporale e mentale, lo sviluppo della capacità di sopportare sia il dolore che il piacere, l'acquisizione di una riflessione profonda e l'accrescimento della forza di concentrazione nella meditazione pura”. Saman Suttam

 


 

Precetti sulla meditazione

 

Per un monaco la meditazione rappresenta la parte più vitale della religione; è come per il corpo o le radici per l'albero. Un Saldo stato di calma mentale costituisce la meditazione, mentre lo stato di attività mentale può essere impiegato nella contemplazione, nella riflessione profonda e nel pensare. Come il sale si scioglie quando viene a contatto con l'acqua, così, quando la mente è assorbita nella meditazione, il fuoco dell'anima brilla luminosamente, bruciando sia i karma fausti sia quelli infausti. Una persona impegnata nella meditazione dovrebbe essere seduta nella posizione palyanka, dovrebbe fermare tutte le attività della mente, della parola e del corpo, dovrebbe fissare lo sguardo sulla punta del naso e dovrebbe rallentare l'espirazione e l'inspirazione. Una persona, dopo aver condannato la propria condotta malvagia, aver implorato il perdono di tutti gli esseri viventi, aver rinunciato alla negligenza e dopo aver acquisito la calma della mente, dovrebbe intraprendere la meditazione fino a che non le appaia l'oggetto sesso della meditazione. Un monco che vede che l'anima è distinta dal corpo così come da ogni altra forma di proprietà esteriore e interiore, diventa libero da tutti gli attaccamenti e intraprende una rinuncia assoluta al corpo e a tutti gli altri oggetti esteriori. E' veramente assorbita in meditazione quell'anima che durante il tempo per la meditazione pensa < Io non appartengo agli altri e gli altri non appartengono a me, in quanto io sono solo e sono pura conoscenza>. In verità, se un monaco, durante la meditazione, non raggiunge la conoscenza della vera natura della propria anima, non può assicurarsi la purezza; sarà infelice come la persona che fallisce nel custodire una pietra preziosa. I beati non prendono in considerazione né ciò che appartiene al passato né ciò che esisterà nel futuro. Senza dubbio un grande saggio libero da tutte le immagini, concentrando i pensieri su ciò che esiste nel presente, dapprima inaridisce e poi annienta tutti i karma. Non compiere nessuna azione corporea, non pronunciare nessuna parola, non concepire nessun pensiero; così sarai concentrato . Certamente si raggiunge la suprema meditazione quando l'anima è impegnata nella concentrazione su se stessa. La mente assorbita nella meditazione non è turbata né dalle miserie nate dalle passioni, né da quelle nate dalle attività mentali, né dalla gelosia, né dal rimorso, né dalla tristezza. Un monaco coraggioso non viene toccato né spaventato dalle afflizioni e dalle calamità; la sua mente non s'infatua in nessun modo, neppure delle illusioni celesti. Bisognerebbe intraprendere la meditazione sui tre stati che tecnicamente sono chiamati pindastha, padastha e ruprahitatva, i quali corrispondono rispettivamente a un'anima incarnata nel modo ordinario, a un'anima incarnata che ha ottenuto l'onniscenza e a un'anima liberata”. Saman suttam

 


 

Un monaco compie 12 riflessioni.

 

Sulla transitorietà, sulla debolezza umana, sulla solitudine, di ognuno, sulla diversità tra il corpo e l'anima, sull'esistenza terrena, sul mondo terreno, sull'impurità del corpo, sull'afflusso dei karma, sull'interruzione dell'afflusso dei karma, sulla liberazione dei karma, sulla religione e sull'illuminazione. Saman Suttam

 

Dopo aver messo da parte la grande illusione, e riflettendo che tutti gli oggetti dei sensi sono transitori, coltiva una mente distaccata, in modo da ottenere la suprema beatitudine. Saman Suttam

 


 

Equanimità

 

I Monaci che stanno cercando la via suprema della liberazione assomigliano a un leone (nel coraggio), a un elefante (nella dignità), a un oro (nella forza), a un cervo (nello stare eretti), a un qualunque animale (nella libertà dagli attaccamenti), al vento (nell'essenza di compagnia), al sole (nella brillantezza), a un oceano (nella serenità), al monte Mandara (nella fermezza), alla luna (nella calma), a un diamante (nella lucentezza), alla terra (nella pazienza), a un serpente (nell'essere senza riparo) e al cielo (nell'essere indipendenti).

 

Un vero monaco mantiene l'equanimità sia quando ha successo sia quando fallisce, sia quando è felice sia quando è infelice, sia nella vita sia nella morte, sia quando viene criticato sia quando viene elogiato, sia quando viene onorato sia quando viene denigrato. Egli è totalmente insensibile agli onori, alle passioni, alle punizioni, alle afflizioni e alla paura; è imperturbabile e libero dalle gioie e dalle tristezze. Sappi che la condizione mentale, e non l'abito, è il segno di distinzione della spiritualità. Il Jina afferma che è la condizione mentale che causa i vizi e le virtù. La rinuncia al possesso esteriore è ciò che conduce alla purezza mentale. Ma la rinuncia al possesso esteriore è inutile se non è unita ad un'interiore adesione al non attaccamento. Chi non è attaccato al proprio corpo, è completamente libero dalle passioni come l'orgoglio e ha un'anima assorbita in se stessa è un vero monaco. Saman Suttam

 


 

Precetti sulla religione

 

La religione è supremamente benefica; la non- violenza, l'autocontrollo e l'ascesi sono la sua essenza: Anche gli dèi s'inchinano davanti a colui la cui mente è continuamente assorta nella religione. La natura essenziale di una cosa si chiama dharma. Le dieci virtù (la clemenza ecc) sono le dieci forme di dharma. I <tre gioielli> (la rette fede, la retta conoscenza e la retta condotta) costituiscono la religione del dharma. Anche dare protezione a un essere vivente viene chiamato dharma. La suprema clemenza, la suprema umiltà, la suprema rettitudine, al suprema sincerità, la suprema purezza, il supremo autocontrollo, la suprema ascesi, la suprema rinuncia, il supremo non possesso e la suprema castità costituiscono la religione delle dieci virtù. Colui che non si fa travolgere dall'ira anche quando è toccato da terribili afflizioni, causategli dagli dèi, dagli esseri viventi o dagli animali, ha una perfetta pazienza. Il monaco che non si vanta, neppure in modo lieve, della famiglia, della bellezza, del carattere, della castità, dell'erudizione, delle penitenze o della conoscenza delle scritture, osserva la religione dell'umiltà. Il monaco che evita di parlare in modo da ferire gli altri, e che parla di ciò che è buono sia per sé sia per gli altri, osserva le virtù della sincerità. Una persona che dice la verità diventa degna di fiducia come una madre, degna di venerazione come un maestro e cara come un familiare. La sincerità è la dimora dell'ascesi, dell'autocontrollo e di tutte le altre virtù; davvero la sincerità è il luogo d'origine di tutte le altre nobili qualità, così come l'oceano è il luogo d'origine dei pesci. In verità io sono solo, puro, eterno, senza forma e in possesso delle qualità della percezione e della comprensione; eccetto queste qualità, non c'è niene, neppure un atomo, che sia mio. Saman suttam

 


 

Io perdono tutti gli esseri viventi e possono tutti gli esseri viventi perdonarmi; nutro sentimenti di amicizia verso ogni essere vivente e non provo inimicizia verso nessuno.

 

Se in passato mi sono comportato nei tuoi confronti in modo sbagliato a causa di una mia disattenzione, ti chiedo sinceramente scusa, con il cuore puro ( cioè senza acredine e senza passione). Saman Suttam

 


 

Possano gli insegnamenti dei Jina, che danno a tutte le anime la capacità di attraversare l'infinito oceano dell'esistenza terrena e che offrono protezione a tutti gli esseri viventi, prosperare per sempre. Ciò che desideri per te stesso desideralo anche per gli altri, ciò che non desideri per te stesso non desiderarlo neppure per altri: questo è l'insegnamento dei Jina.

 


 

Saman Suttam 17, 24

 


 


 

I cinque grandi voti             Mahavatras


 

I cinque grandi voti - Mahavatras

 


 

Per realizzare il percorso dei tre gioielli della retta fede, retta conoscenza e retta condotta, è necessario che i monaci osservino per tutta la vita cinque grandi voti.

 


 

Il primo voto è quella della non violenza - Ahimsa mahavrat

 

La non violenza è il cuore pulsante del Jainismo in essa si fonda tutta la sua dottrina, i Jina affermano che la non violenza è la suprema religione (Ahimsa Parmo Dharma), per i monaci è il più alto valore e dovere religioso, è pratica essenziale perchè porta l'interruzione dell'afflusso karmico e l'annientamento del Karma accumulato per raggiungere la purezza dell'anima ed infine il nirvana. L'onniscente Mahavira enunciò “Non ferire, abusare, opprimere, schiavizzare, insultare, tormentare o uccidere qualsiasi essere vivente”, tutti gli esseri viventi vanno trattati con uguaglianza, con rispetto e compassione a prescindere dalla loro forma fisica.

 

Precetto: La condizione mentale di chi non vuole uccidere gli esseri viventi, rispettandoli in base alla loro specie, al luogo della loro nascita e alle loro peculiarità (marganasthana), viene chiamato il primo voto (non uccidere) Saman Suttam

 

Per cui gli asceti prendono il voto delle “Sei protezioni degli esseri viventi” mobili ed immobili che sono nell'universo e sono divisi in cinque categorie secondo i loro organi di senso (vista, udito, olfatto, tatto, gusto)

 

 

 

Cinque sensi - umani, animali, uccelli, esseri celesti ed esseri infernali
Quattro sensi - mosche, api, ecc
Tre sensi - formiche, pidocchi, ecc
Due sensi - vermi, percola, etc

 

Un senso – le piante, corpo di acqua, di aria, di terra, di fuoco.

 


 

Per cui i monaci al massimo delle loro possibilità, devono osservare la non violenza evitabile e inevitabile senza fare distinzione tra “piccolo e grande” evitando di uccidere anche le più minuscole forme di vita come i microorganismi.

 


 

Il secondo voto è la verità assoluta -Satya mahavarat

 

Questo voto significa la comprensione e la realizzazione della vera natura dell'esistenza e di se stessi. Significa andare oltre le costruzioni mentali e accettare la realtà così com'è e essere veritieri verso di essa, vedere le cose così come sono senza giudicarle buone o cattive; affrontare la verità senza paura, essere umile e aperto a nuove scoperte e tuttavia accettare che non vi è nessuna scoperta finale o definitiva. I monaci dovrebbero sempre dire la verita ' e non mentire mai, né dire la verità mescolata con la menzogna, la verità dubbia o completa falsità. La verità è da osservare nel discorso, con la mente e le azioni. Non si deve praticare una falsità, chiedere ad altri di farla o approvarla in chi la compie. Un monaco saggio parla solo dopo un'attenta riflessione di cose incerte. Non utilizza parole dure e rimane in silenzio se una verità può causare dolore o anche morte a qualsiasi essere vivente; si lascerebbe morire dalle torture di un cacciatore piuttosto che rivelargli dove si è nascosto l'animale che cerca per ucciderlo. Oltre al fatto se una verità può essere piacevole o spiacevole, la cosa più importante è l'intenzione di sentimenti puri e quindi se viene detta con rabbia o inganno per infliggere del male oppure con sincerità per fare del bene; non è sufficiente essere sinceri, ma pensare bene per poter con umiltà dire tutto quello che vogliamo, spesso una verità espressa da un bugiardo che lo fa con cattiveria, rabbia ed è in mala fede può essere molto dannosa. Dire la verità richiede coraggio morale ed appartiene solo a quelli che hanno vinto contro i propri nemici interiori come l'avidità, la paura, rabbia, la gelosia, l'ego, la frivolezza e che si avvicinano alla dimensione più pura della propria anima.

 


 

Il terzo voto è non rubare - Asteya mahavart

 

Questo voto significa che non si deve mai prendere nulla senza aver prima chiesto il permesso al proprietario. Se si prende più dalla natura ciò che soddisfa il proprio bisogno essenziale, si sta rubando alla natura.

 


 


 

Il quarto è il voto del celibato - Bramacharya mahavrat

 

I monaci non hanno alcuna attività sessuale, tutta la loro energia è totalmente assorbita dalla vita spirituale, per i Jain gli spermatozooi sono considerati delle vite e disperderli significherebbe ucciderli. Il celibato è un ulteriore liberazione dalla schiavitù dei sensi che creano desideri e a loro volta legami e attaccamento. Ma Bramacharya ha un significato più ampio, i monaci provano solo amore spirituale, divino, amore dell'anima disinteressato verso ogni creatura vivente. Affermò Shree Jainendra Kumar “io considero mio padre e compagno di vita come madre e ora anche la madre dei miei figli mi appare come una madre. Quando sentiamo questo e i nostri sentimenti diventano così puri allora noi lo chiamiamo brahmacharya”. Bramacharya riguarda i sentimenti interiori, ossia purezza di pensieri.

 

 

 

Il quinto e ultimo voto è il non possesso e il non attaccamento (aparigraha mahavrat)

 

Tutti gli ultimi quattro voti sono la conseguenza del primo, della nonviolenza. Esistono molte forme di possessività, anche il mangiare un animale è una forma di possesso, significa voler possedere il suo corpo, ma non si ha il diritto di uccidere una vita, è una forma di attaccamento e tutti gli attaccamenti ostacolano e arrestano l'evoluzione spirituale. Il sentimento di possesso in tutte le sue varianti è considerata violenza. Noi non possediamo nulla: tutto appartiene a se stesso. Anche se si ha un rapporto con qualsiasi possedimento materiale in realtà non si ha nessun bene di nostra proprietà, tutto è impermanente anche il nostro stesso corpo. Questo voto per i monaci significa che al livello mentale, emozionale e spirituale non non hanno alcun attaccamento e neanche per le cose minime di cui hanno bisogno per la vita quotidiana. Essi vivono con gioia in 'santa povertà' inteso com un valoroso volontario stile di vita nella totale semplicità, per cui gli Svetambara non possiedono nulla di materiale se non l'equipaggiamento monacale e si vestono solo di semplici abiti bianchi (i monaci Digambara non indossano nemmeno i vestiti).

 


 

Alcune regole di vita che mettono in pratica il principio della non violenza e del non attaccamento.

 

Triplice restrizione
L'intenzione di fare del male, la mancanza di compassione e di consapevolezza generano ignoranza e violenza. I monaci osservano la non violenza in maniera intransigente, estremamente difficile praticarla allo stesso modo dai laici, sia per la rigorosità e sia per il tipo stile di vita differente di entrambi.
L'Ahimsa è praticata pienamente in mente, parola ed azione applicandone il controllo nei seguenti nove modi:
Mentalmente non procurare danni a se stessi.
Mentalmente non procurare danno altri.
Mentalmente non approvare danno fatto da altri.
Per via orale non fare danni a se stessi.
Per via orale non fare danno agli altri.
Per via orale non approvare danno fatto da altri.
Fisicamente non fare danno a se stessi.
Fisicamente non fare danno agli altri.
Fisicamente non approvare danno fatto da altri.

 

 

Alcuni comportamenti che i monaci Jain adottano per minimizzarne l'uccisione delle minuscole forme di vita e praticar il non possesso e attaccamento sono:

 

 

 

 

 

Muhapatti

 

indossano un panno di cotone bianco davanti alla bocca chiamato Muhapatti, per evitare involontariamente l'ingerimento di microorganismi che vivono nell'aria

 

- per tutta la vita bevono solo acqua pura– si astengono dal mangiare alcune verdure come quelle a radice, bulbi e tuberi o come i funghi e alcune parti di esse in cui sono presenti infiniti microorganismi (con approfondimento sull’alimentazione)

 

-con un controllo attento visivo evitano di ferire gli insetti che potrebbe essere presenti nei libri religiosi e sono cauti in tutti gli spostamenti nel depositare rifiuti, escrezioni ecc. in modo da non ferire la vita di ogni insetto.

 

 

Gli spostamenti

 

 

 

I monaci quando viaggiano da un luogo all'altro, predicano gli insegnamenti di Mahavira e forniscono una corretta guida spirituale per le persone. Essi non rimangono più di un paio di giorni in un posto tranne che durante la stagione delle piogge. Il motivo per cui non sostano da nessuna parte in modo permanente o per un lungo periodo di tempo ( in media un massimo di cinque giorni) è quello di essere indipendenti ed evitare un attaccamento per le cose materiali e le persone. Non escono di notte, non accettano o possiedono denaro. I monaci che seguono la tradizione non viaggiano fuori l'India per confinare la propria violenza inevitabile in aree geografiche limitate e non usano nessun mezzo di trasporto per muoversi come auto,pullman, treno, aereo ecc il motivo è per essere indipendenti da qualsiasi mezzo, non avere nessun tipo di attaccamento, perché attraverso di essi si causa maggiore violenza agli esseri viventi che vengono inevitabilmente schiacciati. Camminano per tutta la vita a piedi nudi percorrendo diversi chilometri al giorno senza indossare nessun tipo di scarpa indipendentemente dal freddo, dalla pioggia, dal sole cocente e da qualsiasi tipo di percorso asfaltato o sterrato, al fine di evitare o ridurre il rischio di calpestare i piccoli esseri viventi sulla terra come formiche, vermi, ragni, poiché senza l'utilizzo di scarpe il livello di attenzione è maggiore ed è minore la pressione dei piedi sulla terra. Per lo stesso motivo portano con sè il Rajoharan (una scopa di fili sottili) per spostare molto delicatamente gli insetti visibili che potrebbero incontrare mentre camminano in una strada dalla quale non possono cambiare direzione o quando si siedono.

 

Evitano di camminare sull'erba: i monaci non calpestano l'erba, non solo perché ritengono che c'è vita anche in un filo d'erba e va rispettato, ma per avere l'autocontrollo sul non danneggiare insetti poco visibili che vivono tra le erbe.

 

 

 

 

Il monsone - Chaturmas Parva

 

Chaturmas Parva significa 'quattro mesi' ed indica la stagione delle piogge in India che avviene ogni anno da Giugno/Luglio fino a Settembre/Ottobre. Durante la sua durata tutti i Jain praticano rigorosamente la spiritualità, è un periodo di grande fioritura religiosa tra monaci e laici. A causa delle piogge c'è un grande risveglio della natura, sul terreno e le vegetazioni nascono e sono rifugiati migliaia di animali come gli insetti che proliferano a dismisura. Per cui i monaci per quattro mesi, durante tutto il Chaturmas Parva non vagano a piedi spostandosi da un luogo ad un altro, per evitare camminando, di danneggiare anche le più piccole creature invisibili che sono nel terreno o sulla strada, si ritirano in villaggi o città ed evitano di mangiare le verdure a foglia verde poiché con le abbondanti e continue piogge gli innumerevoli insetti si rifugiano tra le foglie. Nel Jainismo questa pratica è nota come Varshayog, ossia l'atto di ridurre al minimo la violenza verso gli esseri viventi. Durante questo periodo i monaci predicano e fanno discorsi ai laici sul Dharma (pravachan anushtan),vivono in un unico luogo tra i laici, osservando il voto del silenzio (mauna), la meditazione, il digiuno e altre austerità, e danno discorsi religiosi al pubblico locale.

 

Questo periodo coincide con uno dei più importanti festival Jain della durata di 8 giorni che si chiama Paryushana e si conclude con il giorno del perdono ( Kshamavani Diwas) in cui tutti i devoti si chiedono il perdono l'un con l'altro (Micchami Dukkadam) e vi è il buon uso di invitare i monaci alle loro rispettive città durante il Chaturmas per dare istruzione religiosa.
Secondo le tradizioni fu in questo giorno di luna piena nei quattro mesi della stagione delle piogge, che Mahavira, ritirato, ebbe l'illuminazione. Da allora, questo giorno è molto importante nella vita comunitaria Jain ed è con speciale venerazione è festeggiato il proprio guru (guida spirituale) per la
riconoscenza dell'aiuto che offre ai laici per la vita e la ricerca spirituale. Molti seguaci affollano i templi e visitano i loro rispettivi maestri offrendo loro preghiere e ascoltando i discorsi dei monaci.

 

 

 

Elemosina - Gochari

Elemosina- Ghocari

Offrire da parte dei laici un buon cibo ai monaci e alle monache con una devozione sentita è molto meritoria e nobile. Questa è una azione compassionevole virtuosa. I monaci anche durante l'elemosina trasmettono ai devoti insegnamenti religiosi. E ' necessario conoscere le regole e i regolamenti adeguati per offrire cibo innocuo, quando i monaci entrano in casa, bisogna accoglierli con grandissimo rispetto e umili parole, i primi ad essere serviti sono i monaci anziani. Essi non si nutrono per gratificare il gusto, per l'esteriorità o puramente per il miglioramento delle condizioni di salute, ma solo per sostenere il corpo inteso come strumento di realizzazione del progresso spirituale in conoscenza, meditazione e autocontrollo. Fin quando il corpo sarà in vita per sopravvivere avrà bisogno di alimentarsi e questo determinerà in modi diversi la distruzione di altri esseri viventi per questo i monaci mangiano il minimo indispensabile, ossia due volte al giorno, accettano il cibo solo in elemosina e che non sia preparato apposta per loro. E' una pratica che prende il nome di Ghocari che significa “pascolo” perché come le mucche al pascolo si muovono mangiando l'erba da una posto all'altro, così i monaci raccolgono il cibo spostandosi da una abitazione all'altra dei devoti che sono nei paraggi, pertanto prendendo da mangiare un po' da ciascuna, ogni famiglia utilizzerà gli avanzi di quel pasto così non saranno costretti a cucinare nuovamente e quindi a commettere ulteriore violenza; difatti nel processo di pulitura, lavaggio, taglio,cottura perdono la vita tanti piccoli esseri viventi. Il Ghocari prevede rigide regole tra cui usare una ciotola per mangiare, accettare solo cibo il più possibile non violento, raccogliere una piccola porzione da ogni casa per limitare la quantità di alimenti e la preparazione, consumare solo il cibo che si mangia per evitare la nascita di piccoli animali che rinascerebbero e morirebbero nel cibo gettato nei rifiuti. I monaci entrano all'interno delle abitazioni e con un attento controllo visivo verificano che tutti gli alimenti siano strettamente vegetariani, semplici e adatti ad essi, se così non fosse andranno via senza mangiare, quindi praticheranno il digiuno piuttosto che accettare un alimento considerato violento. I monaci non accetterebbero l’elemosina dalle famiglie per diversi motivi; se queste non hanno filtrato e bollito l'acqua, poiché nell'acqua ci sono innumerevoli piccole vite; se offrono cibo subito dopo aver lavato le mani sotto l'acqua corrente; se hanno ucciso un essere vivente, una pianta, un fiore o i semi con il corpo fisico; se hanno gettando via anche una particella di cibo; se l'alimento viene preso dal frigorifero o riscaldato nel forno a microonde (in quell'istante), poichè l' uso di energia elettrica in qualsiasi forma è considerata causa di violenza nei confronti di piccolissimi esseri presenti nell’aria, per cui nel momento dell'offerta non devono essere accese tv, pc ecc e non cercano l'elemosina in un giorno di pioggia o dopo il tramonto.
I
Jainisti credendo che negli elementi naturali ci sono vite aventi corpo di aria, di fuoco, di acqua, di terra, i laici Jain tengono lontano i monaci dall'acqua e dal fuoco che anche quest'ultimo uccide piccoli esseri viventi invisibili che sono nell'aria. Successivamente alle offerte i monaci si recano presso appositi edifici chiamati upashraya condividendo le donazioni con altri monaci.
Gli asceti rispettano questo tipo di alimenti che sono in conformità con le regole in modo da poter
corettamente osservare i cinque voti (mahavratas), le cinque forme di attenzione, di autocontrollo e devono essere seguiti molto meticolosamente. Da parte dei laici Jain viene chiesto umilmente ai monaci e alle monache di accettare i doni del cibo, acqua, coperte, libri, medicinali (il più possibili naturali o omeopatici) per poter mantenere loro un buon stato di salute attraverso il quale possono percorrere nel miglior dei modi possibile il cammino della rinuncia. Si dovrebbe sempre volere il loro benessere. I laici dovendo essi stessi cucinare il cibo, si abituano a mangiare come i monaci e quindi a consumare alimenti non violenti, seppur anche per loro è prevista una alimentazione non procurata attraverso la sofferenza degli esseri viventi, ma meno rigorosa rispetto a quella degli asceti.

 

 L'alimentazione 

L'alimentazione jainista è in ambito religioso la dieta più intransigente e regolamentata nel subcontinente indiano, è complessa e ci sono molti punti di vista al riguardo. L'obiezione nell'astenersi del janismo al consumo di alcuni specifici alimenti si basa sul principio della nonviolenza. Ogni atto con cui una persona direttamente o indirettamente supporta l'uccisione (seppur l’anima non può morire ) o lesione è visto come violenza che genera karma dannoso. In India la misura in cui questa intenzione viene messa in atto varia notevolmente tra gli Indù, Buddisti e Jainisti. I Jainisti considerano la nonviolenza essere il dovere religioso più essenziale per tutti. Si tratta di una condizione indispensabile per la liberazione dal ciclo della reincarnazione essendo l'obiettivo finale di tutte le attività Jain. Al centro della religione c'è la convinzione che per salvare la propria anima bisogna proteggere le altre anime, i Jain condividono questo obiettivo con indù e buddisti, ma il loro approccio è particolarmente rigoroso. Il modo scrupoloso e approfondito di applicare la nonviolenza nelle attività di tutti i giorni e in particolare sul cibo, modella tutta la loro vita ed è il segno distintivo più significativo della identità Jain messo in atto con disciplina e esercizio di ascesi che sono fortemente incoraggiati nel Jainismo sia per i laici che per i monaci e monache. La credenza religiosa Jain riguarda non solo i tipi e le quantità di cibo che sono ammessi, ma anche il modo in cui vengono preparati. L'obiettivo è sempre quello di impegnarsi al meglio per ridurre la violenza evitabile, ogni laico a seconda delle proprie capacità del momento si nutrirà di alimenti più puri possibili: ci saranno alcuni che seguiranno la dieta base Jain, altri saranno più restrittivi fino agli ortodossi, i più osservanti e coerenti, che seguiranno la stessa dieta osservata dai monaci.

 

Il Jainismo ci dice che la vita è presente non solo nella vita umana e negli animali, ma anche nelle piante, nei semi, nell'acqua, nella terra, nell'aria e ogni anima ha il suo potenziale per raggiungere la liberazione, ognuno vuole vivere e non morire, così anche se tutte le forme di vita sono uguali e meritano una protezione completa da tutti i tipi di lesioni, i Jiainisti ammettono che questo ideale non può essere completamente praticato. La vita si sostiene attraverso la morte, non è possibile alimentarsi senza compiere violenza; si può solo cercare di eliminare gli alimenti che comportano più violenza. Quando i nostri livelli di spiritualità diventano più alti, ci sarà spontaneo e automatico rivalutare la dieta andandola a modificare, eliminando gradualmente, un numero maggiore di alimenti procurati con la violenza, per questo si osserva un ordine di 'grado di violenza' dal più alto al più basso. Oltre al divieto dei cibi procurati dall'uccisione degli animali, sono banditi anche tutti quegli alimenti ottenuti per mezzo dello sfruttamento di essere umani come quello minorile, per esempio la maggior parte della produzione del caffè.

 


 

ALIMENTI VIETATI


 

 

Tutti i tipi di carne

 

 

Nel Jainismo il precetto supremo è 'Non Uccidere'. Bhagvan Mahavira affermò chiaramente e inquivocabilmente un dovere fondamentale di nonviolenza verso tutte le creature viventi, che non può essere in alcuna maniera suscettibile ad altre interpretazioni: "Non ferire, abusare, opprimere, schiavizzare, insultare, tormentare, torturare o uccidere qualsiasi creatura o essere vivente"

 

Per cui in primis il cibo vietato in assoluto e qualsiasi tipo di carne poichè viene procurato dalla sofferenza e uccisione degli animali

 

 

 L'uovo

 

Ma anche l'uovo è totalmente vietato per coloro che credono nella non violenza. Le uova di tutti gli uccelli sono strutturalmente simili, internamente sono pensati per la riproduzione della progenie e non per il consumo umano. Come ben conosciamo dall'allevamento di galline fino alla schiusa delle loro uova c'è violenza in tutto: prigionia, mutilazioni, torture e uccisione. Come vedermo più avanti, anche nell'allevamento biologico i pulcini maschi vengono tritati vivi perchè non faranno le uova, quindi non avendo un valore commerciale non sono adatti ad essere polli da carne. La destinazione di tutte le gallline è sempre la macellazione, anche le galline che vivono libere dal contadino quando non produrranno più le uova verranno ugualmente uccise e non mangiare le loro uova significa dare il buon esempio sul rifiuto della sopraffazione dell'uomo verso gli animali; l'obiettivo è raggiungere il massimo del rispetto, ossia quello di smettere di prendere dagli animali ciò che fanno solo per se stessi e non per gli umani ed è quello di voler fermare la macchina infernale utilitaristica dello sfruttamento di esseri viventi. Le galline per fare le uova perdono il calcio dalle ossa togliendogliele è stimolata a riprodurle quindi è comunque un atto di violenza. Alle galline viene anche dato cinque tipi di alimenti violenti per riprodursi e sono: farina d'ossa, pasto di sangue e escrementi alimentari, pasto con carne di farina di pesce, per cui con quale coraggio possiamo chiamare le uova cibo vegetariano, anche dopo aver saputo di come vengono nutrite? Lo scopo di un uovo fertile è di animare la vita, ma un uovo infertile non ha tale scopo e come tale va considerato immangiabile. Affermare che l'uovo è un cibo vegetale è un termine improprio di prim'ordine, l'uovo prodotto senza alcun contatto con il maschio e producendo così un uovo infertile, è comunque animato perché nasce dal corpo della gallina ed è composto dal suo sangue e dalle sue cellule animali, è generato da un essere vivente, non è un processo biologico vitale non vegetale, quindi al 100% non vegetariano.

 

Secondo il famoso scienziato americano Mr. Philip J. Scamble, nessun uovo è senza vita in se per sè, anche gli scienziati della Michigan University in America hanno dimostrato al di là del dubbio che nessun uovo - fertile o infertile - è senza vita, ha una predisposizione naturale ad accogliere una forma vivente. Per cui la sofferenza inflitta alle galline per come vengono detenute ed invine uccise è un fattore che solidifica la scelta di bandirle, ma anche se così non fosse i Jain non le mangerebbero a priori per i motivi spiegati. Inoltre le uova mettono in pericolo la salute, contengono una quantità elevata di colesterolo che danneggiano le arterie e sviluppano numerose patologie pericolose.

 

 

 

 

 

 

 

Rivoluzione in atto

 

Abbandono del latte di mucca

 

 

L'alimentazione Jain nasce parzialmente vegan e già da tanti secoli addietro, prima della nascita del veganismo negli altri paesi del mondo i Jainisti fin dalla nascita non mangiavano carne, uova e miele. Ma in tempi antichi (26 secoli fa) il latte di mucca non era considerato alimento procurato con crudeltà, non esisteva nessun tipo di allevamento, le mucche e i vitelli erano liberi e facevano parte della famiglia come fossero animali domestici, curati, accuditi presso le proprie abitazioni e si poteva prendere il latte solo a determinate rigide condizioni senza violenza e quindi con nessun utilizzo di mezzi meccanici che potessero arrecare dolore agli animali e solo dopo l'allattamento dei vitellini da parte della madre il latte rimasto poteva essere consumato dagli uomini. Seppur ci sono ancora persone che sono legati alla vecchia tradizione, oggi giorno, ci sono un notevole numero di Jain che hanno abbandonato l'uso del latte di mucca e creato forti movimenti animalisti in India che si adoperano per la sensibilizzazione sulla scelta etica vegana, ma anche in Europa come per esempio in Inghilterra e sia nelle grandi comunità Jain del nord America, sostituendo così il latte vaccino, che viene anche utilizzato all'interno dei templi durante la puja con il latte vegetale. Considerando anche che il latte appartiene ai cuccioli della mucca e non all'essere umano, nessun altro animale dopo lo svezzamento beve il latte di un'altra specie, sottraendo il latte alla madre si viola il voto di Astenya (non rubare).

 

In tutti gli allevamenti industrializzati per la produzione del latte, le mucche  vengono torturate e alla fine macellate ed anche il piccolo vitello. E comunque il Jainismo ritiene che l'uso del latte e dei prodotti lattiero-caseari creano attaccamento e quindi non è favorevole al progresso spirituale.

 

Coloro che continuano a mantenere la tradizione bevono il latte che proviene da alcuni villaggi in cui ci sono i lattai che allevano al massimo una dozzina di mucche, pensano che la mucca non viene maltrattata. Ma c'è una rivoluzione in atto, i Jain vegan stanno facendo un grande lavoro informativo attraverso manifestazioni e conferenze in cui dimostrano che anche tanti lattai fanno violenza sulle mucche e uccidono loro i vitellini o li mandano al macello. Ormai ai tempi d’oggi l'evidenza in tutto il mondo sulla crudeltà delle mucche è innegabile.

 

Queste sono le parole di Pravin k.Sha del centro'Jain Study' del North Carolina, America (tratto dal libro di Claudia Pastorino e Massimo Teattamanti – Il Jainismo)

 

La tradizione non deve essere seguita ciecamente. Il più elevato principio Jaina della non violenza non dovrebbe essere compromesso mai, in nessuna circostanza. La crudeltà nella produzione di latte è peggiore rispetto a quella della produzione di carne. Consumando latticini noi stiamo sostenendo e alimentando questa crudeltà"

 

 

Il Miele

 

E' vietato mangiare il miele perchè viene procurato attraverso lo sfruttamento (per tutti i tipi di allevamenti) e l'uccisione delle api. La raccolta di miele danneggia non solo le api gli insetti e le uova.

 

In natura, l’ape è un insetto che vive mediamente 5 mesi. Il primo mese, quando è ancora allo stadio larvale (definito pupa), il cucciolo di ape si nutre solo di miele. Successivamente, quando l’ape diventa adulta, si nutre solo di nettare, che succhia direttamente dai fiori. Quindi, il miele non è altro che il “latte” delle api, essendo l’unico cibo con cui il cucciolo di ape si nutre nel suo primo mese di vita, proprio per il suo accrescimento. La mamma ape, dopo che si è nutrita del suo cibo specie-specifico, cioè il nettare dei fiori, una parte di esso lo trasforma in miele, che conserva in una sacca interna al suo addome, proprio come fosse il seno di una donna, e quando torna nell’alveare lo deposita al suo interno, per dar da magiare al suo cucciolo di ape, esattamente come fa una madre umana. Ora, così come il latte di mucca è fisiologicamente adatto solo ed esclusivamente al cucciolo di bovino, il miele di ape è fisiologicamente adatto solo ed esclusivamente al cucciolo di ape, la larva (detta pupa). Il miele, infatti, possiede enzimi e fermenti tipici per l’accrescimento delle api, centinaia di tipi di sostanze biochimiche completamente diverse da quelle fisiologicamente adatte ad un individuo appartenente alla specie umana, sia in fase di sviluppo, che in fase adulta.

 

Quindi le api fanno una grande fatica, raccolgono il miele come cibo per se stesse e per i figli, per ottenere un cucchiaino di miele un'ape ad un fiore compie circa 10.000 viaggi e l’essere umano glielo ruba a lei e ai suoi cuccioli.

 

I grandi produttori di miele triturano tutta l’arnia per prenderne il miele uccidendo tutte le api. Alcuni apicoltori che producono notevoli quantità di miele, si spostano per tutta l’Italia per produrre ogni tipo di miele, sfruttando al massimo l’animale. Alcuni devono avere il miele in ogni periodo dell’anno, anziché mandare le api in giro in cerca di fiori, le nutrono con una sostanza zuccherina (zucchero e acqua) per avere così miele anche fuori dal periodo di fioritura. Alle api è destinata l'inseminazione artificiale: la testa ed il torace dell’ape maschio vengono schiacciati e lo stesso poi per il resto del corpo, questo per far uscire del tutto l’endofallo, così il seme di diverse api viene prelevato e mischiato. L’ape regina viene tenuta ferma e anestetizzata in un apposito strumento. La vagina viene aperta utilizzando degli uncini, infine il seme viene iniettato.

Il miele è cibo per gli insetti che sono filogeneticamente (evolutivamente) assolutamente distanti, addirittura di molte centinaia di milioni di anni, dalla specie umana, quindi il loro latte è decisamente tossico per l’uomo.

 

 

 

Quegli esseri viventi chiamati piante

 

Il Jainismo riconosce una gerarchia della vita, sostenendo la sua evoluzione dallo stato di microrganismo alla condizione di  umano Più sensi ha un essere vivente e più si ha a cuore la sua protezione.
Gli esseri (mobili) dotati di 5 organi di senso sono quelli razionali, (gli umani) con facoltà mentali, dotati di uno stato di coscienza più evoluto, di una maggiore capacità di provare sofferenza e sono maggiormente protetti, così come anche gli animali, per cui è assolutamente vietato ucciderli.

Le piante (esseri immobili) sono considerate la forma più elementare della vita ed essendo sprovviste di un sistema nervoso, si presume che abbiano meno capacità di avvertire il dolore. Hanno un solo organo di senso, il tatto; pensiamo al bocciolo quando si gira in direzione del sole al contatto con il calore si aprono i petali o quando tagliamo una pianta essa appassisce. Tra tutte le specie viventi la vita vegetale è l'unico alimento ammesso per il consumo umano.

Tuttavia il Jainismo sostiene la completa non violenza, l'uccisione della pianta non può essere giustificata completamente solo sulla base della logica di cui sopra, per questo è consentito un uso limitato per una violenza minima, necessaria solo alla sopravvivenza. Le piante sono forme di vita intelligenti capaci di intenzione, preferenze, e hanno volontà di sopravvivere, crescere e interagire, esse hanno una propria consapevolezza e sensibilità, fanno parte dell'esistenza e fanno di tutto pur di vivere nel proprio habitat naturale. Sul libro' la vita segreta delle piante' studiosi e scienziati sostengono che: le piante sono straordinarie seguono una logica, hanno tutti i tipi di sistemi chimici di difesa che vanno all'azione quando è danneggiata, per proteggersi mettono fuori le spine, gusto amaro e secrezioni gommose per catturare insetti maldisposti. Sembra che le piante sappiano quali formiche rubano il loro nettare e si chiudono all'avvicinarsi di tali formiche, per riaprirsi soltanto quando hanno tanta rugiada sui gambi da impedire alle formiche di arrampicarvisi. Le piante sono dotate di volontà: possono allungarsi verso quello che vogliono, o andarselo a scovare. Quando la terra è secca, le radici si spostano verso il suolo più umido, facendosi strada in gallerie sotterranee, estendendosi, come nel caso dell'umile trifoglio, fino a 12 metri, sviluppando una forza capace di sfondare il cemento.. I fiori alpini seguono con tale precisione il mutare delle stagioni da sapere quando arriva la primavera e si spingono in alto, forando i tardivi banchi di neve e sviluppando calore proprio per sciogliere la neve. Le piante si sono rivelate capaci di distinguere i suoni inafferrabili all'orecchio umano e lunghezze d'onda di colori, come infrarossi e ultravioletti, invisibili all'occhio umano; sono particolarmente sensibili ai raggi X e all'alta frequenza della televisione. L'ingegnosità delle piante nell'escogitare forme di costruzione supera largamente quella di tecnici umani. Edifici fatti dall'uomo non reggono il confronto con la forza elastica dei lunghi calici gamosepali che sostengono dei pesi fantastici contro terribili tempeste; l'uso di fibre che la pianta avvolge in spirale è un meccanismo di grande resistenza contro l'estirpazione, non ancora sviluppato dall'ingegno umani; le cellule si allungano a forma di nastri piatti, unite l'una all'altra a formare corde quasi infrangibili. Man mano che l'albero cresce in altezza, si ingrossa scientificamente per sostenere il peggior peso. Se si pizzica una foglia di una pianta scattano impulsi elettrici, non vi è alcun dubbio che le piante hanno tutti i tipi di sensibilità. Il dottor Norman Goldstein, professore di biologia all'Università statale di Hayward in California arrivò a scoprire un potenziale elettrico che fluiva di cellula in cellula nel philodendron édera, capace di dare una forte indicazione della presenza di un semplice sistema nervoso, finora insospettato. Marcel Vogel chimico dedito alla ricerca della vita delle piante disse: <un fatto è certo: l'uomo comunica con il mondo vegetale. Le piante sono oggetti viventi, sensibili, radicati nello spazio. Vi concedo che sono cieche, sorde e mute nel senso umano, ma non nutro dubbi che siano strumenti sensibilissimi per misurare le emozioni umane. Irradiano energia, forze benefiche all'uomo. E queste forze si sentono! Esse vengono a alimentare il campo di energia dell'uomo, che a sua volta rigenera energia alla pianta>. Jung disse: Siamo alberi che camminano e non lo sappiamo. Mentre le piante sono <umani con foglie e radici>..e lo sanno. Un vero rapporto di conoscenza tra noi e loro ci regalerà una consapevolezza nuova sulla natura autentica dell'esistenza d'entrambe. Purchè la conoscenza sia <un sentiero con un cuore>, capace di coniugare emozioni e ragionamenti, dati statistici e intuizioni sottili. Lo studioso e scrittore Peter Wohlleben afferma sugli alberi ' gli alberi sono esseri speciali, senza di essi il mondo sarebbe un deserto o al massimo una steppa inospitale. Producono ossigeno, calmano il vento e chiamano la pioggia. Ombreggiando il suolo e proteggono gli abitanti e gli organismi che rendono fertile il terreno. Evaporando grandi quantità d'acqua, regolano il clima. Eppure li vediamo immobili, statici, indifferenti... niente di più falso!
Gli alberi ci somigliano molto più di quanto pensiamo

 

Le anime che vivono nelle piante

Le scritture Jainiste in base alla specifica parte costitutiva della pianta hanno dato una descrizione esatta dei diversi tipi di vita (microrganismi-nigod) che vivono nei vegetali e sono numerabili, innumerabili e infiniti, possono essere piccoli esseri viventi invisibili o visibili con appositi strumenti. Per esempio i vegetali che hanno una sola anima nel loro corpo sono un frutto con un singolo seme (secondo la tradizione Svetambara), 24 tipi di cereali tra cui il grano e il miglio, lenticchie e fagioli, la castagna ecc; quelle in cui il corpo contiene innumerevoli anime sono le verdure verdi crude dove il colore verde è visibile come le foglie verdi, l'esterno dei fagiolini ecc , mentre le piante che hanno infinite anime sono i germogli, i tuberi , bulbi e le radici che danno vita a molte anime. Questa conoscenza è necessaria per provare a minimizzare o eliminare del tutto la violenza ed evitare di causare sofferenza a questi invisibili organismi. Esse sono anime come noi, uguali nel loro potenziale di ottenere la liberazione, uguali nella loro voglia di vivere e nel desiderio di non soffrire e morire. Teoricamente, ogni forma di vita merita la stessa protezione da questi tipi di ferite, ma nelle nostre vite mondane (Sansaari) questo non è sempre possibile. Occorre quindi tentare di minimizzare la nostra violenza. Una autentica non violenza non significa soltanto non nuocere, ma anche compassione attiva e questo è ciò che dobbiamo mostrare per ogni forma di vita, in ogni momento della nostra vita. Possiamo chiedere il perdono a tutte le vite che abbiamo danneggiato e ucciso per la nostra sopravvivenza e preghiamo per la loro rapida evoluzione e il raggiungimento della libertà. Un jain dovrebbe mangiare con equanimità e cercare di recare il meno possibile sofferenza anche riducendo o eliminando il cibo vegetale contenenti infiniti esseri viventi all'interno del loro corpo soprattutto se sappiamo che quel determinato cibo lo mangiamo solo per gusto e non è essenziale per la nostra sopravvivenza.

 

Piante a radice, bulbi e tuberi

 

Tutte le verdure a radice e che fruttiferano sottoterra ossia quelle a bulbi e tuberi sono vietate allo stesso modo come è proibito mangiare carne. Questa prescrizione alimentare deve essere seguita, oltre che dai monaci anche dai laici.

 

Ricollegandosi a quello che è stato detto precedentemente ci sono due motivazioni etiche: la prima è che sradicando la pianta dal terreno la uccidiamo, la seconda, è che con sè muoiono infiniti piccoli esseri viventi che vivono attaccati alle radici , ai tuberi e bulbi. Le radici e tutto ciò che germoglia è vita vegetale, distruggendole significa decapitare la testa di quegli esseri viventi. La regola da seguire è quella di mangiare quelle piante in cui possiamo prelevare solo le foglie, i fiori e i frutti necessari, lasciando così le radici dentro il terreno la pianta ha la possibilità di poter rinascere, crescere e vivere fino al compimento naturale del ciclo vitale. Anche privarle delle proprie foglie è comunque uno sfruttamento e abuso, ma l'obiettivo è quello di trovare un onorevole compromesso per ridurre la violenza sui vegetali, fin tanto non saremo pronti a nutrirci di sola frutta fresca e frutta ortaggi scelta che ridurrebbe ancora di più la violenza.

 

 

Quali sono ?

 

Verdura a bulbi: tutti i tipi di cipolla compreso il porro ed erba cipollina, aglio, scalogni.

Tuberi: patata, topinabur, cavolo navone

Verdura a radici: carota, rapa, sedano a rapa (mentre si può mangiare quello tradizionale da taglio) barbabietola, ravanello, che si produce sottoterra, pastinaca, finocchio (in India non c'è il finocchio!) cicoria a radice (ammessa quella classica da taglio). Spezie a radice: ginseng, liquirizia, konjac, daikon, manioca, rafano. E' escluso alche il tartufo, essenzialmente è un fungo dalla forma sferica irregolare.

 

Attenta ricerca

 

Quando si fa un voto di non violenza bisogna essere preparati e fare una accurata ricerca. Come facciamo a sapere cosa dobbiamo eliminare se non conosciamo la composizione degli alimenti?. Per seguire correttamente il nostro voto di Ahimsa dobbiamo non solo conoscere le tipologie di piante, ma anche sapere di volta in volta, da quale coltivazione provengono, per avere informazioni su quali metodi sono stati utilizzati. Per esempio se acquistiamo le verdure dagli orti sinergici biologici possiamo star tranquilli, perchè utilizzano metodi di coltivazione che sono i più rispettosi per l'ambiente e sono in totale armonia con la natura, al momento della raccolta nessuna pianta viene sdradicata. La loro radice, infatti, resta nel terreno così da permette alla pianta di rinascere, successivamente si decompone liberando i nutrienti. Ideale sarebbe crearci un proprio orto o se non si ha questa possibilità,  rifornirci da un contadino di fiducia.

 

Divieto di mangiare verdure crude

 

L'idea di base è di non consumare alcuna vita, ma per sopravvivere una certa violenza è inevitabile anche se per alcuni alimenti, la violenza, deve e può essere limitata in misura maggiore. Sia se mangiamo cibo crudo o cotto uccideremo forme di vita, ma non abbiamo altra scelta. I jainisti non mangiano le verdure crude (eccetto la frutta), esse sono parti del corpo della pianta e come qualsiasi parte di un organismo, quando è separata dal corpo principale, inizia a decomporsi e molti esseri viventi proliferano in essa e per il Jainismo qualsiasi forma di vita (per quanto piccola) non dovrebbe essere mangiata viva. Anche cuocere un alimento significa uccidere i microrganismi, ma in tal modo il cibo è privo di vita. In questo caso l'attenzione non è sull'uccisione, ma sul scegliere di mangiare degli organismi che sono già morti e non vivi.

 

I germogli

 

E' vietato mangiare i germogli perché sono cuccioli di pianta.

 

 

I funghi

 

 

I funghi non sono usati dalle famiglie Jainiste perché crescono in condizioni poco igieniche, sono parassiti e ospitano innumerevoli forme di vita.

Per il jainismo il cibo che contiene anche piccole particelle dei corpi di animali morti o uova è assolutamente inaccettabile. E' proibito mangiare tutti i tipi di fichi. Le moderne scienze biologiche hanno stabilito che questi frutti, prodotti dalla impollinazione dei fiori da vespe, sono abitate da specie di vespe specifiche per ciascuno di essi. Ad esempio, l'intero ciclo di vita della vespa si completa dentro il fico. La vespa depone le uova nei fiori biliari e muore, le uova maturano all'interno del fico e producono vespe maschi e femmine. I maschi fecondano le femmine e muoiono, e le femmine emergono dal fico per ricominciare il ciclo. Così il fico contiene i resti delle uova e vespe morte. Il secondo motivo è perchè i semi sono considerati vite (secondo la tradizione Svetambara) e siccome sono innumerevoli e non divisibili dal frutto li evitano per ulteriore forma di rispetto e riduzione della violenza.

 

CAVOLFIORE E BROCCOLI

 

Solo i jain più severi evitano i cavolfiori e i broccoli : i piccolissimi insetti volanti rimangono attaccati e intrappolati nelle superfici vellutate e non possono essere completamente rimossi nemmeno con un attento lavaggio.

 

I semi

I cibi con numerosi semi soprattutto quelli inseparabili dal frutto o dagli ortaggi non sono mangiati dai jainisti, per esempio come la melanzana, il fico e il melograno. Ci sono due  prospettive  differenti delle correnti jainiste Digambara e Svetambara, riguardo al fatto se i semi sono o non sono vita .

 

Svetambara: il seme contiene al suo interno l'embrione da cui si svilupperà una nuova piantina, per cui è considerata vita seppur allo stato dormiente. Se bisogna decidere di mangiare un solo seme o tanti si sceglierà di evitare l'alimento che ne contiene molti così si eviterà di ledere un numero maggiore di vite ed è un modo per ridurre la violenza. Molti jainisti, per rispetto, separano quei semi dal frutto che se ripiantati nella terra rigenerano.

 

 

Digambara: il seme fintanto rimane seme è solo un involucro vuoto, un corpo senza anima, esso germoglia solo a determinate circostanze in cui ci sono condizioni di umidità e le temperature adeguate per attivarsi. Quindi, solo quando esso viene piantato, l'anima arriverà al seme per nascere come pianta.

 

 

 

La frutta e l'anima

 

Quando una mela è parte della struttura dell'albero, l'anima pervade l'albero e anche la mela, quindi quel frutto fin tanto rimane attaccato è vivo. Una volta diviso diventa parte morta del melo; il frutto non ha più vita e possiamo mangiarlo dopo aver estratto i semi al suo interno perché considerati vita (secondo gli Svetambara). Dal momento del taglio va consumato entro 48 minuti, perché dall'acqua nasce la vita, qualsiasi parte del corpo della pianta, dove è presente acqua avrà anima al suo interno, sia quando essa è viva e sia quando è morta ed è in stato di putrefazione. In un mondo perfetto, idealmente, per essere il più possibili non violenti bisognerebbe aspettare che il frutto maturi e cada spontaneamente dall'albero per poi essere raccolto. Anche la frutta eccessivamente matura è evitata, perché durante la fermentazione si attivano forme di vita e altre, come gli insetti, ne vengono attratte.

 

Ammessi cereali e legumi

 

I cerali e legumi si possono mangiare perché la raccolta di questi coincide con la fine del ciclo vitale della pianta, quindi i semi sono secchi/morti. La pianta di grano cresce e produce molti semi, fintanto che la pianta è viva la sua anima pervade anche nei semi. Una volta che la pianta è secca e viene raccolta, l'anima lascia il corpo della pianta ed i semi. Quindi i semi restano come parte morta della pianta e in loro non c'è più l'anima. I cereali e legumi si devono mangiare prima che germogliano.

 

 

Lievito

I lieviti sono batteri, la loro totale esclusione in tutti gli alimenti è osservata dai monaci che consumano pane senza lievito chiamato chapati. I monaci rispetto ai laici devono seguire rigorosamente un comportamento che riesca ad arrivare a evitare l'uccisione dei più piccoli esseri viventi: i microrganismi (per quanto umanamente possibile)

 

Alcolici

 

Nei dodici voti dei laici c'è il divieto assoluto di bere gli alcolici (vino, birra, liquori) sia per mantenere un buon autocontrollo e lucidità e sia per evitare l'uccisione di un gran numero di microrganismi associati con il processo di fermentazione, come anche per l'aceto ecc ecc. Tra l'altro molti alcolici non sono vegani perchè contengono additivi di origine animale.

 

Ahimsa e acqua

Bollitura e filtraggio

 

Ogni goccia è composta da innumerevoli esseri viventi, la scienza moderna  per mezzo di appositi strumenti  ha convalidato e documentato la prova che sostiene che ogni goccia d'acqua contiene oltre 36000 forme di organismi minuti (anche se i Jina hanno detto che c'è vita incalcolabile in una sola goccia d'acqua non bollita / non purificata) !

Nell'acqua non bollita, in ogni momento, infinite creature nascono e muoiono, hanno breve esistenza ma si moltiplicano rapidamente in moltissimi micro-organismi. Naturalmente, noi dovremmo non causare violenza a nessun essere vivente, ma non possiamo vivere senza acqua, quindi anche in questo caso dovremmo trovare un modo per evitare il più possibile la violenza, ossia per ridurre al minimo le uccisioni anche quando utilizziamo l'acqua. Per questo motivo i jainisti filtrano e bolliscono l'acqua, la fanno poi raffreddare e la bevono. Si utilizza un panno bianco di cotone grezzo che funge da filtro, quando l'acqua viene filtrata i microrganismi vengono separati, il tessuto viene nuovamente lasciato in acqua (possibilmente nei fiumi e altri habitat naturali oppure in lavandino sotto acqua corrente) e in questo modo rimangono attaccati nel panno e sono di nuovo liberi di vivere.  Con la bollitura dell'acqua muoiono tutti i microrganismi presenti, ma a quell'alta temperatura non nascono altre vite per almeno 24 ore e bisogna bere l'acqua entro in questo arco di tempo. La durata dell'utilizzo varia a seconda del mese dell'anno, considerando l'aspetto climatico della crescita di questi organismi:


Estate = 15 ore
Inverno = 12 ore
Durante la stagione delle piogge = 9 ore
Spesso l'aggiunta di garofano / cannella rende l'acqua estensibile a 3 ore.

 

Bollendo l'acqua, la violenza viene compiuta una volta, perchè  bloccando le successive nascite si evitano più uccisioni, è anche un modo per non avere contagio con agenti patogeni. Se si utilizza solo il filtraggio bisogna utilizzare un panno doppio piegato, in cui la luce del sole non può passare, ma in questo caso l'acqua  va consumata entro 48 minuti. Ci sono jain che bevono solo acqua bollita in alcune ricorrenze particolari o come pratica di austerità e tante famiglie che come i monaci bevono sempre acqua sia filtrata che bollita.

 

Il consumo dell'acqua per fabbisogno personale viene limitato dai jain , tale auto-imposizione è per evitare gli sprechi delle risorse della natura, per essere consapevoli del consumo e per sviluppare il senso di responsabilità e di non possesso verso un bene indispensabile che dobbiamo dividere con gli altri, considerando che al mondo ci sono milioni di persone  e animali che soffrono la sete a causa di mancanza di acqua.

 

Il Digiuno

 

I Jainisti sono i digiunatori per eccellenza, iniziano a digiunare fin da piccoli e con molta facilità. Sia i laici che i monaci protraggono il digiuno anche per molti giorni e mesi. Il digiuno ha la funzione di purificare lo spirito e distruggere il karma, ad esercitare l'autocontrollo e mettere a riposo tutti gli organi dei sensi e rimanere assorbiti nell'anima. Il digiuno per avere effetto deve essere accompagnato a pratiche spirituali, di consapevolezza, studio e contemplazioni.

 

 

 

 

TEMPI E TERMINI, REGOLE SPECIFICHE ALIMENTARI.

 

Il modo scrupoloso e approfondito di applicare la nonviolenza nelle attività quotidiane e soprattutto per il cibo, modella tutta la vita dei jainisti ed è la caratteristica più significativa della loro identità. Le credenze religiose riguardano non solo i tipi e le quantità di cibo che sono ammesse, ma anche il modo in cui vengono preparati. I monaci Jain tradizionalmente hanno regole severe che determinano il tipo di preparazione del cibo, e le singole famiglie adottano queste prescrizioni a vari livelli.

 

 

 

Non mangiare prima dell'alba e dopo il tramonto

Chauvihar

 

Ventisei secoli fa non esisteva l'elettricità, la gente non poteva vedere bene quello che mangiava si consumava il cibo solo alla luce del giorno. Di notte uscivano serpenti, scoiattoli, lucertole, uccelli, farfalle, insetti e potevano essere uccisi dal fuoco. Anche attualmente i jain ortodossi seguono questa pratica: i pasti di notte sono proibiti per il vagare di molte creature notturne, per cui a causa della scarsa illuminazione, attrazione per l'odore del cibo o per la luce artificiale e le fiamme, gli animali possono accidentalmente rimanere uccisi bruciati, possono cadere dentro il cibo e in pentole con acqua e olio bollente e anche perché, è buona regola salutare mangiare due o tre ore prima di andare a dormire.

 

Freschezza

Il cibo deve essere preparato fresco ogni giorno. Mantenere il cibo cotto durante la notte è vietato perché possiede una concentrazione maggiore di microrganismi. Nel buio e al freddo ci potrebbero essere rapida crescita di batteri o funghi. Le farine e le spezie dovrebbero essere macinati freschi e un certo numero di altri alimenti devono essere utilizzati entro un determinato periodo che dipende dal tipo di stagione e dal prodotto; a titolo di esempio spezie e farina di qualsiasi grano hanno una validità di 3 giorni durante le piogge, 5 giorni in estate e 7 giorni in inverno, questa pratica assicura anche la freschezza, il sapore e il buon gusto di questi ingredienti. I jain evitano di mangiare cibo confezionato trattato chimicamente e arricchito di additivi, preferiscono mangiare alimenti freschi e naturali presi direttamente dal contadino e cucinarli a casa nelle condizioni più igieniche, anche per avere la certezza assoluta che tutti gli ingredienti siano tutti 'non violenti'. I jain evitano di mangiare gli alimenti che sono appena scaduti e c'è un buon largo consumo di alimenti secchi perché possono essere consumati anche i giorni successivi.

 

Cucinare la giusta quantità di cibo

 

I jainisti cercano di cucinare la giusta quantità di cibo che consumano ad ogni pasto perchè evitando di buttare gli avanzi eliminano gli sprechi e non permettono così il proliferare di animaletti tra i rifiuti che poi morirebbero.

 

Cibo biologico

 

I seguaci della non violenza preferiscono mangiare cibo di stagione e biologico perché l'uso di pesticidi causa l'uccisione di molti animali.

 

Attento esame dei cibi

 

I Jainisti fanno del loro meglio per non far del male anche ai più piccoli animali, perché credono che i danni causati dall'incuria sono riprovevoli perchè è sofferenza causata da un'azione deliberata, per questo si addolorano molto e per evitare questa possibilità seguono un meticoloso controllo dei cibi affinché non siano presenti insetti che potrebbero rimanere feriti o uccisi dalla preparazione dei pasti e mentre si mangia e si beve. Prima di lavare e cuocere tutte le verdure a foglia verde, come il cavolo, gli spinaci, l'insalata ecc dovrebbero essere ispezionati strato dopo strato perché ci potrebbero essere lumache, formiche e vermi accasati tra le foglie.

 

 

Dar da mangiare ai poveri

 

Un altro pilastro del Jainismo è il principio/voto di 'Aparigraha' che significa non raccogliere, possedere o accumulare nulla al di là di ciò che ci spetta. In altri termini ciò significa prendere quello che è veramente necessario per sopravvivere. Il Jainismo promuove la sopravvivenza sul minimo indispensabile e l'offrire il cibo ai poveri. Vivere del minimo significa prendere meno dagli altri esseri viventi e ridurre o non causare nessun danno.