Le due correnti principali Digamabara e Svetambara

 

Nel corso del tempo sono nati diversi movimenti jain con proprie storie e usanze che seguono pratiche e credenze. Ognuno di esse vive la propria dottrina attraverso lo studio dei diversi canoni delle scritture sacre, i laici sono collegati a un determinato ordine di monaci e membri del proprio rango di appartenenza. Le due grandi correnti principali jainiste sono gli Svetambara e i Digamabara, quest'ultimi sono monaci maschi completamente nudi e le monache sono vestite di bianco; molti vivono nelle foreste e sono i più ascetici, seguono regole di condotta molto rigide, mangiano e bevono una volta al giorno. Da entrambe si ramificano altri piccoli sottogruppi con specifiche tradizioni. Tra gli Svetambara e Digambara nel... ci fu uno scisma a causa di alcune interpretazioni differenti, quelle più importanti sono: quali testi dovrebbero essere accettati come scritture, sui dettagli della vita di Mahavira, (se è stao sposato e aveva figli o no) sulla possibilità dell’anima di raggiungere la liberazione quando è in un corpo da donna, se i monaci debbano indossare vestiti, se al raggiungimento dell’onniscenza i Tirthankara non hanno più funzioni corporali come la fame, la sete il sonno e siano liberi da ogni attività umana .

 

Pur essendoci tra entrambe spiccate controversie su alcuni aspetti della religione, entrambi condividono e osservano gli stessi principi fondamentali del Jainismo e si rispettano l'un con l'altro; tutti i jainisti credono negli insegnamenti dei Tirthankara e hanno lo stesso obiettivo: il raggiungimento della liberazione dalla sofferenza quindi dall’esistenza terrena.

 

Correnti non settarie

 

Diversi gruppi religiosi nacquero grazie ad alcuni monaci riformatori dando vita a movimenti jain non- settari con centri di ritrovo all’interno e fuori dell’India come quello associato alla figura autorevole del mistico, filosofo Shrimad Rājachandra grande amico e maestro del Mahatma Gandhi. Shrimad Rajchandraji è molto rispettato per la sua notevole esposizione degli insegnamenti di Bhagwan Mahavira, per il grande stato spirituale, straordinaria personalità e genio letterario. Shrimadji nacque nel giorno propizio di Kartik Purnima in V.S. 1924 (9 novembre 1867) a Vavania (Gujarat, India). All'età di 23 anni raggiunse l'autorealizzazione. Trascorse mesi di isolamento in giungle e montagne, assorto nell'estasi del Sé. La sua compassione per il mondo traboccava sotto forma di Shri Atmasiddhi Shastra, un capolavoro nella letteratura filosofica. Su Chaitra Vad Pancham V.S. 1957 (9 aprile 1901) all'età di 33 anni, questa Anima Illuminata lasciò il Suo corpo mortale, in uno stato di completa consapevolezza a Rajkot.

 

Il Mahatma Gandhi disse: "Tale era l'uomo che affascinava il mio cuore in questioni religiose come nessun altro finora." - Revisione moderna, giugno 1930

 

Uno di questi centri si chiama ‘La Missione di Shrimad Rajchandra Dharampur’ è un movimento globale che si sforza di accrescere la crescita spirituale dei ricercatori e di aiutare la società. Predicando il percorso di Bhagwan Mahavira, un ardente devoto di Shrimad Rajchandraji, Pujya Gurudevshri Rakeshbhai è l'ispirazione e fondatore della Missione Dharampur di Shrimad Rajachandra. Il glorioso Shrimad Rajchandra Ashram, Dharampur, è il quartier generale internazionale della Missione, dove migliaia di aspiranti si riuniscono per discorsi illuminanti, una serie di ritiri e seminari di meditazione. Attualmente la missione ha 104 centri di satsang distribuiti in tutto il mondo in Nord America, Europa, Africa, Asia e Australia. Più di 250 centri in tutto il mondo modellano giovani e bambini, dando vita a un futuro più luminoso per loro.
Le attività del Servizio Societario sono svolte attraverso il triplice programma Shrimad Rajchandra Amore e cura che comprende assistenza sanitaria, educativa, infantile, femminile, tribale, comunitaria, umanitaria, animale, ambientale e di emergenza.
La Missione di Shrimad Rajchandra Dharampur gioca così un ruolo chiave nell'elevazione
universale realizzando la sua Dichiarazione di Missione - Realizzare il proprio Vero Sé e servire gli altri disinteressatamente.

 

Foto di Shrimad Rajchandraji


I monaci Svetambara

 

 

In questo testo ci dedichiamo allo studio della corrente jain Svetambara, la più grande per numero di fedeli ed è l'ordine monastico con maggiore presenza femminile, circa 10 mila monache rispetto a 2.500 monaci. In sanscrito la parola Shvetambar significa 'colui che indossa un vestito bianco' e si riferisce alle vesti bianche indossate dai santi. Gli Svetambara si dividono in tre principali movimenti che si chiamano: Mūrti-pūjaka, Sthānaka-Vasin e Terāpanthin, tutti indossano vesti di colore bianco, concordano sulla autorità dei testi sacri Svetambara e sugli insegnamenti essenziali della dottrina, ma discostano su piccoli aspetti, pratiche spirituali, cerimoniali e nella programmazione religiosa. Tutti i monaci che si chiamano anche Maharaj, vivono all'interno di una comunità organizzata, in cui c'è una gerarchia in rapporto al grado di evoluzione religiosa, ci sono diversi maestri Acharya sia per la corrente Murtipukaka e sia per i Sthanakvasi che regolano la vita monastica, gli asceti vivono in piccoli gruppi dello stesso sesso e lignaggio. Il genere e la pratica in cui il monaco si accinge a mettere in atto, la sua durata e il livello di difficoltà, sono regolate dal maestro Acharya che tiene in considerazione delle abilità e dello sviluppo spirituale dello stesso. Attualmente in India ci sono circa oltre 15.000 monache e monaci tra tutte le correnti jain Digambara e Svetambara.

 

Alcune differenze

Mūrtipūjaka:

 

Sono la corrente jain più grande, circa 80% degli Svetambara, la loro peculiarità è che praticano il culto degli idoli dei Tirthankara fuori e all'interno del tempio denominato ‘Murti Pooja’ , infatti in sanscrito la parola Mūrti-pūjaka significa 'adoratori di immagini', ma sono anche chiamati come Derāvāsī "abitante del tempio" o Mandir Mārgī "seguace del sentiero del tempio". Inoltro costruiscono e visitano quotidianamente i templi cme dovere religioso meritorio e partecipano ai pellegrinaggi che sono molto festosi. L'adorazione degli idoli non è solo una tradizione jainista, ma parte della cultura indù. Essa consiste offrendo ai Jina con molta devozione e gratitudine, fiori, riso, frutta, pasta di sandalo, incenso ecc; l’unzione alle immagini e anche l’adornamento di abiti ricchi e ornamenti ingioiellati. Si crede che la pooja comporti un effetto benefico sulla distruzione del karma e che aiuti spiritualimente il devoto che sa che nessun Jina può sentirlo perché è un’anima liberata e non è presente all’interno di una statua. Roith Salechan afferma “la semplice logica qui è che quando vuoi diventare come qualcuno, vorresti vedere la sua immagine ogni tanto per ricordare a te stesso del tuo obiettivo. E il Jainismo, come religione, alla fine mira a portare ogni essere vivente alla divinità, quindi in pratica stai semplicemente adorando un idolo che è libero da tutte le passioni e desideri e il risultato della sua felicità si riflette sul suo volto. Ora, come fare la pooja, è una cosa diversa e dipende totalmente da come vuoi tu. Per esempio, quando Swetambara jain fanno la pooja, toccano l'idolo in 9 luoghi diversi ciascuno con il suo significato: quando tocchiamo i piedi, ci ricordiamo delle grandi difficoltà e penitenze che gli Arihant hanno intrapreso per ottenere Siddhatva o Kevalgyaan. (conoscenza o liberazione). Quando tocchiamo le spalle significa che si è sbarazzato di tutte le sue passioni, rabbia, ego ecc. Questo è il modo in cui ci ricordiamo ogni giorno del nostro obiettivo finale e non oscillare con le nostre passioni e sprecare questa vita preziosa. Il culto degli idoli è sempre stato enfatizzato come culto non dell'idolo ma delle qualità (Guna). E 'oggi che le persone hanno creato un meraviglioso disordine di cose che sarebbero dovute essere semplici e limitate. La pooja è una pratica molto antica e i Murtipujaka affermano che negli Agam originali (scritture) non c’è scritto che il murti pooja sia sbagliato e non dovrebbe essere fatto e che le altre correnti jain che la negano sono nate dopo il Nirvana di Mahavira”

 

 

 

I monaci Murtipujak quando non viaggiano a piedi sono nei templi oppure in delle strutture indisturbate a loro dedicate che si chiamano upasryas. Essi riconoscono come autentiche 45 scritture canoniche Svetambara. I monaci hanno un personale equipaggiamento monacale, per esempio la lunghezza del manico della scopa è corta, (segno di identità), la pezzuola di cotone (muhapatti) viene posta davanti alla bocca solo in determinati momenti, cioè quando si parla, si studiano i testi sacri o ci si avvicina all'idolo del Tirthankara. I Mūrtipūjaka si trovano in tutte le parti dell'India, in particolare nei centri urbani del Gujarat, Maharashtra e Rajasthan.

 

 

Cosa succede in un tempio

 

(estratto da herenow4u.net)

 

All'ingresso del tempio, i visitatori devono togliere le scarpe. Spesso i templi hanno la loro contenitore d'acqua necessario per il bagno quotidiano dell'immagine e per il bagno dei partecipanti. L'immagine di culto è installata nella camera interna del tempio. Questa camera è isolata dal corridoio esterno da un muro di cinta e da una porta che può essere cullato Nella sala esterna, di fronte alla camera interna, normalmente viene allestito un piccolo santuario nel quale è collocata una piccola immagine rituale. Di fronte a questa installazione ci sono tavoli su cui sono collocati offerte come grani di riso, frutta, ecc. La struttura della camera interna è separata dalle pareti circostanti da uno spazio vuoto che viene utilizzato come percorso circolatorio. Alcuni grandi templi hanno anche due sale di culto e santuari, uno per l'adorazione quotidiana degli uomini e l'altro per le donne. In molti templi Swetambara, gli strumenti musicali sono tenuti per uso rituale. Un angolo è riservato per la preparazione della pasta di sandalo usata nel rituale quotidiano. Tutti i Jainisti hanno messo un marchio di pasta di sandali sulla fronte durante la loro visita al tempio. Oltre alla principale immagine di culto, ogni tempio Jaina ha diversi santuari più piccoli di altri Jina nelle camere circostanti. Su pilastri, pareti, soffitti, ecc., Sono spesso dipinti di dei, dee e luoghi di pellegrinaggio. In un angolo c'è di solito un piccolo santuario di Kshetrapala, una divinità custode che è anche molto popolare nei culti dei villaggi.
La mattina presto il sacerdote comincia a pulire e prepara le immagini per il loro bagno quotidiano. I fedeli laici vengono al tempio dopo essersi fatti un bagno e indossare vestiti freschi. La maggior parte dei visitatori abituali non mangia nulla prima di venire al tempio. Alcuni adoratori ortodossi, quando non sono in grado di visitare il tempio a causa di una malattia o per qualche altra ragione, osservano un digiuno completo o parziale come il pentimento. Dopo aver rimosso le offerte del giorno precedente e dopo aver spolverato le immagini, il sacerdote le lava e mette fiori freschi e applica la pasta di sandalo. Nella sala esterna gli adoratori laici iniziano il rituale dando un bagno all'immagine che è una sorta di reminiscenza dell'illustrazione post-parto di Mahavira di Indra. Mentre fanno il bagno, i fedeli cantano anche canti devozionali, applicano dei punti di pasta di sandalo, offrono fiori e chicchi di riso. L'acqua e altri liquidi con cui l'immagine viene bagnata vengono raccolti in una grande contenitore che viene posto in un angolo. Tutti i visitatori immergono le dita in quest'acqua e la applicano alla fronte e agli occhi. Questi adoratori, che non prendono parte al rituale del bagno, adorano l'immagine con il palmo ripiegato, salutano inginocchiati davanti all'immagine e offrono chicchi di riso, chiodi di garofano, mandorle, fiori o frutti. Spesso i visitatori fanno dai chicchi di riso i diagrammi di svastica, nandyavarta, la luna e il punto delle sacre sillabe Om e Hrim. In alcuni templi di Swetambara alcuni adoratori tengono una lampada.

 

 

 

7 Motivi per cui devi visitare un tempio Jain

 


Che tu sia uno degli oltre l'80% dei Jainisti (tradizioni Shwetämbara e Digambara) che crede nell'adorazione degli idoli Jina nei templi o se non lo sei, ecco 7 motivi per cui visitare un tempio Jain (irrilevante dal fatto che tu esegua la pooja o non) è grande per la

 

tua anima. Per coloro che visitano fedelmente, comprendendo la scienza dei templi Jainisti, puoi sperimentare meglio l'intelligenza, il potere e i miracoli che queste strutture

 

sono state create da e per.

 

 

 

1. La posizione del tempio

 

Ogni singola sfaccettatura del tempio, dalle dimensioni degli idoli, delle stanze e dei cortili, le loro direzioni di collocamento, al processo di installazione dell'idolo nel sanctum, sono calcoli scientifici e intenzioni ben ponderate, seguendo le regole e le linee guida stabilite migliaia di anni fa. (Vatthu-Sara-Payarana, il primo grande trattato sull’architettura Jain – 1315 dC elenca questi in dettagli. Ne consegue quindi che i templi si trovano strategicamente in un luogo in cui l'energia positiva è abbondantemente disponibile dalle distribuzioni di onde magnetiche ed elettriche della spinta del polo nord/ sud. Il sanctum riceve anche energia dal cosmo attraverso lo skikara in alto (che agisce come un'antenna, come il nostro naso attrae il pranavayu (ossigeno dall'aria).
Proprio stando nel tempio, deve essere il luogo in cui si trovano le onde magnetiche della

 

terra al massimo; per ricevere pure vibrazioni di energia positiva.

 

 

 

2. Dall’esterno all’interno

 


Dal momento in cui entriamo nel complesso del tempio per essere nel sancta sanctorum, l'intero viaggio è pieno di messaggi sottili (sotto forma di rituali, zone fisiche e altri elementi del design) deliberatamente collocati per influenzare la nostra mente (
tanto come

 

la moderna scienza dell’architettura)

 

 

 

Entrando attraverso l'alto muro composto - la mente capisce che deve lasciare il mondo

 

esterno all’esterno e prepararsi a digerire l’attenzione verso l’interno.

 

 

 

La rimozione delle calzature alla base delle scale - un gesto fisico per far seguire il corpo alla consapevolezza della mente (anche i piedi nudi aiutano a ricevere le energie della terra dal momento che i pavimenti e il tempio sono buoni conduttori)

 

 

 

Salendo le scale - questo sforzo fisico extra è sapere che stiamo andando a un piano più

 

alto (fisicamente ed emotivamente)

 

 

 

Toccando la soglia d'ingresso con le nostre mani, camminando con il piede giusto, suonando la campana - ricorda al fedele che si sta muovendo dalle attività secolari a quelle

 

spirituali con lo stato d’animo ‘giusto’.

 

 

 

Circolare - sentendo il cerchio di energia che circonda l'idolo, la mente diventa silenziosa, perdendo il contatto con il mondo materiale oltre i confini del mandir.

 

Entrando nel santuario interno; con ogni rito abbiamo attraversato una nuova frontiera, rompendo gradualmente i nostri legami mondani e sociali finché non siamo soli di fronte all'idolo del Tirthankara.

 

Ora si sperimenta l'energia dentro se stessi. La mente è sola con il suo sé superiore.

 

 

 

3. Controllo della mente attraverso i sensi

 

 

 

Una visita a un tempio Jain è un’esperienza multisensoriale!

 

 

 

Oltre la profondità e l'altezza, il colore e la luce, l'epigrafia e gli ornamenti, i templi sono

 

stati costruiti attraverso il suono,l’odore, il tatto e il gusto. La filosofia Jaina dice che proprio come il mare è alimentato dai fiumi e non può esistere senza i fiumi, allo stesso modo, la mente è nutrita dagli indriya (i sensi) e non può esistere senza di loro. Se hai

 

controllato le indrie hai controllato la mente, un'immensa quantità di ricerche in psicologia sensoriale convalida questa saggezza. L'industria dell'ospitalità, dell'intrattenimento e del commercio al dettaglio cerca di coinvolgere il massimo numero di sensi per influenzare le nostre menti. Maria Montessori ha notoriamente influenzato l'educazione dell'infanzia con

 

il principio: “Prima l’educazione dei sensi,poi l’educazione dell’intelletto”. I templi implicano l'uso di tutti e cinque i sensi: vista, olfatto, tatto, gusto e suono. Si osserva l'offerta delle lampade accese, si toccano gli oggetti rituali dei piedi della divinità (se si esegue la puja), si sente il suono delle campane e i canti sacri recitati, si sente l'odore dell'incenso e anche la lingua è impegnata / controllata cantando o essendo in mauna (silenzio). Lo scopo dello spazio sacro Jaina è duplice. Soprattutto per coinvolgere i cinque sensi dell'adoratore, e così facendo elevarlo ad un livello superiore di coscienza che promuoverà buoni pensieri e azioni.

 

 

 

 

 

4. Ricarica la tua energia

 


Siamo esseri di energia. Oltre alla nostra anatomia fisica, abbiamo anche un'anatomia energetica composta da più campi di energia interagenti. Quando Einstein dichiarò che e = mc2, che tutto ciò che esiste è energia, confermò quello che i veggenti di Jaina avevano dichiarato più di decine di migliaia di anni fa che l'energia è materia e che nulla nell'universo è mai distrutto o creato, semplicemente cambiano da uno forma ad un altro
La scienza ci dice ulteriormente, che viviamo in un mare virtuale di invisibili campi di influenza. Uno scambio energetico costante sta avvenendo tra noi e il nostro ambiente - sia positivo che negativo e siamo fortemente influenzati su livelli sottili. In effetti gli squilibri energetici nel corpo sono la causa principale di una vasta maggioranza di disturbi -
dall’obesità all’insonnia alle oscillazioni dell’umore. Oggi, più che mai, l'intelligenza Jaina che ha dato origine al concetto di templi può essere apprezzata per la sua tecnologia antica e moderna basata su migliaia di anni di apprendimento e sviluppo. Quando un devoto entra nel tempio, sta praticamente entrando in un campo di potenza; energia creata dalla posizione e dalla struttura e sostenuta attraverso il continuo culto e attività spirituali lì per

 

periodi di tempo prolungati. I templi possono contenere e irradiare questa preziosa energia per migliaia di anni e, come una batteria inesauribile, questi templi continuano a scaricare l'energia spirituale ai cercatori. Le potenti vibrazioni positive presenti in un tempio possono eliminare energie negative. Senza neanche esserne consapevoli, la pulizia profonda, la ricarica e, infine, la purificazione dell'essere possono avvenire senza sforzo in

 

un tempio, con conseguente guarigione fisica e mentale.

 

 

 

 

 

5.Armonia con gli elementi

 

 

 

I templi furono costruiti con straordinaria consapevolezza e intelligenza. Tutti i cinque elementi che rappresentano il macrocosmo sono visti in tutti gli aspetti dei templi, nella costruzione, nell’adorazione e nei rituali (puja quotidiano).

 

1. Elemento di terra = fondazione del tempio e idoli.

 

2. Elemento Acqua = di solito i templi hanno una vasca d’acqua o sono vicino al fiume.

 

3. Elemento di fuoco = attraverso il gioco con la luce; il sole splende attraverso le aperture, illuminando aree specifiche in momenti specifici, ad esempio, il santuario è tenuto più buio delle sale per consentire la privacy per il devoto. Inoltre anche le lampade e l'incenso.
4. Elemento d'aria = la quiete assoluta è assicurata nelle vicinanze del santuario.
Gli Echi sono evitati da una manipolazione intelligente di spazi aperti, prospetti e disegni nelle

 

aree strutturate. L’aria stessa è anche piena delle vibrazioni dei mantra.

 

5. Spazio o elemento = una struttura a cupola viene sempre creata.

 


Presi insieme, i cinque elementi costituiscono il mondo fisico che esiste anche dentro di noi tutti, nel nostro mondo interiore. Quando c'è armonia nel mondo esterno ci sarà armonia nel mondo interiore. Macro = micro.
Il giusto essere in un ambiente con tutti gli elementi in

 

armonia significa provare beatitudine.

 

 

 

6. Vibrazioni positive pure

 

 

 

Il tempio diventa un magazzino di potere spirituale attraverso le preghiere e la risonanza dei mantra. Con l'adorazione costante e regolare eseguita dai devoti del tempio, vengono create e sostenute sante vibrazioni. La ripetizione dei mantra carica l'intera energia del tempio. Secondo l'ultima teoria scientifica, il suono una volta prodotto prodotto non muore mai. È per preservare le onde sonore che i nostri templi sono così abilmente costruiti. Gli inni resi dai nostri guru monaci, insegnanti istruiti e dalle migliaia di persone prima di noi rimangono immortali nelle mura del tempio. Andare e stare in questo campo

 

energetico significa ricevere questo flusso costante di vibrazioni pure.

 

 

 

7. Rituale e spirituale

 

 

 

I templi sono centri di meditazione di massa per aiutare tutti coloro che non possono o non praticheranno la meditazione da soli. Essenzialmente, i templi sono stati progettati per essere spazi in cui la mente si muove spontaneamente all'interno e la meditazione avviene senza sforzo. Ogni aspetto del tempio, dall'architettura ai rituali al tipo di culto offerto, è stato creato consapevolmente per far sì che questa esperienza si realizzasse.

 

Adorazione dei Jina = un'attività razionalizzata che promuove il distacco, concentra la mente e ricorda al praticante il proprio potenziale divino. Su cosa focalizziamo la nostra

 

attenzione; diventiamo.

 

 

 

Suoneria = bilancia il nostro cervello destro e sinistro.

 

Conchiglia che soffia = maggiore consapevolezza bilanciando i nostri Chakra

 

Chandan Tikka = copre il punto tra le sopracciglia, la sede della memoria e del pensiero; chiamato come Aajna Chakra (Brow Chakra). Il corpo umano emette energia sotto forma di onde elettromagnetiche e specialmente a questo punto. Lo squilibrio nel corpo fa sì che l'energia si destabilizzi e causi preoccupazioni e tensioni e quindi mal di testa. Il Tikka raffredda la fronte, ci protegge e previene la perdita di energia. Quando meditiamo con consapevolezza, qualsiasi rituale può diventare tecnica di meditazione. Quando meditiamo senza consapevolezza anche una tecnica di meditazione può diventare un rituale. È così che trasformiamo la spiritualità in religione. Invece dovremmo fare religione

 

in spiritualità. I templi sono usati anche per le interazioni sociali, l'educazione spirituale, gli eventi culturali e gli scambi economici. I templi offrono l'opportunità di trasformazione

 

verso una coscienza superiore. Visita un tempio oggi e osserva l'energia cosmica, vivi e goditi tutti i benefici fisici, mentali, emotivi e spirituali.

 

Perché i templi sono bianchi?

 

Ogni roccia possiede una energia propria permeata da una forza spirituale, i templi jain sono costruiti con il marmo perchè è una pietra considerata carica di energia femminile e lo scopo è quello di amplificarne le virtù. I templi sono bianchi per esprimere la purezza e la pace, è un colore rassicurante che raffredda il fuoco dei cattivi sentimenti. Il marmo bianco candido permette di guardare facilmente piccoli insetti così è possibile evitare di calpestarli e ucciderli. La straordinaria bellezza delle opere d'arte all'interno del tempio e l'intricata, elaborata e dettagliata intagliatura dei bassorilievi riflettono le menti sopraffini ed illuminate dei Tirthankara.

 

Sthānakavasin

Sono chiamati Dhundhiya che sgnifica ‘cercatori’ per le loro prime pratiche di ricerca e di permanenza in strutture abbandonate o trascurate per evitare il disturbo del pubblico e sono definiti anche i ‘veri che cercano la via della salvezza’ o Sadhumargi che sta per ‘asceti’. Sono circa 533 monaci, 2.690 monache di un totale di 3.233. Gli Sthanakwasi riconosco 32 scritture Svetambara come autentici insegnamenti di Mahavira e rifiutano gli altri 13. Nacquero non direttamente dagli Svetambara ma come riformatori di un vecchio movimento rinnovatore, cioè la fazione di Lonka del Jainismo. Questo movimento fu fondato intorno al 1474 d.C. da Lonka, un ricco e colto mercante di Ahmedabad (Gujarat) nel XV secolo che se pur non fu iniziato da monaco visse come un asceta. I testi sacri antichi Svetambara originali erano disponibili solo per i monaci, ma Lonka come uno scrivano ottenne l'accesso e dopo averli letti fece importanti considerazioni che determinarono la sua riforma. Per prima cosa disapprovò i modi di vita dei loro attuali asceti, dichiarando che vivevano meno rigorosamente di quanto avrebbe voluto Mahavira. Un laico della setta di Lonka, Viraji di Surat, ricevette l'iniziazione come Yati, cioè un asceta, e ottenne una grande ammirazione a causa della severità della sua vita. Molte persone del gruppo Lonka si unirono a questo riformatore e presero il nome di Sthanakwasi, con l'intenzione quindi di seguire scrupolosamente i principi di Lord Mahavira. Lonka a differenza dei Murtipujaka era contro il culto delle immagini e l’ostentazione dei rituali e i motivi sono diversi: diceva che l’anima non ha forma e quindi non occorre pregare nessun idolo; che non era essenziale nel percorso di purificazione dell'anima e il raggiungimento della liberazione; che l’idolatria genera attaccamento e dichiarò pubblicamente che il culto del tempio era un mithyatva (un illusione) per i jain. Disse che le scritture affermavano che le forme di vita sono distrutte nella costruzione di qualsiasi edificio, che il culto non era sostenuto nei testi antichi e che andavano contro la non violenza – ahimsa, poichè lo scavo, la costruzione per i templi e l’istallazione dei Jina comportano l’uccisione di forme di vita; le offerte di cibo per la puja attirano gli insetti che potrebbero essere danneggiati e i fiori vengono recisi per porli sugli idoli (da specificare che attulamente alcuni devoti usano fiori artificiali e in tempi antichi si lasciava un telo a terra sotto le piante dei fiori e si raccoglievano solo i petali che cadevano naturalmente per ornamentare gli idoli dei Jina). Secondo l’interpretazione di Lonka le scritture indicavano il percorso jain solo con l’osservanza dell’ascetismo costituito dalla pratica rigorosa della non violenza, dal completo non possesso, dell’autocontrollo ecc. Per alcuni studiosi il pensiero di Lonka fu condizionato da un periodo storico in cui gli islamici distruggevano gli idoli dei Jina che simboleggiavano la non violenza e questo è il motivo per cui oggi si trovano spesso sotto terra antiche statue dei Tirthankara nascosti all’epoca dai jain per salvarli. Per cui i Sthanakwasi non costruiscono e non hanno templi per i doveri religiosi, ma solo ‘sthanaka’ cioè delle sale di preghiera disadorne, dove ogni giorno si recano i devoti per il darshan e insieme ai monaci studiano, praticano i digiuni, organizzano feste, preghiere, dibattiti, ecc. Inoltre gli Sthanakvasi non credono nei luoghi di pellegrinaggio e non partecipano alle feste religiose dei Murtipujaka Svetambara. Ma eccetto il punto sull’idolatria e alcune pratiche religiose, i Shtanakvasi non si discostano molto da tutti gli altri Svetambara jain. I Shtanakvasi come i Terapanthin, hanno anch'essi l'attrezzatura monastica, ma non personalizzata, il bastone della scopa è lungo, anch'esso indicatore di identità, i monaci indossano costantemente la pezzuola bianca quadrata davanti alla bocca tranne durante i pasti e anche i laici per prevenire l'inquinamento degli oggetti sacri attraverso il respiro e per evitare l’inalazione e quindi l’uccisione degli insetti presenti nell’aria. Anche le monache si apprestano a studiare tutti gli stadi delle scritture e tengono sermoni. Per i laici una attività particolarmente rilevante è quella della assistenza umanitaria e la cura verso i rifugi per gli animali. In seguito a Lonka ci furono altri riformatori, oggi la tradizione è diffusa da cinque monaci di diversi ranghi tradizionali, la dottrina dell'ahimsa viene propagata al di fuori dell'India dal monaco Sthanakvasi, Sushil Kumar Muni.

 

 

Conclusione

 

Ritengo personalmente sulla pratica di fare la pooja o no che i jain Murtipujaka e Sthanakvasin hanno tutti ragione nel loro modo di vedere le cose, questa è la bellezza della molteplicità dei punti di vista (Anekantavada) ognuno rappresenta parte di una verità, le diverse prospettive sono tutte rispettabili come lo sono tutti i jainisti a pescindere dalle varie tradizioni. E’ possibile unirsi a qualsiasi gruppo jain e se ci aiuta possiamo praticare ogni giorno anche la puja oppure no, la cosa più importante è vivere nella propria anima i principi fondamentali del Jainismo.

 

Ravindra jain afferma’:

Una domanda delicata è che alcune sette nel Jainismo credono in Murti Pooja e altre no. Fondamentalmente si tratta di una questione di fede, non di logica, poiché avresti punti ugualmente convincenti da entrambe le parti e qualsiasi controversia. Penso che migliore risposta alla domanda sia quella del signor Mahavira: 

in Acharaang Sootra: “धर्म न कहीं गाँव में होता है और न कहीं जंगल में, बल्कि वह तो अन्तरात्मा में होता है।” "La religione non è né nel villaggio né nella foresta, ma è nell’anima”

Entrambe le virgolette significano fondamentalmente che il luogo e i rituali non sono importanti. Ciò che è importante è che debba andare avanti la tua anima. Deve essere progressivamente liberata dai karma eliminando o riducendo Kashays (rabbia, orgoglio, avidità ecc) e Raag-Dwesh. Lascia che questo sia il barometro per rispondere a domande come questa. Se Murti Pooja o qualsiasi altra attività ci aiutino a ridurre i nostri Kashays e Raag-Dwesh, lo faremo in ogni caso, altrimenti sarà solo un rituale o uno spettacolo.

 

 scorri continua sotto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Terāpanthin

 

La Terapanth è la più piccola corrente jain in termini numerici ed concentrata soprattutto nello stato del Rajasthan, nacque circa 200 anni fa e ha orgine dai Sthanakvasi; fu fondata dal Swami Bhikkanaji Maharaj che fu iniziato come monaco dall’Acharya Raghunatha con il quale aveva delle discrepanze sui diversi aspetti delle pratiche religiose dei santi Sthanakvasi e così fondò l’ordine Terapanthin. All’epoca c'erano solo 13 monaci e 13 laici nel pantha quando fu creato, per cui fu chiamato come Tera che significa ‘tredici’ e pantha ‘sotto setta’. Un'altro significato del termine Terapantha è data dai suoi discepoli: Tera vuol dire ‘il tuo’ e pantha sta per ‘percorso’; in altre parole, vuol dire "Oh, Signore Mahavira, è la tua strada!". La terza motivazione è che Swami Bhikkanaji Maharaj ha dato molta importanza sui 13 principi religiosi del Jainismo, vale a dire, i cinque Mahavratas (grandi voti), i cinque Samitis (regolamenti) e i tre Guptis (controlli o restrizioni). I Terapanthin come i Sthanakvasin non credono al culto delle immagini e non costruiscono nemmeno i monasteri per i loro monaci, ma abitano in una parte della casa costruita dalle famiglie jain, soprattutto pongono l’accento alla semplicità e l’essenza morale nella religione. Una sostanziale caratteristica che differenza dalle altre due correnti jain è che l’intero Pantha di monache e monici è guidata da un solo Acharya con una organizzazione ben disciplinata e organizzata, un codice di condotta e una linea di pensiero. Dal fondatore Acharya Bhikkanaji ci furono una successione di soli 9 Acharya, i Terapanthin sono considerati gli ultimi riformisti e l’ultimo scisma jain.

 

 

 

Combinazione di democrazia e autocrazia

 

(www.terapanthinfo.com)

C'è un'armonizzazione di autocrazia e democrazia nell'ordine Terapantha. Acharya Bhikshu era sempre interessato alla libertà e alla disciplina. L'autocrazia esiste nel senso che l'Acharya è il capo supremo nell'organizzazione e, quindi, nessuno può sfidareil suo

ordine. Democrazia esce nel senso che ognuno ha la libertà di esprimere la propria opinione riguardo alla condotta, ecc. all'Acharya. Tutti i discepoli comprendono l'importanza di avere l'autorità dell’ Acharya e considerano le loro vite garantite sotto la sua guida e supervisione. Quindi, non troviamo né l'autocrazia assoluta né la democrazia assoluta, ma una felice fusione di entrambi nell'ordine Terapantha. È un esempio unico di unione di fede e libertà. Uguaglianza di distribuzione nell’ordine (Shanga).
Questa organizzazione è un esperimento nel campo del socialismo. Qui, i monaci/ monache di grande esperienza da un lato e quelli comuni dall'altro sono considerati alla pari per quanto riguarda il monaco/monache, e quindi, tutti sono ugualmente trattati. C'è un'eguale distribuzione del lavoro e del dovere negli affari dell'ordine religioso. Tutti i monaci e le monache svolgono i loro doveri debitamente assegnati a loro volta a turno nell'ordine di anzianità monastica di permanenza in carica. Nessun monaco o monaca ha il diritto di intentare qualcuno come suo discepolo. Nessuno può avere la sua proprietà sui libri, i manoscritti, i vestiti, gli utensili, gli elettrodomestici ecc. Tutte le cose appartengono al Sangha. Gli articoli di cibi e bevande, vestiti, luoghi usati per l'alloggio, ecc. Sono equamente distribuiti e divisi tra monaci e monache. Tutti i discepoli nell'ordine sono soddisfatti di questo sistema. Vedendo un simile accordo, Jayaprakasha Nararyan, il riformatore sociale, una volta disse: "Stiamo cercando di portare il modello socialista della società in India, che è già in corso qui nel Terapantha Sangha da oltre duecento anni".

 


 


 

Acharya Shri Mahashraman

 

www.acharyamahashraman.in

 

L’auttuale e undicesimo monaco Acharya alla giuda dei Terapanth Dharma Sangha è Shri Mahashraman, nacque il 13 Maggio 1962 a Sardarshahar, Rajasthan, diventò monaco all’età di 12 anni nel 1974. I suoi devoti sentono un'immensa felicità semplicemente ricevendo le sue graziose benedizioni. Privo di desideri mondani, distaccato, imperturbabile, umile e leale, parla in modo gentile, generoso e di mentalità aperta - sono solo alcune delle parole che possono essere usate per descrivere il suo sé interiore. La sua personalità è illuminante e indulgente integrazione, spirituale e leadership, principio e collaborazione pragmatica. Il suo atteggiamento pieno d'amore attira tutti all'istante, anche quelli che lo incontrano per la prima volta. Nonostante sia un Acharya di un ordine religioso, i suoi punti di vista sono liberali e laici. Ha una ferma convinzione nel promuovere la nonviolenza, i valori morali e i principi. Lui ricava soddisfazione e un senso di realizzazione solo da un lavoro diligente. Acharya Shri Mahashraman ha dedicato la sua vita a percorrere posti remoti a piedi, attraverso centinaia di chilometri, visitando vari villaggi, città e città, incontrando e aiutando le persone e accendendo un nuovo entusiasmo al loro interno. Acharya Shri ha viaggiato a piedi per oltre 20.000 km eppure il suo entusiasmo aggiunge nuove dimensioni. Attraversa la campagna, a volte su sentieri pietrosi e spinosi, in un viaggio determinato verso la sua prossima destinazione. Durante il sostanziale 'Ahimsa Yatra' che copre quasi 10.000 km, centinaia e migliaia di persone hanno avuto l'opportunità di ascoltare da lui discorsi pieni di sentimenti. Durante il tour delle remote aree tribali, Sua Santità ha spiegato il significato del principio di Ahimsa. Molti popoli tribali non solo ascoltavano e capivano l'Ahimsa, ma lo accettavano praticamente anche rinunciando alla caccia, alle sostanze che provocano dipendenza, al cibo non vegetariano e alle uccisioni di innocenti. Acharya Shri Mahashraman è un oratore che tocca il cuore dei suoi ascoltatori e seguaci con il suo stile morbido e maturo. I suoi discorsi sono basati su fatti della vita e problemi personali. Il pubblico è profondamente commosso dalle sue parole e l'impatto del suo contegno si riflette facilmente sui loro volti.
È famoso come un influente oratore. Acceso dal fuoco luminoso delle sue esperienze spirituali, i suoi discorsi gettano un'impressione duratura sul pubblico. Coinvolge persone di tutti gli strati allo stesso modo: persone istruite e sofisticate da una parte, e abitanti di villaggi da luoghi lontani dall'altra - migliaia si affollano per ascoltare le sue lezioni. Razza, classe, colore, comunità, credo, nazionalità e altri tipi di discriminazione non hanno posto nei suoi discorsi. La sua predicazione su Shrimad Bhagvad Gita e le scritture buddiste "Dhammapad" parlano dei volumi della sua solidarietà e comunione. Crede che testi, note sacre, ordini religiosi o santi possano essere diversi ma i loro apprendimenti, esperienze e fatti sono gli stessi. E questo è il motivo per cui indù, musulmani, sikh, cristiani, giainisti, buddisti, tra gli altri, rispettano e accettano la sua predicazione. l’Aagam Jain (le scritture) è la spina dorsale dei suoi discorsi. Attraverso citazioni e versi di sanscrito e prakrit, poesie e storie hindi, si concentra sugli insegnamenti dell’ Aagam Jain e li presenta attraverso un dialogo semplice e lucido. Le sue canzoni melodiche di ispirazione incantano il pubblico. Sua Santità comunica il suo messaggio raccontando la vita di grandi persone, motivando a camminare sulle orme e sperimentare gli ideali di questi esempi eccezionali

 

Più di 30.000 chilometri di peregrinazione, per il benessere dell'umanità.

Il ricco patrimonio dell'India ha dato alla nascita molti santi scrittori. Hanno dato un enorme contributo alla costruzione caratteriale nella nostra nazione. Attraverso il loro pensiero futuristico hanno guidato l'umanità a maggiori altezze. Acharya Shri Mahashraman è uno di questi grandi pensatori. Sua Santità è un vero multi-tasker, coinvolto in una varietà di attività, e la più importante delle quali è la scrittura. Attraverso i suoi scritti prolifici, hanno dato un contribuito immenso al mondo della pubblicazione. La redazione degli Aagams Jain e Scritture sono gestite abilmente da Acharya Shri Mahashraman. Il suo duro lavoro persistente ha portato al risultato del dizionario di parole tecniche jain e ai suoi significati, il quale è un contributo significativo al mondo degli studiosi. Acharya Shri Mahashraman sta svolgendo un ruolo fondamentale nel preservare le opere letterarie del Rajasthan pubblicando libri sacri scritti da Acharya Shri Bhikshu, il primo Acharya e fondatore del Terapanth Dharma Sangh in Rajasthani. I suoi libri consistono in una raccolta sinergica di idee antiche e innovative e sono una bellissima guida per i lettori. Con un linguaggio semplice e profondi significati, il messaggio di Sua Santità è un riferimento pronto per risolvere i problemi dei lettori. Nella esigente routine quotidiana, Sua Santità si prende il tempo di impegnarsi nel lavoro letterario. È un grande studioso di lingue hindi, inglese, sanscrito, prakritico e rajasthani. Ha composto centinaia di shloka / versi in lingua sanscrita. Il suo libro 'Shemushi' è stato incluso nel programma dell'Università. Anche le poesie in Hindi e Rajasthani fanno parte del suo lavoro letterario. E’ un esperto studioso di lingue come hindi, inglese, sanscrito, prakrit e rajasthani. Acharya Shri Mahashraman ha compiuto sforzi strenui per lo sviluppo di una società libera dai mali sociali. Lo sviluppo personale e il benessere della società sono due principi inseparabili della sua vita. Lavora incessantemente per risolvere i problemi diffusi che la società deve affrontare come l'intoccabilità, il casteismo, il tradimento, la discriminazione religiosa, la dipendenza, la dote, l'infanticidio femminile, il feticidio e altri tipi di mali sociali. Ha ispirato più di 10 milioni di persone a condurre una vita senza dipendenza.
Si oppone con veemenza a mali sociali, superstizioni e pratiche religiose ortodosse.

 

Meditazione Preksha

Acharya Shri Mahashraman, che ha raggiunto la vera profondità della contemplazione attraverso la pratica della meditazione Preksha, ispira l'umanità alla trasformazione interiore. Acharya Shri Mahashraman, sotto la guida di Acharya Shri Mahapragya, il pioniere della Preksha Meditation, ha amalgamato profondamente i segreti della meditazione per molti anni. Migliaia di persone da tutto il mondo hanno sperimentato la pace e la felicità con le pratiche da lui enunciate nei campi di meditazione Preksha. La tecnica di meditazione Preksha è una riscoperta degli sforzi instancabili di Ganadhipati Tulsi e Acharya Shri Mahapragya, nel 1975. Questa tecnica è una sintesi delle scritture tradizionali, della scienza moderna e dell'esperienza. Le pratiche di meditazione compiute da Lord Mahavira, portate avanti da Acharya Shri Mahapragya con uno studio di ricerca per 20 anni, sono state presentate sotto forma di Preksha Meditazione.

La meditazione Pesksha è una pratica mediante la quale i pensieri e la coscienza sono resi puri ed è un processo di autorealizzazione. In parole semplici, "Preksha" significa "Vedere te stesso". Conoscere e percepire le vibrazioni sottili del corpo, della mente e dell'anima senza attaccamento e odio '. L'obiettivo di Preksha Meditation è – Purità della coscienza. La meditazione Preksha ci aiuta a vivere l'equilibrio, la felicità e la pace. Questa tecnica facilita il raggiungimento della libertà dallo stress mentale, dalla trasformazione e dalla ricreazione dell'energia, dai cambiamenti attitudinali e dalla modifica comportamentale e dallo sviluppo della concentrazione. Preksha La meditazione è la porta per la tranquillità meditativa e rivive da disturbi fisici, mentali e caos emotivo. Migliaia di seminari e campi di meditazione Preksha sono stati organizzati nel paese e in tutto il mondo. Le persone di varie culture hanno praticato la Meditazione Preksha e hanno sprimentato la trasformazione interna.

 

 

La Scienza della vita
 

 

La scienza della vita, fondata dal Lokmaharshi Acharya Shri Mahapragya, è ora sotto la guida di buon auspicio di Acharya Shri Mahashraman dimostrando di essere un aspetto importante nello sviluppo di una personalità spiritio-scientifica. La scienza della vita insegna l'arte di vivere la vita. È un programma educativo vitale per il progresso integrato della prossima generazione. Per formare una società sana, è necessario costruire una personalità equilibrata. Lo sviluppo dell'intelletto, della mente, del corpo e delle emozioni sono essenziali per la crescita della personalità olistica. Nell'attuale sistema educativo, l'enfasi viene posta sull'evoluzione intellettuale. La scienza della vita si concentra invece su una miriade di aspetti dello sviluppo della personalità più che l’intelligenza.
La scienza della vita è già stata introdotta nel programma in diversi stati come Rajasthan, Delhi, Karnataka, Tamil, Nadu, Gujarat, Madhya, Pradesh e Chhattisgarh.

 

 

 

Attività educative

 


Tra i programmi umanitari e sociali eseguiti dalla comunità Terapanth, l'educazione ha sempre avuto la massima priorità nella lista delle attività intraprese da Acharya Shri Mahashraman. Sotto questo movimento, è organizzata l'istruzione dal livello primario a quello universitaio. Acharya Shri Mahashraman è onorato come "Anushasta" dell’ University Jain Vishva Bharati, la prima università jainista in tutto il mondo sita in Ladnun, Rajashtan, India. Fondata nel 1991 con l'obiettivo di promuovere studi orientali insieme a studi jain, nonviolenza, pace, meditazione Preksha e la scienza della vita. L'Università si concentra sull'educazione, la ricerca, la formazione e la promozione dei valori. Agli studenti vengono offerti 43 corsi, tra cui i diplomi di Bachelor, Master, Certificati, M.Phil e PhD. Migliaia di studenti beneficiano della modalità di formazione a distanza. Inoltre, la Terapanth Society gestisce più di 150 istituzioni educative. Queste scuole e college in diversi stati dell'India formano canali per assorbire il ricco patrimonio e i valori culturali nella prossima generazione. Sotto la guida spirituale di Acharya Mahashraman sono operativi più di 150 istituti scolastici.