Monaci Svetambara


 

La corrente Svetambara è la più grande per numero di fedeli. In sanscrito la parola Svetambar significa 'colui che indossa un vestito bianco' e si riferisce alle vesti bianchi indossate dai santi, un altro significato è indicato con la parola 'Dhundhiya' che sta per 'cercatori' per il fatto che i monaci soggiornano in strutture abbandonate o trascurate per evitare disturbi da parte del pubblico. E' l'ordine monastico con maggiore presenza femminile, circa 10 mila monache rispetto a 2.500 monaci. Gli Svetambara si dividono in tre principali gruppi che si chiamano: Mūrti-pūjaka, Sthānaka-Vasin e Terāpanthin e poi ci sono i movimenti non legati a nessuna setta. Tutti i monaci indossano vesti di colore bianco, concordano sulla autorità dei testi sacri Svetambara e sugli insegnamenti essenziali della dottrina, ma discostano su piccoli aspetti, pratiche, cerimoniali e nella programmazione religiosa. Per esempio gli Mūrti-pūjaka che sono la setta maggiore degli Svetambara venerano gli idoli dei Tirthankara all'interno del tempio, infatti in sanscrito la parola Mūrti-pūjaka significa 'adoratori di immagini', essi riconoscono 45 scritture canoniche Svetambara, hanno un personale equipaggiamento monacale, per esempio la lunghezza del manico della scopa è corta, ( è un segno di identità) la pezzuola di cotone (muhapatti) viene posta davanti alla bocca solo in determinati momenti; quando si parla, si studiano i testi sacri o ci si avvicina all'idolo del Tirthankara. Mentre gli Sthānaka-Vasin e Terapanthin, hanno anch'essi l'attrezzatura monastica, ma non personalizzata, il bastone della scopa è lungo, anch'esso indicatore di identità, indossano costantemente la pezzuola davanti alla bocca. Le monache Terāpanthin si apprestano a studiare

tutti gli stadi delle scritture e tengono sermoni. I monaci vivono all'interno di una comunità organizzata, in cui c'è una gerarchia in rapporto al grado di evoluzione religiosa,  i maestri regolano la vita monastica, gli asceti vivono in piccoli gruppi dello stesso sesso e lignaggio.

Il genere la pratica in cui il monaco si accinge a mettere in atto, la sua durata e il livello di difficoltà, sono regolate dal maestro Acharya che tiene in considerazione delle abilità e dello sviluppo spirituale dello stesso.

 

 

Il cammino ultimo alla liberazione

 

 

Il percorso ottimale per giungere alla felicità e divinità è quello del monaco che abbraccia i 5 grandi voti, egli si ritira dalla vita mondana per dedicarsi completamente alla vita spirituale portando in alto l'anima ed è l'unico obiettivo della propria esistenza. I monaci e monache hanno solo buone intenzioni, conducono una vita pia e per mezzo dell'ascesi bruciano i karma maturati attraverso l'azione legate alla vita. Stare lontani il più possibile dalla materialismo, dalle tensioni e conflitti della vita mondana, aiuta il progresso spirituale, essi rinunciano a qualsiasi attaccamento come alla famiglia, alle proprietà, il lavoro ecc; non prendono più parte alle attività connesse con la società, eccetto quella del dovere religioso sociale di insegnare e giudare i laici ad elevare la propria anima. L'attenzione del monaco è volta a rendere la sua anima savia, illuminata e pura,  il suo stile di vita è l'unico capace di far raggiungere il massimo autocontrollo per il massimo tentativo di minimizzare la violenza; rigorose norme comportamentali sono praticate ogni giorno e realizzabili solo con una vita santa ,che liberandoli da tutti i karma, la conduce al fine ultimo della liberazione dell'anima.

 

Secondo gli Svetambara la liberazione è possibile sia per l'uomo che per la donna, affermano:

 

" le nostre scritture dicono chiaramente che la conoscenza spirituale e la realizzazione di sé non è prerogativa dei soli maschi, anche le donne possono raggiungere il più alto status spirituale. Il vero sé, Atma o anima è al di là del genere. L'anima non è maschio o femmina. L'anima - come una parte della coscienza super-divina è immortale, ma è costretto a prendere le nascite e rinascite a causa dei desideri insoddisfatti. Una volta che si libera dai desideri (vaasnaas), si fonde con la vasta eterna coscienza - che è Moksha".

 

Non ci sono limiti di età per diventare un monaco o monaca , il percorso spirituale è soggetto all'anima che è il vero Sé, non al corpo, il Jainismo crede nella conoscenza ed evoluzione della coscienza, per questo l'età corporale non è importante ed è possibile prendere i voti anche dall'età della adolescenza  fino all'anzianità, eccetto in alcuni ordini monastici la cui età minima è di 18° anni. Tantissimi Acharya sono monaci da quando avevano 12, 13, 14 anni, nel Jainismo è del tutto normale. Naturalmente parliamo di giovani molto particolari con una fede, profonda convinzione religiosa e consapevolezza fuori dall'ordinario; e' una libera scelta e non esistono costrizioni, così come è possibile accedere presto si può anche abbandonare la propria scelta se ci dovessero essere ripensamenti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Laico che diventa Monaco

 

Voler diventare monaco richiede una certo grado di coscienza, non è una scelta facile e non può essere compiuta con superficialità, nè può essere motivo per sfuggire dai problemi del quotidiano. Quando la fede e la dedizione del laico saranno molto forti, egli sentirà l'inarrestabile bisogno interiore di vivere la vita monastica, ed è un segno di progresso spirituale. La famiglia dell'aspirante monaco dovrà concedere il permesso e solo dopo che avrà seguito un periodo preparatorio di studio religioso, osservanza delle regole e di convivenza con altri monaci che gli trasmetteranno gli insegnamenti, sarà compito del monaco Acharya (leader della comunità) accertarsi se egli è pronto o no a vivere come un monaco, se sarà idoneo si avvierà la cerimonia di iniziazione. Non tutte le famiglie sono contente che il proprio figlio, figlia, fratello, sorella, padre o madre voglia vivere come un monaco o monaca e può darsi che non concederanno il loro consenso, perché credono che sia una vita troppo dura e cercheranno di distogliere  il famigliare con altre attività per capire la sua reale vocazione , oppure glielo negheranno per problemi di ordine pratico. A quel punto il monaco Acharya esaminerà le obiezioni dei familiari, rivaluterà la volontà e le motivazioni reali del candidato e sarà lui a prendere la decisione finale.

Il Jainismo ritiene che la spiritualità è una componente essenziale dell'essere umano,
per questo non ci sono p
articolari restrizioni sull'iniziazione all'ascesi, eccetto che dei requisiti iniziali di ammissibilità e sono: possedere un buon stato di salute, non avere disabilità fisiche e mentali, non essere in stato di gravidanza, nè di allattamento, avere una predisposizione per la vita indipendente e la disponibilità a seguire gli insegnamenti del proprio maestro; essere felice di praticare tutti i principi del Jainismo, osservare le regole alimentari di un cibo e acqua il più possibili puri quindi non derivati dalla violenza, rimanere in pace nella mente per qualsiasi avvenimento potrebbe accadere e l'unica motivazione ammessa è quella religiosa per fede.

 

11 passi- Pratima

Il passaggio da laico a monaco è difficoltoso, per questo vi sono 11 passi chiamati 'pratima' che lo aiutano, accompagnandolo a compiere questa scelta di vita così importante.

 

Brevemente gli 11 passi in ordine sono:

 

1. avere la giusta fede sulla religione jainista

 

2. accettare e prendere come i monaci i 5 grandi voti, che sono:

 

la non violenza verso ogni essere vivente, dire sempre la verità, non rubare, castità - purezza di sentimenti, e il non possesso.

 

3. impegno di praticare con regolarità la meditazione e equanimità.

 

4. pratica del digiuno 4 volte al mese e durante le festività.

 

5. non mangiare tutti quei vegetali a radice che hanno la capacità di nascere di nuovo e quelli a tuberi e bulbi in cui nelle radici vivono attaccati migliaia di animaletti.

 

6. parziale celibato, seguire la tradizione di mangiare dopo l'alba e prima del tramonto .

 

7. totale voto di celibato.

 

8. abbandonare le normali attività mondane, il lavoro e ruoli occupazionali che servono al proprio sostentamento. Questo voto è determinante e segna il passaggio da laico a monaco.

 

9. lasciare la famiglia e rinunciare a tutti i possedimenti.

 

10. non prendere più decisioni familiari. Mangiare per mezzo dell'elemosina.

 

11. questa è la fase conclusiva in cui il laico jain è pronto per entare nel 6° Guna, si incammina verso l'iniziazione; inizia a controllare il suo comportamento, si astiene dal commettere violenza, pratica il voto di dire sempre la verità, di astenersi dal possesso e attaccamento, e vive una vita casta. Prende i voti da monaco e inizia a sperimentare la vita da santo.

 

 

 

Diksha

Iniziazione, cerimonia

L'iniziazione avviene insieme a tutta la comunità laica, con un caloroso, allegro festival musicale ricco di gioiosi canti e in una atmosfera religiosa e compassionevole sia prima che dopo l'iniziazione, essa può coinvolgere migliaia di spettatori da tutto il mondo. La festa può durare molto, anche oltre 30 giorni, dipende dalla solidità economica dei familiari e a volte anche dal comitato degli anziani della comunità jain del rispettivo luogo di appartenenza svolge un ruolo importante sulla decisione per la durata del tempo. La persona che sta per diventare monaco o monaca chiamato come "Diksharthi" è amato e accolto con grande riverenza, è vestito come un principe o principessa, è considerato/a come uno sposo/a della spiritualità, viene trasportato/a dalla propria casa fino al tempio, generalmente sopra di un elefante che in india rappresenta l'animale reale, tradizione che risale a molti secoli fa, oggi si possono usare anche diversi mezzi di supporto senza l'utilizzo degli animali. C'è un'altra antica pratica chiamata "varshi dan", è quella della distribuzione per strada di doni per la gente bisognosa, il futuro monaco/a getta dall'alto un sacco di regali alle persone che camminano lungo la processione. La ragione di questo gesto è perchè i 24 Tirthankara, per un anno, prima che diventassero monaci, hanno donato tutte le loro ricchezze alle persone povere.


 

Rimozione dei capelli e nuovo nome

 

Kasa-Loca

 

 

 

Nell'ultimo giorno della cerimonia di iniziazione avviene l'eliminazione dei capelli in completa serenità, questa pratica si chiama Kasa-Loca o Kaya - klesch. Simboleggia la rinuncia, il non dare importanza al corpo fisico, la sopportazione a non vivere più nella confortevolezza e la resistenza fisica che il monaco dovrà incontrare durante tutta la vita, come ad esempio il camminare a piedi nudi e visto che, per l'abbandono di ogni possesività, non useranno più attrezzi elettrici così non avranno bisogno di nessuno per tale pratica e saranno completamente indipendenti. E' un rituale che viene fatto durante l'iniziazione quando un laico prende il voto per diventare monaco e successivamente, due volte l'anno o prima del festival purificatorio e introspettivo del Paryushan. Questa pratica differisce dall'ordine in cui i monaci anziani avanzati spiritualmente li eliminano con le mani, altri rasano la testa lasciando simbolicamente solo alcuni ciuffi di capelli da tirare con le dita. Ci sono anche alcune monache anziane che lasciano i capelli. Una volta rasata la testa, il fedele abbandona le sue vesti impreziosite per indossare il semplice abito bianco da monaco/a.

Quando si diventa monaci si viene chiamati con l'appellattivo di Sadhu o muni per i maschi e Sadhvi o Aryika (digambara) per le femmine. Si assegna un nuovo nome per indicare l'inizio di una nuova vita. La seconda parola aggiunta al nome è solitamente uguale per tutti i monaci dello stesso rango di apparteneza e hanno significati di buon auspicio, come "Ananda" che vuol dire "gioia", oppure āna-sāgara che sta per 'oceano di conoscenza'.

 

 

Abbigliamento e attrezzatura monastica

 

Upakaraṇa

 

 

I novizi ricevono in dono dal monaco Acharya l'abito e la attrezzatura consona all'ordine monastico di cui fanno parte, necessari per vivere e rispettare i principi religiosi di non violenza. La veste è semplice, di cotone e colore bianco, è scucita o poco cucite formata da tre tessuti, due piegati, avvolti intorno al corpo e uno sopra la spalla sinistra che scende fino al ginocchio, in alcuni casi è presente una banda rossa come simbolo identificativo. Viene indossato il vestito completo ogni volta che ci si sposta all'esterno della propria dimora. Per via del voto del non possesso, gli attrezzi, chiamati in sanscrito pratilekhanā, unitamente ai testi religiosi, sono tutto ciò che i monaci Svetambara posseggono e per loro non hanno nessun attaccamento, nè li considerano di proprietà personale. Dovranno adottare la massima cura e vigilanza quando manipoleranno l'abito e tali strumenti, per evitare eventuali ferimenti verso i piccoli animali. I monaci portano con sè il completo equipaggiamento monastico quando chiedono l'elemosina e viaggiano a piedi lontano dalla loro dimora.

 

 

Ciotola per elemosina e contenitore per l'acqua

 


 

La ciotola serve per ricevere e accogliere il cibo in elemosina, è composta in legno, argilla o zucca, può essere di colore arancione, rossa o nera e con simboli di buon auspicio. Hanno con sè anche una coppa-pentola per contenere l'acqua da bere filtrata e bollita, donata dalle famiglie jain.

 


Muhapatti e Rojarhan

I primi due strumenti sono uno dei più importanti simboli dell'indentità ascetica jain.: una pezzuola di stoffa bianca di forma quadrata o rettangolare chiamata Muhapatti, è mantenuta con la mano o legata al viso del monaco che copre fino alla bocca, per evitare involontariamente di commettere violenza verso piccoli insetti o forme di vita impercettibili, presenti nell'aria e che potrebbero essere ingeriti.

 

 

L'altra è una scopa chiamata Rajoharan o chiamata anche Ogho, è composta da una maniglia di bastone di legno spesso avvolta da un panno bianco decorato con simboli di buon augurio e fili di cotone bianco, essa viene adoperata per spostare delicatamente senza nuocere, minuscoli animali che il mendicante potrebbe incontrare durante il cammino attraverso un percorso inevitabile oppure durante qualsiasi altra pratica quotidiana, per esempio prima di sedersi durante la meditazione o prima di coricarsi per dormire.

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Bastone- Dandasana

 

Alcuni monaci (Murti-pujaka) quando sono all'esterno, portano un bastone lungo chiamato Dandasana ad altezza d'uomo di colore marrone chiaro con lo spessore di 5 cm di diametro. Un tempo esso aveva la funzione di intimidire, non per colpire, gli animali da eventuali attacchi. Oggi invece viene utilizzato per valutare la profondità dell'acqua. Sul bastone ci sono decori e sono raffigurati vari simboli religiosi sugli insegnamenti jain.

 

 

Leggio

 

Un leggio viene usato nei momenti di pratiche e studi religiosi, esso è composto da 4 bastoni di legno legati tra loro con un pezzo di stoffa recamati con simbolo jain, per esempio la svastika. Poi ci son 5 conchiglie avvolte in un panno che scendono a dondolo con un cordoncino dalla parte superiore dei bastoni , essi simboleggiano le 5 entità supreme. Sopra il leggio viene posto i testi sacri su cui studiare durante i sermoni.

 


 

 

Lenzuolo e tappetino

 

Il lenzuolo è utilizzato nei momenti di riposo e il tappetino per sedersi e per la pratica della meditazione.

 

 

Manoscritti

 

I mendicanti quando vagano possono trasportare con sè dei manoscritti avvolti in un telo di cotone posto sopra le spalle.

 

              

Voto di equanimità e formazione dopo la prima iniziazione

 

L'esordiente monaco inizia con la formazione negli studi delle sacre scritture e uno stile di vita disciplinato, fermo e rigoroso nel rispetto delle regole etiche degli asceti e della protezione di tutti gli esseri viventi, compresa la cura e la non- violenza verso le creature che hanno un organo di senso come i microorganismi e le piante. Si impegna a distruggere in sé tutti i sentimenti negativi come l'odio, l'attaccamento, l'egoismo, l'orgoglio, l'avversione, la rabbia; osserva con frugalità le pratiche spirituali di purificazione come quelle delle penitenze e dei digiuni per aumentare il proprio vigore psicofisico e spirituale. Il capo spirituale (Acharya) conferisce al neoadepto il voto di equanimità che recita così:

 


 

Seconda iniziazione, conferma nell'ordine

 

Triplice voto

 


 

Dopo la prima iniziazione e l'idoneità al percorso formativo il monaco Acharya conferma per la seconda volta e definitivamente il permesso al monaco di entrare nell'ordine monastico in presenza di tutta la comunità jain (sangha).

 

Il nuovo asceta si impegna ad osservare il triplice voto di non violenza in mente, parola e corpo.

 

Egli affermerà “ Non compirò, non farò compiere e non approverò nessuna azione violenta per tutta la mia vita.