Perché un non violento è vegano

Perchè un non violento è vegano

 

 

Il primo gradino verso l'evoluzione spirituale è difendere i più deboli. Una persona vegan, non mangia nessun animale e neanche i loro prodotti: latte e latticini, uova e miele - perché si ottengono attraverso lo sfruttamento e uccisione degli animali. Si è vegan per etica, perché è giusto rispettare la vita di tutti gli esseri viventi, quindi anche degli animali; è sbagliato sopraffarli per il nostro piacere personale: il voler soddisfare il gusto non può avere maggior importanza del valore della vita e della sofferenza di migliaia di esseri che ogni giorno perdono la cosa più bella che c'è: la vita, vivere felici in libertà. Si è vegan perché è ingiusto togliere la vita a qualcuno in base al pensiero che una creatura è inferiore ad un'altra specie per cui nasce per essere oggetto e schiavo e la si priva con la morte di qualsiasi gioia futura che proverebbe se vivesse fino alla fine della sua vecchiaia come un essere umano; nessuno al mondo può averne il diritto e non esiste nessuna motivazione valida per giustificare questo atto violento, il più grave che esiste. La sofferenza, la paura della morte ha un unico colore per tutti, non c'è una vita che ha più valore di un'altra. La violenza è sbagliata in ogni sua forma verso chiunque, non dobbiamo accettarla, nè essere i responsabili, né complici, dobbiamo opporci alla sopraffazione verso i più deboli e indifesi, combatterla e liberare tutti gli esseri viventi che ne sono vittime . Il principio di libertà è subordinato al principio del rispetto, siamo liberi di fare quello che vogliamo se lasciamo liberi gli altri e non gli facciamo del male. Si è vegan perchè non si vuole essere la causa di tali uccisioni. Il vegano oltre a non mangiare carne e derivati, non veste di tessuti di animali, non utilizza prodotti vivisezionati sugli animali, non partecipa agli spettacoli dove gli animali sono sfruttati e imprigionati come circhi, zoo, delfinari ecc, non li schiavizza, né li ingabbia. Un vegano Jain vuole la pace nel mondo attraverso la cessazione di tutte le separazioni, non alza muri ma crea ponti, non distrugge ma costruisce; è contro ogni forma di totalitarismo, discriminazione, razzismo, sessismo, omofobia e specismo . Essere jainisti vegani è uno stile di vita pacifico ed è vivere uno degli aspetti dell'Amore Universale.

 

Non bisognerebbe chiamare alla vita un animale, se questo animale non ha almeno il diritto ad una vita degna di essere vissuta” Luisella Battaglia (Filosofa)

 

Trattare gli animali come meri ricettacoli è moralmente sbagliato; perché ingiusto, ed è ingiusto perché significa venire meno al rispetto dovuto loro. Ci sono dei principi morali che non possiamo distruggere, né esimerci da essi; nessuno ha il diritto di essere tutelato nei propri interessi mediante la prosecuzione di una pratica ingiusta; di una pratica che viola i diritti degli altri. Ciò è vero sia per chi partecipa attivamente come chi alleva, trasporta e uccide gli animali, e sia per chi, pur non essendovi direttamente impegnato, ne trae benefici, cioè chi li mangia.” Tom Regan, filosofo morale, padre e attivista dell’animalismo.

 


 


 

La sofferenza degli animali,

 

come vivivono negli allevamenti

 


 

Gli animali non sono oggetti, né nati per essere schiavi, sono esseri senzienti che provano gioia e dolore, sono intelligenti e sensibili, hanno lo stesso attaccamento alla vita e la stessa paura della morte come qualsiasi altro essere vivente

 



La crudele segregazione della scrofa durante la gravidanza.

 


 

Per la scrofa la maternità diventa un incubo, negli allevamenti la sua vita dura circa due anni, mentre in natura vivrebbero fino a diciotto anni. Le scrofe vengono totalmente imprigionate sia durante la gestazione che durante il parto, dopo i primi mesi dalla nascita vengono chiuse in box, sarebbero recinti solitamente aperti, di cemento, nelle quali sono rinchiuse fino al momento della prima gravidanza, che quasi sempre viene indotta attraverso la fecondazione artificiale; ci sono delle tecniche che si chiamano superovulazioni che accrescono il numero di ovuli fertili così da far nascere un crescente numero di suinetti, così le scrofe vengono trattate e considerate come una macchina la cui funzione è sfornare salsicce. Dopodichè vengono trasferite in sala parto che sarebbero delle orrende gabbie di ferro individuali, larghe sessanta cm per cento ottanta cm che le fasciano tutta la circonferenza del corpo appena più grandi della scrofa impedendole ogni libertà di movimento! compreso quello semplice di girarsi su se stesse. Circondate da un piccolo spazio in cui potranno circolare i piccoli. In queste luride gabbie e sbarre fredde sul corpo possono semplicemente alzarsi oppure giacere coricate! vivranno così immobilizzate per tre mesi sopra le loro stesse urine e feci! durante tutto questo tempo non avranno più la possibilità di fare più un solo passo avanti e indietro o voltarsi. Questa sofferenza e detenzione durerà per tutta la loro vita. In isolamento l’ambiente è monotono, privo di qualsiasi stimolo e non vi è possibilità di scegliere o cambiare l’ambiente. Impotenti di muoversi le scrofe diventano pesantissime e soggette a zoppia. Dal punto di vista psicologico, diventano “nevrotiche e depresse” mordono le sbarre dei box, masticano a vuoto, dondolano la testa avanti e indietro, siedono in posizione simile a quella dei cani, mostrano tutti i segni del dolore per la perdita dei piccoli, una sofferenza indescrivibile.

 

Condizioni di vita dei suini all'ingrasso

 

   

I  suini all’ingrasso, all’età di circa tre mesi, vengono trasferiti nei box dove concluderanno il loro ciclo di vita, in circa sei mesi, il tempo può variare a seconda del peso che si intende far raggiungere, più è alto è più è lunga la permanenza. Le stalle sono costituite da box, in grado di ospitare dai dieci ai quindici e anche più soggetti a seconda delle dimensioni, solitamente di cemento, compreso il pavimento. Si crea così una situazione assolutamente innaturale. I maiali sono animali che amano grufolare ( chi non ricorda il comportamento del maiale selvatico, il cinghiale?). Invece nei moderni capannoni industriali non possono soddisfare il loro bisogno. Il fatto è tanto più grave d’estate, quando per il caldo gli animali per natura, scaverebbero buche nel terreno alla ricerca dell’umidità. Nei box di cemento i suini non possono però scavare in nessun modo. Così adottano un atteggiamento del tutto particolare. Solitamente nei recinti viene prevista una zona di defecazione, dotata di una griglia che permette il percolamento delle feci nella vasca di raccolta sottostante. D’estate gli animali non utilizzano la superficie grigliata per espletare i loro bisogni, bensì defecano sulla parte del box dotata di superficie piena di cemento. In questo modo realizzano un ristagno di feci e di urine che costituisce una specie di pantano nel quale, nelle giornate più calde, si rotolano ripetendo il gesto atavico cospargersi di fango per attuare il calore con l’evaporazione del liquido.

La soluzione che adottano i maiali, anorchè possa parere a noi al quanto “antigenica” è invece una giusta risposta alle pessime condizioni in cui li obblighiamo a vivere. I loro corpi troppo pesanti a causa della selezione genetica indotta nella specie e ricoperti di uno spesso strato di lardo sottocutaneo subiscono grande stress nelle giornate calde e per loro diventa importantissimo alleviare un poco il surriscaldamento del corpo attivando l’evaporazione.

Se l’uomo non mette a loro disposizione acqua o non lascia la possibilità di scavare buche nel terreno, diventa indispensabile ricorrere a questa soluzione, che è indice di un buon grado di intelligenza e di capacità di risolvere i problemi ambientali. Ricordando il periodo del medioevo la vita nel bosco era quella più confacente a questi animali, e l’ulteriore dimostrazione di questo si può pensare che la specie selvatica, il cinghiale, vive tutt’ora nei boschi, la zona alberata sono il luogo di elezione perché offrono il naturale riparo dalla caluria estiva, che è la causa di maggiore sofferenza per gli animali così coperti di grasso. Quasi per tutti gli animali in allevamento intensivo, quando i suini sono mantenuti sul grigliato si realizzano pessime condizioni per quanto riguarda il clima all’interno dei capannoni, eccesso di ammoniaca e di altri gas che si sviluppano dalle feci e dalle urine fermantati, che impregna tutto l’ambiente e rende difficile la respirazione degli animali. Gli animali sono costretti a vivere tutta la loro vita in quelle condizioni e non è certo questione di pura igiene bensì di qualità della vita. La presenza di gas in forte concentrazione rappresenta un fattore irritante per le mucose delle vie respiratorie che determina uno stato di continua irritazione, quindi di sofferenza e fastidio, quando non predispone a forme polmonari o bronchiali più gravi, altro per cui la somministrazione di farmaci deve essere continua.


 

Lasciati sporchi e feriti


I maiali vengono lasciati sporchi e spesso feriti, mentre per loro natura sono animali pulitissimi. Tutti questi maltrattamenti portano l’animale ad una grande sofferenza e all’infelicità. L’istinto naturale a investigare è frustrato dal gelido pavimento in calcestruzzo, la libertà annientata perché costretti a vivere in reclusione, il senso della pulizia distrutto dall’essere obbligati a orinare e defecare nello spazio dove dormono, mentre per loro natura non lo farebbero mai, visto che l’essere schizzinoso è una delle loro caratteristiche salienti, bensì si allontanerebbero dalla stalla prima di urinare. Sono resi così pesanti che molti stentano a rimanere in piedi sulle proprie zampe e sono costretti ad assumere farmaci. Se gli animali sono liberi, il malessere può dar luogo ad attacchi di aggressività tra singoli individui, evenienza ben conosciuta e temuta dagli allevatori, che cercano talora di porvi rimedio mettendovi dei “giocattoli” all’interno dei box, quali vecchi copertoni di gomma sui quali i suini si accaniscono. Così invece di curare il vero motivo del disagio, ci le condizioni di vita innaturali, si cura il sintomo, l’aggressività, senza che nessuno degli addetti ai lavori, veterinari compresi, si chieda se sia giusto lasciar persistere il malessere. A causa del sovraffollamento, sono soggetti ad ogni genere di malattia; artriti dovuta all’immobilità, infezioni, gastroenteriti epidemiche ecc.

 


 

4 crudeli maltrattamenti comuni ai quali sono soggetti i maialini a poche ore dalla nascita

Queste 4 violenze di uso comune mostrano quanto sia crudele l'allevamento industriale.

Se hai visto dei video sui maiali, sai già quanto questi animali siano adorabili e intelligenti. Sono affettuosi, amano giocare e stare in compagnia. Tuttavia, negli allevamenti moderni, la loro sofferenza inizia già a poche ore dalla nascita.

I maiali sono animali molto intelligenti e sensibili. Studi scientifici hanno dimostrato che la loro intelligenza è equivalente a quella di un bambino di 3 anni! I maialini sono molto attivi e giocosi e, proprio come i nostri amici cani, rispondono quando vengono chiamati con i loro nomi richiedendo carezze e attenzione.

E' per questo che su internet i maiali sono diventati delle vere e proprie star. Migliaia e migliaia di video invadono la rete con le immagini di questi dolcissimi animali. Tuttavia, i suini allevati per diventare prodotti alimentari, sono costretti a subire crudeli abusi fin dal momento della loro nascita:

  • 1. In primo luogo, i maialini di peso inferiore allo standard vengono crudelmente eliminati. Spesso vengono uccisi da operatori che li afferrano per le zampe posteriori e li sbattono più volte violentemente a terra. Questa pratica spietata e veloce viene utilizzata perché non ha alcun costo; inoltre questi maialini tendono ad ammalarsi di più e il loro tasso di crescita è più lento, quindi questo li rende inutili agli occhi dell'industria della carne.

  • 2. Taglio dei denti: entro il primo o il secondo giorno dalla nascita, gli allevatori tagliano i denti ai maialini utilizzando delle pinze e senza anestesia. Lo fanno per evitare la competizione tra di loro quando si alimentano dalle madri. Naturalmente per i cuccioli questa procedura è molto traumatica e dolorosa.

  • 3. Castrazione: tra il terzo e il settimo giorno, gli allevatori tolgono i testicoli ai maialini, spesso senza anestesia. Questa pratica crudele viene usata per impedire ai suini di rilasciare alcuni ormoni che rendono diverso il sapore della loro carne, cosa non preferita dai consumatori.

  • 4. Taglio della coda: dopo la prima settimana, gli allevatori tagliano la coda ai maialini, spesso senza anestesia. Questa terribile pratica viene eseguita perché le loro condizioni di vita e di sovraffollamento sono così stressanti che negli allevamenti si sviluppano comportamenti anomali, come ad esempio il cannibalismo.

  • In pratica, questi maialini nei primi sette giorni di vita sperimentano già cosa vuol dire vivere in un inferno.

  • Fonte Animal equality

 


 

La sofferenza del maiale al mattatoio

 

I macelli sono esattamente organizzati come delle catene di montaggio... O forse sarebbe meglio dire smontaggio. Sono luoghi dove migliaia di animali entrano ogni giorno contro la loro volontà e ci escono fatti a pezzi, uccisi e “smontati” uno ad uno.

Henry Ford, l'industriale delle automobili, confessò che era stata la visita a un mattatoio di Chicago a suggerirgli l'idea per un sistema di lavoro basato sulla catena di montaggio. Nei macelli si trattava di smembrare cadaveri animali nel minor tempo possibile; nelle fabbriche, si sarebbe trattato di assemblare automobili in un tempo altrettanto veloce.

 

Per i suini vi è un altro momento di estrema sofferenza: il macello

 

Ormai il numero delle uccisioni è altissimo, basti pensare che in una mattina si arriva a macellare ben più di 1000 suini e la fretta non aiuta certo a completare tutte le operazioni in modo adeguato. Nei macelli, i maiali che si rifiutano di entrare vengono obbligati con pungoli o tirati per le orecchie e spesso presi a calci. Il processo ha inizio quando i maiali vengono condotti dai loro recinti sopra un’asse di legno, dove un addetto li stordisce con una scossa elettrica alla testa, non appena crollano per la scossa, un altro addetto li appende rapidamente a testa in giù a un nastro trasportatore, inserendo le zampe in una morsa metallica. Così al momento dello stordimento che dovrebbe togliere la coscienza agli animali prima dell’uccisione vera e propria , che avviene per sgozzamento, ossia con un coltello gli viene tagliata la vena giuliare e lasciato defluire la maggiore parte del sangue, non sempre viene ben applicato il meccanismo elettrico adottato allo scopo, e un certo numero di animali, a volte anche molto, non subisce una quantità sufficiente di corrente elettrica. Essi così non perdono i sensi e vengono sgozzati ancora coscienti mentre si contorcono e muoiono dissanguati vivi! si immagini la sofferenza che provano! Appesi per le zampe, soffrono di lacerazioni muscolari e panico mentre stridono e urlano prima che la loro bocca si riempia rapidamente di sangue Poiché però, la fase immediatamente successiva prevede che il corpo, che dovrebbe essere un animale ormai morto, finisca nelle vasche di acqua calda per facilitare l’asportazione delle setole, l’animale può giungere nell’acqua calda ancora vivo e questa è una ulteriore condizione di grande sofferenza! Questa evenienza si può vedere oggettivamente in quanto, si esaminano i polmoni, molto spesso si vede che essi contengono sia sangue sia l’acqua che gli animali hanno assunto con gli ultimi disperati, agonizzanti respiri; ancora vivi nell’acqua bollente in realtà l’animale ancora cosciente muore pezzo, per pezzo.


Tratto dal libro; La fabbrica degli animali del medico veterinario Moriconi


 


 

Una vita di tortura per le galline ovaiole

 

Le galline ovaiole sono rinchiuse in dei capannoni e non vedranno mai la luce del sole, né respireranno aria fresca, né vedranno mai un prato. Vivono in gabbie di rete di superficie grande quanto una scatola di scarpe, equivalente a un rettangolo di ventidue cm per ventidue e mezzo, inferiore ad un normale foglio A quattro. Le gabbie sono normalmente concepite in maniera da poter ospitare tre o quattro individui. In queste gabbie le galline non potranno mai aprire le ali, non possono muoversi e sono praticamente obbligate a stare in una sola posizione, in fila lungo la mangiatoia. La superficie di rete metallica ferisce le zampe ed è necessaria per lasciar cadere su di un sottostante piano raccoglitore le feci e le urine che spesso cadono addosso alle galline. Queste gabbie sono sovrapposte fino a formare “castelli” di quattro-cinque piani. La vita in gabbia è una vera tortura per questi animali ( cinquanta milioni in Italia che producono circa dodici miliardi di uova all’anno) che infatti non resistono in queste condizioni per più di due anni, periodo dopo il quale, le galline, sono vendute al macello. Le povere galline vivono imprigionate, immobilizzate e diventano semi paralizzate, vivono uno stato di angoscia, di soffocamento, diventano apatiche e spesso dallo stress impazziscono e si accasciano con la testa fuori le sbarre di ferro perdendo tutta l’energia e la forza vitale. Tutti i loro bisogni minimi naturali sono repressi, non possono girare, raspare il terreno, fare bagni di terra, costruire un nido, starnazzare, correre. Non fanno parte di un gruppo, non possono tenersi a distanza l’una dall’altra e le più deboli non hanno scampo dagli attacchi delle più forti, già rese furiose dalla situazione innaturale, per questi motivi vengono tagliati i becchi da piccole. Lo straordinario grado di affollamento induce una condizione di “stress” , reclusione e frustrazione delle attività fondamentali. Risulta loro impossibile stare in piedi o accovacciarsi comodamente. Anche quando uno o due uccelli hanno forse trovato una posizione adatta, sono costretti a muoversi perché gli altri si spostano. Un ulteriore fattore di sofferenza è costituito dal fatto che, dopo qualche mese trascorso in gabbia, le galline cominciano a perdere le penne, in parte per lo strofinio contro la rete metallica, in parte per le continue beccate delle compagne; cominciano a sfregare la pelle contro il filo, ed è comune vedere gli uccelli che sono rimasti a lungo in gabbia con poche penne addosso e con la pelle rossa e scorticata, specialmente intorno alla coda. L’abitudine di strapparsi le penne è un segno di stress per la mancanza di appropriata stimolazione da parte dell’ambiente fisico. Declino fisico e stress testimoniati inequivocabilmente, dall’elevatissima mortalità che si registra in questi allevamenti. Lo scarso valore commerciale di questi uccelli non li aiuta perché per gli allevatori è ancora più conveniente risparmiare il più possibile sull’allevamento anche a fronte di un’elevata mortalità, piuttosto che offrire loro condizioni migliori e cure adeguate.

 

 

La mutilazione del taglio del becco


La situazione delle condizioni di vita a cui sono costretti sono intollerabili per gli animali, sia per le galline ovaiole rinchiuse in gabbia dove uno stato di perenne stress li porta ad una continua irritazione talvolta sfogata mettendo in atto atteggiamenti di aggressione tra di loro, sia per i polli da ingrasso, il quale stress dovuto all’affollamento e la mancanza di possibilità di esprimere i propri bisogni naturali, nel corso delle quali si strappano le penne l’un con l’altro e talvolta si uccidono e si divorano a vicenda. Gli allevatori devono eliminare questi “vizi”, perché costano loro del denaro, ma per quanto possano sapere che il sovraffollamento ne è la causa principale, non possono farci niente, poiché nella situazione competitiva dell’industria, eliminare il sovraffollamento potrebbe significare al contempo il margine di profitto. Se diminuisse il numero di uccelli da vendere per capannone, le entrate verrebbero decurtate, mentre le spese per la struttura rimarrebbero le stesse. Per ovviare a questo problema, gli allevatori hanno pensato di diminuire lo stress, creando però delle condizioni agli animali ancora più innaturali , oltre quello di mantenere un’atmosfera di luce ovattata e grigia, evitando quella troppo intensa e lasciando anche di notte una certa quantità di luce, così gli animali perdendo vitalità, rimangono come intontiti e meno reattivi, si è pensato a una soluzione ancora più drastica: il taglio del becco che viene fatto quando sono ancora nella fase di crescita, affinché non possono procurarsi dei danni gravi. Lo strumento preferito è una sorta di ghigliottina a lame arroventate appositamente ideata. Il becco del pulcino viene inserito nello strumento, e la lama rovente ne taglia via l’estremità, si può immaginare quanta questa mutilazione sia dolorosa. L’operazione avviene in maniera non professionale e viene eseguita molto velocemente, al ritmo di circa quindici uccelli al minuto, i lavoranti affidati vengono pagati più per la quantità che per la qualità del lavoro eseguito. Tale rapidità comporta che il filo e la temperatura della lama possono variare e ha come conseguenza tagli imprecisi e gravi ferite per l’animale. Una lama troppo rovente provoca vesciche all’interno della bocca, una lama fredda o non affilata può causare lo sviluppo di un’escrescenza carnosa bulbiforme sull’estremità della mandibola, ecrescenze del genere sono molto sensibili. Si verificano molti casi di narici ustionate e di gravi mutilazioni dovute a procedure scorrette che senza dubbio provocano un dolore acuto e cronico. Anche quando l’operazione è compiuta correttamente, non è un procedimento indolore, è come quello di tagliarsi le unghie dei piedi, fra il corno e l’osso si trova un sottile strato di tessuto tenero estremamente sensibile, che presenta una somiglianza con la carne viva dell’unghia umana. Il coltello rovento usato per lo sbeccamento trancia questo complesso di corno, osso e tessuto sensibile, provocando un forte dolore. I polli mutilati in questo modo mangiano meno e perdono peso per diverse settimane. La più plausibile spiegazione di questo fenomeno è che il becco ferito continui a causare dolore nel tempo.

I pulcini appena nati vengono ripartiti in maschi e femmine da un cernitore di pulcini. I maschi, non avendo un valore di ciclo riproduttivo, vengono scartati. Vengono, messi in uno strumento che è una vera e propria centrifuga meccanica che tritano il pulcino vivo, vengono macinati per essere trasformati in mangime per le loro sorelle. Alcune ditte li asfissiano col gas, ma spesso i piccoli vengono buttati vivi in un sacco di plastica e lasciati soffocare sotto il peso degli altri pulcini scaricati sopra di loro. Gli allevatori abituati, vedono l’eliminazione dei pulcini maschi come noi vediamo l’eliminazione per l’immondizia. Ogni settimana, tra pulcini morti e gusci d’uova, circa tercento quintali di scarti riempiono almeno due autocarri, ogni ventidue giorni fanno nascere oltre un milione di pulcini.

 

Nota: i pulcini maschi sono tritati vivi in tutti gli allevamenti, anche negli allevamenti biologici le galline quando non producono più le uova non vengono tenute in vita e messe in una pensione per anziane galline mantenute a sbafo dagli allevatori, ma vengono uccise. Tutte le tipologie degli allevamenti comportano sfruttamento, sofferenza e macellazione.

 


Muta forzata delle galline


Quando la produzione di uova comincia a calare, è possibile ripristinare la capacità riproduttiva delle galline per mezzo di un procedimento noto come "muta forzata". Lo scopo della muta forzata è far passare la gallina attraverso i processi fisiologici che, in condizioni naturali, sono associati alla perdita stagionale del vecchio piumaggio e alla crescita di penne nuove. Dopo una muta sia naturale che artificiale, la gallina depone le uova più spesso. Per produrre la muta in una gallina quando questa vive in un capannone dall’ambiente controllato, senza cambiamenti stagionali di temperatura o durata della luce, bisogna provocare un forte shock al suo organismo. Di regola le galline scopriranno che il cibo e l’acqua, liberatamene accessibili fino a quel momento, vengono improvvisamente a mancare. Questa pratica crudele, consiste di restituire l’acqua dopo due giorni, e il cibo dopo un altro giorno. Nelle settimane seguenti l’illuminazione viene ripristinata, e ci si può attendere che le galline sopravvissute (alcune muoiono per lo shock) sono abbastanza produttive da meritare di venir tenute per altri sei mesi. Oppure si cerca di diminuire il periodo della muta o di eliminarlo. Non riuscendo ad abolirlo del tutto, si è trovato però il modo di ritardare la prima manifestazione del fenomeno, questo è possibile dai cambiamenti nell’ambito dell’alimentazione e dell’aiuto farmacologico, in quanto la muta è un fenomeno di natura ormonale sul quale intervengono vari fattori fisiologici che possono essere influenzati dall’esterno, è conveniente perché si diminuisce la fase della pubertà, le galline producono più uova in un’età più precoce.


Polli da ingrasso


I Polli da ingrasso (detti broilers) sono stabbiati nei capannoni su superfici totalmente libere ma estremamente ridotte a causa del sopraffollamento. Per ogni pollo non vi è uno spazio superiore ai venti-trenta cm quadrati di superficie, hanno pareti massicce, prive di finestre e ricorrono alla ventilazione artificiale che è idonea a tenere in vita gli animali in circostanze normali, ma se ci dovrebbe essere un guasto elettrico essi ben presto soffocherebbero, giacchè non tutti i produttori di broilers hanno generatori elettrici di riserva. I polli non vedono mai la luce del giorno, fino al momento in cui vengono portati fuori per essere uccisi, né respirano mai aria fresca, né razzolano mai all’aperto. Gli animali devono raggiungere il peso ottimale per la vendita in soli trentotto giorni o poco più e quindi la loro alimentazione è molto spinta. Il peso corporeo, troppo elevato e raggiunto in maniera troppo rapida, fa sì che la struttura ossea non riesca ad adeguarsi e a rinforzarsi a sufficienza così, negli ultimi giorni della loro vita, essi non riescono neppure a spostarsi se non per percorsi brevissimi, perché le ossa sono deformate e così le articolazioni così da raggiungere una situazione di semi paralizzazione. I polli non possono neppure coricarsi normalmente, ma si lasciano letteralmente cadere al suolo e, anche se volessero spostarsi e le ossa lo permettessero, occorrerebbe che vi fosse l’intesa di tutti per potersi muovere, in quanto allo spostamento di un individuo deve corrispondere quello degli altri. La lettiera su cui stanno non viene mai cambiata, se non dopo l’allontanamento di tutti i soggetti, essa viene introdotta nuova con l’arrivo degli animali, e rimane la stessa fino al termine del ciclo di allevamento. Il mantenimento della stessa lettiera fa accumulare tutta l’urina e le feci nell’ambiente sviluppando enormi quantitativi di ammoniaca che infiamma le vie respiratorie. La qualità della loro vita è scadentissima, il ritmo giorno/notte è totalmente alterato in quanto viene tenuto un livello di illuminazione neutro, un’atmosfera in mezza penombra perché così gli animali mangiano molto di più e in maniera continuativa, hanno solo quattro ore di buio, tempo che non pare sufficiente a consentire riposo idoneo e quindi ad evitare stress e malessere negli animali.

 

Il calvario degli avicoli al mattatoio


C'e per tutti gli animali anche per gli avicoli un momento di particolare crudeltà e sofferenza è il momento del viaggio verso la morte, con l’aggravante che essendo questi animali di “poco valore” poco importa se qualcuno di loro muore durante il tragitto o arriva gravemente ferito al macello. Di solito il caricamento degli autocarri si effettua nelle ore notturne a partire dall’una o le due di notte. Si tratta di caricare fino a 25.000 di polli o galline nel minor tempo possibile. Chi lavora a queste ore, sovente per stipendi di basso livello, non ha certo la sensibilità da vendere e già patisce per la levataccia, che non si potrà neanche recuperare il giorno successivo, quando il lavoro inizierà più o meno sempre alla stessa ora, alle prime luci della giornata. La depressione o la rabbia può trovare facile sfogo su animali ormai debilitati dalla dura vita condotta, con gli arti deformati dal peso e quasi incapaci di camminare. Sovente capita che gli animali siano catturati e poi lanciati come palloni, anche come divertimento per trascorrere in qualche modo le lunghe ore necessarie ad ingabbiare tutti quei polli. Una volta catturati vengono inscatolati nelle gabbie nelle quali sono stipati e ammassati in maniera da non poter quasi respirare, schiacciati gli uni agli altri, senza possibilità di effettuare il minimo movimento. Le gabbie sono poi impilate le une sulle altre, così le feci e le urine di quelle superiori cadono su quelle inferiori. Il vaggio è un calvario, poco spazio, con l’aria che sferza i corpi ed infatti spesso si vedono delle piume staccarsi e perdersi nel vento.

 


L'intenso sfruttamento della mucca e l'uccisione del vitello


Non è sufficiente essere vegetariani, bisogna passare a vegan se si vuole fare una scelta etica e di non violenza coerente , non bisogna discriminare nessun animale e salvare tutti quelli che possiamo, perché dietro il latte, uova e miele c'è sempre la sofferenza e uccisione degli animali.

Le mucche da latte sono sfruttate molto intensamente per cui la loro vita produttiva diventa corta; usurate dalla superproduzione di latte, vivono quattro/cinque anni, mentre in natura potrebbero vivere oltre i 20 anni. Dopo che le è stato tolto il primo vitellino, il ciclo produttivo della mucca ha inizio. Essa viene munta meccanicamente due, in certi casi tre volte al giorno, per dieci mesi, con attrezzature automatizzate. Dopo il terzo mese verrà resa nuovamente gravida. Sarà munta fino a circa sei/otto settimane prima della data del parto successivo, e quindi di nuovo non appena viene portato via il vitello. Generalmente questo intenso ciclo di gestazione e iperlattazione può durare solo intorno ai 5 anni, trascorsi i quali la mucca “esaurita” viene mandata al macello per essere trasformata in hamburger o cibo per cani. Lo sfruttamento intensissimo configura uno stato di stress continuo per gli animali: sono sottoposte a super alimentazione perché producano più latte, le mammelle essendo spropositatamente gonfie sono sensibili a dolorose infezioni mastitiche, cosa che richiede il ricorso ad un’attenta prevenzione, che si espleta anche attraverso la somministrazione di farmaci al momento dell’asciutta, cioè quando la mammella non produce più latte alla fine della lattazione e prima del parto successivo. Il corpo è di fatto tutto al servizio della mammella, che è enorme, mentre i muscoli degli arti, solitamente molto sviluppati in tutti i bovini sono anormalmente sottosviluppati, proprio perché nella selezione non interessava questo particolare. Le mammelle smisuratamente dimensionate, quando sono in piena attività, possono arrivare a dare più di quaranta litri di latte al giorno, mentre in natura ne darebbero quattro litri, sono gonfie, tese e pesanti, dolenti, spesso a causa dell’enorme pesore cedono i muscoli degli arti, la mucca cade a terra e non si rialza più, a quel punto verrà macellata, perché non più produttiva. Sono il segno evidente di quale sia il ruolo di questi animali: macchine da latte, la perdita di naturalità è totale e il bovino diventa veramente una macchina riproduttiva di vitelli che sono indispensabili perché le mammelle producano il latte, purtroppo si nega la loro sofferenza e la loro identità di esseri viventi, vengono considerati oggetti che a fronte di un certo investimento debbono produrre ricavi e guadagni certi. Così le eventuali malattie, come anche l’infiammazione del piede, altro evento patologico comune in queste tipologie di allevamento, non sono valutate per le terribili sofferenze che inducono, ma solo per una perdita di rendimento, per il calo della produzione lattea e per i costi da affrontare per le cure. Ora è cominciata la gara per trovare modi di interferire con i naturali processi ormonali e riproduttivi della mucca in modo che produca ancora più latte. L’ormone della crescita bovino BST, mezzo per accrescere in maniera impressionante le rese. E’ stato dimostrato che le mucche cui l’ormone viene iniettato quotidianamente producono circa il venti per cento di latte in più. Un altro elemento che determina una perdita di naturalità è legato all’alimentazione, animali nati erbivori sono obbligati ad una dieta carnivora, tutto questo significa una violenza agli animali! Gli “zootecnici” hanno deciso, che il modo migliore perché gli animali crescano e costino poco è quello di mescolare gli alimenti, l’alimentazione è causa di grandi problemi: si pensi alla “mucca pazza” che è nata proprio dagli alimenti che sono stati somministrati, cioè le pecore morte di Scrapie, per dare più proteine oppure di dare grassi “alla diossina” perché economici e rispondenti allo scopo di “grassare” il mangime.


Mutilazioni


Le corna vengono mozzate con le tronchesi, col filo diamantato, seghe o con macchine apposite, ed è una pratica dolorosa che viene fatta senza anestesia.
Anche le code
vengono mozzate, perché non siano d'impiccio nelle operazioni di mungitura. Il flame clipping e' una procedura standard, praticata negli allevamenti intensivi che consiste nell'uso di una fiamma per "igienizzare" e togliere la peluria intorno alle mammelle delle mucche da latte per facilitare la mungitura e alcuni allevatori accecano (immaginiamo il dolore) le mucche così non vedendo rimangono calme.

 


Inseminazione artificiale


E il bellissimo toro da riproduzione che l'allevatore mostra orgoglioso non si congiungerà mai materialmente con la femmina; il suo sperma verrà ricavato ricorrendo ad elettrodi applicati ai testicoli; la dolorosissima scarica elettrica provocherà l'involontaria emissione di sperma. Un metodo che quando è messo in atto su esseri umani prende il nome di tortura. Lo sperma verrà raccolto e usato per l'inseminazione artificiale delle mucche e l'allevatore per introdurlo entrerà con il suo braccio nell'organo genitale.

 


Separazione della mucca e il vitellino


La mucca è un mammifero e come la madre umana ha latte nelle mammelle SOLO se partorisce. Fra tutte le forme di allevamento intensivo oggi praticate, l’industria della vitella si segnala come una delle più ripugnanti dal punto di vista morale.

I Bovini sono le madri più protettive in natura, in tutti gli allevamenti industriali il vitellino viene separato dalla madre, spesso la mucca soffre per settimane, prova un dolore intenso : si ferma fuori dal recinto dove l’aveva visto l’ultima volta e muggisce per ore, si sposta solo quando la costringono. Anche dopo sei settimane, la madre guarda quel recinto e a volte vi si ferma in attesa, è come se l’avessero spezzata dal profondo; le rimane solo qualche gesto simbolico per vedere se il vitello è ancora lì. ( Johon Aviziesnus, ufficiale scientifico dell’Unità animali d’allevamento in Gran Bretagna). Il suo latte destinato al suo piccolo, viene utilizzato solo a scopi commerciali. Così come le mucche i vitellini soffrono terribilmente la separazione dalla madre, i vitelli spaventati la chiamano, le madri si preoccupano per i piccoli, in lontananza rispondono, forse cercano di tranquillizzarli. L’allevatore sa che più la madre conosce il proprio piccolo, più profondo sarà il dolore, questa è una delle ragioni per cui molti allontanano i vitelli immediatamente dopo la nascita. La familiarità genera amore (Jeffrey Moussaieff Masson). E' impressionante l'intenso sfruttamento e violenza fisica che viene inflitta alla mucca, per nove mesi porta in grembo suo figlio e appena lo partorisce glielo tolgono per impedire che beva il suo latte (come giusto che sia) perché destinato al consumo umano e subito dopo con le mammelle ancora piene di latte la inseminano artificialmente. E’ in continua gravidanza e parto contro la sua volontà, come una macchina serve solo a produrre latte. Pensate alla sofferenza psicologica ed emotiva nell'essere imprigionata in questo meccanismo infernale e non poter mai accudire e amare il suo cucciolo come la natura vorrebbe.

 

 

L'anemia indotta al vitellino per produrre carne tenera

 

Una violenza ancora maggiore è quella riservata ai vitelli, ai figli delle bovine lattifere. Appena nati, sono già un peso, in quanto si nutrono del prezioso latte che deve essere venduto per procurare il guadagno ai conduttori, così, dopo pochissimi giorni, sono allontanati dalla madre e rinchiusi in una piccola gabbia, spesso all’aperto e quindi al freddo in inverno e al caldo in estate. Nella gabbia sono alimentati con latte in polvere, costituito solo in minima parte da siero di latte, quello che avanza dalle lavorazioni casearie che danno origine al formaggio, integrato da grassi e proteine di vario tipo, costituiti da cereali o materiale di scarto.

Fonte Morriconi, medico veterinario tratto da Le fabbriche degli animali

I vitellini sentono terribilmente la mancanza di qualcosa da succhiare. Il bisogno di poppare è forte in un vitello piccolo così come in un bambino. Questi vitelli non hanno capezzoli da succhiare, né altro che li sostituisca. Dal loro primo giorno di reclusione che può essere soltanto il terzo o il quarto giorno di vita, essi bevono da un secchio di plastica. E’ comune vedere i vitelli che cercano freneticamente di succhiare qualche parte del loro box, benché non vi si trovi nulla di adatto. Più tardi il vitello sviluppa il bisogno di ruminare, cioè di ingerire della fibra naturale e masticare il bolo. Ma la fibra è rigorosamente proibita perché contiene ferro e fa diventare scura la carne, per cui, ancora una volta, il vitello può ricorrere a vani tentativi di masticare parti del suo box. Disturbi digestivi, comprese ulcere gastriche, sono frequenti nei vitelli a carne bianca. Lo stesso vale per la diarrea cronica. Il vitello viene tenuto anemico, il colore è uno dei principali fattori che determinano il massimo profitto tratto dall’esigente mercato della vitella, la vitella “chiara” è un articolo di alta qualità, molto richiesto dal consumatore e i migliori ristoranti, la vitella “chiara” o rosa è parzialmente dovuta alla scarsa quantità di ferro presente nei muscoli dei vitelli, perciò i mangimi sono deliberatamente composti con una bassa percentuale di ferro. Un vitello normale potrebbe trarre il ferro dall’erba e da altri tipi di vegetali, ma il vitello a carne bianca, dato che ciò non gli è concesso, diventa anemico. La carne rosa pallido è in realtà carne anemica. Il colore non incide sul gusto, e certo non rende la carne più nutriente, è solo indice di carenza di questo prezioso minerale. L’anemia è, naturalmente, controllata. Privati del tutto di ferro, i vitelli non sopravvivrebbero. Con un’assunzione normale, la loro carne non varrebbe quanto vale. Perciò si individua un dosaggio equilibrato che mantiene la carne pallida e i vitelli-o la maggior parte di essi- in piedi abbastanza a lungo da raggiungere il peso adatto per essere venduti. Tratto dal libro: Liberazione animale

 


Vitelloni da ingrasso in allevamento indusriale


Negli allevamenti industriali, dove si trova la maggioranza dei vitelloni, gli animali sono tenuti in box. I principali problemi sono l’affollamento dei box e la qualità della lettiera. Per quanto riguarda la quantità dello spazio occorre dire che non vi sono misure standard cui si è obbligati ad attendersi, e che la legislazione lascia praticamente libera scelta ai proprietari ed ai progettisti. La condizione di vita è anche per essi molto lontana dalle abitudini naturali. La qualità della superficie è la maggioranza dei casi diversa da quella cui erano abituati: invece del terreno o della lettiera formata dalla paglia, nella maggior parte degli allevamenti industriali i vitelloni devono stazionare sul cemento, superficie troppo dura per loro, che rende faticosa la permanenza e anche il semplice atto dello sdraiarsi. Sovente gli animali allevati in questi allevamenti sono di importazione francese; sono bovini che vivevano felice nei pascoli, poiché in Francia è ancora molto diffuso l’allevamento estensivo e che, catturati nei prati, vengono trasportati in autocarri fino in Italia dove sono introdotti nei box dei capannoni industriali. Fatto che succede spesso anche tra regioni italiane, ad esempio molto spesso bovini allevati liberi al pascolo in Sardegna vengono portati per l’ingrasso nelle stalle industriali delle regioni del Nord.

La stessa alimentazione diventa una forzatura. Essa è soprattutto costituita da insilato di mais, ovvero la pianta intera tritata e conservata, mescolata a mangimi ed integrazioni varie di natura chimica, appetizzanti, coloranti, conservanti ecc. Queste sostanze raggiungono, nel breve tempo dell’ingrasso, la quantità di ben 5 kg di materia chimica allo stato puro. Queste molecole servono sia a conservare il mangime sia ad aumentare e stimolare l’appetito che altrimenti non sarebbe tanto alto da permettere di accettare cibo così scadente e così lontano dalle loro abitudini naturali. Inoltre nell’alimentazione passano anche le integrazioni di antibiotici necessari per diminuire lo stress e per aumentare la tollerabilità dell’allevamento nonché per aumentare le capacità di crescita degli organismi, oltre ad una quantità incredibile di sottoprodotti delle lavorazioni più diverse. La quantità di farmaci è rivelantissima e non rappresenta solo un pericolo oggettivo per la salute degli eventuali consumatori, ma configura proprio uno stato di violenza sugli animali in quanto li si costringe ad assumere sostanze che mai consumerebbero.

 

D.r Moriconi Medico veterinario


 

I vitelloni da ingrasso in piccolo allevamento


I “vitelloni” sono i bovini di età compresa tra i 12 e i 24 mesi. La maggioranza di quelli allevati in Italia è di importazione, soprattutto francese ma anche di altri paesi, ad esempio quelli dell’Est..

Vengono acquistati ad una età variabile tra i 6 e i 16 mesi e ingrassati prima di essere avviati al macello per un tempo più o meno lungo, in maniera inversamente proporzionale alla loro età di arrivo: più sono giovani e per più tempo saranno allevati nel nostro paese. Alcuni vengono acquistati da piccoli e medi allevatori mentre la maggioranza finisce nelle stalle di tipo industrializzato. Nei piccoli allevamenti cioè nelle stalle, gli animali vivono alla catena senza possibilità di poter usufruire di momenti di pascolo. Nella fase di ingrasso, infatti, si cerca di impedire agli animali di fare movimento, in quanto il lavoro muscolare richiesto consuma energia e quindi richiederebbe più nutrimento per ottenere le stesse performances, cioè costerebbe di più e sarebbe meno conveniente. Nei piccoli allevamenti vengono legati al muro anche i piccoli vitellini per separarli dalla mucca e impedire loro di bere il latte della madre. Stessa cosa avviene per le vacche da carne, in quanto una grande parte è ancora mantenuta in quelle stalle “tradizionali” nelle quali gli animali sono legati alla greppia con una catena.

 

 

Il latte vaccino è dannoso per la salute umana

 

L'essere umano è l'unico che dopo lo svezzamento beve il latte di un'altra specie, un latte non adatto alla propria fisiologia, quindi non salutare, molti umani non hanno l'enzima per digerirlo e questo genera malattie del sistema digerente. E' un alimento super proteico ed è destinato al vitello che in brevissimo tempo diventerà novecento kg.

 

L'unico latte adatto ad un bambino è quello della propria madre. Il latte vaccino non contiene ferro e ne ostacola l'assorbimento, come la carne e le uova (circa duecento milligrammi di colesterolo in un uovo di medie dimensioni) contiene grassi saturi che sono dannosi per le patologie coronariche e secondo lo scienziato Campbell (esperto in nutrizione e uno dei più bravi ricercatori al livello mondiale) la caseina- proteina del latte è cancerogena. Il latte è responsabile di molte allergie e come la carne non contengono le sostanze protettive fitochimiche, presenti nei cibi vegetali come i legumi e le verdure, che proteggono contro le malattie degenerative e tumori.

"Tutti gli animali d'allevamento sono poco sani, in quanto tenuti in condizioni di sofferenza, e mantenuti "in salute" (si fa per dire) solo grazie alla grande quantità di farmaci e antibiotici mescolati ai mangimi. Il latte di mucca, quindi, è un liquido ben poco salubre, che contiene farmaci di vario genere, addizionati al mangime che si accumulano nelle carni e nel latte. Inoltre erbicidi e pesticidi, usati per coltivare i mangimi per gli animali, si accumulano nell'organismo degli animali stessi. Infine ,il latte può contenere sangue, pus, feci, batteri, virus. Il pus passa nel latte assieme alle altre sostanze, ed esiste una normativa comunitaria che definisce quanto pus può essere ammesso nel latte senza, così dicono, avere danni alla salute. Secondo la direttiva, in un millilitro possono esserci fino a quattrocento mila "cellule somatiche" - il nome scientifico per indicare quello che comunemente è chiamato "pus" - e un tenore di germi fino a cento mila. In un litro, quindi, ci possono essere quattrocento milioni di cellule di pus e centomilioni di germi. Molto meglio fare a meno delle secrezioni delle mucche ma anche delle capre ovviamente" Marina Berati.

 


La crudele uccisione del cucciolo di agnello


Come si può uccidere un cucciolo? buono, indifeso, innocente? In Italia vengono macellati ogni anno circa tre milioni e trecento mila agnellini di soli due o tre mesi di età. La tradizione pasquale crea un incremento vertiginoso delle uccisioni di agnelli: più del sessanta % degli ovini macellati in Italia vengono consumati nel periodo pasquale, una tradizione tanto radicata quanto inutilmente crudele che è contro il principio cristiano di amore di Gesù.

Nei macelli non è prevista alcuna pietà per gli agnellini. Già sfiancati dal viaggio, durante il quale piangono tutto il tempo per essere stati strappati dalle mamme, i piccoli vivono ore terribili davanti al macello, prima di essere uccisi. Percepiscono nitidamente quello che avviene intorno a loro. I rumori delle macchine, l'odore del sangue, i lamenti e le urla come quelle dei bambini li circondano e li introducono nell'anticamera della morte. Poi, uno alla volta, vengono spinti sui nastri trasportatori, storditi, se tutto va bene e sgozzati, questo perché la carne possa essere più bianca, tenera ed appetibile.

Ma, certo, quasi a tutti è risparmiato questo spettacolo orribile: i macelli sono sempre nascosti alla vista del pubblico. Per potersi nutrire di animali si deve allontanare il pensiero della loro uccisione, ci deve essere separazione tra l'immagine dell'animale vivo e la sua carne da infilzare con la forchetta.

La sofferenza del pesce


I pesci spesso non sono nemmeno considerati "animali", occupano un gradino ancora più basso nella scala dell'umana compassione. Eppure, anche i pesci provano dolore, molti di loro hanno sistemi nervosi complessi, alcuni, come il polpo, sono particolarmente intelligenti e capaci di compiere attività elaborate. Un terzo dei pesci pescati in tutto il mondo viene ributtato in mare dopo morto, perché "di scarto", in quanto appartiene a specie considerate non commestibili, ma le reti rastrellano tutto. La pesca infigge loro grande sofferenza fisica e stress; spesso la terribile morte per soffocamento è preceduta da una serie di altri dolorosi traumi: i pesci presi all’amo o nelle reti si divincolano in maniera violenta e questo sforzo li porta all’avvelenamento per l’eccessivo rilascio di acido lattico o alla paralisi; fuori dall’acqua, il cambiamento dei valori pressori agisce sulle loro branchie in maniera dolorosa fino a farli sanguinare; i pesci intrappolati nelle reti muoiono soffocati cercando di scappare oppure per le gravi lacerazioni subite cercano di disincagliarsi se sono rimasti bloccati dalle branchie e dalle pinne. Purtroppo il metodo per l’uccisione dei pesci non è soggetto ad alcun tipo di regolamento: la morte può sopraggiungere per soffocamento, per le lacerazione provocate dall’amo, per schiacciamento, per congelamento o per il terribile shock dovuto alla cattura. Solo in quest’ultimo caso la fine arriva pietosamente in un breve arco di tempo. Più spesso i pesci subiscono un’agonia che può durare ore, non è raro che i pesci giungano vivi nelle pescherie e li subiscano ulteriori maltrattamenti come lo sventramento e l’esposizione sul ghiaccio. La sofferenza maggiore provata dai pesci è proprio la paura che si scatena in loro al momento della cattura, una sofferenza ritenuta addirittura superiore a quella provocata dall’amo che si conficca nei loro delicati tessuti: la bocca è per loro un organo fondamentale e di particolare sensibilità. Indagine condotte dal Rosilin Istitute di Edimburgo. Un’altra terribile sofferenza è riservata alle aragoste americane che troviamo nei banchi delle pescherie alle quali le hanno privato della libertà di esprimere la propria natura etologica perché facendole nascere e vivere imprigionate in vasche per solo una vita breve e di sofferenza (mentre in natura vivrebbero tantissimo) per poi essere prelevate dal loro territorio geografico più adatto (Canada ecc) per farle fare un viaggio lunghissimo che arriva in altri stati del mondo come l’Italia e farle morire tra atroci agonie bollite vive nelle nostre pentole mentre disperatamente tentano invano di arrampicarsi e scappare.


 


Il miele non è poi così dolce

Sfruttamento e uccisione delle api!


Rubare il cibo indispensabile per i cuccioli dell’ape


Le api (Apis Mellifera) sono insetti con un sistema nervoso molto sviluppato e dunque provano dolore al pari degli altri animali (come dimostrato da molti studi).
Per questo chi e’ vegano non consuma i prodotti dell’apicoltura (miele, pappa reale, propoli, cera) dato che essa implica, al pari di ogni altro tipo di allevamento, sofferenza e morte per gli animali.
Sebbene spesso sembri una forma di allevamento molto più compatibile con lo stato naturale degli animali, anche il più attento degli apicoltori non potrà fare a meno di calpestare e uccidere un buon numero di api nel processo di verifica delle condizioni dell’alveare e di estrazione del miele.

In natura, l’ape è un insetto che vive mediamente 5 mesi. Il primo mese, quando è ancora allo stadio larvale (definito pupa), il cucciolo di ape si nutre solo di miele. Successivamente, quando l’ape diventa adulta, si nutre solo di nettare, che succhia direttamente dai fiori. Quindi, il miele non è altro che il “latte” delle api, essendo l’unico cibo con cui il cucciolo di ape si nutre nel suo primo mese di vita, proprio per il suo accrescimento. La mamma ape, dopo che si è nutrita del suo cibo specie-specifico, cioè il nettare dei fiori, una parte di esso lo trasforma in miele, che conserva in una sacca interna al suo addome, proprio come fosse il seno di una donna, e quando torna nell’alveare lo deposita al suo interno, per dar da magiare al suo cucciolo di ape, esattamente come fa una madre umana. Ora, così come il latte di mucca è fisiologicamente adatto solo ed esclusivamente al cucciolo di bovino, il miele di ape è fisiologicamente adatto solo ed esclusivamente al cucciolo di ape, la larva (detta pupa). Il miele, infatti, possiede enzimi e fermenti tipici per l’accrescimento delle api, centinaia di tipi di sostanze biochimiche completamente diverse da quelle fisiologicamente adatte ad un individuo appartenente alla specie umana, sia in fase di sviluppo, che in fase adulta.

Quindi le api fanno una grande fatica, raccolgono il miele come cibo per se stesse e per i figli, per ottenere un cucchiaino di miele un'ape ad un fiore compie circa 10.000 viaggi e l’essere umano glielo ruba a lei e ai suoi cuccioli.

 

Sfruttamento

 

Alcuni apicoltori che producono notevoli quantità di miele, si spostano per tutta l’Italia per produrre ogni tipo di miele, sfruttando al massimo l’animale.

Alcuni devono avere il miele in ogni periodo dell’anno, anziché mandare le api in giro in cerca di fiori, le nutrono con una sostanza zuccherina (zucchero e acqua) per avere così miele anche fuori dal periodo di fioritura, per cui in molti casi il miele sottratto dagli alveari viene sostituito con sciroppo di zucchero e, non essendo esso l’equivalente adeguato della dieta naturale, espone le api a diverse malattie e quindi abbassa la loro durata di vita; per questo motivo, allo zucchero vengono spesso aggiunti diversi antibiotici (tetraciclina, terramicina).

 

Uccisione

I grandi produttori di miele triturano tutta l’arnia per prenderne il miele uccidendo tutte le api. Ma a questo va aggiunto quello che succede nelle apiculture commerciali; l’ape regina viene inseminata artificialmente, procedimento che richiede la morte del maschio; il metodo più diffuso per ottenere lo sperma, infatti, consiste nella decapitazione del maschio, quando la testa viene staccata, il sistema nervoso centrale riceve un impulso elettrico, che provoca eccitazione sessuale; a volte, testa e torace del maschio vengono schiacciati per provocare l’uscita dell’endofallo; così il seme di diverse api viene prelevato e mischiato. L’ape regina viene tenuta ferma e anestetizzata in un apposito strumento. La vagina viene aperta utilizzando degli uncini, infine il seme viene iniettato. L’ape femmina spesso viene uccisa ogni due anni per essere sostituita da un’altra maggiormente produttiva.

 

Adatto agli insetti ma non all’uomo

 

Il miele è il “vomito” dell’ape che ingoiato il nettare lo rigetta e vi aggiunge enzimi mescolandolo con le proprie secrezioni digestive; la mistura viene poi rigurgitata, per essere ulteriormente digerita da altre api – non contiene sostanze nutritive rilevanti per l’alimentazione umana. Inoltre le proprietà salutari del miele, e degli altri prodotti derivati dalle api, non sono affatto dimostrate. Il miele è cibo per gli insetti che sono filogeneticamente (evolutivamente) assolutamente distanti, addirittura di molte centinaia di milioni di anni, dalla specie umana, quindi il loro latte è decisamente tossico per l’uomo.




Il trasporto

 

Il viaggio verso la morte


Accade molto frequentemente che gli animali non vengano macellati nel macello più prossimo all’allevamento, ma siano sottoposti a viaggi massacranti, a volte tanto lunghi da attraversare nazioni diverse.


Gli animali sono stipati negli autocarri, senza alcuna possibilità di riposo, senza bere, senza mangiare, compresi i cuccioli. Molti di loro arrivano a destinazione in pessime condizioni, alcuni muoiono durante il viaggio per assideramento o di infarto per il sovraffollamento, l'eccessivo caldo e la paura. Nel camion, se un animale cade, spesso non riesce ad alzarsi, viene calpestato e subisce fratture alle zampe o al bacino. Questi animali ancora più sfortunati degli altri, mentre tutti vengono spinti verso il mattatoio, rimangono sul veicolo in preda a dolori lancinanti, per poi essere agganciati agli arti fratturati e trascinati fuori lasciati a soffrire lentamente, gli allevatori non vogliono perdere soldi ma aspettano il loro turno di macellazione.


Gli animali che muoiono lungo il viaggio vengono invece buttati in un mucchio , in quella che viene chiamata la “pila dei morti”.


Il trasporto è particolarmente duro per i cavalli poiché, dato che in Italia non ne vengono “prodotti” abbastanza, i macelli si riforniscono nell’Est europeo, dove i cavalli sono ancora usati, e, dopo una vita di lavoro, vengono a concludere la loro esistenza nei mattatoi e sulle tavole del nostro Paese.

 

Per motivi di profitto, gli animali vengono stipati all’invero-simile, mescolando tra loro individui ammalati, debilitati e molto giovani.



Cosa puoi fare tu? L'unico modo per non essere i responsabili dello sfruttamento e uccisione , quindi fermare la violenza sugli animali ad uso alimentare, è il non mangiare le loro carni e derivati provienieti da qualsiasi allevamento, ma scegliere di alimentarsi con cibi vegani, buoni, salutari e prodotti senza aver procurato la sofferenza a nessuno animale.

 

La vivisezione è una delle più grandi torture inflitte sugli animali, un metodo abominevole e anti-scentifico

 

Fonte Animal Equality, Italia

Centinaia di migliaia di animali, ogni anno, nella sola Italia, vengono usati come risorse o modelli di ricerca nelle università e nei laboratori di biologia, biochimica, fisiologia, psicologia… I numeri crescono, fino a raggiungere le centinaia di milioni se si volge lo sguardo alla situazione globale. Questi dati sono anche sottostimati poiché non includono invertebrati, forme fetali, parti anatomiche e quant’altro provenga da animali già soppressi. Topi, porcellini d’India, criceti, conigli, cani, gatti (sui quali, in Italia, non si sperimenta più dal 2010), furetti, cavalli, suini, ovini, bovini, scimmie, uccelli, anfibi, pesci si susseguono in un elenco che sembra non avere fine.

Modifichiamo il loro DNA, li inoculiamo con dei virus, inseminiamo le madri per poi ucciderle una volta incinta e così studiare i feti, li affamiamo, causiamo loro traumi, scosse elettriche per studiare la loro resistenza, li bruciamo vivi, gli somministriamo forzatamente sostanze irritanti per gli occhi e la pelle, inficiamo sul funzionamento delle ghiandole, li costringiamo ad inalare sostanze tossiche, gli provochiamo paralisi, li sottoponiamo a radiazioni e temperature estreme…



Tra tutti gli esperimenti, quelli comunemente considerati inutili dall'opinione pubblica sono i test per i cosmetici. Lo stesso non accade per quelli effettuati in campo medico, che ottengono un indiscusso appoggio del pubblico in quanto ritenuti vantaggiosi e indispensabili per la salute umana. Questo diverso trattamento non ha motivo di esistere: qualsiasi forma di sperimentazione si basa sullo sfruttamento degli animali coinvolti e sul diniego dei loro interessi.


Ricerca senza vivisezione


Studi comparativi effettuati sulla popolazione hanno permesso di scoprire modelli comuni capaci di prevenire alcune malattie. Esistono numerosi esempi a sostegno di questa affermazione; le ricerche epidemiologiche hanno portato alla scoperta delle connessioni tra fumo e cancro, e quindi all'individuazione dei fattori di rischio. Studi riguardanti la popolazione hanno rivelato come può trasmettersi l'HIV e altre malattie infettive, mostrando quali precauzioni posso essere adottate. Osservazioni condotte su volontari (in molti casi già colpiti da una certa malattia e per questo in cerca di cure) hanno permesso ai ricercatori di isolare le parti anomale del cervello del paziente affetto da schizofrenia e altri disturbi psicologici. Gli studi in vitro di colture cellulari sono molto utilizzati per la ricerca di sostanze per produrre una vasta varietà di prodotti farmaceutici quali vaccini, antibiotici e proteine terapeutiche.


Studi senza animali


La maggior parte delle università americane - incluse Harvard, Stanford e Yale - ha sostituito gli studi sugli animali nel campo della fisiologia, farmacologia e delle scienze chirurgiche, con metodi alternativi altrettanto validi e che non implicano l'uso di esseri viventi. Questi si basano sull'osservazione diretta del paziente, le simulazioni numeriche, l'uso dei cadaveri donati alla ricerca medica, programmi informatici sofisticati, modelli di apprendimento specializzati ecc...

 
Il paradosso della sperimentazione animale


Uno dei paradossi della vivisezione nasce quando si afferma che gli animali sono sufficientemente simili a noi, in modo da legittimare la sperimentazione su di essi e la conseguente estensione dei risultati ottenuti alla specie umana. Tuttavia, se sono così simili a noi, allora dobbiamo riservare loro la stessa considerazione che si ha verso gli esseri umani. Se rappresentano un modello a noi fedele, meritano si essere considerati e protetti come se fossero nostri eguali.


Mettere in discussione la validità scientifica della vivisezione


Spesso gli animalisti si oppongono alla sperimentazione animale mettendo in discussione l'efficacia scientifica di questa pratica, basando le proprie argomentazioni sulle differenze genetiche che esistono tra individui appartenenti a specie differenti e sul fatto che proprio queste diversità impediscono di applicare i risultati ottenuti su una particolare specie, a quella umana.
Tuttavia la vera ragione che ci spinge a rifiutare la vivisezione non è nella validità scientifica dei suoi metodi, nell'accuratezza dei suoi risultati, bensì nella questione etica che viene troppo spesso nascosta e che non può essere ignorata.

Il progresso scientifico è uno dei fondamenti della nostra cultura poiché implica dei benefici per gli esseri umani, questo ovviamente entro certi limiti. La maggior parte delle società rifiuta che tali esperimenti vengano condotti sugli esseri umani se contro la loro volontà, e questo a prescindere da quanto importanti potrebbero essere i risultati, in termini di vaccini e cure. Lo stesso criterio dovrebbe essere applicato anche laddove la sperimentazione avvenisse su specie diverse dalla nostra; anche gli animali sono esseri senzienti capaci di provare emozioni e sensazioni, e queste per loro sono tanto importanti quanto lo sono le nostre per noi. Anche loro desiderano continuare a vivere ed essere liberi. Utilizzare animali per scoprire cure o vaccini da somministrare alla specie umana è altrettanto arbitrario come effettuare i test su gruppi specifici di esseri umani (ad esempio sulle persone bianche) per poi estendere i risultati agli individui appartenenti ad altre razze. Il colore degli occhi o della pelle, il genere, la specie di appartenenza, sono tutte caratteristiche che dovremmo ritenere irrilevanti, in favore del rispetto degli interessi altrui e del desiderio di vivere in libertà che ognuno possiede.
 Nella realtà tutto questo non viene considerato: tutto ciò che importa sono gli interessi di chi sfrutta a discapito di chi è sfruttato, a prescindere dalla razza, genere, intelligenza o specie a cui appartiene.


Se non fosse per la sperimentazione animale non avremmo molte delle medicine, e delle cure, che hanno permesso di salvare tantissime vite umane


Affermare che se non fosse stato per la vivisezione, non avremmo avuto la medicina 'X' indispensabile per curarci, è una dichiarazione molto audace poiché non esistono prove per dimostrare che il suo sviluppo non sarebbe stato possibile senza l'utilizzo di animali sui quali effettuare i test. Molti risultati importanti in campo medico sono stati ottenuti senza la sperimentazione animale, e se fossero investite maggiori risorse per i metodi di ricerca alternativi, questo progresso potrebbe avanzare più rapidamente. La storia della medicina è stata rallentata dagli esperimenti condotti sugli animali (ad esempio, dai falsi positivi e dai falsi negativi). In ogni caso, la base su cui permettiamo la sperimentazione animale, è profondamente ingiusta: gli interessi degli animali sono considerati meno importanti per il semplice fatto che non appartengono alla specie umana.



Sebbene in passato siano stati condotti esperimenti sugli esseri umani, oggi saremmo tutti d'accordo nel condannare dei test effettuati su persone, contro la loro volontà, con il solo scopo di salvarne altre. Le vite umane che sono state salvate, lo hanno fatto a caro prezzo; tante sono state quelle non umane calpestate a causa di un atto discriminatorio. Se davvero lo scopo fosse quello di produrre dei benefici per l'umanità (farmaci, vaccini, comprensione degli effetti delle tossine e così via…), allora dovremmo condurre tutti gli esperimenti sugli esseri umani, anche contro la loro volontà, poiché solo così avremmo risultati migliori, affidabili e un veloce progresso della scienza medica… Ma siamo sicuri che la la ricerca di cure affidabili sia la ragione che giustifica la sperimentazione animale?


La vivisezione è la base della ricerca in campo medico, dovremmo quindi essere contrari alla ricerca scientifica e al progresso della medicina


No, non è necessario. Possiamo essere a favore del progresso scientifico, ma non a qualsiasi costo. La ricerca della conoscenza non giustifica qualsiasi azione. La scienza deve essere sottoposta alle ragioni etiche, libera dalla discriminazione arbitraria che permette a chi detiene il potere di dominare i più deboli. Nel passato, esperimenti e ricerche sono stati condotti su esseri umani non consenzienti, calpestandone i diritti e la loro individualità. Ad esempio, esperimenti sulla sifilide, riconosciuti dallo stesso governo americano, sono stati condotti su 399 afroamericani in Tuskgee, tra il 1932 e il 1972. Altri esperimenti, sugli esseri umani, sono stati effettuati da Josef Mengele, nel 1940, durante la Germania nazista.


La sperimentazione animale in Italia


I dati statistici sull'utilizzazione degli animali a fini sperimentali nel nostro paese vengono pubblicati ogni tre anni sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana. Gli ultimi disponibili, relativi al triennio 2007/08/09, riferiscono di 2.602.773 animali vittime della sperimentazione all'interno di ospedali, centri di ricerca, aziende farmaceutiche, centri militari. Gli animali più utilizzati sono i topi, seguiti da ratti, uccelli, pesci, cani, scimmie, criceti, conigli, suini, ovini, bovini, quaglie, rettili, anfibi e così via. La maggior parte di loro viene usata per gli studi biologici di base e e per la ricerca di prodotti e apparecchi per medicina umana, odontoiatria e medicina veterinaria, ma i rami di applicazione sono molteplici; per avere un quadro più generale della sperimentazione animale in Italia potete scaricare il nostro dossier sull'argomento.
Sebbene una parte dell'opinione pubblica creda ancora che la vivisezione sia una pratica obsoleta, presente in qualche grande centro di ricerca lontano dal nostro paese, la realtà è ben diversa; milioni di animali sono ancora vittime di un irrazionale progresso e dell'indifferenza generale.

Per fermare la vivisezione bisogna boicottare tutti i prodotti sperimentati sugli animali e acquistare solamente quelli non testati sugli animali che hanno certificazione ICEA, per cui non finanziare istituti di ricerca che utiizzano la pratica della vivisezione, ma supportare chi i centri di ricerca sui metodi alternativi come Icare Italia, sito: www.icare-italia.org.



Pellicce: il pelo appartiene agli animali


Durante la produzione di pellicce un numero significativo di animali, cresciuti in gabbia o catturati in natura, vengono scuoiati vivi. Circa 35 animali sono uccisi e privati della loro pelle per realizzare un singolo cappotto; 30 milioni di individui muoiono per mano dell'industria della pelliccia ogni anno. Senza cure veterinarie gli animali vengono lasciati morire a causa di gravi infezioni dovute alle malattie, Le loro atroci morti: gasati, scuoiati vivi o uccisi con elettrocuzione nell’ano e bocca.

 

La pelle


Tuttavia la pelle di mucca o pecora continua ad essere molto richiesta. Troppo spesso ci dimentichiamo che cuoio e montone sono la pelle di altri animali, che poi è stata lavorata, conciata, trattata con sostanze chimiche per evitarne la decomposizione e colorata per ottenere la tonalità desiderata. Mentre molte persone ci penserebbero due volte prima di indossare una pelliccia, lo stesso non accade per la pelle che è comunemente considerata un 'sottoprodotto' dell'industria carnea. Questo è ben lungi dall'essere vero: pagare per il cuoio, o la pelle degli ovini, significa sostenere e aggiungere valore economico al prezzo di macello dell'animale e quindi si finisce per supportare ulteriormente l'industria della carne. Dietro il mercato della pelle c'è un business così grande che sarebbe in grado di autosostenersi anche se si smettesse di produrre carne da domani. (Animal Equality)



Orribile violenza per la produzione di lana merinos


USA- Investigazione sul trattamento riservato alle pecore nelle stalle degli Stati Uniti e Australia, dove si produce il 90% di lana merinos al mondo. L’inchiesta sotto copertura della Peta ha preso in esame 19 allevamenti australiano e 14 fattorie in Wyoming, Colorado e Nerbraska. Con i risultati che si possono vedere: i tosatori picchiano gli animali, ad uno spezzando il collo, ad un altro mettono le dita negli occhi, ad un altro ancora tagliano lìorecchio, le ferite provocate dalla tosatura sono ricucite senza anestesia. E’ possibile vedere il video sul sito www.laverabestia.org - !00% lana – L’orribile realtà USA

Nella produzione di lana c’è sofferenza e uccisione La lana fa parte di quei prodotti che a prima vista non sembrano particolarmente cruenti, ma lo sfruttamento e la sofferenza delle pecore derivano dalla incessante ricerca del profitto.
La maggior parte della lana proviene dall’Australia dove le greggi sono composte da migliaia di pecore, e quindi, come diretta conseguenza, l’attenzione per il singolo animale diventa anti-economica. Come negli altri tipi di allevamenti intensivi, un alto livello di mortalità, soprattutto nelle prime settimane di vita, viene considerato normale. Poche settimane dopo la nascita, agli agnelli vengono tagliate le code, senza anestesia; i maschi, inoltre, subiscono la castrazione (quasi sempre senza anestesia).
In Australia, la razza più comunemente allevata è la merinos, appositamente cresciuta con la pelle grinzosa, cioè dotata di molte pieghe, grazie alle quali la lana prodotta è maggiore rispetto ad una pecora normale. Questo sovraccarico innaturale di lana fa si che gli animali siano sfiniti dalla calura; inoltre, nelle pieghe della pelle si accumulano facilmente urine e feci che attirano le mosche a deporre le loro uova. Per prevenire la nascita delle larve, gli allevatori strappano larghi brandelli di pelle alle pecore; nonostante ciò, spesso le mosche arrivano a deporre le uova sulle ferite sanguinanti, prima che abbiano il tempo di guarire. Si stima che questa pratica barbara causi la morte di più animali di quanti non ne salvi. Inoltre, la tosatura è un’attività tutt’altro che pacifica.
Siccome i tosatori vengono normalmente pagati in base al volume di lana che producono e non in base al numero di ore lavorate, eseguono il lavoro nel modo più veloce possibile senza la minima cura per l’animale.
Inoltre, per evitare che la tosatura venga fatta troppo tardi, le pecore vengono spesso tosate prematuramente e muoiono perchè esposte alle intemperie. Infine, quando iniziano a diventare “
improduttive”, le pecore, come tutti gli altri animali di allevamento, vengono immediatamente mandate al macello per essere sostituite con animali più giovani e quindi redditizi. (Progetto Viver Vegan)

 

 

La seta

 

La seta deriva dal bozzolo creato dal baco, che al suo interno si trasforma in farfalla; occorrono 1500 bachi per fare 100 grammi di seta. Per impedire che il baco possa uscire dal bozzolo mangiando la parete e quindi rompendo i fili di seta, le larve sono uccise con l’ebollizione, oppure nel forno a microonde. (Progetto Viver Vegan)

 

 

No ai piumini! Si’ ai materiali alternativi come flanella, caldo cotone, acrilico, cinisglia ecc.

 

 

Quanta morbidezza è racchiusa in un piumino d'oca? tanta, lo pensano tutti. Quanta sofferenza, però, si nasconde dietro quello stesso piumino? La soffice imbottitura cela un dolore indicibile: quello delle oche che, per realizzare quella trapunta, sono state spennate vive e senza anestesia. A noi consumatori non resta che scegliere se continuare ad essere complici di questo crudele mercato oppure boicottare tutti i prodotti insanguinati ed intrisi di immoralità.
Questa soffice e calda imbottitura contiene infatti una sofferenza indicibile: quella delle oche che, per realizzare quella trapunta, sono state spennate vive, senza anestesia, tra sofferenze così atroci che alcune di loro muoiono addirittura di crepacuore durante la crudele operazione. Le oche vengono di regola spennate ad appena 2 mesi di vita, quando sono quindi ancora dei pulcini e le loro piume sono molto morbide. Dopo averle afferrate con violenza, appese per il collo e aver loro legato le zampe, le lavoranti, con una freddezza e un'indifferenza raggelante, strappano tutte le piume delle povere vittime che si contorcono e urlano dal dolore, impotenti sotto le mani di operaie ormai assuefatte ad infliggere torture. (Fonte, Devi saperlo) Stessa sorte è destinata ai conigli a pelo di Angora.



Maltrattare, imprigionare a vita e mortificare la natura degli animali nei circhi


"L’idea che sia divertente vedere animali che si comportano come buffi esseri umani, o creature naturalmente forti rannicchiate per i colpi di frusta che ricevono, sostiene il principio obsoleto per cui noi siamo superiori alle altre specie, e dunque abbiamo il diritto di dominarle.
Dott. Desmond Morris, antropologo ed esperto di comportamento animale.

I circhi si presentano come attrattiva, luoghi originali e allegri; il risultato è l’alto numero di visitatori, principalmente bambini, invitati, tra le altre cose, dagli animali che possono essere visti. Sfortunatamente, in questi circhi esiste un’altra realtà oltre l’atmosfera allegra e i tendoni sgargianti, i clown e gli animali-giocolieri, una realtà piena di sofferenza, privazioni e morte. Per gli animali che vi sono costretti a vivere c’è veramente poco per cui gioire, poiché questa non è che un’altra faccia dello sfruttamento. Animal Equality, Italia


Libertà rubata


Tutte le specie costrette a vivere nei circhi – tigri, leoni, orsi, elefanti, e molti altre – patiscono la mancanza di libertà, nella maggior parte dei casi, infatti, vengono portati fuori dalle gabbie o dai box solo in occasione degli spettacoli che ne prevedono esibizione. Questi animali, naturalmente, si sposterebbero nel raggio di centinaia di chilometri in cerca di cibo e di un posto sicuro in cui ripararsi, il non poter godere di spazi aperti in cui correre e da esplorare, è fonte di inimmaginabile sofferenza, così come il trovarsi lontani dalle loro famiglie e da tutto ciò che naturalmente costituirebbe la loro vita, e darebbe loro serenità e allegria.


Gli animali-giocolieri


I numeri che divertono così tanto il pubblico costringono gli animali a ore di faticoso allenamento, causa di stress e sofferenza. Il dolore fisico che deriva dalla ripetizione continua di esercizi scomodi, e dalle percosse che l’istruttore infligge per velocizzare l’apprendimento e mantenere l’obbedienza, aggiungono traumi psicologici e confusione mentale, poiché l’animale non può capire il motivo per cui è spinto a tanta fatica.

Elefanti, tigri, leoni e altri animali non andrebbero su una bicicletta, non salterebbero attraverso cerchi infuocati, non resterebbero in equilibrio su un pallone, naturalmente. Questi “esercizi” sono faticosi, e, lo ripetiamo, fonte di confusione mentale. L’unica ragione per la quale queste povere creature si sottopongono a una tortura simile è la paura di ciò che gli aspetterebbe se non vi si prestassero.


Il trasporto da una città all’altra


Un circo si sposta per chilometri, portando da una città all’altra lo spettacolo. Gli animali costretti a prendere parte alle performance soffrono enormemente a causa di questi continui e lunghi viaggi. Tutto ciò che possono capire sono le catene, che ostacolano i movimenti, e le gabbie, in cui mangiano, bevono e dormono. Spesso i compartimenti destinati al loro trasporto non sono adeguati alle esigenze minime. La mancanza d’aria, di cibo, acqua e cura veterinarie possono rendere questi viaggi, lunghi anche delle settimane, un incubo.

Malattie e morte


Per la mancanza di movimento, rapporti sociali, attività positiva e distrazioni, gli animali dei circhi sono vittime di vere e proprie malattie mentali. Atteggiamenti stereotipati, spesso culminanti in “zoochosis”, ossia il colpire continuamente la gabbia con la testa, dondolando da un lato all’altro, mordere le grate, per arrivare in casi estremi, all’auto mutilazione, non sono che sintomi comuni dei disordini psichici che affliggono gli animali costretti alla reclusione, e, in generale, alla vita in un circo.

Ma ci sono anche le malattie fisiche ad angosciarli con continui tormenti e dolori. La mancanza di igiene e movimento, le percosse subite, le catene che portano spesso alla frattura delle ossa. Le zampe degli elefanti, per esempio, accusano terribilmente la presenza delle catene, nonché gli esercizi che prevedono la posizione eretta.

Un circo non si occupa di un animale per tutta la vita, così, quando questo diventa troppo vecchio per lavorare, e, dunque, inutile ai fini dello spettacolo, viene ucciso, o abbandonato. In altri casi può venderlo a un altro circo, a uno zoo, a un privato che “raccoglie” animali esotici, o a un laboratorio di ricerca. Comunque sia, questi animali finisco la loro vita tristemente, così come l’anno trascorsa: tra squallore e reclusione.


Cosa puoi fare tu?

Ci sono luoghi in cui i circhi con animali sono illegali, e con il tuo aiuto questa realtà potrà diffondersi sempre di più. Per cominciare dobbiamo dimostrare il nostro rifiuto per l’utilizzo di animali da intrattenimento, e non andare nei circhi che portano avanti questa terribile pratica. Ma è anche necessario opporsi allo specismo e allo sfruttamento degli animali, in generale, informando le persone a tal proposito, promuovendo il rispetto e supportando le organizzazioni che lottano affinché questo si realizzi.

 



LA CACCIA



La caccia è considerata uno sport, ma migliaia di animali muoiono ogni anno a causa di questa pratica sanguinaria.

Esistono vari tipi di caccia, la cosiddetta "caccia piccola”, che prende il nome dalla taglia delle prede interessate: pernici, tortore, conigli, vari tipi di uccelli acquatici e migratori. E la “caccia grossa”, che ha tra le sue vittime specie di taglia più grande. In Italia si tratta principalmente di cinghiali, anche se purtroppo anche altri animali vengono coinvolti.

Spesso si parla del “buon cacciatore”, che rispetta la natura, che si occupa dei propri cani, che non uccide animali malati, debilitati, o specie rare; e del “cattivo cacciatore”, che uccide indiscriminatamente, si libera dei cani una volta divenuti inutili, e non ha alcun rispetto per la natura. Comunque sia, in entrambi i casi si uccide qualcuno per puro divertimento, e dunque, in entrambi i casi non può esserci giustificazione.


Gli argomenti in difesa della caccia sono


La caccia rispetta la natura


Affermare che la caccia rispetti la natura significa non attribuire alcun valore alla vita di tutte le vittime dei cacciatori. Secondo questi ultimi, infatti, il dolore degli animali non è importante se non si tratta di specie in via d’estinzione. In base a questo principio il valore di ogni individuo dipende dallo scopo a esso attribuito, e non si tiene in considerazione la natura senziente degli animali – uomini compresi – e, quindi, la loro capacità di star male e gioire. Ogni vita vale in quanto tale, nessun può, in alcun modo, scegliere quale valga di più.


La caccia è divertente


Certamente la caccia è considerata divertente da chi la pratica, ma questo non può giustificarla, in alcun modo. Come per i circhi, gli zoo, i rodei, il nostro diletto non vale la sofferenza o la morte di un altro essere vivente.

 

Gli animali, naturalmente, vanno a caccia


Che alcuni animali si comportino in determinate maniere, naturalmente, non giustifica gli esseri umani a fare altrettanto. Per esempio, ci sono specie che si nutrono anche dei propri simili, eppure ciò non autorizza il cannibalismo. Chi di noi è grado di riflettere sulle conseguenze delle proprie azioni è responsabile di queste, e dovrebbe tenere in considerazione gli interessi degli altri individui, pensando in maniera giusta ed equa. E dunque, la caccia dovrebbe essere abolita.



Moriranno comunque, prima o poi


Il fatto che qualcuno debba morire, prima o poi, per cause naturali non è certo un buon motivo per ucciderlo. Tutti moriremo, un giorno, ciò non significa autorizzare altri ad assassinarci oggi. La caccia fa molte vittime, e ci sono tanti modi per godere della natura senza nuocere: scattare fotografie, andare in bici, o a fare un’escursione, osservare gli uccelli nel loro ambiente. Non far male agli altri solo per divertimento. Animal Equality, Italia

 

Le corse – sfruttamento e schiavismo dei cavalli


Siamo portati ad ammirare l’immagine classica di una principessa, o di un eroe a cavallo. L’idea tradizionale vede il cavallo come mezzo di trasporto, strumento di lavoro, compagno in un’attività sportiva, e alternativa ai veicoli meccanici – per gli ambientalisti che si ritengono più rigorosi.

Ma questi animali non nascono per essere montati, per correre, o per servire altri scopi. Sono individui socievoli, con un’aspettativa di vita di oltre trent’anni, capaci di creare veri e propri gruppi famigliari in rapporto gli uni con gli altri. Sono mammiferi che accudiscono i cuccioli, si proteggono a vicenda dai predatori e dagli altri pericoli esterni, giocano. Senza dubbio, dunque, godono della vita libera, e in compagnia.

I cavalli più antichi che conosciamo sono detti "eohippus", molto simili a una volpe. Si sa molto poco circa il comportamento dei cavalli prima che fossero addomesticati, perché gli esseri umani sono stati sempre, e solo, interessati a come poter sfruttare questi animali.

Oggi un cavallo è destinato, fin dalla nascita, a soddisfare i bisogni umani, come intrattenimento, strumento di lavoro, e, a volte, come cibo. La maggior parte di queste forme di sfruttamento possono essere più difficili da riconoscere e rifiutare, al contrario di altre più vistose, come la caccia, e la sperimentazione. Ma bisogna ricordare che l'utilizzo è sfruttamento, è dominio, e significa subordinare gli interessi di un individuo ai nostri, provocandogli frustrazione, impotenza, dolore, e, in molti casi, la morte.


Le corse: quando anche i vincitori perdono


Un cavallo può pesare anche più di 500 kg, ma le sue caviglie non sono molto più grandi di quelle umane. Ciò nonostante, questi animali sono costretti a correre dovendo sopportare anche il peso di un uomo sulla schiena. I cavalli da corsa sono schiavi destinati all’eutanasia, o al macello. Possono costare molti soldi, e i loro 'proprietari', nella maggioranza dei casi, non vogliono altro che trarne profitto. Questi animali trascorrono l’intera vita circondati da allenatori, veterinari, fantini, gli è praticamente impossibile, dunque, interagire con altri cavalli, e godere di ciò che naturalmente amerebbero fare. I cavalli da corsa, poi, si spostano di città in città, di esibizione in esibizione, senza un rifugio fisso dove sentirsi al sicuro. Quelli destinati alla sofferenza peggiore sono i meno 'famosi', messi in camion o navi, e trasportati per lunghe distanze in condizioni terribili, con l’unico scopo di produrre profitto.



La sofferenza invisibile delle giumente


Ma forse sono le cavalle utilizzate per la riproduzione a soffrire di più. Così come molte altre femmine coinvolte in abusi: soffrono per l’essere continuamente, e senza sosta, gravide, nell’essere immediatamente allontanate dai cuccioli per subire un ciclo senza fine di inseminazione, parto e la separazione, che si conclude con un’iniezione letale, o al macello, appena la 'produttività' non è più sufficiente.


Allenamento


I cavalli iniziano la loro formazione quando le ossa sono ancora fase di crescita, e, come tali, troppo deboli per sopportare determinati sforzi come la corsa, l’allenamento previsto, o il trasporto di un essere umano sulla schiena. Come se non bastasse, questi soffrono terribilmente per la separazione dalla madre (cui sono legati da un rapporto strettissimo), e per l’impossibilità ad assecondare i desideri più naturali.


Corsa


Danneggiamento dei tendini e ossa rotte, spesso sono diagnosi che accompagnano la vita di questi animali. Solo un cavallo su venti è in grado di finire una gara, tanto è il livello di stress cui vengono sottoposti. Troppo spesso le lesioni sono incurabili, e anche se i cavalli sono sottoposti a dolorose operazioni, non permettono un ritorno alla corsa. Qual è la fine degli animali malati? L'eutanasia, così da evitare ulteriori costi inutili.


I veri sconfitti


Pochi sono i cavalli da corsa cui è permesso trascorrere gli ultimi anni in un pascolo, e morire di vecchiaia. L'eutanasia (che, in realtà, sarebbe tale solo se fosse una scelta estrema per evitare sofferenza all’animale) o il mattatoio, purtroppo, sono le due alternative più comuni per i cavalli ormai giunti alla fine.

 


Cosa puoi fare tu?


L’unico maniera per far vivere un cavallo felice, è lasciarlo libero con i propri simili. Dunque, la miglior scelta è quella di rifiutare qualsiasi forma di sfruttamento. I cavalli soffrono se forzati a correre contro la loro volontà, se costretti a trasportare peso, se confinati in stalle, lontani da una mandria, o se trasportati per lunghe distanze. Cosa si può fare per i cavalli? Basterebbe solo lasciarli in totale libertà. Animal Equality, Italia

 


 

Liberazioni

Santuari in Italia

Un santuario di animali liberi è un luogo che ospita animali cosiddetti “da reddito”: cavalli, asini, mucche, maiali, capre, pecore, galline, anatre, etc., gestito da un ente no profit. Il primo obiettivo è rivolto all’ ospitalità degli animali rifugiati, cercando di sviluppare al meglio l’ambiente di vita dei vari soggetti, tenendo conto esclusivamente delle loro esigenze specie-specifiche. Ovviamente a nessun ospite deve essere chiesta alcuna prestazione, sia in termini alimentari, di pet, o di altro genere, e deve essere garantita la migliore qualità di vita fino alla sua fine naturale.
In seconda battuta, ma non per questo meno importante, è fondamentale che il santuario sviluppi un suo lato divulgativo, per contribuire così non solo alla salvezza dei soggetti ospitati, ma in parte anche per quelli fuori. L’apertura al pubblico diventa così fondamentale, affinché ogni individuo salvato diventi ambasciatore della propria specie, portavoce dei suoi fratelli e sorelle meno fortunati. Ogni presa di consapevolezza e ogni scelta responsabile passa sempre dalla conoscenza e non c’è luogo migliore per conoscere un maiale se non davanti a lui, assorbendo le sue emozioni, le sue storie, difficoltà, caratteristiche ed esigenze. Per saperne di più visita il sito: http://www.animaliliberi.org/site/carta-dei-valori/

 


 

Per informrsi sulla violenza degli animali negli allevamenti per animali da reddito e di pelliccia, nei laboratori di vivisezione, nella pesca, nei circhi ecc. è possibile vederle sui siti www.laverabestia.org, oppure www.tvanimalista.info , di Animal Equality Italia l’organizzazione internazionale della protezione degli animali che realizza investigazioni sulla triste realtà delle condizioni di vita degli animali di tutti gli allevamenti, sui maltrattamenti e macellazione. Sito www.animalequality.it

 

 


 


 

Essere vegan per combattere la violenza ambientale

 

Inquinamento e deforestazione

 


 

Spreco di risorse e inefficienza

 

Il problema degli animali d'allevamento dal punto di vista ambientale è che consumano molte più calorie, ricavate dai vegetali, di quante ne producano sottoforma di carne, latte e uova: come "macchine" (perché è che sono considerati negli allevamenti) che convertono proteine vegetali in proteine animali, sono del tutto inefficienti. Il rapporto di conversione da mangimi animali a cibo per gli umani varia da una specie all'altra, ma è in media molto alto, 1:15.

Di conseguenza, per produrre cibi animali vengono consumate molte più risorse rispetto a quelle necessarie per la produzione di cibo vegetale. Questo enorme spreco di risorse è una delle conseguenze meno pubblicizzate, ma la più devastante, della tanto decantata "Livestock revolution" (Rivoluzione del bestiame). È innegabile che questo spreco di risorse provochi un enorme impatto ambientale sul pianeta. Come affermato dal World Watch Institute, con l'evolversi della scienza dell'ecologia, è ormai assodato che gli appetiti umani per la carne animale siano la vera forza scatenante di tutte le principali categorie di danno ambientale che in questo momento minacciano il futuro dell'umanità: la deforestazione, l'erosione, la scarsità d'acqua, l'inquinamento dell'aria e dell'acqua, i cambiamenti climatici, la perdita di biodiversità, l'ingiustizia sociale, la destabilizzazione delle comunità e la diffusione delle malattie.

Nonostante questo, il consumo di carne pro capite è più che raddoppiato nella scorsa metà del secolo, anche mentre la popolazione continua a crescere. Di conseguenza, il consumo totale di carne è aumentato di 5 volte. Questo ha a sua volta imposto una pressione sempre più alta sulla disponibilità d'acqua, di terra, di mangime, di fertilizzanti, di combustibile, di capacità di smaltimento dei rifiuti, e sulla maggior parte delle altre risorse limitate del pianeta. [WWI2004]

Degradazione del suolo


La degradazione del suolo è uno dei problemi più seri che l'agricoltura moderna si trova ad affrontare. Mentre servono da 20 a 1000 anni per la formazione di un centimetro di suolo, le Nazioni Unite hanno stimato che il vento e l'acqua erodono l'1% del suolo del pianeta ogni anno. Generalmente è poco noto come l'allevamento di animali sia uno dei fattori che più contribuiscono all'erosione. Quando un pascolo è sovrasfruttato, il bestiame compatta il suolo con gli zoccoli e strappa la vegetazione che tiene assieme il terreno, diventando così causa di erosione. L'allevamento intensivo, invece, distrugge il suolo perchè la coltivazione di cereali per mangimi, necessaria a mantenere quest'industria, richiede moltissimo terreno coltivabile. Di conseguenza, la terra arabile pro capite disponibile nel mondo continua a decrescere costantemente: è passata da 0,40 ettari per persona nel 1961 a 0,25 ettari nel 1999. Un esempio estremo di degradazione del suolo è il fenomeno noto come desertificazione. L'agricoltura può contribuire alla desertificazione sia direttamente, tramite pratiche agricole dannose come la coltivazione intensiva, il sovrasfruttamento dei pascoli, e un uso smodato di acqua, sia indirettamente, quando la terra viene deforestata per creare nuove terre coltivabili o nuovi pascoli per il bestiame. [Horrigan2002]

A livello internazionale, si sono verificati seri problemi di compattamento del suolo, erosione e diminuzione di fertilità in molte aree dedicate all'allevamento di bovini. Queste comprendono l'Ovest americano, l'America centrale e meridionale, l'Australia e l'Africa sub-sahariana. Il Programma Ambientale delle Nazioni Unite (UNEP) stima che il 20% dei pascoli del mondo abbiano subito un sostanziale degrado dal 1945, e che il ritmo di distruzione sia in continua crescita. [Cox2000]


Deforestazione


In soli dieci anni (dal 1990 al 2000) l'Amazzonia Brasiliana ha perso un'area di foresta pari a due volte il Portogallo: la stragrande maggioranza di quest'area è diventata pascolo per bovini, per il consumo interno e per l'esportazione in Europa, Giappone, USA. Il tasso annuo di deforestazione ha continuato ad aumentare negli anni successivie nel 2002 è aumentato del 40%. Il 10% dell'area deforestata è usata per la coltivazione della soia (usata come mangime per animali negli allevamenti intensivi), il resto è riservato al pascolo; dopo pochi anni, l'area va incontro a un processo irreversibile di desertificazione, e quindi diventa necessario abbattere una nuova porzione di foresta, in un circolo visiono che degrada l'ambiente sempre di più. Tra il 1997 e il 2003 il volume dell'esportazione di bovini dal Brasile è aumentato di oltre cinque volte; l'80% di questo incremento di produzione ha avuto luogo nella foresta Amazzonica. [Kaimowitz2003]


Inquinamento chimico


Gli esseri umani hanno praticato l'agricoltura per più di 10.000 anni, ma sono negli ultimi 50 anni i coltivatori hanno sviluppato una pesante dipendenza dai fertilizzanti chimici sintetici e dai pesticidi. I raccolti in realtà assorbono solo da un terzo alla metà dell'azoto applicato al terreno come fertilizzante: le sostanze chimiche rimaste inutilizzate inquinano il suolo e l'acqua. Dato che, secondo le statistiche della FAO, metà dei cereali e il 90% della soia prodotti nel mondo sono usati come mangimi per animali, e che queste sostanze chimiche sono per la maggior parte usate nelle monocolture per la produzione di mangimi animali, è chiaro che la maggior responsabilità per questo enorme uso di sostanze chimiche sta proprio nella pratica dell'allevamento del bestiame. Se la terra fosse usata per produrre cibo per il consumo umano diretto, in maniera sostenibile, usando la coltivazione a rotazione, sarebbe necessaria una quantità di sostanze chimiche di gran lunga inferiore.


Uso dell'energia


La conversione da cereali a carne implica un'enorme perdita di energia, specialmente se per la conversione si utilizzano i bovini. La quantità media di combustibile fossile necessario a produrre 1 kcal di proteine dalla carne è di 25 kcal, vale a dire 11 volte tanto rispetto a quello necessario per la produzione di grano, che ammonta a 2,2 kcal circa. Il rapporto è di 57:1 per la carne di agnello, 40:1 per quella di manzo, 39:1 per le uova, 14:1 per il latte e la carne di maiale. [Pimentel 2003]


Consumo d'acqua


Il consumo d'acqua è una delle maggiori cause di impatto ambientale dell'allevamento di bestiame. L'agricoltura, per la maggior parte dedicata alla produzione di bestiame e di mangime, consuma più acqua di qualsiasi altra attività negli Stati Uniti, e in generale utilizza il 70% dell'acqua usata in totale nel mondo. L'acqua richiesta per produrre vari tipi di cibo vegetale e foraggio varia dai 500 ai 2000 litri per chilo di raccolto prodotto. Il bestiame utilizza in modo diretto solo l'1,3% dell'acqua usata in totale in agricoltura; tuttavia, se si prende in considerazione anche l'acqua richiesta per la coltivazione dei cereali e del foraggio per uso animale, la quantità d'acqua richiesta è enormemente più elevata.

Gli studi sul consumo d'acqua per la produzione industriale, compresa quella alimentare, non forniscono mai dei risultati "esatti" e uguali tra loro, in quanto tali risultati dipendono da svariati fattori, come i mangimi utilizzati, il clima, la qualità del suolo, i metodi di irrigazione, le differenze genetiche delle piante, la produttività degli animali, e altre variabili. Il Pacific Institute riporta una quantità variabile da 15.000 a oltre 70.000 litri d'acqua per la produzione di 1 Kg di manzo, mentre per i vegetali per il diretto consumo umano indica un range da 500 a 2000 litri per Kg (per gli ortaggi, i cereali, i legumi e la soia) [Gleick2008].

Altri studi riportano valori ancora più alti per i cibi animali: uno studio di Pimentel at al. mostra che per 1 Kg di manzo da allevamento intensivo sono richiesti 100.000 litri d'acqua (200.000 per l'allevamento a pascolo), mentre conferma i valori di 500-2000 litri per i vegetali (2000 litri per 1 Kg di soia, 1910 per il riso, 1400 per il mais, 900 per il grano, 500 per le patate) [Pimentel1997].

Nonostante la variabilità, sia nelle stime del consumo d'acqua che nelle modalità di coltivazione, è unanime e vasta l'evidenza che porta all'incontestabile conclusione che la produzione di cibo animale per il consumo umano richiede da 3 a 50 volte la quantità d'acqua necessaria alla produzione di cibo vegetale. Considerando la variabilità tra le specie animali, i metodi d'allevamento, i metodi di coltivazione dei mangimi, il clima, la qualità del suolo, ecc., si può concludere che, in media, i cibi animali richiedano 10 volte tanta acqua rispetto ai cibi vegetali. Questo spiega la grande differenza di consumo d'acqua tra una dieta strettamente vegetale e una che contiene prodotti animali.

Il direttore esecutivo dell'International Water Institute di Stoccolma, ha dichiarato "Gli animali vengono nutriti a cereali, e anche quelli allevati a pascolo richiedono molta più acqua rispetto alla produzione diretta di grano. Ma nei paesi sviluppati, e in parte in quelli in via di sviluppo, i consumatori richiedono ancora più carne [...]. Ma sarà quasi impossibile nutrire le future generazioni con una dieta sul genere di quella che oggi seguiamo in Europa occidentale e nel Nord America". Ha aggiunto inoltre che i paesi ricchi saranno in grado di aggirare il problema importando acqua virtuale, il che significa importare cibo (mangime per animali o carne) da altri paesi, anche da quelli che non hanno abbastanza acqua. [Kirby2004]


Smaltimento delle deiezioni


Quando gli animali vengono allevati coi metodi tradizionali, le loro deiezioni sono considerate di grande utilità - un elemento chiave nei sistemi di agricoltura a rotazione, che producono una grande varietà di cibo e mantengono il suolo sano e fertile. Tuttavia, quanto troppi animali vengono allevati in un'area troppo piccola, l'ambiente circostante non è in grado di smaltire tutte le deiezioni prodotte. Questo è quanto accade ogni giorno negli allevamenti intensivi "senza terra", tanto diffusi nei paesi sviluppati e in rapida espansione in quelli in via di sviluppo. Negli USA, vegono chiamati "Strutture per l'ingrasso" (Animal feeding operations - AFOs) quelle fattorie o recinti in cui gli animali vengono tenuti e allevati in aree chiuse. Questi animali producono enormi quantità di deiezioni: per esempio, la quantità di deiezioni prodotte da una singola vacca da latte equivale a quella prodotta da 20-40 persone. [EPA2005]

Le deiezioni liquide e semi-liquide del bestiame contengono livelli di fosforo e azoto al di sopra della norma, perchè gli animali possono assorbire solo una piccola parte della quantità di queste sostanze presenti nei loro mangimi. Quando gli escrementi animali filtrano nei corsi d'acqua, l'azoto e fosforo in eccesso in essi contenuto rovina la qualità dell'acqua e danneggia gli ecosistemi acquatici e le zone umide. Circa il 70-80% dell'azoto fornito ai bovini, suini e alle galline ovaiole mediante l'alimentazione, e il 60% di quello dato ai polli "da carne" viene eliminato nelle feci e nell'urina e finisce nei corsi d'acqua. [CIWF2004]

Oggi, le deiezioni in eccesso vengono sparse sul terreno, mettendo in pericolo la salubrità delle acque e i pesci che ci vivono. I depositi di deiezioni degli allevamenti intensivi sono spesso dei puzzolenti laghi di escrementi e hanno già causato disastri ambientali in molti stati degli USA, spandendo batteri infettivi nei fiumi circostanti e filtrando fino alle falde acquifere utilizzate come acqua potabile. [NRDC1999]


Riscaldamento globale e piogge acide


Il riscaldamento globale è causato dal consumo di energia, dato che nel mondo moderno le fonti primarie di energia sono combustibili ad alto contenuto di carbonio i quali, se bruciati, emettono diossido di carbonio, o altri gas serra. Come fatto notare in precedenza, l'allevamento di bestiame è una delle cause principali dell'aumento di uso di combustibile. Ma il bestiame emette anche gas serra in modo diretto, come sottoprodotto della digestione. I bovini emettono una quantità significativa di metano, un potente gas serra, nell'aria. [WWI2004]

Ricerche svolte nel Regno Unito indicano che la fermentazione nello stomaco di bovini e ovini è responsabile del 95% del metano prodotto dagli allevamenti, mentre il resto viene causato dalle deiezioni. Lo stesso studio mostra che un terzo delle emissioni di ossido d'azoto dell'intera nazione deriva dalle deiezioni animali, mentre il 39% delle emissioni di ammoniaca sono causate dagli animali d'allevamento. [CIWF2002]

Inoltre, l'alto contenuto di ammoniaca delle deiezioni animali è una delle cause principali delle piogge acide.

Fonte www.scienzavegetariana.it

 


 

Essere vegano per la motivazione umanitaria: combattere la povertà nel mondo e aiutare i bambini che muoiono di fame

 


 

Le Nazioni Unite stimano che 854 milioni di persone, quasi il 13% dell’intera popolazione mondiale (quasi due volte la popolazione dell’Unione Europea) soffrano costantemente la fame. Gli allevamenti intensivi consumano ogni anno 157 milioni di tonnellate leguminose, cereali e altre proteine vegetali, per ricavare 28 milioni di tonnellate di proteine animali .

 

Con una dieta basata sui cibi vegetali anziché su quelli animali, “l’impatto ambientale” di cui tanto si parla è molto molto inferiore, e la devastazione, la predazione di risorse, gli sprechi immensi che rendono ancora più povere le popolazioni che oggi muoiono di fame vengono molto ridimensionati. Insomma: con la scelta vegetariana si salvano, oltre che, com’è ovvio, gli animali, anche, cosa meno ovvia, l’ambiente e le popolazioni più povere. In breve, possiamo dire che per ottenere un kg di carne è necessario consumare, mediamente, 15 kg di vegetali (in mangimi animali), che potrebbero invece essere usati per il consumo umano diretto: quel che si fa, quindi, è coltivare cereali, soia, e altre piante, per usarle come mangimi per gli animali, che però sono “fabbriche di proteine alla rovescia”, cioè, producono molto meno di quanto incamerano. E quindi questo enorme spreco di vegetali, di acqua, di combustibile, di terreno (rubato oggigiorno soprattutto alle foreste tropicali), di sostanze chimiche, legate a quesa trasformazione inefficiente, causa per forza di cose un impatto ambientale enorme e inasprisce non di poco il problema della fame nel mondo. Se lo stesso terreno fosse usato per produrre vegetali per il consumo diretto umano, si consumerebbero molte meno risorse, e tutti ne trarremmo un grand benefici. Per approfondimenti su allevamenti intensivi, macelli, impatto ambientale e sociale del consumo di carne, puoi far riferimento al sito “Dalla fabbrica alla forchetta, sai cosa mangi?”

 

Fonte www.VegFacile.info (Agireora Edizioni)

 


 

Posizione scientifica ufficiale dei benefici della alimentazione vegana

 

La posizione dell'American Dietetics Association, la principale organizzazione dei professionisti dell'alimentazione e della nutrizione degli Stati Uniti, la più grande al mondo, afferma che le diete vegetariane correttamente pianificate, comprese le diete totalmente Vegane, sono salutari, adeguate dal punto di vista nutrizionale e possono conferire benefici per la salute nella prevenzione e nel trattamento di alcune patologie. Le diete vegetariane ben pianificate sono appropriate per individui in tutti gli stadi del ciclo vitale, inclusa la gravidanza, allattamento, prima e seconda infanzia, adoloscenza, e per gli atleti. Fonte Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana - SSNVV

 

 

 

Chi è Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana?


Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana - SSNV, è un'associazione italiana non-profit fondata nel 2000 e costituita da professionisti, studiosi e ricercatori in diversi settori (Nutrizione, Medicina e settori connessi, Ecologia della nutrizione ed impatto ambientale, Giurisprudenza) favorevoli alla nutrizione vegetariana e competenti sui differenti aspetti delle diete a base di cibi vegetali (c.d. plant-based diets, plant-based nutrition) http://www.scienzavegetariana.it/