Il culto, le sei osservanze quotidiane

 

I laici seguono dei doveri quotidiani religiosi che possono subire delle modificazioni a causa del tempo e luogo e della presenza o assenza di strumenti di culto. I laici Svetambara praticano ogni mattina al risveglio inni, preghiera del Namokar Mantra e canti devozionali tenendo le mani giunte con le palme verso l'alto, formando quindi la forma della dimora del liberato (siddha); si astengono dal mangiare e bere prima dell'alba e dopo il tramonto. Successivamente indossando vestiti bianchi  puliti e si recano  al tempio per il culto (nella tradizione svetambara Murtipujak) per pregare, ascoltare i sermoni e gli insegnamenti religiosi dei monaci. Dopo si  prendono cura dei monaci per ogni necessità e proseguono normalmente la giornata con la routine quotidiana. All'ora di pranzo eseguono un'altra pooja e solo dopo aver cucinato e servito  il cibo ai monaci viandanti mangiano il pasto per loro. In questa circostanza i monaci donano gli insegnamenti spirituali, i laici contemplano sull'anima e meditano sul significato delle scritture. I devoti il pomeriggio si recano al lavoro e al rientro insieme a tutta la famiglia effettuano nuovamente il culto serale. 

 I Jina hanno esposto molti modi per liberarsi dal karma come la pratica quotidiana dei sei Ävashyakas che sono rituali essenziali nella vita dei laici, perché se compiuti con viva e sincera fede aiutano a progredire spiritualmente e liberano la mente da pensieri negativi, attaccamento e violenza. Sono le stesse che osservano i santi, il cui significato è stato spiegato nel paragrafo della vita dei monaci. Ricordandole sono: il samayik, chauvisantho, il  pratikramana, il vandana, Katyosarga.

 

I sei Ävashyakas - sei osservanze quotidiane

Samayik

Il bianco è il simbolo della purezza per questo motivo durante il Samayik indossano abiti semplici, puliti, bianchi di cotone che ispirano pace e serenità, sono utilizzati solo per tale pratica. Ci si siede in un luogo silenzioso in posizione del loto sopra di un tappettino o si rimane alzati abbandonando tutte le attività mondane e pensieri che affollano la mente; il telefono, il pc e tutti i legami con il mondo terreno, attaccamento e avversione. Si recita la preghiera Namokar mantra, si leggono le sacre scritture e si pratica la meditazione. Si utilizza un rosario; il muhapatti la pezzuola bianca di cotone che serve a coprire la bocca per evitare di ingerire accidentalemte insetti, si usa anche una particolare scopa con fili sottili di cotone bianco che si chiama rajoharan per tentare di non farsi avvicinare piccoli animali ai quali si potrebbe inavvertitamente far del male durante la pratica ed eventualmente presenti direzionarli altrove delicatamente. E' vietato indossare vestiti o oggetti di cuoio, pelliccia e seta perchè hanno procurato sofferenza e uccisione di animali.



 

 

Visita del tempio, adorazione agli idoli dei Thirtakara

 

Come detto pecedentemente, ogni mattina il laico devoto visita il tempio per il culto, molto spesso queste visite sono sostituite da cerimonie in casa nella quale è stato costruito un piccolo santuario domestico.

 

La preparazione al culto, prevede la pulizia del proprio corpo fisico, l'utilizzo di vestiti puliti, bianchi di cotone indossati solo per l'adorazione e mai durante quando si mangia o si va in bagno e l'uso del muhapatti. Mentre si va al tempio ci si prepara al culto in raccoglimento allontanando dalla mente ogni possibile pensiero di incombenze quotidiane. Si entra nel tempio a piedi nudi, è vietato portare all'interno oggetti ottenuti con l'uccisione di animali; si pronuncia la parola “nisihi” che significa 'abbandono' che sta ad esprimere il lasciare il mondo terreno per entrare in un luogo consacrato, si pronuncia questa parola anche quando si entra all'interno delle stanze dove ci sono i Tirthankara. Il rituale inizia girando per tre volte in senso orario attorno all'immagine dei Tirthankara o nello spazio in cui si trovano e simboleggiano i tre gioielli; giusta fede, giusta conoscenza e giusta condotta. Essi sono accompagnati da testi cantati e da otto offerte preparate. La prima offerta è quella di rendere omaggio alla purezza dell'anima liberata e priva di ogni attaccamento e karma versando dell'acqua sull'immagine. Successivamente l'immagine viene ricoperta sulle zone importanti del corpo di pasta di canfora e sandalo e simboleggia lo spegnersi delle passioni negative.

 

La terza offerta è quella di creare con i fiori una ghirlanda posizionata sull'immagine ed indica la fede nei principi morali quali la pace, il perdono, la compassione e la fragranza dei tre gioielli. La quarta offerta consiste nel fare dondolare l'incenso sull'immagine e sta a significare il bruciare tutte le particelle karmiche legate all'anima e il dissolvimento dell'ignoranza metafisica. La quinta offerta è quella di oscillare sull'immagine una lampada che simboleggia la rimozione dell'inconsapevolezza, dell'illuminazione e della liberazione.

 

Le ultime tre offerte sono del cibo: riso, dolci e frutta, vengono eseguite a distanza dall'immagine e simboleggiano il buon augurio per una buona condizione di rinascita umana, di cammino spirituale e raggiungimento della liberazione. Con il riso di fronte al santuario si crea il disegno della svastica; simbolo religioso più importante del Jainsimo. I quattro angoli della svastica simboleggiano i quattro stati dell'esistenza in cui può reincarnarsi un'anima, quindi umana, animale, divina e infernale. I tre punti orizzontali posti sopra la svastica rapressentano i tre gioielli; retta fede, retta condotta e retta conoscenza. E al di sopra viene posta la mezza luna crescente e sopra di essa un punto che simboleggia le anime pure e liberate nel punto dell'Universo Supremo.

 

A questo punto l'adoratore aggiunge l'offerta del dolce e della frutta (quest'ultima rappresenta la purezza) e pronuncia per l'ultima volta la parola “nishi”, conclude la cerimonia con la contemplazione, l'adorazione dell'immagine e la preghiera. Anche per la puja, lo scopo dei fedeli non è quello di offrire per avere in cambio esaudite richieste e aiuti divini; il significato dell'ottuplice offerta da parte del laicato è solo quello di onorare l'ideale della rinuncia incarnata dagli asceti i quali hanno abbandonato e donato tutte le ricchezze e possedimenti che avevano prima della conversione al monachesimo, e fatto voto di povertà per segiure la vita spirituale. Il laico in raccoglimento durante la puja afferma la propria volontà di seguire il cammino e gli insegnamenti ed esegue la preghiera per i Tirthankara ( Logassa Sutra). Quando il laico si avvicina all'idolo del Tirthankara si inchina con le mani giunte e con pure emozioni pronuncia la parola Namo Jinanam che significa 'saluto il Jina'e per rispetto indossa il muhapatti davanti alla bocca onde evitare la fuoriuscita di liquidi che potrebbero cadere sull’idolo, perché contenenti forme di vita e al tempo stesso evitare l’ingerimento di altri nell’aria.

 

 

 

 

 

 

 

 

Pratikraman

La sera il laico con sentimento nel cuore recita la richiesta del pentimento (riportata nel paragrafo della vita dei monaci) verso ogni essere vivente a cui ha potuto ferire durante il giorno e prende coscienza sui propri sbagli. Al mattino al risveglio rinnova il perdono qualora avesse danneggiato involontariamente qualsiasi creatura durante la notte.

 


 

 

 

 

Vandana

 

La pratica del vandanaka per un laico consiste nel servire gli asceti. Dopo il culto nel tempio egli studia con loro le sacre scritture, si ascoltano gli insegnamenti religiosi e si recita il Namokar mantra. Durante tale pratica ci si inchina umilmente con rispetto davanti ai monaci e monache che sono le guide spirituali del presente e sono i veri praticanti del cammino per la liberazione.

 


 

 

 

Pratyakhyan

 

Questa pratica significa rinunciare alle attività abituali e prendere un voto spirituale come viene praticato dai monaci. Esempio, fare un ulteriore voto di nonviolenza come il rinunciare a mangiare cibi fermentati o altri che creano attaccamento o seguire un voto di non possesso rinunciando a qualcosa di materiale o di dipendenza psicologica. questo serve a disciplinare, a diventare padroni di se stessi e non schiavi delle abitudini e dei sentimenti negativi, serve a migliorare l'autocontrollo e sviluppare quella forza interiore che con gradualità occorre alla preparazione della vita ascetica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Meditazione sull'anima, Katyosarga

(vedi la spiegazione sulla vita dei monaci)