La via del laico

I dodici voti


 

Nella terminologia Jain, i nomi  Shravaka o Shravika sono dati a coloro che amano e adorano la vita e il messaggio dei maestri Jina, che hanno rispetto e devozione per loro, che desiderano viaggiare sulla via della liberazione dell'anima dimostrata dagli onniscenti e che hanno messo avanti gli sforzi in tale direzione in base alla loro capacità: essi sono i laici jainisti. Le parole Sraavaka e Sraavikaa consistono in tre sillabe che rappresentano l'intera filosofia Jain, ossia l'obiettivo della liberazione attraverso i tre gioielli: shra- ascolto (ascoltare e accettare gli insegnamenti, giusta fede) va-conoscenza (la scelta giusta e retta conoscenza) ka: azione (seguire la giusta azione). Una più antica terminologia del laico era upaasaka, che significa ' colui che aspira alla liberazione '. Nella comunità Jain ci sono più livelli spirituali con rispettivi e diversi compiti adatti ad ognuno sia per i laici sia per i monaci e una serie di principi morali seguiti minuziosamente dai monaci e monache  sono osservati solo nella misura praticamente possibile al laico. I laici impegnati nella società e responsabilità famigliare e lavorativa non possono evitare integralmente la violenza e il possedimento ecc. per cui i Jina hanno mostrato loro la via spirituale affine e percorribile che si chiama Dharma Grihasth 'la via della rinuncia parziale'.  Il Jainismo è una religione molto pratica e non possono essere considerati Jainisti coloro che, pur nascendo in una famiglia di fede jainista e avendo la giusta fede non trasformano in azioni i principi Jain e quindi non li incarnano nella propria condotta. Le scritture descrivono il laico virtuoso 'reale e ideale' ed è colui o colei che pratica e rispetta i voti, è definito con il nome di Bhaava Sraavakas 'il laico del cuore'. Poiché nessun Jain è un devoto senza cervello pensante, occore non abbandonarsi alla sola fede cieca, ma accompagnarla con la propria analisi, perchè la fede cieca è anche considerata una forma di ignoranza, il Jainismo attribuisce uguale importanzana nel percorso del progresso sia alla fede (darshan) e alla intelligenza (gnyan). Una volta che si impara qualcosa, è importante valutare con la propria intelligenza e poi mantenere la fede in essa. 

Mahavira disse “Qualunque cosa io dica, devi testarlo con il tuo ragionamento e verificarlo con la tua esperienza. Non accettare ciò che dico ciecamente per sola fede fino a quando non supera la prova del nove dell’intelletto. Altrimenti, non sarà mai tuo. Se accetti ciò che insegno sulla base dei testi sacri, o dal mio convincente ragionamento o anche per la mia personalità radiante, ma non testandolo con il tuo ragionamento allora alla fine ciò creerà solo oscurità (ignoranza) in te e non luce”

Il Jain darshan o laico virtuoso, predica di condurre una vita semplice guidata da autocontrollo, attenzione, compassione, non possessività e dalla non violenza, qualsiasi persona, che segue questi principi può essere un vero Jain. Al percorso dei tre gioielli sono associati rispettive regole comportamentali che si suddividono in due categorie, quelle per gli asceti e quelle indicate per la via dei laici (Shravak Dharm). L'etica Jain delinea i principi basilari del Jainismo che devono essere osservati dai laici, essi sono espressi in dodici voti che vengono seguiti a seconda delle proprie abilità personali e situazioni. Di questi dodici voti, i primi cinque sono i principali voti o voti minori di natura limitata (Anu Vratas) e sono uguali a quelli dei monaci, ma meno rigidi, per cui un po' 'più facili da seguire rispetto ai cinque 'grandi' voti (Maha Vratas). I prossimi tre voti sono conosciuti come voti meritori (Guna Vratas), perché essi aumentano e purificano l'effetto dei cinque 
voti principali. Questi voti aiutano nella disciplina e nella condotta di un individuo. Gli ultimi quattro sono i voti disciplinari (Shiksha Vratas) di istruzione e disciplina, destinati a favorire l'esercizio delle funzioni religiose del laico. Essi governano la propria vita interna e sono espressi in una esistenza segnata da azioni compassionevoli, sono preliminari alla disciplina della vita di un asceta. I tre voti meritori (Gunavrata) e i quattro voti disciplinari (Vratas Shiksha) insieme sono conosciuti come i sette voti di condotta virtuosa (Shila). Questi voti sono da seguire in pensiero, azione e parola, aiutano a tracciare un percorso razionale di vita.

 

 

I cinque voti Principali

sette voti di condotta virtuosa

 

 

 

अहिंसा- Ahinsa

Il primo è il voto di non violenza.

 

 

 

Come detto precedentemente il laico è membro attivo della società, non è possibile per lui evitare totalmente la violenza in tutti i modi possibili o nella misura più ampia, specialmente quella fatta agli esseri viventi che hanno un solo organo di senso come le piante, per quelli che esistono in acqua, nel fuoco ecc e tutti i microorganismi. Comunque egli deve impegnarsi al massimo per non fare del male a tutti gli esseri viventi attraverso la mente, parola e azione; non deve commettere violenza intenzionale verso se stesso o tramite terzi o approvando tali azioni commesse da qualcun altro. E' vietato uccidere esseri viventi e fare sacrifici di animali per offerta agli dei, la caccia e gioco d'azzardo; mangiare carne, uova, miele poiché procurati dalla sofferenza degli animali. E' vietato bere alcolici perché durante il processo di fermentazione si uccidono piccolissimi esseri viventi e per evitare di perdere l'autocontrollo. Deve astenersi dall’esprimersi con asprezza e durezza. Non deve legare, ferire, mutilare, caricare grandi pesi e privare di cibo o di acqua nessun essere vivente animale o umano: queste sono le cinque trasgressioni (aticara) del voto di non violenza (ahinsa).

 

 

 

 

 

सत्या- Satya

 

Il secondo è il voto della verità

 

 

 

si richiede che si debba astenersi dal dire bugie e fare ricorso alla falsità; usare un linguaggio aspro, crudele, scioccante o abusivo, dire sempre la verità, ma se non possiamo condividere e dicendo la verità possiamo danneggiare gli altri o ferire i loro sentimenti provocando dolore, rabbia si dovrebbe rimanere in silenzio. Non si dovrebbe pronunciare una falsità, chiedere ad altri di farlo, o approvare tali attività. Bisogna astenersi dal dire delle bugie per soddisfare i propri interessi, dando prove false, o negare, o restituendo la proprietà altrui. Non si deve accusare in modo affrettato e in maniera sconsiderata, divulgare il segreto di qualcuno, svelare un segreto confidato dalla propria moglie, dare falsi consigli, falsificare documenti o scritti. Mentire sulle donne nubili, sugli animali, sulle terre, sui debiti o sui pegni e dire falsa testimonianza. Bisogna anche evitare di dire la verità se essa causerebbe la morte di un essere innocente.

 

 

 

 

 

 

अस्तेय- Asteya

 

Il terzo è il voto di non rubare

 

 

 

Si dovrebbe prestare la massima attenzione a non rubare o prendere in prestito gli oggetti personali di altri senza il loro permesso; impiegando mezzi sleali (usare falsi pesi e misure, falsificare monete e documenti) in possesso di proprietà di un altro uomo con trucchi fraudolenti, ingannando gli altri e violando la propria fiducia, danneggiando l'interesse degli altri per il proprio. Bisogna astenersi da acquistare beni rubati e incitare un altro a rubare.

 

Rubare è:
· Ciò che non è concessa dal suo proprietario, (Swami Adatta)
· Ciò che non è concesso da una creatura vivente, (JIV Adatta)
· Ciò che non è concessa dai Tirthankara (Jin Adatta)

 

 

Allo stesso modo, prendendo dalla società in forma di abitazioni, cibo e vestiti in eccesso rispetto ai fabbisogni essenziali per ognuno, significa privare gli altri, ed è quindiun furto. Se stiamo utilizzando le risorse limitate in misura maggiore di quelle che possono essere fornite, allora stiamo rubando alla generazioni future.

 

 

 

 

ब्रह्मचर्य- Brahmchary

 

Il quarto è il voto di celibato

 

 

 

Indica di rimanere fedeli al proprio coniuge e alle relazioni ed evitare rapporti sessuali con persone diverse dal proprio partner, limitare l'attaccamento alla sessualità. Anche per i laici, così come per i monaci, significa purezza dei sentimenti.

 

 

 

 

 

 

अपरिग्रह- Aparigraha

 

Il quinto è il voto del non possesso

 


 

Il voto di Aparigraha è un importante pilastro del Jainismo che significa non raccogliere, possedere o accumulare nulla al di là di ciò che ci spetta. In altri termini ciò significa prendere quello che è veramente necessario per sopravvivere. Il Jainismo promuove la sopravvivenza sul minimino indispensabile e l'offrire il cibo ai poveri. Vivere del minimo significa prendere meno dagli altri esseri viventi per ridurre o non causare nessun danno. Il principio di limitare il consumo è il fondamento dell' ecologia Jain.

 


I tre voti meritori

 


Primo voto meritorio
E 'il voto di assumere il proprio movimento solo all'interno di una zona limitata. Il secondo voto meritorio Consiste nel non visitare un luogo (regione) in cui esisite la possibilità di violare un voto.

 

 

Il terzo voto meritorio

 

 

 

consiste nell'astenersi dai seguenti quattro tipi di azioni violente: 1. nutrire pensieri malvagi; 2 comportarsi in maniera negligente; 3 dare in prestito uno strumento di violenza, 4 consigliare di compiere un atto di violenza. Al laico è permesso di difendersi con l'uso della forza ( cercando di minimizzare al massimo la violenza) solo in casi estremi di leggittima difesa per se stesso o per salvare la vita di un indifeso, qualora non esistesse nessuna altra alternativa. Il laico deve evitare le azioni inutili. Certe azioni sgnificative (di himsa, ecc) non causano tanta schiavitù karmika quanto le azioni inutili. Infatti, le azioni significative (di himsa ecc) avvengono solo in determinate circostanze (per esempio in stato di necessità), a differenza delle azioni inutili. Saman Suttam

 

Quattro voti disciplinari

 

 

Primo voto discipilinare

 

 

 

Consiste il limitare il godimento sensuale delle cose materiali verso consumi, alimenti, bevande, ecc, che possono essere usati una sola volta mentre articoli quali stoffa, mobili, ornamenti, edifici, ecc, possono essere utilizzati più volte. Il primo voto disciplinare è di due tipi: quello che riguarda il piacere e quello che riguarda il lavoro. Il primo consiste nell'astenersi dal mangiare tutte quelle verdure che hanno un'anima (come, per esempio, le radici bulbose) nell'astenersi dal mangiare frutti ud umbara contenenti piccolissimi organismi viventi (i semi) e nel non cibarsi delle carni di animali. Il secondo consiste nell'astenersi da quei commerci e da quelle attività produttive che comportano violenza.

 

 

 

 

Regole di condotta sulle professioni

 

 

 

Esite una visione etica Jain nel coinvolgimento degli affari; il guadagno deve essere vissuto come mezzo utile di investimento per il proprio sostentamento, ma anche per dare possibilità agli altri di guadagnare e offrire donazioni per aiutare sia i monaci nel loro percorso di rinuncia e sia i bisognosi. La prosperità lavorativa è accompagnata da idee di purezza come mezzi realizzativi di obiettivi nobili sociali. I Jainisti devono rispettare una integrità morale anche nel mondo del lavoro non sol nel guadagnarsi onestamente la propria ricchezza, ma anche sulla giusta scelta della professione che non viene fatta solo in rapporto alla tipologia di opportunità di guadagno, ma soprattutto in base al livello di violenza inerente a ciascuna attività per umani, animali e piante poiché tutte le creature viventi provano gioia e dolore e devono essere rispettati. Vi è una lista di quindici tipi di professioni considerate 'peccaminose' che sono conosciute come karmadana. Alcune di quelle vietate sono: allevatore di animali da macello, di venditore di carne, del macellaio. Costruzione e vendita di carri per gli animali, l'uso o il noleggio di trasporti merci con gli animali. La produzione di prodotti di origine animali. Commercio di alcolici e sostanze

 

simili, commercio di grassi animali e mezzi di sussistenza ottenuti dalla mutilazione di animali, commercio di articoli distruttivi come le armi e veleni, sono vietate le mansioni che utilizzano macchinari che schiacciano i semi, lavori che prevedono la vendita di carbone e l'uso del fuoco ad esempio per bruciare foreste e praterie oppure la vendita di legname o l'abbattimento degli alberi ecc. Mentre alcune professioni accettabili sono lavori commerciali come la vendita delle pietre preziose; intellettuali come insegnanti, scrittori, politici; segretariato, manufattiere tessile di materiali non provenienti dall'uccisione di animali; giornalisti, medici, informatici, artisti e artigiani, ecc.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il terzo e il quarto voto disciplinare

Dana - Carità

 

 

Ci sono tre persone di tre categorie che hanno un più alto valore nella società indiana e sono: sono il devoto, il donatore e l’eroe. Il principio di Dana (carità) ha avuto e ha grande

importanza nella religione Jaina. In relazione al significato del termine Dana, è stato dichiarato nell'autorevole jain Shashtra:

 

 

"Tattvartha Sutra" come segue:

"La carità è la donazione degli effetti personali per il bene del proprio sé e degli altri tale carità o dono è sempre raccomandato perché nel dare i propri averi agli altri uno esercita il controllo sulla propria avidità che è nient'altro che una forma di violenza. Per questo motivo, nell'interesse della coltivazione della non violenza, si raccomanda la pratica di donare

 

 

Ci sono tre persone di tre categorie che hanno un più alto valore nella società indiana, sono il devoto, il donatore e l’eroe.

I Jaina che promuovevano il benessere della natura, degli animali e dell'umanità soprattutto dei soffferenti hanno stabilito delle regole nel processo del “dare” ed essendo parte fondamentale del rispetto del voto di ahimsa, è stato espressamente deciso che le famiglie dovrebbero fare di tutto per fare beneficenza attraverso il loro reddito e questo approccio umanitario positivo per ridurre le miserie degli esseri viventi è stato incluso e al quinto voto principale del non possesso per i laici jain.

La carità sta nel dare via la ricchezza e i beni, con l'idea di collaborare e incoraggiare qualsiasi attività nobile, essa trova molti campi di applicazione. Quando l’offrire è accompagnato dall'assenza di desiderio di ricompensa, si raggiunge l'altezza suprema della carità.

 

Le forme più meritorie di beneficenza prescritte dalla religione sono quattro e si chiamano Chaturvidha Dana, esse sono:

 

 

1) Ahara Dana - carità accompagnata da assoluta devozione e umiltà

 

 

 

In questa carità, il destinatario è una persona molto più virtuosa del donatore con una alta conoscenza e consapevolezza. Significa donare con grande rispetto e accuratezza e per il loro bene a tutti gli asceti, monaci e monache il cibo, bevande, medicinali, libri, un luogo di accoglienza e qualsiasi altra forma di dono. Questo tipo di carità è molto importante per un laico che ha la gioia, l’onore e la fortuna di poter offrire carità ai santi che impegano tutta la loro vita nel cammino della non violenza e purezza dell’animo trasmettendo agli altri gli insegnamenti dei Jina che aiutano le comunità a progredire spiritualmente. Questa carità porta tanta virtù nella vita di un laico jain e sarà spontaneamente ispirato a servire i santi con tanta devozione e umiltà e forme di rispetto; dal gentile saluto chinandosi con mani giunte, riservandogli un posto accogliente a qualsiasi altra necessità abbia bisogno nella vita. Il celebre autore jaina Acharya Jinasena nel suo noto lavoro "Adi-Purana" ha dimostrato che in nove modi un dono diventa ‘ideale’ nei seguenti termini:

Cioè, " la purezza del donatore dà santità sia al dono che al ricevente, analogamente la purezza del dono rende il donatore e il ricevente sacr
i; e sulle stesse linee, la purezza del ricevente santifica sia il donatore che il ricevente, che il dono. Quindi una tale carità, contenente la purezza in nove modi contribuisce a garantire buoni frutti.

 

 

 

Ahara Dana è offrire cibo, assitenza a chi è povero, affamato, assetato, malato, angosciato, disabile, indifeso, senza fare discriminazione di razza, specie, credo religioso, genere.

 

 

 

 

 

2) Abhaya Dana – carità compassionevole

 

Questa è la carità di salvare la vita degli esseri viventi in pericolo. Proteggere sempre gli esseri viventi che temono di morire è la suprema carità” Saman Suttam. Rassicurazioni contro la paura, donare rifugio, protezione dagli attacchi, minacce, intimidazioni.

 

 

 

3) Aushadha o Bhaishajya Dana- carità della dolcezza

 

 

 

Distribuzione di medicinali ai bisognosi

 

 

4) Gyana o Shastra Dana- carità della conoscenza

 

Dono di libri, divulgazione della conoscenza. Nel suo libro " Sravakachara " ha elogiato la massima importanza della carità della conoscenza come: "non c'è conoscenza migliore di Kevala-Jñāna - conoscenza onnisciente, nessuna felicita migliore garantita dal Nirvana o liberazione dell'anima e nessun regalo migliore. La carità della conoscenza aiuta le anime a liberarsi dal ciclo di nascita e morte e quindi alla beatitudine eterna. Anche se questo tipo di carità è possibile in qualche misura per persone sapienti, i principali donatoridi questo tipo sono gli Acharya (monaci maestri spirituali) che sono la stessa incarnazione della conoscenza scritturale.che attraverso i discorsi religiosi trasmettono la conoscenza della verità e filosofia che conduce gli esseri nobili viventi verso il benessere finale, che conduce al massimo beneficio dello stato supremo della liberazione.

 

 

Tutti i voti sono da osservare con vero spirito verso chiunque. Eseguendo e praticandoli ognuno, un seguace laico conduce una vita retta, spirituale e pia.

 

 

 

 

 

L' operazione di dare

In un certo senso " Dan " o " dare " non ha una realtà fondamentale; non c'è nessun " dare e ricevere " e nulla da dare". Anche il guru non può "dare" la conoscenza nel suo vero senso - perché se fosse così tutti gli studenti che ne ricevono dovrebbero eccellere.
Questo processo di pensiero unico pone la base dell'intera essenza d
el “donare” Non si tratta di " fare " ma piuttosto di " essere ". Nell'atto di dare; non è solo l'atto caritatevole ma anche e soprattutto l'atteggiamento caritatevole!
I saggi mett
ono in evidenza la pratica del dare, da l'atto più apparentemente manifesto attraverso il quale un oggetto viene trasferito da se stessi ad altri all’essere disposti interiormente al dare. Si tratta dell'interazione delle intenzioni, delle emozioni e dei pensieri legati all'atto caritatevole.
La virtù d
el " donare " è sancita dal motto jain universalmente accettato - " Parasparopagraho jivanam” cioè tutta la vita è legata al reciproco sostegno e all'interdipendenza. Siamo, in ogni momento, in servizio l'un con l'altro, ‘fare carità’ è quindi il nostro dharma; un dovere; lo scopo stesso della nostra esistenza terrena.

 

Qualità di chi dona

 

Chiarendo l'atteggiamento di un vero donatore e al fine di aumentare la purezza coinvolta nel dare e nella pratica della non violenza, i nostri Jina hanno identificato sette qualita' che chi offre dovrebbe far fruttare in questa attività.

Esse sono:


Aihikaphalanapeksha – liberi dal desiderio

 

il donatore non deve aspettarsi alcun guadagno o ricompensa in questo mondo, in cambio di doni da lui forniti.

Kshanti liberi dalla rabbia

 

il donatore dovrebbe avere pazienza e dovrebbe dare con calma e senza rabbia (il che significa che il donatore non dovrebbe essere dispiaciuto se una cosa inaspettata o spiacevole accade mentre era impegnato nel pio atto di regalare doni).

Muditva liberi dall’ostentamento

 

il donatore deve possedere sentimenti di felicità e avere un aspetto gioioso nel momento che dona

Nishkapatata - liberi dall’inganno

 

il donatore deve agire in tutta sincerità e dovrebbe dare senza inganno.

Anasuyatva - liberi dalla gelosia

 

il donatore non dovrebbe avere sentimenti di gelosia o invidia.

Avishaditva – liberi dal rimorso

 

il donatore non dovrebbe avere sentimenti di dolore o di pentimento.

Nirahankaritva – liberi dalla presunzione

 

il donatore non dovrebbe avere alcun senso di orgoglio nel dare doni. L’orgoglio è caratteristica di una cattiva condizione mentale.

 

Possiamo sempre sforzarci di avere questo atteggiamento caritatevole quando doniamo.

 

 

        Regole su

 

Donazioni e beneficiari appropriati

 

Non è necessario che i doni siano necessariamente di grande quantità, alle famiglie è consigliato dare anche piccoli regali, ma capire bene chi sono i beneficiari, la donazione ha molto valore se fatta a persone meritevoli. Una specie di piccolo dono è lodato nel lavoro sacro jain, Ratnakaranda Sravakachara afferma con le seguenti parole:

"Anche una piccola carità (dono) offerta ad un ricevente adatto, porta un frutto molto desiderabile per le anime nella pienezza del tempo, proprio come il minuscolo seme dell'albero di fico seminato in un terreno buono, produce un albero con magnifica ombra.

 

 

 

Per questo le scritture jain hanno stabilito altre condizioni molto importanti affinché possa avvenire una azione correttamente caritatevole. La ricchezza che si possiede e si vuole dare può essere dell'anima come l’autoconoscenza, ascolto, verità, perdono, umiltà ecc. o quella del propri denari, vestiti, case, cibo, ecc. Quando si dona, il donatore deve dare in offerta qualcosa con cura, che sia utile, in buono stato, utilizzabile e che non sia stato procurato attraverso l’ingiustizia, la violenza/sofferenza di un essere vivente, diversamente, non ci sarebbe alcun aiuto per gli altri, né progresso spirituale per sé; deve anche essere consapevole di scegliere il "destinatario appropriato" per garantire che solo la buona intenzione e volontà siano le conseguenze di quella donazione. Per cui occorre fare molta attenzione a non diventare causa strumentale di atti non buoni del beneficiario per non divenire noi stessi complici di condotta biasimevole, così dobbiamo evitare di dare doni per esempio ai politici disonesti, ai trufattori come alcuni finti mendicanti che sfruttano i bambini per chiedere l’elemosina, a chi alimenterebbe la prostituzione e la tratta di minori, alle persone che vivono sulla strada in condizioni di emarginazione sociale e problemi psicofisici, i quali, con i nostri soldi comprerebbero alchol o droga che danneggerebbero o aggraverebbero il loro stato di salute; a chi finanzia la vivisezione e a tutte quelle persone che sono violente e crudeli che utilizzerebbero le nostre donazioni in denaro per infliggere crudeltà ad altre forme di vita; come chi alleva, uccide gli animali e consuma carne, in ogni caso dobbiamo accertarci con sicurezza che i nostri fondi siano investiti, da chi li riceve, per altre necessità obiettivamente meritevoli che rispettano l’etica e i principi della non violenza. Le nostre donazioni non devono mai finanziare e sostenere morte, sfruttamento e violenza. Comunqe la nostra compassione non deve fermarsi davanti a questo, perché ogni tentativo di dialogo e convincimento va compiuto verso chi ha ancora scarsa consapevolezza di certe scelte che comportano violenza. Poichè la propria condizione di vita è il frutto del karma personale, tutti hanno la possibilità di cambiare.

 

 

Carità e progesso spirituale

 

Di tutte le 4 principali passioni (kashaya) che conducono all’attacamento del karma: rabbia, orgoglio, inganno e avidità, la più difficile e l'ultima ad essere conquistata da un'anima è la passione dell'avidità (lobh kashāy). La virtù della generosità è l'antidoto prescritto nella tradizione Jaina per vincere l'avidità.

Con la generosità la creazione di karma negativo viene prevenuta e il precedente karma negativo viene spazzato via. Facendo ricorso alla carità, si guadagna il salutare karma che fornisce prima o poi situazioni favorevoli. Il beneficio principale del donatore è che il suo 'mamatva' il mio essere - possessivo diminuisce per la cosa che sta dando e questo aumenta il livello di contentezza (Santosh) e l'equanimità (sambhav). Il beneficio principale dei destinatari è quello di sbocciare delle virtù di umiltà, gratitudine e, naturalmente, l'effettivo utilizzo del dono può essere utile per il progresso spirituale; per esempio, guadagnando di conoscenza. Relativo al prossimo mondo / vita (parlok sambandhi), primariamente come nascita nei cieli (swarglok). Per le famiglie jain la carità è considerata la più importante tra i quattro passi per praticare il vero dharma: austerità e penitenza, (tap), purezza di carattere e condotta (sheel) e la buona intenzione (bhāvanā) sono gli altri tre. Dal punto di vista dell'anima (nischay nay) lo sviluppo della virtù donante è la base per il progresso di tutte le altre virtù, mentre dal punto di vista mondano (vyavahār nay) è il fondamento della società umana e del progresso economico. Come disse Swami Sivananda " il Servizio disinteressato è l'arma più potente per indebolire l'ego".

 

Gautam Swami una volta chiese al Signor Mahavira: "Chi è più benedetto - uno che serve una persona malata o uno che ha il tuo darshan?" Lord Mahavir rispose: "Colui che serve una persona malata è benedetto col mio darshan (la visione di qualcuno che ti eleva spiritualmente).”

 

Ciò che tengo scomparirà con me, ma ciò che avrò donato rimarrà nelle mani di tutti

 

(Rabindranath Tagore)

 

 

 

 

 

 

Il Jainismo supporta la compassione disinteressata, non il pietismo

 

 

L'etica Jain è conosciuta come "Aachar Mimansa" e la morale come "Naitikta", ed è sostenuta da un ragionamento metafisico che considera che non esiste una cosa come “moralmente jainista”. La morale è basata sulla società in cui viviamo e si adegua nel tempo a nuovi usi, costumi ed esigenze, modificandosi e rinnovandosi da vecchia a nuova, mentre l'etica rimane immutabile. Per fare un esempio, una volta era moralmente accettabile che un marito vendicasse il proprio onore uccidendo la moglie che lo tradiva, oggi invece è ritenuto un omicidio.

 


 

Ci poniamo una domanda, è eticamente corretto essere pietosi verso la sofferenza degli altri? Il Jainismo non sostiene il sentimento di pietà ritenendolo un sottoprodotto dell'ego; il bisognoso diventa un mezzo di sfruttamento per soddisfare la persona che offre il suo aiuto, perché ha l'esigenza di sentirsi su un piano superiore attraverso opere buone per auto-compiacersi, attendendosi un ritorno: meriti e riconoscimenti. Il cibo che nutre l'ego dell'altruismo mascherato è la vanità, in cui non esiste un reale desiderio di alleviare il dolore degli altri, l'azione è spinta da un calcolo, da un interesse psicologico-emotivo personale; si agisce per se stessi, per egoismo o per debolezza , per cui non ci si dona realmente e quello che si fa in realtà non è gratuito.

 

Mentre l'autentica compassione è trasformazione interiore, è sinonimo di 'risveglio spirituale’ alla percezione dell'Unicità della vita attraverso l'amore universale e il desiderio sincero di annientare la sofferenza di tutti gli esseri viventi, di rendere felice la vita degli altri con gentilezza, pace e gioia senza chiedere nulla in cambio. La compassione raggiunge livelli profondi se è unita all'empatia, che significa essere capaci di immedesimarsi nelle persone, negli animali e la natura comprendendone i punti di vista, i sentimenti, i bisogni e sentendo nella propria pelle la sofferenza e felicità dell'altro. Se ci capita di incontrare un povero possiamo fargli una donazione offrendo cibo o dei soldi, ma siamo disposti a camminare mezzo miglio con lui nella sua angoscia? Il primo modo di comportarci è pietoso, ossia un liberarsi la coscienza, mentre il secondo è empatico

 

 

 

Empatia significa sperimentare dal cuore, unire le proprie energie per condividere insieme, mano nella mano e cuore a cuore l'esperienza dell'altro; significa mettere il bisognoso e se stesso (donatore) sullo stesso piano, perché seppur chi aiuta è consapevole di poter essere diverso nella forza, nella posizione sociale e nel percorso di vita, vede in lui la sua stessa essenza divina, indipendentemente dalla razza, dal colore, dalla specie, se è un ricco o un mendicante; significa accogliere la sua anima nella propria.

 

Il donatore mentre consegna le cose al ricevente, i suoi pensieri non sono di ‘io sono il donatore ', sono il generoso benefattore '. Egli è invece pieno di gratitudine per essere uno strumento positivo nel trasferire al vero proprietario ciò che è un suo diritto. L' atto di " dare " si trasforma in un atto di " offerta. La mano non è più rovesciata nel "dare" (Mudra) ma i palmi sono all'insù nel grazioso umile atto di offerta. Il donatore non guarda il destinatario trattandolo come fosse più piccolo di se stesso, ma piuttosto con rispetto e lo onora con amore.

 

 

 

Una persona che ha compassione ed empatia è illuminata nel cuore, la luce del servizio incondizionato ha spazzato via l'attaccamento e non è più schiavo dell'ego, della vanità e avidità. Non cerca qualcuno per colmare un vuoto, per manipolarlo; nel suo animo magnanimo, premuroso è umile entra la bellezza, la verità e la grazia. Va incontro all'altro non per ostentare o prendere, ma perché non può contenere in se stesso un amore così straripante.