Bhagwan Mahavira


Il Jainismo è una delle religioni più antiche del pianeta e non ci è possibile risalire ai fatti storici delle origini. Sappiamo con ragionevole certezza che la sua diffusione è avvenuta circa 2.600 anni fa per mezzo di Mahavira uno dei più grandi messaggeri spirituali che il mondo abbia mai conosciuto. Fu il maestro dalla grande forza morale che insegnò l'uguaglianza tra tutte le specie di esseri viventi e l'esempio di un modo di vivere etico. Era contemporaneo del Buddha, il jainismo e il buddhismo si uguagliavano per via delle somiglianze che le accomunavano, seppur allo stesso tempo erano molto distinte le differenze. In tempi antichi Mahavira e tutti gli asceti jain erano conosciuti come Nigantha Nataputta che significa 'colui che è senza vincoli', essi sono menzionati nelle Tipitaka primissime scritture buddiste. Mahavira non fu il creatore del Jainismo, ma mise insieme in forma organizzata, tutti gli insegnamenti dei 23 predecessori e li rinvigorì e diffuse in tutta l'India. Fu il fondatore e la guida spirituale di un ordine monastico esemplare, esistente ancora oggi, all'epoca era composto da 36.000 monache, 14.000 monaci e moltissimi laici e laiche.

 

Fu un principe, il padre Siddhartha era un Re e la madre Trishala apparteneva a una famiglia nobile, aveva un fratello maggiore di nome Nandivardhan e una sorella di nome Sudarshana. La tradizione dice che la madre di ogni Tirthankara dal momento del concepimento in poi ha dei sogni di buon auspicio e Trishala ne ebbe 14 in cui apparivano simboli, elementi naturali e animali. Gli studiosi del mondo onirico interpretarono questi sogni come il presagio della della nascita di un Tirthankara.

 

Secondo il calendario indiano la nascita di Mahavira fu il 13 Aprile circa 599 a.C. nella regione del Kundalpur stato attuale della Bihar, India. Quando nacque ci fu una grande celebrazione e tutti in paese esultavano di felicità. In realtà il nome originale è Vardhamana che significa 'prosperità', successivamente fu chiamato a titolo di rispetto Mahavira che vuol dire 'grande eroe e anima coraggiosa' a seguito di un episodio vissuto da bambino. Mentre giocava in un campo con altri bambini, i quali erano in preda alla paura per la presenza di un imponente serpente, dimostrò forte coraggio e con serenità lo prese tra le mani e, delicatamente e amorevolmente lo appoggiò tra l'erba e gli alberi. Fin dall'infanzia in numerose vicende non dimostrò soltanto di avere molto coraggio, ma anche grande intelligenza e più conoscenza degli insegnanti di scuola.

 

Spiccava fortemente il carattere generoso, affettuoso e compassionevole, era un ragazzo disciplinato, conduceva una vita diversa dai suoi coetanei; una vita semplice e umile con l'intensa aspirazione di rinunciare al mondo mondano per cercare l'eterna felicità nel cammino per la liberazione dell'anima, ma aveva deciso di non abbandonare i genitori fin tanto che erano in vita. La tradizione Svetambara dice che Mahavira si sposò con una donna di nome Yashoda e da lei ebbe una figlia che si chiamava Anojja. 

 

All'età di 28, 30 anni, dopo due anni dalla morte dei genitori, avvertì fortemente dentro di sé che la vita da ricco e i beni materiali non lo rendevano felice quindi abbandonò l'agiatezza fatta di privilegi e donò tutte le sue ricchezze ai poveri.

Lasciò la sua famiglia e si ritirò nella foresta di Jnatrkhanda entrando in stretto contatto costante con la natura e tutti gli esseri viventi, animali, alberi e piante.

 

 

condusse una vita austera fatta di pratiche ascetiche, si strappò i capelli con le mani come simbolo di rinuncia; digiunò per tre giorni e assorbito in se stesso fece una profonda meditazione. Abbandonò le vesti e si procurò cibo elemosinando, per 12 anni andò a piedi nudi per le varie città e paesi dell'India ad insegnare i principi jainisti e la riverenza verso ogni forma di vita. Visse rigorosamente come un'anima umana perfetta rispettando l'ambiente e seguendo attentamente i 5 grandi voti cercando di non danneggiare nessun essere umano, insetto, animale e pianta; dicendo sempre la verità e vivendo con onestà; non prendendo nulla che non gli fosse appartenuto e utilizzando le risorse con parsimonia. Era casto e non possedeva nessun bene terreno fino a praticare la nudità; mangiava solo la giusta quantità di cibo che gli permetteva di sopravivvere; era aperto ad accogliere e considerare gli altri punti di vista.

 

Con umiltà, pazienza e compassione sopportò tutti gli attacchi da parte di persone malvagie e tutti i disagi fisici della fame, sete, freddo e caldo. Praticò lunghi digunii e visse la maggior parte di questi anni in stato contemplativo per distruggere all'interno di sé tutti i sentimenti negativi e attaccamenti.

 

Insegnava a proteggere e soccorrere tutti gli esseri viventi e quindi anche gli animali, se in qualsiasi  momento si fossero trovati in difficoltà e anche a fermare le macellazioni.

 

Morte e liberazione di Mahavira

 

In 30 anni Mahavira insegnò il principio della non violenza a milioni di persone, si convertirono al jainismo migliaia di monache e monaci da tutta L'india. Egli morì all'età di 72 anni nel 527 a.C. L'ultimo sermone chiamato con il nome di Uttarädhyayan Sutra fu il più lungo della sua vita della durata di 48 ore. Tutti i karma furono distrutti e raggiunse il suo Nirvana, l'anima si liberò per sempre dal corpo e dal ciclo delle reincarnazioni per dimorare nell'universo in eterna beatitudine.

Importanti insegnamenti di Mahavira

 

I principali insegnamenti di Mahavira sono i 5 grandi principi che verrano approfonditi sulla voce 'vita dei monaci', essi sono:

 

 

La non violenza (Ahimsa)

 La verità ( Satya)

 Non rubare (Astenya)

 Castità (Bramacharya)

 Non possesso (Aparigraha)

 

 

Alcuni rilevanti contributi di Mahavira nella società

 

Abolì la tradizione ormai consolidata di non permettere alle donne in generale e a uomini e donne delle caste più basse il diritto allo studio e alla partecipazione ai rituali religiosi. Fu così coraggioso e saggio da iniziare allo studio religioso e filosofico persone di tutti i ceti sociali. Fornì uguali diritti allo studio per tutti. Con successo eliminò il sistema delle caste in tutte le aree in cui il Suo pensiero si diffuse.
 
Sotto la Sua influenza, lo status normale basato sulle caste, il benessere, la ricchezza e la potenza fu sostituito da un altro basato su valori etici e morali.
 
Parlò alle persone con la lingua comune e non utilizzò il Sanscrito, il linguaggio degli istruiti e delle classi più elevate.
 
I Suoi seguaci provenivano da tutte le classi sociali ed erano sia uomini che donne, con larga presenza di queste ultime; ancora oggi, l’ordine monastico jainista è formato prevalentemente da monache, le quali sono generalmente insegnanti.

Intorno al 1133 il regno di Kumarpal, Re del Gujarat, Stato dell’India occidentale, fu largamente influenzato dal grande maestro Jain Acharya Hemchandra, seguace di Mahavira. Il Re era così ispirato dai Suoi insegnamenti sull’Ahimsa e la Compassione che aveva introdotto nell’intero Stato il divieto di uccidere gli animali per cibo, per sport, per divertimento. (tratto dal libro di Claudia Pastorino, Il Jainismo)

 

L'amore universale, l'uguaglianza tra gli esseri viventi

 

Mahavira predicava che la non violenza è la suprema religione (Ahimsa Paramo Darmah), riteneva che in quanto a grado di coscienza, dimensione e forma gli esseri viventi di qualsiasi specie, seppur diversi, nell'essenza sono tutti uguali e hanno un'anima, nessuno è superiore o inferiore, così le gerarchie di potere divino non trovano spazio in questa religione. La regola è "vivi e lasci vivere", ma anche vivi e ama , "servirsi l'un con l'altro". Tutti amano vivere, provano sentimenti di dolore e felicità, tutti hanno lo stesso attaccamento alla vita, a nessuno piace soffrire che sia essere umano, animale o pianta, per questo è giusto non discriminare, essere rispettosi e compassionevoli, sforzarsi costantemente di non danneggiare nessuna forma di vita; aver cura di tutta l'esistenza e provare empatia per ogni creatura anche per la più umile come quella di un insetto, esattamente come l'abbiamo per noi stessi. E' doveroso approcciarsi agli altri con gentilezza e spirito equanime e imparziale, non farsi condizionare dalla simpatia o antipatia. Bisogna proteggere e prendere il meno possibile dal mondo naturale avendone riguardo, vivere in armonia con la natura e distribuire equamente le ricchezze.

 

I precetti sulla non violenza (Saman Suttam):

 

  • Non ferire, abusare, opprimere, schiavizzare, insultare, tormentare,

 

       torturare o uccidere qualsiasi creatura o essere vivente.

 

  • Uccidere un essere vivente è come uccidere se stessi; provare compassione per un essere vivente è come provarla per se stessi. Chi desidera il proprio bene, dovrebbe evitare di causare qualsiasi danno a un essere vivente

 

  • L'essere vivente che vorresti uccidere è uguale a te stesso; l'essere vivente che vorresti sottomettere è uguale a te stesso.

 

  • In ogni caso, non si dovrebbero mai uccidere nè consapevolmente nè inconsapevolmente gli altri esseri viventi - mobili o immobili - di questo mondo, nè si dovrebbe permettere ad altri di ucciderli.

 

  • Come il dolore non piace a te così non piace agli altri. Conoscendo questo principio di uguaglianza, tratta sempre gli altri con rispetto e compassione.

     

 

Oltre ad essere vietato torturare e uccidere gli animali , Mahavira era contro il loro abuso, proibì sia di andare a cavallo degli animali e sia di guidare i carri trainati da essi, non c'era nessuna giustificazione per gli esseri umani di sfruttarli, dal momento che avevano perfettamente buone gambe per camminare da soli. A nessuno umano piacerebbe che qualcuno si mettesse sopra la propria schiena, che lo trattasse senza rispetto e lo comandasse come una macchina o come fosse uno schiavo.

 

Il Jainismo non è per i codardi, Mahavira accettava l’uso della forza da parte dei laici ad una sola eccezione quella della legittima difesa, solo in casi estremi, qualora non esistesse nessuna altra alternativa; in caso di attacco e pericolo di vita nella protezione di se stessi e altri indifesi, della propria famiglia, del villaggio o della nazione cercando di minimizzare al massimo la violenza e con l'intenzione di trovare, se possibile, una soluzione per evitare di uccidere o ferire.

 

La non violenza jainista viene messa in pratica attraverso una serie di norme etiche comportamentali in pensiero, parola e azione. Le andremo a conoscere alcuni da vicino quando parleremo di come vivono i monaci e laici.

 

Mahavira disse che non c'è nessuna qualità dell'anima più sottile della non violenza e nessuna virtù dello spirito maggiore del rispetto per la vita. Bisogna essere senza danneggiare, assolutamente innocui, non solo per se stessi e gli altri, ma per tutte le forme di vita, dai mammiferi più grandi ai più piccoli insetti. Aiutare gli altri e rendere ogni altro felice; essere gentili per comprendere il dolore e l'infelicità che gli altri sentono; lasciare che tutti gli esseri viventi siano impegnati nel rendere felici gli altri; lasciare che i mali scompaiono da tutto il mondo e che il mondo intero sia felice.

 

Credendo nel principio dell'interdipendenza Mahavira disse:

Tutta la vita è tenuta insieme da l'interdipendenza e il sostegno reciproco. Coloro che trascurano o ignorano l'esistenza della terra, dell'aria, del fuoco, dell'acqua, della vegetazione, degli umani e degli altri animali, ignorano la propria esistenza che si intreccia con la loro. La vita è vista come un dono di stare insieme, accoglienza e assistenza in un universo brulicante di costituenti interdipendenti

 

 

L'indipendenza dell'anima

 

Gli insegnamenti di Vardhman Mahavira appartenevano alla tradizione Shraman antica e pre-vedica. Non credeva nella teoria della creazione e nel Dio potente che governa il mondo attraverso la persona umana, nè che questo porti alla salvezza e che tutti gli esseri viventi solo per mezzo dei propri meriti hanno il potenziale per giungere la libertà. Era quasi un approccio scientifico. Secondo la sua filosofia, Dio era la più alta posizione dell'essere umano e chiunque poteva diventare un Dio distruggendo i suoi karma. Ha detto:

 

Invece di scoprire un Dio immaginario, cerca di diventare un Dio, lo stadio più alto dell’umanità.

 

Ed è per questo che la felicità non proviene dall'esterno, nè dipende da qualcun altro, l'anima è indipendente, essa è influenzata e controllata solo dal proprio karma; il dolore proviene solo dalle proprie imperfezioni e dal non riconoscimento del proprio sè. Se lavoriamo col massimo impegno nella giusta direzione possiamo liberarci della sofferenza. Nessuno deve percorrere una strada già battuta ma trovare la propria, ogni essere vivente ha la libertà di migliorarsi e non deve essere privato di questo beneficio, nè limitato e sopraffatto.

"Conosci te stesso, riconosci te stesso, essere immersi in se stessi, giungerai alla divinità" Combatti con te stesso, vinci i nemici interiori "Colui che conquista se stesso attraverso se stesso ottiene la felicità"

 

L'anima essendo autonoma, in realtà e di per sè sufficiente a realizzare qualunque cosa voglia, non ha necessità di alcun aiuto di qualsiasi altra anima, può distruggere da sola tutti i karma per raggiungere il grado più alto di purezza per liberarsi. La forza e la consapevolezza l'attinge solo attraverso se stessa, più sarà indipendente e maggiore sarà la sua felicità, anche quando conoscerà l'universo rimarrà indipendente. I guru, i monaci santi sono importanti e illuminanti per le altre anime in viaggio, ma possono solo direzionare verso la strada giusta e dare indicazioni sul modo corretto di vivere la fede, la conoscenza e la condotta, ma non è detto che ci siano progressi da parte del ricercatore, poichè la sua anima ha bisogno di compiere sforzi e azioni per ottenere risultati finali e lo può fare solo lei e nessuno altro al suo posto. Tutte le anime hanno diversi tipi di Karma e quindi differenti approcci e direzioni necessarie per la Liberazione.

 

Contro le discriminazioni e il sacrificio religioso degli animali.

 

Mahavira lottò contro le discriminazioni di classe, di genere, di razza, di fede religiosa e di casta. Affermò che uomo e donna avevano le stesse potenzialità spirituali e gli stessi diritti e benefici sociali. Mahavira affermava che solo il carattere e le azioni determinano il merito e sono più importanti delle etichette esteriori, simboli di nascità o colore della casta. Una delle sue famose citazioni è: Eko Manuss Jaai che significa che tutta l'umanità è una sola. Anche un fuori casta potrebbe unirsi come monaco nell'ordine di Vardhmana Mahavira. Chandana, la schiava divenne anche suora e alla fine divenne la guida di tutte le suore nello Sangh di Vardhmana Mahavira. Era fortemente contro i rituali dei sacrifici degli animali, poichè per mezzo dell'uccisione di un animale compiuto per gratificare e adorare dei e divinità, non solo non si ottiene nessuna grazia o vantaggio di alcun genere, ma viene ostacolata l'evoluzione spirituale e morale raggiunta solo per mezzo dell'impegno che si mette nella propria vita. Nessuna divinità in quanto tale chiederebbe ai propri fedeli la privazione della vita di esseri viventi in cambio di avanzamento spirituale. Uccidere è la causa del più grande peccato ed essa non può salvare il peccatore.

 

Religione logica e concreta, rifiuto delle superstizioni e dei rituali elaborati

 

Il Jainismo è una religione pratica e concreta, tutto passa al vaglio della logica i suoi principi sono anche il frutto di scoperte scientifiche come la relatività della conoscenza, la missione spaziale indiana è stata fondata da un Jain ecc. E' una dottrina semplice e modesta, priva di rituali complessi che rifiuta le superstizioni religiose. E' una delle più antiche teologie in cui ragione e morale si fondono. Non bisogna accettare passivamente gli insegnamenti degli illuminati per pura fede cieca, ma indagare, ricercare e ragionare sulla verità attraverso la diretta e intima eseprienza. Il progresso spirituale può avvenire solo sulla base della propria auto-consapevolezza, virtù morali ed etica, non per mezzo di mere pratiche esteriori.

 

La rinuncia esterna è priva di significato se l'anima rimane incatenata (Bhava-pahuda)

 

Albert Einstein ne era fortemente ispirato e pare che disse: "Non sono sicuro se c'è vita dopo la morte. Ma se è vero, se c'è vita dopo la morte, allora vorrei essere nato in India nella religione jainista»". Fu influenzato dalla metafisica del Jainismo, ha osservato che l'eterno mistero del mondo è la sua intelligibilità. La vera religione si lega a questo elemento di intelligibilità e crea un sistema di pensiero e azione che conduce alla vera armonia e felicità. (ed è proprio così nel Jainismo)

 

        Somiglianze tra Pitagorismo e Jainismo

Basnagoda Rahula, nelle sue tesi di dottorato sottoposte alla facoltà di laurea della Texas Tech University, afferma: "Le caratteristiche principali degli insegnamenti religiosi di Pitagora consistevano nella trasmigrazione dell'anima, nel trattamento rispettoso degli animali e delle piante, nella purificazione dell'anima attraverso l'ascetismo, assenza di qualsiasi divinità assoluta e organizzazione sociale come una comunità per le pratiche religiose, tutte strettamente simili agli insegnamenti del Jainismo "
Le somiglianze tra Pitagorismo e Jainismo sono sorprendenti. I Pitagorici credevano nell'anima e nella ruota della nascita. Credevano anche nella liberazione dalla ruota della nascita. Questo è un concetto centrale del Jainismo che è stato introdotto dagli antichi filosofi Jainisti. La cosa sorprendente è che Pitagora era vegetariano e che essere vegetariano era una cosa imperdibile per i Pitagorici. È notevole il fatto che essere vegetariani sia una cosa obbligatoria per gli asceti Jainisti e per i seguaci laici. Come i Jainisti, i pitagorici rispettavano tutti i tipi di esseri viventi. Ha detto: Finché l'Uomo continua ad essere lo spietato distruttore di esseri viventi inferiori, non conoscerà mai la salute o la pace. Finché gli uomini massacreranno gli animali, si uccideranno a vicenda. Infatti, colui che semina il seme dell'omicidio e del dolore non può raccogliere gioia e amore. Un'altra cosa notevole è che i Pitagora hanno dato pari opportunità di apprendimento alle donne. Questa cosa corrisponde anche ai pensieri Jain.
Semplice abbigliamento di lino bianco era il codice di abbigliamento per i seguaci di Pitagora. Di nuovo una grande somiglianza tra Pitagorici e asceti
Jainisti.
Nel II secolo a.C. i seguaci Pitagorici hanno sottolineato che l'anima e il corpo sono cose diverse e che la vita ascetica è necessaria per la libertà dell'anima dalle cose materiali. Abbandonarono i piaceri corporei. Tutti questi sono concetti chiave nel
Jainismo dell'era antica. È una cosa sorprendente che Pitagora abbia ricordato le sue precedenti nascite. È ancora una grande somiglianza con il concetto Jain o nascita e rinascita.Tutto ciò suggerisce che Pitagora fu influenzato dalla filosofia Jainista e dai concetti del Jainismo. Poiché esistevano collegamenti tra antichi indiani e greci, è possibile che Pitagora sia stato introdotto nella filosofia di Vardhamana Mahavira, che era contemporaneo di Pitagora. (Articolo di Mahaveer Sanglikar, Pune, India)

 

 

 

 

 

 

 

 


 

Anekantevada – La verità ha infinite prospettive

 

La non violenza intellettuale:

la grande via per la pace.

 

 

Anekantevada – La verità ha infinite prospettive

 

 

 

La non violenza intellettuale: la grande via per la pace

 

 

 

Un pensatore Sufi disse, dicono che la verità sia uno specchio che un giorno si frantumò in milioni di frammenti, ognuno di noi ne raccoglie un frammento e specchiandovisi è convinto di avere la verità in mano.

 

Mahavira insegnava la molteplicità dei punti di vista. La conoscenza è un attributo dell'intima natura dello spirito, ma è velata dall'ignoranza per cui l'anima ha una percezione incompleta e distorta che si differenzia per grado da anima a anima e da

avvenimento a avvenimento. Il Jainismo, pur mantenendo fermi e saldi i principi che sono il cuore della dottrina stessa, senza i quali non esisterebbe, come la non violenza, il credere che l'anima abbia infiniti attributi e che possa liberarsi dalla sofferenza, sostiene che la verità ha infinite prospettive. Rifiuta l'accettazione del dogmatismo irrazionale contrastandolo con la dottrina di tre teorie legate tra loro che in sanscrito sono indicate con i nomi di Anekantavada, Syadvada e Nayavada. C'è una storia che la descrive, raccontata dai sufi, buddhisti e jainisti ( tratto dal libro di Claudia Pastorino ‘Il Jainismo’): c’era una volta un villaggio dove vivevano sei non vedenti. Un giorno arrivò un elefante nel villaggio; essi non avevano idea di che cosa fosse: si recarono dov'era l'elefante e ciascuno iniziò a toccarlo. "L’elefante è una colonna" disse il primo uomo che toccò una delle gambe. "Oh, no! È come una fune" disse il secondo che stava toccando la coda. "Oh, no! È come il ramo di un albero" disse il terzo che stava toccando la proboscide. "L’elefante è come un grosso ventaglio" disse il quarto che stava toccando l’orecchio. "No! E' come un grosso muro" disse il quinto che stava toccando il ventre dell’elefante. "No! E' come un solido tubo" disse il sesto che stava toccando una zanna. I sei non vedenti iniziarono a litigare riguardo alla forma dell’elefante e ciascuno sosteneva di avere ragione. Diventavano sempre più agitati e la tensione aumentava. Un uomo saggio passava di lì e li vide. Si fermò e chiese: "Qual è il problema?" Risposero: "Non siamo d’accordo sulla forma dell’elefante." E ciascuno raccontò la propria sicura versione. Il saggio uomo con calma spiegò: "Ciascuno di voi ha ragione! Il motivo delle differenze è dato dal fatto che ognuno ha toccato una parte diversa dell’elefante. Infatti l’elefante possiede tutte le caratteristiche che avete descritto." "Oh!" esclamarono tutti. Da allora non vi furono più litigi: erano tutti contenti di avere ciascuno la propria parte di ragione.

Così l'Anekantavada è come la realtà si presenta a noi nel senso di come la percepiamo; Syadvada insegna che ci possiamo avvicinare alla verità da diverse angolazioni e Nayavada afferma che la conoscenza è parziale o relativa. Questi tre approcci sono il risultato della psiche umana separatista perché incapace di cogliere il tutto avendo un limitato campo del sapere e seppur avesse davanti a sè tutta l'erudizione del mondo sarebbe in grado di riconoscere solo quello che la sua mente riuscirebbe a comprendere e abbracciare. L'anima adatta a se stessa una 'verità utile' alle proprie esigenze psicologiche, corporali e di sopravvivenza. Un onesto ricercatore vedrà la sua verità all'interno di una logica da seguire, mentre chi con presunzione (per ignoranza o debolezza) pensa di essere detentore di visioni supreme, stravolgerà la logica per appagare la propria teoria preconcetta e qualora intuisse e scoprisse un barlume di verità la spaccerebbe come realtà assoluta. Il Jainismo non ritiene accettabile nessuna filosofia totalitaristica. Possiamo osservare le opinioni di due individui che hanno simili capacità intellettive ma che guardano la realtà da diverse angolazioni, potranno tra esse essere contrastanti e quindi apparentemente inconciliabili, in realtà possono essere entrambi approcci fattibili alla stessa verità, pertanto ognuna è parziale e può essere vera per un aspetto e allo stesso tempo falsa per un altro; ovviamente non è detto che in assoluto un punto di vista non può contenere più verità di un altro e non si può incolpare l'altro che la sua opinione è totalmente falsa. Vi sono infiniti modi di conoscere la realtà perché ha infinite sfaccettature e cambia a seconda del luogo, del tempo, della natura, di nuove scoperte della scienza e di fatti e metodi logici in rapporto allo stato di coscienza più o meno evoluto di chi la guarda. Basandosi su queste dottrine il Jainismo non osserva l'universo da un punto di vista antropocentrico in cui l'uomo è al centro del mondo o egocentrico in cui la propria idea è migliore di quelle altrui, ma da una visone olistica bio centrista in cui non solo considera le idee di tutti gli umani, ma anche i punti di vista di tutte le specie viventi che abitano in questo mondo come gli animali, le piante, la natura e la collettività. Nei rapporti tra esseri viventi il rispetto e l'empatia sono alla base della pratica della non violenza. L'Anekantavada è un principio inclusivo annodato al principio della non violenza , praticandola sviluppiamo in noi stessi equilibrio interiore e la capacità di saper costruire una società non conflittuale con approccio flessibile e versatile, con ascolto attivo pacifico e un atteggiamento di fratellanza verso ogni individuo e il suo personale pensiero. Pertanto ci induce a ragionare sul motivo dell'origine di un comportamento, piuttosto che gettare giudizi inutili e dannosi, l'Anekantavada è una forma di 'non violenza intellettuale', che per mezzo della tolleranza fa sue le opinioni degli altri nella propria filosofia, con il tentativo di costruire armoniosa convivenza tra le persone, la natura, gli animali , le nazioni. La verità assoluta è la somma totale di tutti i punti di vista dell'universo, nessun uomo comune può vedere la realtà nella sua interezza, la suprema conoscenza è raggiungibile solo al raggiungimento dell'onniscenza dell'anima, ma essere umili e riconoscere i propri limiti conoscitivi ci permette di recepire più realtà possibili.

 

Affermò Mahavira: Fino a quando si tiene ad uno dei tanti aspetti di una cosa e allo stesso tempo si respinge o si ignorano altri, non si potrà mai raggiungere la verità.

 


 

Celebrazione della liberazione di Mahavira

Diwali- Festival delle luci

La parola Diwali deriva dal sanscrito 'Deepavali'; 'Deep' significa luce e 'Avali' significa una fila, vale a dire una fila di luci. Il Diwali chiamato festival notturno delle luci, è una delle feste più note e suggestive in India che unisce tutte le religioni e il cuore di tutti gli Hindù, Sikh, Buddisti e Jainisti, esso coincide con l'ultimo giorno dell'anno e generalmente cade tra il mese di Ottobre e Novembre, è un giorno in cui tutti i Jainisti di tutte le comunità si fanno gli auguri di buon anno che segna nuove vicissitudini. Ogni religione indiana associa al festival un significato speciale in riferimento alle proprie sacre scritture e mitologie, i jainisti celebrano il Diwali per il raggiungimento del nirvana o liberazione di Mahavira. Le altre religioni festaggiano con esaltanti fuochi d'artificio ma il Jainismo le considera un atto violento, poichè si uccidono nell'aria moltissimi insetti, poichè causano paura negli altri animali, procurano inquinamento acustico e atmosferico, quindi sono vietati e  considerate pratiche esteriori momentanee senza importanza; mentre i devoti Jain praticano solo le penitenze, austerità con sentimento di calma, semplicità, equilibrio, moderazione, umiltà e varie attività come leggere le sacre scritture, adorare i Tirthankara, pregare, digiunare, fare atti caritatevoli, cantare inni di lode, recitare gli ultimi insegnamenti di Mahavira, meditare. Più che una festa da esprimere fisicamente con rumori, banchetti e danze è vissuta come momento di grande introspezione. Tutta l'India è invasa di lampade di luce, strade, vicoli, case e templi sono illuminati, decorati con mandala e simboli sacri disegnati dai mille colori e fragranze; le famiglie jain e tutte le persone sono felici e compassionevoli, accolgono con gentilezza gli ospiti, celebrano questa festa per 15 giorni e ognuno di questi giorni ha un significato particolare. Migliaia di Jain da tutto il mondo visitano le comunità religiose, si svolgono particolari celebrazioni in Pavapuri la città natale, sulle montagne sacre come il monte di Girnar e Saturnjay  (Gujarat). Ci sono diversi significati del motivo per cui si accendono le luci, quando Mahavirà morì la luce della conoscenza suprema si spense ed il mondo si rabbuiò, così le persone accendono le lampade per dissipare le tenebree e in suo onore e ringraziamento per il contributo alla nostra comprensione dello scopo dell'esistenza. Il loro significato è dunque vedere per mezzo della luce dell'anima e vivere e rivendicare i veri valori della vita e le bellezze spirituali, ispirando l'accensione dell'amore universale che illumina il cuore e la mente, distruggere e libera dall'oscurità dell'ignoranza.

 

 

Sutra Mahavira

 

Come delle sostanze di fronte ad uno specchio sono riflesse in esso, nello stesso modo tuti gli oggetti animati e inanimati con la loro origine, sparizione e permanenza sono allo stesso momento riflessi nella onniscienza di chi è profeta e conoscente del mondo e illumina il percorso spirituale di chiunque. Come un sole dona la sua luce ai passi della vita mondana, io imploro il Signore Mahavira di rimanere sulla cammino della mia vita.  

 

Entrami gli occhi del loto, senza barlume e rossore, mostrano agli umani l’assenza delle passioni esterne ed interne come la rabbia, che appaiono completamente pure e calme, io ti imploro, o Signore Mahavira, di rimanere sul cammino della mia vita.

 

Entrambi i piedi del loto sono illuminati con la brillantezza delle gemme delle corone del Signore degli esseri celesti, che pacificano, come l’acqua, le fiamme del fuoco delle agonie delle creature di questo mondo, io cerco questa perfezione, incarnata nel Signore Mahavira, a cui chiedo di rimanere sul cammino della mia vita.

 

Come una rana, felice con l’impazienza di adorare i piedi di quel loto, è benedetta in un momento dal conforto di una vita celeste, non c’è da stupirsi se i devoti raggiungano tale pervadente felicità dal tuo supremo stato di esistenza. Io ti chiedo, o Signore, dei tre mondi, di rimanere sul cammino della mia vita. 

 

Da un intrinseco punto di vista, tu che sei una massa senziente ed esternamente senza forma fisica, ma che possiedi un corpo lucente come l’oro spendente, tutte le sostanze con i loro tanti cambiamenti sono state riflesse in te, come chi è indivisibile e molteplice allo stesso tempo; come chi non era ancora nato e già era figlio di Maharaj Siddhartha; come chi era privo di tutti gli attaccamenti dell’esistenza terrena ma già perfettamente consapevole e pieno della ricchezza della congrega religiosa che è chiamata Samosharan, io imploro te, creatore di innumerevoli meraviglie Signore Mahavira, di rimanere sul cammino della mia vita.

 

Il Gange è perfettamente puro in ogni sula onda e invita gli esseri di questo mondo a bagnarsi nelle sue acque che sempre scorrono nella onniscienza e attraverso le quali queste anime ottengono la perfetta conoscenza, io imploro te Signore dei Signori Mahavira, di rimanere sul cammino della mia vita.

 

Chi da solo, nella sua fanciullezza, ha conquistato le passioni, chi ha vinto in tutti e tre i mondi e chi è diventato il sovrano della felicità e della vita eterna, io imploro te Bhagwan Mahavira di rimanere sul cammino della mia vita.

 

Chi con la sua esistenza ha conquistato la malattia della delusione, chi è il fratello di tutti gli esseri viventi, l’intero mondo ha conosciuto la sua grandezza; chi è uno strumento per l’assistenza di tutti senza alcuna distinzione; chi è rifugio per tutti i monaci, spaventati nel loro peregrinare nel mondo, Signore Mahavira ti prego di rimanere sul cammino della mia vita.

 

Chiunque reciti o ascolti questo Mahaveerashtak scritto con grande riverenza dal Poeta Bhagchand, raggiunge la suprema beatitudine.

 

Script Supplied by Ashok Sethi

By Dr. H. C. Bharill