GUNASTHANA La scala della perfezione che conduce alla liberazione dell'anima.


 

A causa del karma l'anima è inconsapevole, ignorante, fragile e violenta, il cammino verso la liberazione è molto lungo e arduo, è un percorso ascendente caratterizzato da disciplina fisica, mentale e morale, si ottiene dopo aver raggiunto l'onniscenza con la distruzione di tutte le ostruzioni karmiche attraversando i vari stati di 'essere' che passano dall'ignoranza  (mithyädrsti) alla perfetta visione della realtà ed espressione della purezza spirituale (Moksh). Per aiutarci a capire dove ci troviamo come evoluzione della coscienza e dove dovremmo essere, è stata studiata una scala evolutiva (di fantasia) che in sanscrito si chiama 'guna-sthana o scala della perfezione ed è la combinazione di due parole che significano guna - livelli e sthana virtù in cui gradualmente l'anima percorre 14 stadi di gradi di purezza classificati dal più basso al più alto stadio di sviluppo e maturità spirituale; a seconda delle attività del corpo, mente e parola ogni fase corrisponde a specifiche qualità che esprimono il progressivo avanzamento delle anime sulla giusta fede e giusta condotta in forme diverse. Per ogni 'gradino' avanzato si annientano varie forme di karma, diminuisce l'imperfezione e aumenta la purezza. Elevarsi più in alto di livello non equivale o non è sufficiente l'erudizione e conoscere perfettamente tutti i testi sacri, per raggiungere la liberazione sono fondamentali la giusta visione, reale comprensione e fede, così come le penitenze fisiche non hanno alcun valore se le intenzioni non sono in linea con la convinzione giusta. Tutti i 14 stadi seguono un ordine logico e non cronologico.

Ci sono 148 categorie di karma e sono associate ad ogni livello della scala che determinano la quantità del karma, il suo periodo inattivo dopo che si è legato all'anima prima di produrre il suo effetto, quando matura è produce i suoi frutti e il tempo nel quale rimane legato all'anima, ossia la durata della sua esistenza.

Il grafico mostra i numeri di legame, di maturità ed esistenza karmica delle fasi di Guna-sthāna

 

livello legame maturità esistenza

 

1 117 117 148

 

2 101 111 147

 

3 74 100 147

 

4 77 104 148

 

5 67 87 148

 

6 63 81 148

 

7 58 76 148

 

8 58 72 148

 

9 22 66 148

 

10 17 60 148

 

11 1 59 148

 

12 1 57 101

 

13 1 41 85

 

14 0 12 85

 

Ad ogni stadio il fedele acquisisce maggior distacco dal mondo materiale e liberazione da ogni forma di violenza. Come abbiamo discusso in precedenza l'essere umano è nella più alta condizione per raggiungere la divinità; il suo percorso parte avendo un solo organo di senso, gradualmente i sensi si espandono e si evolvono in due, in tre, in quattro sensi e in questo processo passa da una forma all'altra come pianta, insetto, animale. Quando raggiunge il pieno sviluppo dei 5 organi di senso nasce come essere umano e solo da questo momento in poi che si apre per l'anima la porta verso il grande sentiero della propria realizzazione. Tutti gli esseri umani appartengono ad una di queste fasi, la progressione conduce a straordinarie conquiste sprituali, ma durante il procedere è anche possibile perderle a seconda delle azioni che si praticano. Più si sale verso la cima della montagna spirituale ed è più difficile il percorso e maggiore è il rischio di cadere indietro e ripetere uno o più diverse forme di esistenza. Solo dal 12° stadio in poi l'anima non tornerà più indietro.

 

Le 14 tappe evolutive sono:

 

 

1° guna - Miathyatva - il falso credo.

 

 

Avere fede solo nelle cose esistenti nel mondo materiale si chiama mithyatva, cioe <falso credo>. Ha tre forme: la forma del dubbio, la forma di qualcosa che si è sviluppata deliberatamente e la forma di qualcosa che non si è sviluppata deliberatamente. Saman Suttam 549

 

Questo è lo stato più basso di ignoranza della condizione umana. Si considera sbagliata la strada spirituale e giusta la strada materialistica. Non si ha conoscenza, non si è in grado di discernere il giusto dallo sbagliato e si è inconsapevoli della possibile evoluzione spirituale dell'anima. Si possiede uno stato mentale rigido e dogmatico che conduce a sostenere come vere solo le proprie idee e posizioni considerando sbagliate quelle degli altri. Si accettano passivamente gli eventi che hanno condizionato la propria vita come unici e reali, senza utilizzare l'intelletto e la ragione. La visione interiore è oscurata a causa del forte attaccamento al mondo materiale che genera continue azioni malvagie. Si è indifferenti all'amore per tutti gli esseri viventi.

 

2° guna - Sasvadana- la deviazione dalla retta fede

 

L'anima cade dalla cima della montagna della retta fede con il viso rivolto verso la pianura della fede sbagliata e con la retta fede distrutta; questo stadio dell'anima si chiama sasvadana, cioè 'deviazione dalla retta fede. Saman Suttam 550

In questa tappa si cade da uno stato spirituale superiore ad uno inferiore incarnando una forma più bassa di esistenza, tuttavia l'esperienza vissuta precedentemente di una dimensione più alta rimarrà nella coscienza, la quale spingerà l'anima a fare di tutto per riviverla.

 

3° guna - Misra-bhava - la confusione tra fede giusta e fede sbagliata

 

La confusione tra samyaktva (la retta fede) e mithyatva (la fede sbagliata) non può in alcun modo essere eliminata distinguendo il <credo giusto> dal <credo sbagliato>; essa assomiglia alla mescolanza tra cagliata e melassa, in cui non si possono più distinguere un gusto <acido> e un gusto <dolce>: ciò è conosciuto come misra bhava. Saman Suttam 552

La giusta fede e fede sbagliata coesistono. La persona pur essendo assorto in una vita materiale inizia ad avvertire dentro di sé la possibilità di elevarsi in stati superiori di coscienza.

 

4° guna - Mvirata samyag - la retta fede senza i voti

 

Chi non ha fatto il voto dell'astensione dai sensi e di non ferire gli esseri viventi mobili o immobili, anche se ha una fede salda nelle dottrine esposte dal jina, si trova nello stadio della persona che ha una "retta fede senza voti" (avirata samyagdrsti). Saman Suttam 553

In questo stato l'anima inizia a salire il suo primo importante gradino evolutivo verso la scala per la divinità, sviluppa logica e discernimento, esce dal dominio degli istinti e prende finalmente coscienza del sentiro dell'illuminazione e della possibilità per realizzarlo. In questa fase nonostante inizi a intuire la giusta fede non riesce a metterla in pratica, si rende conto che la rabbia, l'ego, il materialismo sono negativi ma non ha la capacità di controllarli, non è padrone di se stesso facendosi influenzare negativamente dagli eventi esterni essendo ancora troppo radicato in tali sentimenti. L'anima non ha la consapevolezza che le permette di riconoscere il diritto dell'esistenza di tutti gli esseri viventi di diversa specie come gli animali e le piante e non sente per loro empatia e compassione.

 

5° guna - Desh virakt la parziale osservanza dei voti

 

Chi desiste dall'uccidere gli esseri viventi mobili ma non quelli immobili, pur avendo una fede incrollabile nel jina, viene chiamata viratavirata o desavirata, cioè colui che ha una <parziale osservanza dei voti> . Saman Suttam 553

Questa fase è una delle più importanti e significative delle 14 tappe del progresso spirituale, la coscienza si sveglia ad una nuova visione della vita, la percezione fiorisce di nuovi orizzonti. La sensibilità si espande e la profonda consapevolezza determina una autentica trasformazione interiore che da forma ad un nuovo stile di vita. Questo è lo stato in cui si ribella e rivendica la propria libertà d'animo dal dominio dei suoi stessi sentimenti negativi; egoismo, avidità, ira alla schiavitù dei desideri e degli attaccamenti. Ora intuisce che è il solo padrone di se stesso e la propria vita la mette nelle sue mani e in nessun altro. La volontà prende il sopravvento e sceglie coscientemente cosa è giusto per lui e cosa non lo è; dove direzionare e creare il suo destino e le sue azioni con determinazione, autocontrollo e disciplina. Questo è il momento in cui l'anima riconosce il proprio sè all'interno di ogni creatura vivente capace di provare gioia e dolore, di avere la stessa paura di morire e identico desiderio di vivere come gli umani. Rispettare e prova amore verso gli animali controllando le proprie azioni per evitare di danneggiarli. Ora la consapevolezza dell'unità tra ogni essere vivente mette radici nel cuore materializzandosi in azioni concrete; l'anima rivendica il diritto alla vita e alla felicità degli animali e si impegna attivamente per la loro cura e protezione, a seconda del grado di sensibilità diventa vegetariano o vegano. Non è possibile saltare da un gradino all'altro della scala Gunasthana, affinchè ci sia autentica trasformazione interiore è necessario che accadano degli avvenimenti che ci facciano maturare, senza di essi non è possibile che avvenga una crescita effettiva, occorre superare tutte le tappe. Possiamo imporci di non mangiare gli animali per sentirci di trovarci al 5° stadio, ma se la nostra scelta non passa attraverso la via del cuore e non abbiamo compreso per davvero che gli animali hanno il nostro stesso diritto di vivere e di essere trattati con dignità come per gli umani e non siamo veramente compassionevoli alla loro sofferenza, non ci eleveremo spiritualmente nemmeno di un millimetro. Nulla sfugge alle leggi naturali che regolano la consapevolezza in un processo di onesta crescita della coscienza. Il laico può arrivare fino a questo stadio, poi deve proseguire facendosi monaco. Dal 5° livello l'anima raggiunge la liberazione in tre vite minimo o massimo 15.

 

 

6° guna - Pramat virakt l'osservanza dei voti senza la costante vigilanza

 

Chi osserva i voti maggiori possiede tutte le qualità virtuose e la buona condotta, ma spesso mostra negligenza in modo manifesto o non manifesto, avendo quindi una condotta un po' difettosa, è chiamato pramattasamyata, cioè colui che ha <un'osservazione dei voti senza la costante vigilanza>.

Saman Suttam

Questo stato è l'inizio del percorso della vita del mendicante verso la via della divinità. In questa fase il fedele segue virtuosamente la vita da monaco e i 5 grandi voti, ma ancora con negligenza, ha il controllo sulla sua mente, ma non sul suo inconscio.

 

7° guna - apramat viratk la vigilante osservanza dei voti

 

L'uomo saggio che osserva tutti i voti maggiori, la cui negligenza è del tutto sparita, che rimane assorto nella meditazione, ma che non ha cominciato né a dominare né ad annientare i suoi karma illusori, viene chiamato apramattasamyata, cioè colui che ha una <vigilante osservanza dei voti> Saman Suttam

Dal 6° guna il ricercatore si evolve ulteriormente ed entra al 7° guna. Egli ha padronanza di sé, riconosce la mente come uno strumento e domina i suoi meccanismi. E'constantemente vigile sia nella coscienza e sia nel subconscio, diventa una sola cosa con il momento presente ed è consapevole ad ogni suo pensiero, parola ed azione, la sua stessa vita diventa una meditazione traboccante di luce. Ma non è ancora in grado di annientare i karma frutto delle sue azioni passate delle vite precedenti che quando mature si presentano producendo i loro effetti, possono ostacolare le pratiche spirituali e il progresso.

Dal 7° livello l'anima raggiunge la liberazione in questa vita o nelle prossime 3 vite.

Questi due stati di coscienza sono raggiunti da chi segue la via monastica, ma non è una regola ferrea, in alcuni eccezioni se l'anima avrà raggiunto la giusta maturità spirituale è possibile realizzarli anche dal praticante laico come è descritto dal sutra 298 Saman Suttam,

 

Per quanto riguarda la condotta, in qualche caso i laici sono superiori a certi monaci. Ma, nel loro insieme, i monaci sono superiori ai laici Saman Suttam

 

8° guna - apurvakarana un eccezionale stato di beatitudine mai sperimentato prima

 

Nell'ottavo stadio dello sviluppo spirituale, l'anima sprimenta un eccezionale e constantemente mutevole stato mentale di beatitudine che non aveva mai sperimentato prima; questo stadio viene chiamato apurvakarana"

In questa tappa l'anima vivrà una condizione esistenziale che cambierà per sempre la sua vita. Diventerà un precettore spirituale e inonderà luce nel mondo, sperimenterà l'esperienza dell'estasi mai vissuta in tutte le sue precedenti vite. Seppur i suoi stati mentali sono ancora mutevoli, trascende la mente e dimora nella propria calma e nel proprio sé. Può accadergli di vivere manifestazioni psichiche. Dal 8° livello l'anima raggiunge la liberazione in questa vita o nelle prossime 3 vite.

 

9° guna - anvrttikarna la costante concentrazione, cioè la meditazione

 

Sono chiamate anivertin o anivrttikarana quelle anime che occupano il nono stadio dello sviluppo spirituale; esse godono di un constante stato mentale di beatitudine e bruciano la foresta dei karma con il fuoro di una meditazione veramente pura.

Il monaco in questa fase è in uno stato mentale di beatitudine. Le sue esperienze spirituali sono nuove e sempre più profonde, si stabilizzano in se stesse. L'anima si destruttura e abbandona qualsiasi dogma, cessa qualsiasi identificazione, abbandona ogni tipo di condizionamento inculcatogli dalla società. Vive un puro stato d'animo meditativo della non - mente in cui c'è una concentrazione constante nello spirito e unione con la totalità. Brucia i karma delle vite precedenti. Dal 9° livello l'anima raggiunge la liberazione in questa vita o nelle prossime 3 vite.

 

10° guna - suksham sampray un lieve attaccamento

 

Come il fiore kusumbha ha una leggera sfumatura di rosso, così il monaco che ha raggiunto il decimo stadio dello sviluppo spirituale possiede ancora internamente una leggera sfumatura di attaccamento. Perciò questo livello viene chiamato suksma kasaya o suksma samparaya, cioè lo stadio di un <lieve attaccamento>" Saman Suttam 559

In questo stadio il monaco ha estinto quasi completamente tutti gli attaccamenti. Dal 10° livello l'anima raggiunge la liberazione in questa vita o nelle prossime 3 vite.

 

 

11° - guna - upshant MOH il dominio delle illusioni

 

Come l'acqua in cui sia stato mescolato il frutto kataka o come l'acqua di uno stagno i cui sedimenti in autunno si siano posati sul fondo, così la persona nella quale tutti i karma passionali sono acquietati si chiama upasanta-kasaya, cioè <colui che ha dominato le illusioni>. 560 Saman Suttam

Questo è lo stato di coscienza che seppur ancora imperfetto il monaco diventa un maestro illuminato e sbarca per la strada verso la liberazione. Ha vinto il dominio sulla mente ed è imperturbabile, il suo cuore è colmo di compassione verso ogni forma vivente e l'animo si sta permeando di totale purezza. Dal 11° livello l'anima raggiunge la liberazione in questa vita o nelle prossime 3 vite.

 

12° - kshin MOH la distruzione delle illusioni

 

Il monaco in cui tutti i karma illusori sono annientati e la cui mente è pura come l'acqua messa in un vaso di cristallo, viene chiamato ksinamoha, cioè che ha distrutto le illusioni grazie a un'anima perfetta e libera da tutti gli attaccamenti>. Saman Suttam 561

Il monaco senza possedimenti e desideri è salito su tutti i gradini della scala della perfezione e non può mai più regredire, la mente è trascesa e ha estinto tutte le impurità, raggiunge la divinità, diventa un illuminato. Ha rotto i vincoli con tutto ciò che lega una persona al mondo. L'anima raggiunge liberazione in questa vita

 

13°- Sayogi keveli jin l'onniscenza con svolgimento di attività

 

Nelle eterne scritture sacre, il monaco che ha distrutto l'oscurità della propria ignoranza con i raggi del sole dell'Onniscenza, che ha ottenuto la conoscenza dell'anima suprema grazie all'aquisizione dei nove poteri straordinari e che possiede le conoscenze di tipo determinato e di tipo indeterminato che non richiedono l'aiuto di strumenti esterni né dei sensi si chiama sayogi kevalin. In questo stadio, pure essendo kevalin (onniscente), egli utilizza ancora attività mentali, verbali e corporali. 562, 563 Saman Suttam

 

Il santo approda al 13° stadio di anima suprema, diventa un Arihant colui che ha distrutto i nemici interiori (rabbia, inganno, egoismo, violenza, avidità,) e ha raggiunto l'onniscenza. Questo stato insorge al disfacimento totale dei 4 karma distruttivi (Ghati Karma) che oscurano la conoscenza e la percezione e generano illusione e ostruzione. Ora l'anima si esprime al massimo della sua autenticità e purezza. Egli vive ancora nel mondo terreno, ha estinto tutto il karma nocivo ma non quello buono, tuttavia non può attrarre più karma dannoso. L'anima raggiunge la liberazione in questa vita

 

14°- ayogi keveli jin l'onniscenza senza svolgimento di attività

 

Chi giunge poi allo stadio chiamato sailesi , cioè il livello della libertà assoluta da qualsiasi attività, in cui tutta l'affluenza karmica è stata frrmata, ed è libero dalla sporcizia del karma, si chiama kevalin, privo di attività. Saman Suttam 564

Arrivati alla cima spirituale l'anima è perfetta, onniscente chiamata jina- vittorioso spirituale, vincendo se stessa si libera dalle passioni, desideri e per sempre dalla morte!. Essendo distrutti tutti i karma sia quelli brutti che buoni cessano tutte le azioni. Egli possiede tutte le virtù supreme; la conoscenza assoluta, la beatitudine assoluta, la potenzialità assoluta, la visione assoluta, l'assenza di forma, l'esistenza e l'estenzione. L'anima al termine della durata della vita umana abbandona definitivamente il corpo fisico e il legame che li ha uniti nelle infinite rinascite si dissolve spezzando per sempre la catena che lo intrappolava al mando liberando per sempre la propria anima dalla sofferenza e da tutti i piani esistenziali. Dopo pochi attimi il puro spirito viaggia verso la suprema dimora (Shiddhalala) la vetta più alta dell'universo, vive con le altre anime liberate in stato di beatitudine e pace eterna.

 

Non è possibile a parole descrivere lo stato di liberazione, perché trascende qualsiasi espressione verbale. Non è neanche possibile comprenderlo, poiché in esso non c'è più ragionamento mentale. Lo stato di liberazione trascende tutte le determinazioni e tutte le alternative. In esso non si prova orgoglio per essere privi di tutti i difetti della mente. E non si prova malinconia grazie alla trascendenza del piacere e del dolore. Saman Suttam 616

 

 Azione e inazione

 

L'arresto del nuovo karma avviene con la cessazione dell'azione, ma per quasi tutto il cammino evolutivo dei 14 livelli spirituali si agisce virtuosamente per progredire e portare in alto lo spirito. Solo nel penultimo gradino della sommità della scala, nella seconda fase della condizione di Arihat in cui è raggiunta l'onniscenza non rimane più nulla da praticare poiché l'onnisciente essendo nella sua più alta evoluzione ha vissuto tutto ciò che doveva vivere ed è in procinto di abbandonare definitivamente il mondo. Tutti i Tirthankara erano messaggeri attivi della non violenza- ahimsa, senza mettere in atto la non violenza nessuno può ottenere la liberazione, per questo è ovvio che essa viene praticata anche attraverso l'azione, tuttavia la suprema non violenza può essere vissuta solo nelle fasi ultime del Gunasthana in un agire spirituale puro in cui non c'è più nessun legame verso l'esteriorità, quando l'ego e le identificazioni con "io sono colui che agisce e che fa del bene" ha cessato anch'esso di esistere allora si ha raggiunto la più alta fase di Ahimsa in cui non esiste più nulla se non l'esperienza dell'anima pura.

 

 15 modi per raggiungere la liberazione

 

Non esistono dei confini stabiliti per l'ottenimento del nirvana, esso è determinato solo dalle capacità individuali. Lo stato di Arihant (onniscente) è condizione essenziale affinchè una persona possa liberarsi in cui elimina i 4 Ghati (karma distruttivo) ed entro la fine della sua esitenza distrugge gli altri quattro Aghati (karma non distruttivo). Non si raggiunge la liberazione solo se si è Tirthankara, essa può avvenire in quindici modi diversi denominati 'Jin Siddha, Ajin Siddha, Tirth Siddha, Arirth Siddha, Gruhasthaling Siddha, Anyaling Siddha, Svaling Siddha, Purushling Siddha, Striling Siddha, Napusankling Siddha, Pratyek Siddha, Svayambuddha Siddha, Buddha Bodhit Siddha, Ek Siddha, Anek Siddha'.

 

Alcune di queste condizioni sono: Striling Siddha: la donna che raggiungere la liberazione come Chandanbala, Mrugavatiji ecc (secondo la corrente Svetambara), Anyaling Siddha qualsiasi asceta osservando il codice di giusta condotta, di giusta fede di giusta conoscenza come Vallakchiri; Napusankling Siddha una persona con genere neutro che raggiungere il nirvana come Gangeyamuni; Gruhasthaling Siddha queste sono le persone che esternamente vivono come una persona comune sia nella società che nella famiglia, ma hanno uno stato di coscienza totalmente distaccato senza alcun attaccamento e odio per le cose che accadono intorno a loro, a mano a mano che progrediscono spiritualmente distruggono i Ghati karma e diventano Arihanta, se la loro durata di vita è breve ottengono la liberazione se più lunga diventano monaci, per esempio come Chakravarti Re Bharat.

 

Le tracce per realizzare il sentiero del Gunasthanak: i tre gioielli.

 

Uscire dal samsara per vivere nell'eterna pace è possibile ed è lo scopo fondamentale del jainismo. Per superare tutte le fasi del Gunasthana bisogna seguire tre tracce chiamati i tre gioielli: la retta fede, la retta conoscenza e la retta condotta. E' possibile raggiungere la divinità solo quando tutte e tre sono pienamente realizzati. Ognuna è parte complementare dell'altra come gli elementi di un albero che, dalle radici sotto terra attraverso il fusto e sino alle foglie più alte, sono funzionali l'uno con l'altro.

 

La fede

 

Avere retta fede significa per prima cosa credere nell'esistenza dell'anima, nelle scritture e in tutta la dottrina. Chi ha fede dimostra saldezza nei principi, concentra i suoi pensieri sull'anima e non viene toccato dagli accadimenti. Nutre amore e fervore verso i suoi modelli spirituali religiosi. Non ha paura, non prova insicurezza, ha fermezza, coraggio e non si aspetta nessuna ricompensa, né lode. Egli è umile e la fede è la forza del suo spirito, è colmo di compassione verso tutti gli esseri viventi.

 

La conoscenza

 

La retta conoscenza significa conoscere i testi sacri, i precetti come la non violenza, che insegnano il discernimento e la via che conduce alla suprema felicità. Tali conoscenze se studiate e meditate con forte dedizione fortificano la fede, l'autocontrollo, la disciplina e le pratiche spirituali; sviluppano una sconfinata forza interiore che conduce senza esitazione ad una vita di purezza. E' il gioiello della conoscenza della natura dell'anima che aiuta a purificarla e a capire la verità. Solo attraverso la conoscenza è possibile sviluppare consapevolezza ed annientare l'ignoranza metafisica che ci fa vivere con il velo delle illusioni, tutto ciò che è legame con la materia e con ciò che è impermanente perde importanza, il praticante si prefigge onorandoli traguardi nobili rafforzando sentimenti di uguaglianza tra tutti gli esseri viventi. Solo attraverso la conoscenza della propria essenza pura è possibile non essere più schiavo della materia e del karma.

 

 La condotta

 

La fede e la conoscenza vanno vissute dal punto di vista pratico per mezzo della retta condotta, sia nel vivere uno stile di vita rigorosamente virtuoso con il rispetto di tutti i voti come quello di praticare l'ascesi, seguire una alimentazione che non derivi dalla violenza, recarsi in un posto silenzioso in cui meditare, essere costantemente vigili e prudenti e esarcitare l'autocontrollo della mente, della parola e della azione evitando tutte le azioni che danneggiano il prossimo e il proprio cammino. La condotta interiore è accompagnata dalla contemplazione del proprio sè supremo, come la purezza di pensiero, l'equanimità, la tolleranza, e la libertà da tutti gli attaccamenti e sentimenti negativi.

 

Senza la retta fede non può esserci la retta conoscenza; senza la retta conoscenza non può esserci la retta condotta; senza la retta condotta non può esserci la liberazione dai karma; senza la liberazione dai karma non può esserci il nirvana (la salvezza). Saman Suttam 211

 

Certamente, la mia anima è essa stessa la mia retta conoscenza, la mia retta fede, la mia retta condotta, la mia rinuncia alle azioni malvagie, il mio autocontrollo e la mia meditazione" Saman Suttam 218