Bhagvan Mahavira E I SUOI INSEGNAMENTI

Il grande Eroe spirituale


Il Jainismo è una delle religioni più antiche del mondo e non ci è possibile risalire ai fatti storici delle origini. Sappiamo con ragionevole certezza che la sua diffusione è avvenuta oltre 2.500 anni fa per mezzo di Mahavira, uno dei più grandi rivoluzionari spirituali che il mondo abbia mai conosciuto. Fu il maestro dalla grande forza morale che insegnò l'uguaglianza tra tutte le specie di esseri viventi e l'esempio ineccepibile di uno stile di vita etico. In tempi antichi Mahavira e tutti gli asceti Jain erano conosciuti come Nigantha Nataputta che significa 'colui che è senza vincoli'. Il Primo Jina fu Rishabha, ma le vite dei primi Tirthankara sono sconosciute alla storia, tuttavia Parshvanatha il 23° Tirthankara si avvicina più ai tempi storici ed ha vissuto 250 anni prima della nascita di Mahavira. Per questo Mahavira non fu il creatore del Jainismo, ma il 24° ed ultimo Tirthankara. Mise insieme in forma organizzata tutti gli insegnamenti dei ventitre predecessori, li rinvigorì e diffuse in tutta l'India. Fu il fondatore e la guida spirituale di un ordine monastico esemplare, esistente ancora oggi, composto all'epoca da 36.000 monache, 14.000 monaci e moltissimi laici e laiche. "La verità fondamentale del Jainismo è che non può avere un fondatore, strettamente parlando, perchè è la natura eterna ed essenziale dell'esistenza. I Jina possono essere paragonati a scienziati che scoprono qualcosa sull'universo e poi insegnano ad altri la conoscenza che hanno scoperto. Come la verità oggettiva dell'universo, il Jainismo davvero non ha 'storia'. Quando noi parliamo della storia del Jainismo noi stiamo, dal punto di vista jainista, parlando della storia di questa verità come insegnata da Mahavira e i suoi seguaci – così come i suoi predecessori durante il tempo cosmico. La storia del Jainsimo, in questo senso, è la storia dell'universo". (tratto dal testo Jainism di Jeffery D Long). Tutti gli Onniscenti così come Jina Mahavira hanno comunicato la stessa verità attraverso la continua dinamica della rinascita.

 

Mahavira era un principe, il padre si chiamava Siddhartha ed era un re e la madre Trishala apparteneva a una famiglia nobile, entrambi i suoi genitori erano seguaci del Jina Parshvanatha. Aveva un fratello maggiore di nome Nandivardhan e una sorella di nome Sudarshana. Secondo gli Svetambara la nascita di Mahavira fu il 13 Aprile del 599 a.C. a Kundagrama è morì nel 527 a.C. nella città di Pava, villaggio di Pavapur nello Stato del Bihar in India ed è celebrato dai Jainisti come Mahavir Janma Kalyanak. Mentre secondo il testo Uttarapurana dei Digambara Mahavira nacque a Kundalpur nel Regno dei Videha e abbandonò il corpo nel 510 a.C. Ma queste date rimangono ancora dubbie. Mahavira ebbe 27 rinascite prima della sua nascita nel VI secolo. In realtà il nome dato dai genitori è Vardhamana che significa 'prosperità', ma successivamente, a seguito di un episodio vissuto da bambino, fu chiamato a titolo di rispetto Mahavira, che vuol dire grande eroe e anima coraggiosa: mentre giocava in un campo con altri bambini, i quali erano in preda alla paura per la presenza di un imponente serpente, dimostrò forte coraggio e con serenità lo prese tra le mani e, delicatamente e amorevolmente, lo appoggiò tra l'erba e gli alberi. Fin dall'infanzia in numerose vicende non dimostrò soltanto di avere molto coraggio, ma anche grande intelligenza e più conoscenza degli insegnanti di scuola. Spiccava fortemente il carattere generoso, affettuoso e compassionevole, era un ragazzo disciplinato, conduceva una vita diversa dai suoi coetanei, non era attratto dalla vita mondana, ma da una vita semplice e umile. Era interessato ai principi del Jainismo e aveva l'intensa aspirazione di rinunciare al mondo per cercare l'eterna felicità nel cammino per la liberazione dell'anima, ma decise di non abbandonare i genitori fin tanto che fossero stati in vita. La tradizione Svetambara dice che Mahavira si sposò con una donna di nome Yashoda e da lei ebbe una figlia che si chiamava Priyadarsana, mentre la setta Digambara afferma che Mahavira non fosse sposato e non avesse figli.

 

La via ascetica

 

All'età di 28/30 anni avvertì fortemente dentro di sé che la vita da ricco e i beni materiali non lo rendevano felice e scelse la via ascetica. Lasciò le proprietà e l'agiatezza fatta di privilegi e donò tutte le sue ricchezze ai poveri, si strappò i capelli lunghi con le mani come simbolo di rinuncia e divenne monaco senza dimora, si tolse tutti i vestiti pronunciando Namo Siddhanam - mi inchino alle anime liberate. Iniziò a camminare verso le foreste, si ritirò in Jnatrkhanda, entrando in stretto contatto costante con la natura e tutti gli esseri viventi, animali, alberi e piante. Condusse una vita austera fatta di pratiche ascetiche e severi digiuni, assorbito in se stesso sotto l'albero di Ashoka fece profonde meditazioni. Si procurò cibo elemosinando, per 12 anni andò a piedi nudi per le varie città e paesi dell'India a insegnare i principi Jainisti e il sentimento di profondo rispetto verso ogni essere vivente.

 

Visse rigorosamente come un'anima umana perfetta rispettando l'ambiente e seguendo attentamente i cinque grandi voti; cercò di non danneggiare nessun essere umano, animale e pianta. Disse sempre la verità e visse con onestà, non prese nulla che non gli fosse appartenuto e utilizzava le risorse con parsimonia. Era casto e non possedeva nessun bene terreno fino a praticare la nudità; mangiava solo la giusta quantità di cibo che gli permetteva di sopravivere; era aperto ad accogliere e considerare gli altri punti di vista. Con umiltà, pazienza e compassione sopportò tutti gli attacchi da parte di animali selvatici e gli insetti, dalle aggressioni di persone malvagie e i disagi della nudità, della fame, della sete, del freddo e del caldo ed era l'espressione interiore e dell'autocontrollo di un'anima forte che combatteva per spezzare il legame dal corpo e dalla mente e raggiungere la libertà spirituale.

Dotato di un controllo esemplare sui propri sensi durante questi anni mentre rispettava la penitenza. Praticò lunghi digiuni e visse la maggior parte di questi anni in stato contemplativo per distruggere all'interno di sé tutti i sentimenti negativi e attaccamenti. Insegnava a proteggere e soccorrere tutti gli esseri viventi, quindi anche a fermare le macellazioni degli animali e aiutarli qualora, in qualsiasi momento, si fossero trovati in difficoltà. Le pratiche di penitenza comprendevano: la meditazione e castità ininterrotta e l'osservanza più scrupolosa delle regole riguardanti il mangiare e il bere. Meditava giorno e notte indisturbato, realizzò l'unicità, alloggiando in boschi, luoghi deserti, capanni o ai piedi di un albero, dovunque fosse disponibile un riparo. Mentre meditava si concentrava, era libero dal peccato e dal desiderio, non attaccato a suoni o colori e non agiva mai incurantemente. Avversava le impressioni dei sensi, parlava pochissimo ed era sempre calmo”.

 

Nel testo sacro Kalpasutra degli Svetambara (spiegazione sul digiuno, il percorso) è scritto che negli anni avrebbe effettuato questi digiuni:

 

229 volte ha mangiato solo un pasto al giorno

72 volte ha digiunato quindici giorni

ha digiunato 1 mese dodici volte

ha digiunato 1 mese e mezzo due volte

ha digiunato 2 mesi sei volte

ha digiunato 2 mesi e mezzo due 2 volte

ha digiunato per 3 mesi due volte

ha digiunato 4 mesi quattro volte

ha digiunato 6 mesi una volta

 

a volte non beveva per mezzo mese o anche per un mese o per più di due mesi o anche sei mesi.

 

 

Il raggiungimento dell’Onniscienza

 

Era il decimo giorno della metà luminosa del mese di Vaishakh (mese di Aprile, in India inizio estate). Dodici anni, cinque mesi e quindici giorni erano trascorsi dall'inizio delle pratiche spirituali di Mahavira, a quel tempo aveva 42 anni. Sedeva in meditazione sotto un albero di Shala in un giardino sul retro del fiume Rijuvaluka (l’attuale Barakar) su entrambi i piedi con le ginocchia che gli toccavano il petto, si sentiva calmo anche sotto il caldo sole estivo. Concentrando tutte le sue energie fisiche, mentali e spirituali, era immerso nella meditazione profonda e pura (Shukla dhyana). A poco a poco il sole tramontava a ovest e in lui sorgeva il sole dell'Onniscienza. Divenne Onnisciente, o Arihanta; un Jina, vittorioso sull’attaccamento e avversione. "Secondo i Jaina l'Onniscenza caratterizza l'illuminazione..." " L'illuminazione, anzi, è definita con chiarezza come conoscenza e visione trascendenti che danno accesso diretto e simultaneo a tutte le forme di realtà nell'Universo, in ogni dimensione spaziale e temporale". (Tratto dal testo Il Jainismo diPaul Dundas"). Conosceva e vedeva tutte le condizioni dei mondi, degli esseri celesti, uomini, animali e infernali; da dove erano venuti, nati come uomini o animali, conosceva le idee, i pensieri della loro mente, il cibo, i desideri, le azioni di tutti i viventi nel mondo intero. Dopo il suo primo discorso ha cambiato il cuore di molti ascoltatori ed anche di molti re.

 

Gli anni dopo

 

"Il Signore Mahavira dedicò la sua vita alla predicazione della verità eterna che aveva realizzato attraverso la conoscenza assoluta. Era circondato da una vasta comunità di monaci e laici, viaggiava a piedi nudi e incontrava persone di ogni estrazione sociale che venivano ad ascoltare i suoi discorsi. Ha tenuto discorsi nella lingua locale Ardhamagadhi, non nel classico sanscrito in modo che tutte le persone potessero capirlo”.

 

Il Discorso Finale

 

Jina Mahavira ha iniziato il suo ultimo discorso a Pavapuri. Il mondo era illuminato dalle parole di saggezza che emanavano dalle sue labbra. L'ultimo sermone è chiamato come Uttarädhyayan Sutra, fu il più lungo della sua vita e durò 48 ore”.

 

Nirvana di Mahavira

 

In 30 anni Mahavira insegnò il principio della Nonviolenza a milioni di persone e si convertirono al Jainismo migliaia di monache e monaci da tutta L'India. Jina Mahavira raggiunge la liberazione - moksha a Pavapuri all'età di 72 anni e quattro mesi nel 527 a.C.

Assunse una postura particolare per la sua ultima meditazione conosciuta come la posizione di Samparyanka ('Sukla-dhyana' cioè meditazione pura) e iniziò lo 'Yoga-nirodha', cioè il ritirare le attività della sua mente, parola e corpo.
Era nelle prime ore del quindicesimo giorno del buio, quindicina del mese di Kartika della notte di luna nuova; mentre era immerso in profonda meditazione, trascendendo il ciclo errante di nascita e morte, questo eroe dello spirito raggiunse lo stato del Nirvana e divenne un Siddha, un'anima liberata.
Distrusse i restanti quattro tipi di karma non distruttivi. E così, con tutti gli otto karma completamente annientati, la sua anima si librò in alto e raggiunse la scia di Loka (universo), si recò nella dimora permanente dei Siddha per non tornare più.
“Il giorno in cui il Signore Mahavira raggiunse il Nirvana, il suo principale discepolo Indrabhuti Gautama ottenne l'Onniscienza, la conoscenza assoluta.
A quel tempo la sua età era di 80 anni e per 30 anni non riuscì ad ottenerla a causa dell'estremo attaccamento verso il Signore Mahavira. Comprendendo il fatto che tutto è transitorio e contemplando profondamente l'unicità dell'anima, acquisì l'onniscienza e divenne Arihanta”.

 

Luci per Mahavira - Festa del Diwali

 

Poco prima dell'ora di mezzanotte, quando Bhagvan Mahavira raggiunse il Nirvana, (Moksha) per alcuni istanti, il mondo intero fu avvolto dalle tenebre. Gli dei disperdevano l'oscurità con l'aiuto di gemme, e gli umani accesero le lampade per dare l'ultimo sguardo al loro salvatore. "E in quella notte durante la quale il venerabile asceta Mahavira raggiunse la liberazione, i 18 re confederati di Kasi e Kosala, (i nove Mallas e i nove Lichhavis) istituirono un'illuminazione con l’accensione delle lampade.

Si dice che il festival moderno del Divali sia nato da questo grande avvenimento.
Diwali o Dipavali significa
fila di lampade. Si riferisce all'illuminazione che si tiene ogni anno in India per il festival Diwali. Da quel momento i Jainisti (India) lo celebrano per adorare il Jinendra (cioè Jina Mahavira) in occasione del suo nirvana. Nell'antichità la parola di riferimento era Dipalikaya si traduce approssimativamente come "luce che lascia il corpo".

Proprio come una lampada ha bisogno di ossigeno per continuare a bruciare, le nostre lampade interne hanno bisogno di uno sforzo personale e di una risoluzione per raggiungere la pace interiore e la felicità”. Celebriamo questa occasione con le luci e sentiamo l'assenza di quella luce illuminata che ci ha lasciato il 15 ottobre 527 a.C.: Jina Mahavira, un grande guerriero che distrusse l'ira, l'inganno, l'orgoglio e l'ego. Questi sono i nostri nemici permanenti, sempre presenti con noi. Colui che distrugge questi nemici è Mahavira. Le parole non sono in grado di descrivere la bellezza di Mahavira. Il suo splendore, la sua conoscenza, la sua forza, la sua compassione, la sua pace interiore erano infiniti.

 

Dopo il Nirvana di Mahavira, la responsabilità per l’ordine religioso fu affidata al suo discepolo Arya Sudharmaswami. Dopo Arya Sudharmaswami l'ordine fu guidato dal suo discepolo Arya Jambuswami e il suo Nirvana (406 prima Vikram) fu l’ultimo della tradizione degli Onniscienti.

Un'anima liberata abita in Siddhashila con fede infinita, conoscenza infinita e perfezione infinita. Secondo il testo Jain Puruşārthasiddhyupāya:

 

Avendo raggiunto l'obiettivo finale, conoscendo tutto ciò che deve essere conosciuto e godendo della beatitudine eterna e suprema, l'Onnisciente, l'anima fulgente, riposa permanentemente nello Stato più alto (di liberazione)”

Importanti insegnamenti di Mahavira

 

Bhagvan Mahavira ha insegnato che dall'eternità ogni anima è schiava di atomi karmici (particelle minuscole di materia invisibili che sono accumulate da azioni buone o cattive. In uno stato di delusione Karmica, l'essere vivente, intrappolato nell'esistenza terrena, cerca la felicità temporanea in oggetti esterni e accumula così più karma. Mahavira ha sottolineato l'auto realizzazione e la conoscenza della differenza tra l'anima-sé e la materia per liberarsi dell'afflusso del nuovo karma e per eliminare quello precedentemente acquisito per liberare l'io dal ciclo di nascita e morte. Il Signor Mahavira ha insegnato la necessità delle Triple Gemme (Giusta Conoscenza, Giusta Fede e Giusta Condotta) per ottenere la liberazione.

 

 

Alcuni rilevanti contributi di Mahavira nella società

 

 

Dopo la sua illuminazione Mahavira dedicò trent'anni della sua vita al benessere del mondo portando importanti cambiamenti nella società. Durante questo periodo ha rivoluzionato il pensiero umano e ha infranto molte usanze e dogmi tradizionali da lungo tempo osservati.

Alcuni di essi:

 

Per gli asceti della sua scuola che perseguono la via del distacco con l'aiuto della disciplina, della penitenza, canto e meditazione, ha anche prescritto l'indulgenza regolare nelle attività di assistenza sociale.

Abolì la tradizione ormai consolidata di non permettere alle donne in generale e a uomini e donne delle caste più basse il diritto allo studio e alla partecipazione ai rituali religiosi.

 

Fu così coraggioso e saggio da iniziare allo studio religioso e filosofico persone di tutti i ceti sociali. Fornì uguali diritti allo studio per tutti. Con successo eliminò il sistema delle caste in tutte le aree in cui il Suo pensiero si diffuse.

 

Sotto la Sua influenza, lo status normale basato sulle caste, il benessere, la ricchezza e la potenza fu sostituito da un altro basato su valori etici e morali.

 

Parlò alle persone con la lingua comune e non utilizzò il sanscrito, il linguaggio degli istruiti e delle classi più elevate. I Suoi seguaci provenivano da tutte le classi sociali ed erano sia uomini che donne, con larga presenza di queste ultime; ancora oggi, l’ordine monastico Jainista è formato prevalentemente da monache, le quali sono generalmente insegnanti.

 

Intorno al 1133 il regno di Kumarpal, Re del Gujarat, Stato dell’India occidentale, fu largamente influenzato dal grande maestro Jain Acharya Hemchandra, seguace di Mahavira. Il Re era così ispirato dai Suoi insegnamentil/sull’Ahimsa e la Compassione che aveva introdotto nell’intero Stato il divieto di uccidere gli animali per cibo, per sport, per divertimento” (cit. Claudia Pastorino da Introduzione all’edizione italiana del libro L’essenza del Jainismo di Virchand Gandhi).

 

 

L'amore universale, l'uguaglianza tra gli esseri viventi

 

Mahavira riteneva che gli esseri viventi di qualsiasi specie, seppur di diversa evoluzione in quanto a grado di coscienza, dimensione e forma, sono tutti uguali e hanno un'anima; nessuno è superiore o inferiore. Così le gerarchie di potere divino non trovano spazio in questa religione. La regola è Vivi e lasci vivere, ma anche Vivi e ama, Servirsi l'un con l'altro. Tutti amano vivere, provano sentimenti di dolore e felicità, hanno attaccamento alla vita, a nessuno piace soffrire che sia un essere umano, animale o pianta. Per questo è giusto non discriminare, essere rispettosi e compassionevoli, sforzarsi costantemente di non danneggiare nessuna forma di vita; aver cura di tutta l'esistenza e provare empatia per ogni creatura anche per la più umile come quella di un insetto esattamente come l'abbiamo per noi stessi. Si dovrebbe approcciarsi agli altri con gentilezza e spirito equanime, non farsi condizionare dalla simpatia o antipatia. Bisogna proteggere e prendere il meno possibile dal mondo naturale avendone riguardo, vivere in armonia con la natura e distribuire equamente le ricchezze.

 

Mahavira predicava che la Nonviolenza è 'La suprema religione in sancrito Ahimsa Parmo Dharma'

 

I suoi precetti sulla Nonviolenza
  • Non ferire, abusare, opprimere, schiavizzare, insultare, tormentare,

torturare o uccidere qualsiasi creatura o essere vivente.

 

  • Uccidere un essere vivente è come uccidere se stessi; provare compassione per un essere vivente è come provarla per se stessi. Chi desidera il proprio bene, dovrebbe evitare di causare qualsiasi danno a un essere vivente.

 

  • L'essere vivente che vorresti uccidere è uguale a te stesso; l'essere vivente che vorresti sottomettere è uguale a te stesso.

 

  • In ogni caso, non si dovrebbero mai uccidere nè consapevolmente nè inconsapevolmente gli altri esseri viventi - mobili o immobili - di questo mondo, nè si dovrebbe permettere ad altri di ucciderli.

 

  • Come il dolore non piace a te così non piace agli altri. Conoscendo questo principio di uguaglianza, tratta sempre gli altri con rispetto e compassione.

     

Oltre al divieto di tortura e uccisione di animali, Mahavira era contro il loro abuso, proibì sia di andare a cavallo degli animali e sia di guidare i carri trainati da essi, non c'era nessuna giustificazione per gli esseri umani di sfruttarli, dal momento che avevano perfettamente buone gambe per camminare da soli. A nessuno umano piacerebbe che qualcuno si mettesse sopra la propria schiena, che lo trattasse senza rispetto e lo comandasse come fosse una macchina, uno schiavo.

Tuttavia il Jainismo non è per i codardi, Mahavira accettava l’uso della forza da parte dei laici ad una sola ed unica eccezione: nel caso estremo di legittima difesa qualora non esistesse nessuna altra possibilità di fuga e salvezza in caso di attacco e pericolo di vita per la protezione di se stessi e altri indifesi, della propria famiglia, del villaggio o della nazione. Tutto questo, però, cercando di minimizzare al massimo la violenza mantenendo sempre l'intenzione di trovare, se possibile, una soluzione alternativa per evitare di uccidere o ferire. La Nonviolenza jainista viene messa in pratica attraverso una serie di norme etiche comportamentali distinte in pensiero, parola e azione. Ne andremo a conoscere alcune da vicino quando parleremo di come vivono i monaci e laici Jainisti.

Mahavira disse che bisogna essere e vivere senza danneggiare, assolutamente innocui, non solo per se stessi e gli altri, ma per tutte le forme di vita, dai mammiferi più grandi ai più piccoli insetti.

 

 

Parasparopagraho Jīvānām

 

L'interdipendenza

Il noto giurista indiano e leader Jain, L. M. Singhvi nella sua famosa "Dichiarazione Jain

della natura”, nota:

 

Jina Māhavīra proclamò una verità profonda per tutti i tempi a venire quando disse:

 

"Colui che trascura l'esistenza di terra, aria, fuoco, acqua e vegetazione trascura la propria esistenza che è intrecciata con loro."

 

La cosmologia Jain riconosce il fenomeno naturale fondamentale di simbiosi o dipendenza reciproca, che costituisce la base della scienza moderna dell'ecologia. È importante ricordare che il termine ‘ecologia’ è stato coniato nella seconda metà del diciannovesimo secolo dalla parola greca oikos, che significa ‘casa’, un luogo a cui si ritorna. L'ecologia è il ramo della biologia che si occupa delle relazioni degli organismi con i loro dintorni e con altri organismi. L'antico aforisma scritturale dei Jain Parasparopagraho Jīvānām - ‘Tutta la vita è vincolata insieme dal mutuo sostegno e dall'interdipendenza’ o ‘le anime si fanno servizio l’uno all’altro’, è piacevolmente contemporanea nella sua premessa e prospettiva. Definisce lo scopo dell'ecologia moderna estendendolo ulteriormente a una ‘casa’ più spaziosa. Significa che tutti gli aspetti della natura si uniscono e sono legati in una relazione fisica e metafisica. La vita è vista come un dono di solidarietà, accoglienza e assistenza in un universo brulicante di elementi costitutivi interdipendenti.


L'indipendenza dell'anima

 

Come detto inizialmente, gli insegnamenti di Mahavira appartenevano alla tradizione antica Shraman, pre-vedica. Non credeva nella teoria della creazione e nel Dio potente che governa il mondo attraverso la persona umana, nè che questo porti alla salvezza e che tutti gli esseri viventi solo per mezzo dei propri meriti hanno il potenziale per giungere alla libertà. Era quasi un approccio scientifico. Secondo la sua filosofia, Dio, era lo scopo più alto dell'essere umano e chiunque poteva diventare un Dio distruggendo i suoi karma.

 

Disse:

Invece di scoprire un Dio immaginario, cerca di diventare un Dio, lo stadio più alto dell’anima.

Ci sono anime infinite in questo cosmo e tutte sono indipendenti l'una dall'altra. Nessuno è l'autore della felicità e del dolore dell'altro.

L'anima è influenzata e controllata dal proprio karma, il dolore proviene solo dalle proprie imperfezioni e dal non riconoscimento del proprio Sè. Se lavoriamo col massimo impegno nella giusta direzione possiamo liberarci dalla sofferenza. Nessuno deve percorrere una strada già battuta, ma trovare la propria, ogni essere vivente ha la libertà di migliorarsi e non deve essere privato di questo beneficio, nè limitato e sopraffatto.

 

"Conosci te stesso, sii immerso in te stesso, giungerai alla divinità. Combatti con te stesso, vinci i nemici interiori "Colui che conquista se stesso attraverso se stesso ottiene la felicità".

 

L'anima essendo autonoma, in realtà e di per sè sufficiente a realizzare qualunque cosa voglia, non ha necessità di alcun aiuto di qualsiasi altra anima, può distruggere da sola tutti i karma per raggiungere il grado più alto di purezza. La forza e la consapevolezza l'attinge solo attraverso se stessa, più sarà indipendente e maggiore sarà la sua felicità, anche quando conoscerà l'universo rimarrà indipendente. I guru, i monaci sono importanti e illuminanti per le altre anime in viaggio, ma possono solo direzionare verso la strada giusta e dare indicazioni sul modo corretto di vivere la fede, la conoscenza e la condotta, ma non è detto che ci siano progressi da parte del ricercatore spirituale; la sua anima ha bisogno di compiere sforzi e azioni per ottenere risultati finali e lo può fare solo lei e nessuno altro al suo posto. Tutte le anime hanno diversi tipi di Karma e quindi differenti approcci e direzioni necessarie per la Liberazione.

 

 

Contro le discriminazioni e il sacrificio religioso degli animali.

 

Mahavira lottò contro le discriminazioni di classe, di genere, di razza, di fede religiosa e di casta. Affermò che uomo e donna avevano le stesse potenzialità spirituali e gli stessi diritti e benefici sociali. Affermava che solo il carattere e le azioni determinano il merito e sono più importanti delle etichette esteriori, simboli di nascità o colore della casta. Una delle sue famose citazioni è: Eko Manuss Jaai che significa che tutta l'umanità è una sola. Anche un fuori casta potrebbe unirsi come monaco nell'ordine di Vardhmana Mahavira.

Chandana era una schiava, divenne monaca e infine anche la guida di tutte le monache nello Sangha di Vardhmana Mahavira. Ma non solo, Mahavira era fortemente contro i rituali dei sacrifici degli animali, poichè per mezzo dell'uccisione di un animale compiuto per gratificare e adorare dei e divinità, non solo non si ottiene nessuna grazia o vantaggio di alcun genere, ma viene ostacolata l'evoluzione spirituale e morale raggiunta. Nessuna divinità in quanto tale chiederebbe ai propri fedeli la privazione della vita di esseri viventi in cambio di avanzamento spirituale. Uccidere è la causa del più grande peccato ed essa non può salvare il peccatore.

 

 

Compatibilità del Jainismo e la scienza moderna

 

La predicazione e gli insegnamenti Jainisti sono compatibili con i principi della scienza moderna: fisica, biologia, matematica, chimica, psicologia, astronomia, fisiologia, medicina, ecc. "La teologia del Jainismo è raramente conosciuta per la sua semplicità. Come una dottrina che si occupa di soggetti poliedrici come la metafisica, la cosmologia, l'epistemologia e la divinità, è molto facile perdersi nei minimi dettagli. Poiché il confine tra la nostra religione e le sue applicazioni nel mondo reale diventa meno distinto, è importante fare un passo indietro e apprezzare che mentre il Jainismo è un antico sistema di credenze risalente al VI secolo a.C., abbraccia anche il pluralismo ed è compatibile con la scienza moderna"

A differenza delle grandi religioni del mondo Abrahamico che si è storicamente scontrato con la scienza, anche quando la ragione e la prova empirica li sfidò, il Jainismo accoglie una piattaforma aperta di discussione e di apprendimento.


Jainismo e microbiologia

Mahavira predicava che "tutto nel mondo ha la vita... questo include pietre, sabbia (su di essa), alberi e gli altri elementi della natura."

Una sola goccia d'acqua contiene 1.000 corpi viventi (Jiva).

Anche se queste affermazioni hanno sconcertato molti durante la sua epoca, solo fino al 19° secolo che siamo stati in grado di verificare quanto siano precise. Oggi, sappiamo dei microrganismi, organismi viventi invisibili ad occhio nudo. A causa di questa scoperta notevole, il Jainismo è accreditato dalla comunità scientifica come essere fra le prime religioni che postulano l'esistenza di vita microbiologica invisibile secoli prima dell'invenzione di un microscopio.


Inoltre, la scienza può essere usata per razionalizzare molte pratiche e rituali Jainisti. Per esempio, i comportamenti praticati dagli asceti Jainisti come bollire l’acqua prima del consumo e usando Mopatis per coprire la loro bocca mentre si parla, sono per minimizzare il danno ai microorganismi.

La fondatezza delle credenze Jain attraverso l'avanzamento scientifico illustra l'interdipendenza e la compatibilità tra Jainismo e la scienza, e come possono essere utilizzati in sinergia per comprendere meglio l'universo in cui viviamo.

 

Jainismo e cosmologia

 

Il Jainismo ha esplorato la struttura colossale dell'universo nella sua interezza: la sua forma, dimensione, origine, scopo e funzionamento interno. I testi Jainisti hanno definito meticolosamente gli elementi dell'universo come l’esistenza dei 6 dravyas: spazio (Akasa), tempo (Kala), materia (pudgala), sostanze viventi (Jiva), sostanze non-viventi (Ajiva), mezzo di movimento (Dharma-Tattva) e mezzo di arresto ( Adharma-Tattva). Così come la moderna cosmologia scientifica sostiene che l'universo è governato da leggi naturali universali, il Jainismo ritiene che tutti gli elementi dell'universo siano costanti e siano sempre esistiti.


Prendendo una svolta da ogni religione principale, tranne il Buddismo, il Jainismo non supporta una fede in una divinità creatrice. Invece, cita la teoria del nesso di causalità, in cui una causa ed il relativo effetto sono identici in natura: le azioni che portano un significato morale provocano naturalmente conseguenze. In questo contesto, un'entità immateriale come Dio non può creare un'entità materiale come l'universo. È interessante notare che la posizione Jainista sul non-creazionismo e nesso di causalità sono paralleli alla legge di conservazione della massa, in cui la materia non può essere creata e quindi, la somma della materia totale nell'universo è sempre costante. Piuttosto, il tempo nel Jainismo (Kala dravya) è "senza inizio" ed eterno, ritratto in una ruota cosmica del tempo (Kalachakra) che ruota incessantemente. La condivisione del Jainismo con la cosmologia nel suo scopo di comprendere l'universo dimostra ulteriormente la sua compatibilità con la scienza.


Jainismo ed ecologia

Il Jainismo riconosce il fenomeno naturale dell'equilibrio della vita ed esplora il ruolo degli umani nelle loro interazioni con gli animali e l'ambiente. Nel Jainismo il principio fondamentale della Nonviolenza (Ahimsa) non si estende solo agli umani, ma a tutti i Jiva - anima, compresi gli animali, le piante e l’ambiente. Come esseri umani (Manushya) dotati di cinque sensi e la capacità di perseguire la liberazione spirituale dal ciclo di nascita e morte, il Jainismo sostiene che è un dovere principale degli esseri umani offrire protezione a tutti gli esseri viventi ed è praticato attraverso l’Ahimsa, la dieta Jainista e il benessere degli animali (Jiv Daya). L'Ahimsa può anche essere applicata a una scala più ampia di biologia e ambientalismo conservativo, che mira a proteggere le specie, i loro habitat e i loro ecosistemi dall'estinzione. Questi declini sono stati accelerati da attività umane invasive come la deforestazione, l'espansione agricola e il sovra sfruttamento. Molti credono che la pratica del veganismo su scala globale possa porre fine completamente alla fame nel mondo, a causa della ridistribuzione delle risorse naturali e dell'energia a livelli più sostenibili. La terra, la vegetazione e le risorse utilizzate per nutrire il bestiame possono invece essere utilizzate per rifornire direttamente la popolazione umana, riducendo e portando teoricamente alla fine della fame nel mondo.

 

Jainismo e salute pubblica

Sebbene la pratica Jain del vegetarismo sia motivata spiritualmente, molti studi dimostrano gli eterogenei benefici per la salute del vegetarismo. Studi su larga scala hanno ripetutamente dimostrato una diminuzione dei rischi complessivi di cancro, diabete, malattie cardiovascolari, malattie croniche e altre cause di mortalità per uomini e donne. I benefici sanitari verificabili del vegetarianismo e della meditazione Jainista presentano applicazioni illimitate nella salute pubblica, che mirano a prevenire le malattie, prolungare la vita e promuovere la salute umana. Lo yoga, che risale alle tradizioni indiane pre-vediche, svolge un ruolo essenziale nella spiritualità Jainista.

 

La terza gemma, Samyak Gyana, sottolinea l'esercizio del controllo sui propri desideri interiori, che si ottiene attraverso i voti (Mahavratas) che includono la meditazione, il digiuno e la restrizione di certi movimenti. La meditazione Jainista viene praticata nella forma di Samayika, meditazione Preksha e digiuno, che mira a purificare le proprie emozioni, a permettere di riflettere sull'anima e sulla materia karmica (Bhavana) e alla fine a realizzarsi. Sebbene la meditazione Jainista sia anche motivata spiritualmente, le sue tecniche di meditazione esistenti e storiche presentano molti benefici per la salute, tra cui riduzione dello stress, riduzione del rischio di malattia e miglioramento della salute mentale. Gli esercizi di respirazione strutturata (Pranayama) e le posture specifiche utilizzate durante la meditazione hanno dimostrato di ridurre il dolore lombare, ridurre il rischio di depressione e avere effetti positivi sull'ansia del sonno, sulla qualità della vita e sulla crescita spirituale.

 

Conclusione

Il rapporto tra religione e scienza è stato oggetto di studio sin dall'antichità classica ed è stato deliberato da filosofi, teologi e scienziati. Anche se molti sostengono che i due concetti sono incompatibili, spesso citando avvenimenti storici come l'Inquisizione Cattolica Romana e l'affaire Galileo, come mostrato in questo articolo, le caratteristiche uniche e distintive della dottrina Jainista consentono uno scambio sinergico di idee e possono essere usate per migliorare la comprensione dell'universo in cui viviamo.

Articolo di Sunny Jain (Young Jains of America)

 

I Jainisti affermano che il Jainismo è una religione razionale e scientifica. Uno dei miei amici americani, venuto in India per studiare il Jainismo, osservò cinicamente che tutte le religioni pretendono di essere scientifiche, ma i Jainisti sono piuttosto pre-occupati a dimostrare che il Jainismo è una religione molto scientifica. Quindi è necessario capire come si intende essere scientifici. Non deve necessariamente aderire con il pensiero scientifico attuale. Circa due secoli fa, quasi nessuna delle credenze Jainiste - in particolare l'esistenza di microbi e atomi - concordava con il pensiero scientifico di quel tempo. Solo in seguito la scienza ha potuto convalidare molte di queste credenze.


Naturalmente, ci sono molti concetti
nel Jainismo che potrebbero non viaggiare con il pensiero scientifico attuale. Si può dire che il Jainismo è scientifico nel senso che l'accettabilità dei suoi principi non è basata su alcuna rivelazione divina; piuttosto, i principi sono considerati veri come sono confermati dalla natura della realtà. Sebbene il sistema di pensiero Jain sia spesso definito come rivelato dai Maestri Onniscienti, i pensatori Jain attribuiscono più importanza all'assenza di contraddizione piuttosto che alla rivelazione. Di conseguenza, una dottrina non deve essere in contrasto con gli standard accettati di verità e logica. Coloro che hanno letto testi antichi avrebbero notato che gli autori Jain si sono preoccupati di esaminare le varie opinioni contrastanti, che sono state respinte solo quando sono state ritenute auto-contraddittorie o incoerenti con gli standard accettati di verità e logica.

 

Nell'antica filosofia Jainista gli elementi delle tradizioni scientifiche erano già stabiliti. Lo studio dell'astronomia (stelle, pianeti, universo ecc.), della fisica (materia, atomi, spazio e movimento e tempo), della biologia (esseri viventi, microbi ecc.), della matematica, ecc. È stato ampiamente menzionato negli antichi testi Jainisti. Non manca mai di suscitare un grande senso di meraviglia e stupore che migliaia di anni prima che la scienza moderna comprendesse i concetti di atomi, microbi, spazio e tempo, il Jainismo aveva già una vasta letteratura su questi argomenti. Il fatto che questi saggi non si siano interessati alle applicazioni tecnologiche di queste conoscenze dimostra che la tecnologia non è che uno degli innumerevoli modi per applicarla. È davvero notevole che quando la civiltà occidentale scopre la relatività, la applica alla fabbricazione di bombe atomiche, mentre la civiltà indiana la applica allo sviluppo di nuovi stati di coscienza. Che molti paralleli possano essere tracciati con la scienza moderna da meravigliarsi che i pensatori Jain possedessero un vasto magazzino di conoscenza e percezioni uniche, che non erano disponibili per altre filosofie antiche.

 

Non mangiare questo o quello, fare penitenze, limitare il lavoro che si può fare o non fare, tutto questo non è Jainismo. Questi sono i metodi, questa è la disciplina. La disciplina è qualcosa di diverso dal principio. Il principio non cambia. Il principio principale del Jainismo è la Nonviolenza e questo è sacrosanto. Rispettare ogni essere vivente è un dovere, proteggere la natura è un dovere, se vuoi sopravvivere. La ragione di ciò è che per essere in grado di vivere prendiamo le cose dagli altri, e se nel processo di assunzione siamo crudeli e duri, allora in cambio anche la natura sarà dura nei nostri confronti causando infelicità per noi. Tuttavia, se viviamo le nostre vite attraverso la diffusione dell'amore e dell'armonia, non ci sarà tristezza e, cosa più importante, anche la natura ci rispetterà. Questa non è una credenza - questa è scienza. In realtà questa comprensione e conoscenza è il fondamento stesso della nostra vita. Come raggiungeremo la felicità, come possiamo sopravvivere senza danneggiare gli altri (e se stessi): questo è il Jainismo. Se mantenete una buona relazione con ogni parte dell'universo, allora l'universo ricambierà questo amore - questa è la verità eterna dell'universo. Siamo una parte molto piccola di questo mondo e abbiamo bisogno di capire che tipo di connessione dovremmo avere con questo mondo - per promuovere quell'amore, quel rispetto e conoscere l'interdipendenza della vita. Comprendi e conosci la tua vera natura - questa è davvero l'essenza della filosofia Jain”.


Somiglianze tra Pitagorismo e Jainismo

 

Basnagoda Rahula nelle sue tesi di dottorato sottoposte alla facoltà di laurea della Texas Tech University, afferma: “Le caratteristiche principali degli insegnamenti religiosi di Pitagora consistevano nella trasmigrazione dell'anima, nel trattamento rispettoso degli animali e delle piante, nella purificazione dell'anima attraverso l'ascetismo, assenza di qualsiasi divinità assoluta e organizzazione sociale come una comunità per le pratiche religiose, tutte strettamente simili agli insegnamenti del Jainismo”. Le somiglianze tra Pitagorismo e Jainismo sono sorprendenti. I Pitagorici credevano nell'anima e nella ruota della nascita. Credevano anche nella liberazione dalla ruota della nascita, questo è concetto centrale del Jainismo La cosa sorprendente è che Pitagora era vegetariano e che essere vegetariano era una cosa imperdibile per i Pitagorici. È notevole il fatto che essere vegetariani sia una cosa obbligatoria per gli asceti Jainisti e per i seguaci laici. Come i Jainisti, i pitagorici rispettavano tutti i tipi di esseri viventi.


Dissero: finché l'essere umano continua ad essere lo spietato distruttore di esseri viventi, non conoscerà mai la salute o la pace. Finché gli uomini massacreranno gli animali si uccideranno a vicenda. Infatti, colui che semina il seme dell'omicidio e del dolore non può raccogliere gioia e amore.

Un'altra cosa notevole è che i Pitagorici hanno dato pari opportunità di apprendimento alle donne. Questa cosa corrisponde anche ai pensieri Jain. Semplici vesti di lino bianco era il codice di abbigliamento per i seguaci di Pitagora. Di nuovo una grande somiglianza tra Pitagorici e asceti Jain. Nel II secolo a.C. i seguaci Pitagorici hanno sottolineato che l'anima e il corpo sono cose diverse e che la vita ascetica è necessaria per la libertà dell'anima dalle cose materiali. Abbandonarono i piaceri corporei. Tutti questi sono concetti chiave nel Jainismo dell'era antica. È una cosa sorprendente che Pitagora abbia ricordato le sue precedenti nascite. È ancora una grande somiglianza con il concetto del Jainismo di nascita e rinascita. Tutto ciò suggerisce che Pitagora fu influenzato dalla filosofia Jainista e dai concetti del Jainismo. Poiché esistevano collegamenti tra antichi indiani e greci è possibile che Pitagora sia stato introdotto nella filosofia di Vardhamana Mahavira, che era contemporaneo di Pitagora. (Articolo di Mahaveer Sanglikar, Pune, India)

 

 

Anekantevada – Il principio del non assolutismo

La verità ha infinite prospettive

Un pensatore Sufi disse: dicono che la verità sia uno specchio che un giorno si frantumò in milioni di frammenti, ognuno di noi ne raccoglie un frammento e specchiandovisi è convinto di avere la verità in mano”

 

 

Foto presa dal web su Wikipedia, caricata da Sammati Tarka Prakarana, autore Romana Klee

Mahavira insegnava la molteplicità dei punti di vista chiamata con nome di Anekantevada. Potrebbero esserci molte prospettive o vedute diverse su una questione o un concetto, alcune di queste opinioni potrebbero persino essere contraddittorie l'una con l'altra.

 

"Negare la coesistenza di punti di vista reciprocamente contrastanti su una cosa significherebbe negare la vera natura della realtà" Acharanga Sutra.

 

Per comprendere la natura dell'Esistente, è necessaria una apertura mentale nel vedere un'entità da ogni sua direzione. Il principio della molteplicità dei punti di vista ci ricorda che - più crediamo di essere vicini alla verità e più siamo lontani dalla realtà e probabilmente saremo delusi dell’assolutismo unilaterale. Essere consapevoli di questo principio ci aiuta ad evitare il mantenere ostinatamente una sola conclusione assoluta, un solo punto di vista nel prendere decisioni ed evitare parole come: " solo " sempre " per sempre " “mai” o dichiarazioni superlative come " questo è il modo migliore " questo è il processo più veloce ".

 

La conoscenza è un attributo dell'intima natura dello spirito, ma è velata dall'ignoranza, per cui un essere ha una percezione incompleta e distorta che si differenzia per grado da anima a anima e da avvenimento a avvenimento. Il Jainismo pur mantenendo fermi e saldi i principi che sono il cuore della dottrina stessa, senza i quali non esisterebbe come la Nonviolenza, il credere che l'anima abbia infiniti attributi e che possa liberarsi dalla sofferenze, sostiene che la verità è come un diamante dalle infinite sfaccettature. Rifiuta l'accettazione del dogmatismo irrazionale contrastandolo con la dottrina di tre teorie legate tra loro che in sanscrito sono indicate con i nomi di Anekantevada, Syadvada e Nayavada. C'è una storia che la descrive, raccontata dai Sufi, Buddhisti e Jainisti (tratto dal libro di Claudia Pastorino ‘Il Jainismo’): c’era una volta un villaggio dove vivevano sei non vedenti. Un giorno arrivò un elefante nel villaggio; essi non avevano idea di che cosa fosse: si recarono dov'era l'elefante e ciascuno iniziò a toccarlo. "L’elefante è una colonna" disse il primo uomo che toccò una delle gambe. "Oh, no! È come una fune" disse il secondo che stava toccando la coda. "Oh, no! È come il ramo di un albero" disse il terzo che stava toccando la proboscide. "L’elefante è come un grosso ventaglio" disse il quarto che stava toccando l’orecchio. "No! E' come un grosso muro" disse il quinto che stava toccando il ventre dell’elefante. "No! E' come un solido tubo" disse il sesto che stava toccando una zanna. I sei non vedenti iniziarono a litigare riguardo alla forma dell’elefante e ciascuno sosteneva di avere ragione. Diventavano sempre più agitati e la tensione aumentava. Un uomo saggio passava di lì e li vide. Si fermò e chiese: "Qual è il problema?" Risposero: "Non siamo d’accordo sulla forma dell’elefante." E ciascuno raccontò la propria sicura versione. Il saggio uomo con calma spiegò: "Ciascuno di voi ha ragione! Il motivo delle differenze è dato dal fatto che ognuno ha toccato una parte diversa dell’elefante. Infatti l’elefante possiede tutte le caratteristiche che avete descritto." "Oh!" esclamarono tutti. Da allora non vi furono più litigi: erano tutti contenti di avere ciascuno la propria parte di ragione.

 

Così l'Anekantavada è come la realtà si presenta a noi nel senso di come la percepiamo; Syadvada insegna che ci possiamo avvicinare alla verità da diverse angolazioni e Nayavada afferma che la conoscenza è parziale o relativa.

 

Questi tre approcci sono il risultato della psiche umana separatista perché incapace di cogliere il tutto avendo un limitato campo del sapere e seppur l’essere umano avesse davanti a sè tutta l'erudizione del mondo sarebbe in grado di riconoscere solo quello che la sua mente riuscirebbe a comprendere. L'anima adatta a se stessa una 'verità utile' alle proprie esigenze psicologiche, corporali e di sopravvivenza. Un onesto ricercatore vedrà la sua verità all'interno di una logica da seguire, mentre chi con presunzione (per ignoranza o debolezza) pensa di essere detentore di visioni supreme, stravolgerà la logica per appagare la propria teoria preconcetta e qualora intuisse e scoprisse un barlume di verità la spaccerebbe come realtà assoluta. Il Jainismo non ritiene accettabile nessuna filosofia totalitaristica. Possiamo osservare le opinioni di due individui che hanno simili capacità intellettive, ma che guardano la realtà da diverse angolazioni, potranno tra esse essere contrastanti e quindi apparentemente inconciliabili, in realtà possono essere entrambi approcci fattibili alla stessa verità, pertanto ognuna è parziale e può essere vera per un aspetto e allo stesso tempo falsa per un altro; ovviamente non è detto che in assoluto un punto di vista non può contenere più verità di un altro e non si può incolpare l'altro che la sua opinione è totalmente falsa. Vi sono infiniti modi di conoscere la realtà ed essa cambia a seconda del luogo, del tempo, della natura, di nuove scoperte della scienza e di fatti e metodi logici in rapporto allo stato di coscienza più o meno evoluto di chi la guarda. L’Anekāntevāda è talvolta incompresa come un relativismo estremo, in cui nulla è vero in senso assoluto: ‘forse questo, forse quello’. Tuttavia non è affatto così. Non sono molte le verità, ma una verità ha molte sfaccettature da comprendere o esprimere. Secondo la logica Jain le affermazioni sono vere nella loro prospettiva. L'anima è eterna da un punto di vista sostanziale (Dravya). L'anima cambia sempre da un punto di vista modale (Paryäya). Il saggio ha spiegato che c'è una verità soggiacente all'universo e il nostro compito come esseri coscienti è che ognuno ha il proprio punto di vista degno di rispetto, comprendendolo il più possibile, possiamo applicare i suoi principi alla nostra vita. Pertanto questo principio ci insegna a partire con la premessa che esiste una realtà oggettiva e come giocatori di squadra siamo quindi obbligati ad esplorare molte idee concorrenti possibili nella speranza di avvicinarsi a questa verità!

 

Basandosi su queste dottrine il Jainismo non osserva l'universo da un punto di vista antropocentrico in cui l'uomo è al centro del mondo o egocentrico in cui la propria idea è migliore di quelle altrui, ma dà una visone olistica bio centrista, in cui non solo considera le idee di tutti gli umani, ma anche i punti di vista di tutte le specie viventi che abitano in questo mondo come gli animali, le piante, la natura e la collettività.

 

 

 

Anekantavada

La Nonviolenza intellettuale - la grande via per la pace

 

Nei rapporti tra esseri viventi il rispetto e l'empatia sono alla base della pratica della Non violenza. L'Anekantevada è un principio inclusivo annodato al principio della Non violenza, praticandola sviluppiamo in noi stessi equilibrio interiore, lucidità, equanimità , senso critico, apertura mentale, obiettività. E' la capacità di saper costruire una società non con un approccio conflittuale, ma flessibile e versatile con ascolto attivo, pacifico e un atteggiamento di fratellanza verso ogni individuo e il suo personale pensiero. Pertanto siamo indotti a ragionare sul motivo dell'origine di un comportamento, piuttosto che gettare giudizi inutili e dannosi. L'Anekantevada è una forma di Nonviolenza intellettuale che per mezzo della tolleranza, fa sue, nella propria filosofia, le opinioni degli altri con il tentativo di costruire armoniosa convivenza tra le persone, la natura, gli animali e le nazioni. La verità assoluta è la somma totale di tutti i punti di vista dell'universo, nessun uomo comune può vedere la realtà nella sua totalità e la sostanza di tutte le cose. Solo l'Onnisciente ha una conoscenza perfetta, quindi completa: ogni anima potrà raggiungere l’Onniscenza. Tenere un approccio umile e riconoscere i propri limiti conoscitivi ci permette di recepire più realtà possibili.

 

Affermò Mahavira: Fino a quando si tiene ad uno dei tanti aspetti di una cosa e allo stesso tempo si respinge o si ignorano altri, non si potrà mai raggiungere la verità.

 

 

 

 

 

Sutra Mahavira

 

Come delle sostanze di fronte ad uno specchio sono riflesse in esso, nello stesso modo tuti gli oggetti animati e inanimati con la loro origine, sparizione e permanenza sono allo stesso momento riflessi nella onniscienza di chi è profeta e conoscente del mondo e illumina il percorso spirituale di chiunque. Come un sole dona la sua luce ai passi della vita mondana, io imploro il Signore Mahavira di rimanere sulla cammino della mia vita.  

 

Entrami gli occhi del loto, senza barlume e rossore, mostrano agli umani l’assenza delle passioni esterne ed interne come la rabbia, che appaiono completamente pure e calme, io ti imploro, o Signore Mahavira, di rimanere sul cammino della mia vita.

 

Entrambi i piedi del loto sono illuminati con la brillantezza delle gemme delle corone del Signore degli esseri celesti, che pacificano, come l’acqua, le fiamme del fuoco delle agonie delle creature di questo mondo, io cerco questa perfezione, incarnata nel Signore Mahavira, a cui chiedo di rimanere sul cammino della mia vita.

 

Come una rana, felice con l’impazienza di adorare i piedi di quel loto, è benedetta in un momento dal conforto di una vita celeste, non c’è da stupirsi se i devoti raggiungano tale pervadente felicità dal tuo supremo stato di esistenza. Io ti chiedo, o Signore, dei tre mondi, di rimanere sul cammino della mia vita. 

 

Da un intrinseco punto di vista, tu che sei una massa senziente ed esternamente senza forma fisica, ma che possiedi un corpo lucente come l’oro spendente, tutte le sostanze con i loro tanti cambiamenti sono state riflesse in te, come chi è indivisibile e molteplice allo stesso tempo; come chi non era ancora nato e già era figlio di Maharaj Siddhartha; come chi era privo di tutti gli attaccamenti dell’esistenza terrena ma già perfettamente consapevole e pieno della ricchezza della congrega religiosa che è chiamata Samosharan, io imploro te, creatore di innumerevoli meraviglie Signore Mahavira, di rimanere sul cammino della mia vita.

 

Il Gange è perfettamente puro in ogni sula onda e invita gli esseri di questo mondo a bagnarsi nelle sue acque che sempre scorrono nella onniscienza e attraverso le quali queste anime ottengono la perfetta conoscenza, io imploro te Signore dei Signori Mahavira, di rimanere sul cammino della mia vita.

 

Chi da solo, nella sua fanciullezza, ha conquistato le passioni, chi ha vinto in tutti e tre i mondi e chi è diventato il sovrano della felicità e della vita eterna, io imploro te Bhagwan Mahavira di rimanere sul cammino della mia vita.

 

Chi con la sua esistenza ha conquistato la malattia della delusione, chi è il fratello di tutti gli esseri viventi, l’intero mondo ha conosciuto la sua grandezza; chi è uno strumento per l’assistenza di tutti senza alcuna distinzione; chi è rifugio per tutti i monaci, spaventati nel loro peregrinare nel mondo, Signore Mahavira ti prego di rimanere sul cammino della mia vita.

 

Chiunque reciti o ascolti questo Mahaveerashtak scritto con grande riverenza dal Poeta Bhagchand, raggiunge la suprema beatitudine.

 

Script Supplied by Ashok Sethi

By Dr. H. C. Bharill