Il karma il fulcro intorno a cui gira tutto


Un motivo e nodi interconnessi che simboleggiano il karma e il legame tra tutti gli esseri viventi, scultura all’interno del tempio Jain Ranakpur, Rajasthan, India

 

 

Tutto poggia e ruota attorno al pilastro portante della religione Jainista; il karma. Senza la sua credenza non è possibile comprendere tutte le altre teorie con cui sono indissolubilmente legate, come l'anima, la reincarnazione, la liberazione, il bene e il male e lo scopo dell’esistenza. E' essenziale credere nell'esistenza del karma come in quella dell'anima, perchè determinerà il modo in cui guarderemo e agiremo nel mondo, l'espansione della sensibilità, della saggezza e un profondo livello di compassione, la pratica del non attaccamento. Alcuni suoi frutti sono l'ottimismo, la nobiltà, la tolleranza e lo sviluppo del senso del sacrificio di sé vissuto non come sottomissione ma come forza dello spirito. Tutte le filosofie orientali credono nella dottrina del karma, ma mai come nel Jainismo è così tanto elaborato, sistematico e dettagliato. “Secondo il Jainismo l’anima e la materia sono considerate entità separate e il karma è il collegamento a questo legame”. L’ignoranza della verità e le quattro passioni (rabbia, inganno, avidità e orgoglio sono sostanze vischiose sulle quali le particelle karmiche si attaccano e attirano il flusso della materia karmica verso l’anima. Il karma che letteralmente significa azione – reazione, è un insieme di particelle materiali che si attaccano all'anima conseguentemente all'azione intenzionale e a tutti gli avvenimenti che sono connessi in un processo infinito di causa – effetto (per questo, tutti gli eventi non sono mai casuali ma hanno una ragione specifica di esistere). L’inizio di questo flusso di karma all’anima è chiamato Aasrava o flusso. Nel lessico spirituale, lo stato in cui queste particelle si attaccano all’anima e la legano è chiamato Bhaava Bandha o Bondage (parola ricorrente nelle tematiche Jainiste). La materia karmica si unisce all'anima e determina la schiavitù. Quindi, al fine di liberarsi bisogna fermare questa inondazione di karma nell'anima. Questo stato si chiama Samvara. Successivamente, il karma già esistente deve essere esaurito attraverso l'esperienza. Quando l'ultima particella di karma è stata distrutta, il legame tra anima e corpo, per così dire, si dissolve e l'anima risplende nella sua stessa natura di fede, conoscenza infinita, beatitudine e questo è chiamato in lingua sanscrita moksha che significa “liberazione”, “salvezza”. I desideri attirano il flusso della materia karmica nelle anime e i desideri sono dovuti all'ignoranza. Quindi l'ignoranza è la vera causa della schiavitù. L'ignoranza può essere rimossa solo dalla conoscenza. Facendo un esempio: immaginiamo una barretta magnetica e perni di ferro. Quando il magnete è vicino ai perni, grazie al suo campo magnetico, i perni vengono attratti dal magnete e si attaccano ad esso. Il magnete è l'anima con il suo magnetismo (che ha fin dall'eternità) di attaccamento e avversione - le quattro passioni di rabbia, avidità, inganno e orgoglio (Chau kashay). Quando il magnete perde il suo magnetismo, i perni cadono automaticamente e non possono più essere attratti da esso. Allo stesso modo quando l'anima raggiunge lo stato di purezza ogni schiavitù karmica è distrutta, essa non attira più karma. Così il Karma nel Jainismo funziona come un meccanismo di auto-sostegno, di legge universale naturale, senza alcun bisogno di un soggetto esterno per la sua gestione. La teoria karmica nel Jainismo opera con la giustizia, non c'è scampo ... 'ciò che si semina si deve raccogliere'. Anche i Tirthankara stessi sono passati attraverso le fasi di emancipazioni per raggiungere quello stato.

Ogni anima ha vissuto innumerevoli nascite e morti, penetrata da queste particelle karmiche che le offuscano l’intelligenza e l’Onniscenza a causa delle attività mentali e fisiche che generano 24 frutti chiamati ‘Dandaks’, accumulati nelle vite precedenti, sia per le azioni meritorie (shubh) o non meritorie (ashubh) rispettivamente noti in lingua sanscrita come “punya e paap”. Si ha così un personale conto bancario karmico da estinguere nel corso di tante vite. L’anima è “imprigionata”e passa in una successione di corpi per un ripetuto ciclo di rinascite (per una migliore comprensione, tutti i 24 Dandaks li troviamo riassunti nella Bhagwatisutra). La violenza e le altre attività sono le porte attraverso le quali il karma entra immancabilmente. "Un'anima affonda dentro di essa come una barca con fori affonda nel mare a causa dell'acqua che entra".

Una condizione di vita felice è determinata dal frutto della qualità di azioni morali della vita precedente, alla stessa stregua, azioni malvagie della vita presente produrranno infelicità in quella successiva. La teoria Jainista cerca di spiegare tale processo specificando le varie cause dell'afflusso karmico e schavitù, ponendo uguale enfasi sulle azioni stesse e le intenzioni che stanno dietro questi atti. I vari tipi di karma sono classificati in base ai loro effetti sulla potenza dell'anima. Queste particelle karmiche si attaccano all'anima ogni qualvolta pensiamo, parliamo, agiamo, vuol dire ogni volta che uccidiamo; che mentiamo soprattutto per brutti scopi; che proviamo ira; che siamo avidi e agiamo egoisticamente, ma anche quando siamo sinceri, facciamo del bene e siamo generosi. L'atto di uccidere produce il karma peggiore che possa esistere, esso crea gli effetti più gravi, mentre azioni e pensieri pii generano i migliori karma e fruttiferano in esiti benevoli. Ovviamente una brutta azione fatta volontariamente ha un peso karmico negativo, maggiore, rispetto ad una compiuta intenzionalmente. Il karma è come una palla che torna indietro, nel bene o nel male, che sarà grande tanto quanto sarà forte l'effetto del rimbalzo a seconda della potenza di come la si è lanciata: più si danneggia il prossimo e più si soffrirà o più si amerà e più si gioirà, anche se l'effetto non è automaticamente immediato. Ma solo l’anima senza nessun tipo di karma, sia negativo che positivo, può auto-realizzarsi e sganciarsi definitivamente dalla sofferenza, poichè anche dopo aver beneficiato dei frutti della pratica di azioni buone, breve o lungo effetto felice, scampando così al dolore e alle sventure della prossima vita, ella, ritorna di nuovo a vivere nella condizione umana e ricomincia tutto dal punto di partenza nella valle di dolore e tribolazione del mondo!. I numerosi stadi di sviluppo spirituale legati alle rinascite sono strettamente personali e possono durare anche tantissimi decenni. Per questo, anche se possiamo, nel mondo, assicurarci una nascita futura migliore rispetto a quella che viviamo nel presente per le azioni buone, non si è raggiunti l'obiettivo finale, rimarremmo, ancora intrappolati nella ripetizione senza fine della nascita e morte dal momento in cui le nostre azioni produrranno altro karma e ci riporteranno sempre sul piano materiale, seppur le buone azioni siano migliori delle cattive azioni. Il vero dharma non è né fare del male, né fare del bene e cercare di rimanere in uno stato di equanimità e di auto immersione. La realizzazione dell’anima, significa comprendere il vero Sé e quindi la vera natura della realtà. Finché non raggiungeremo quello stato superiore lasciamo che le buone azioni sotituiscano quelle cattive, ricordando, che le cattive azioni sono considerate una catena di ferro e le buone azioni una catena d’oro, entrambi sono usati per legare non per liberare. Non bisogna considerare le buone azioni, i rituali e il digiuno come una vera religione, vale a dire tutto meccanico, senza lo studio, nessuna logica, nessuna meditazione, niente di spirituale. Certo, finché non raggiungiamo lo stato supremo, le azioni buone sono essenziali, ma non dobbiamo essere soddisfatti solo di queste, perché una volta soddisfatti, il nostro bisogno del vero dharma finisce. Non si tratta di lasciare le buone azioni, ma di rendersi conto che non è il dharma completo. Così i Jina per raggiungere la definitiva liberazione, considerano la possibilità di trascendere il bene e il male e tutto ciò che genera attaccamento, ma, totalmente possibile, solo negli ultimi stadi del progresso spirituale dell'anima - nella fase dell'Onniscenza.

 

Ma senza la conoscenza dell'anima con i suoi rispettivi stati di coscienza, rimarremmo inconsapevoli e quindi ignoranti come se brancolassimo nel buio. Solo la dottrina del karma fornisce una spiegazione logica e razionale al bene e al male, all'apparente ingiustizia terrena che investe gli esseri viventi. Secondo il Jainismo le disuguaglianze, le sofferenze e il dolore sono la prova dell'esistenza del karma; può essere somma o sottrazione, perchè si può aggiungere e si può togliere; sono i piatti di una bilancia che nessuna entità suprema potrà equilibrare. Eliminando qualsiasi affidamento su qualche presunta esistenza di grazia o punizione divina, attribuendo le responsabilità unicamente alle azioni individuali; su quei piatti difatti peseranno le azioni positive e negative che creeranno un karma specifico determinando tutto: il tipo di corpo fisico, le attitudini, la diversa specie biologica, la povertà, la ricchezza, la malattia, la salute, il successo e le disgrazie, tutte sono il risultato delle azioni delle esistenze precedenti. La credenza al karma e al ciclo evolutivo dell'anima sviluppa nell'individuo una grande responsabilità individuale e sociale e rende il Jainismo una religione prevalentemente etica. Per questo i Jainisti sono molto rispettosi, praticano la tolleranza e la compassione verso ogni essere vivente; anche un moscerino sta compiendo la sua esperienza di crescita, tutti gli esseri viventi sono manifestazione della stessa anima individuale e hanno uguale diritto di esistere. Tutte le anime, prima o poi, raggiungeranno la massima fioritura spirituale.

 

Ci sono 5 porte per attirare il karma e sono:


Credenza errata della natura della realtà (mithyatva) : cioè non avere la giusta visione del sé. Nella sua ignoranza, un'anima considera il sé come un corpo e questo attrae nuovo karma per l'anima.

Condotta sfrenata (Avrat),
• Passione come la rabbia, l'avidità, l'orgoglio e l'inganno (Kashay),
• Negligenza, imprudenza (Pramad)
• Attività svolte dalla mente, parola e corpo (Yoga)

 

Ci sono otto tipi di karma classificati come distruttivi e non-distruttivi

Il Jainismo riconosce otto tipi di karma, distruttivi e non disruttivi e da questi hanno radice gli attaccamenti a secondo di cosa coprono o influenzano e 148 legami karmici (uttara prakriti).

 

Quelli ad effetti distruttivi sono:

1) Jnanavaraniya: quello che oscura la conoscenza innata dell'anima.

Non riduce in realtà la sua capacità intrinseca di sapere, ma il suo funzionamento rimane limitato poiché l'impatto della luce solare si riduce quando il cielo è offuscato. Allo stesso modo, il funzionamento di questo karma ostacola la manifestazione della abilità della conoscenza dell'anima.

 

2) Darsanavaraniya: quello che oscura le giuste intuizioni.

La percezione della proprietà dell'anima viene oscurata dal funzionamento di questo karma. Ciò non riduce la capacità intrinseca dell'anima di percepire, ma limita la sua manifestazione. Questo karma è acquisito a causa dell'assenza di convinzione e perdita di fede nei principi della verità.

 

3) Antaraya: quello che oscura il potere del sè

Con il funzionamento di questo karma ci sono ostacoli o nel nostro sforzo di realizzazione del sé o nella nostra intenzione di fare qualcosa di buono.

 

4) Mohaniya: quello che causa le illusioni

Il funzionamento di questo karma illude l'anima causando una percezione sbagliata. A causa di questo karma l'anima non riesce a percepire le realtà e tende ad identificarsi con il corpo effimero, le sue connessioni terrene, le sue acquisizioni, ecc. In tal modo, l'anima percepisce i comfort o i disagi del corpo e dei suoi ambienti come la sua felicità o la sua infelicità. Uno si sente soddisfatto quando tali situazioni sono comode e si sforza di mantenerle in quanto tali. Se le situazioni non sono a suo agio, egli si sforza di cambiare a suo piacimento.

Ad effetti non distruttivi:

5)Vedaniya: quello che produce il piacere e il dolore

Con il funzionamento di questo karma, un essere vivente è dotato di situazioni confortevoli o scomode. Le buone azioni hanno portato a questo karma che è shatavedaniya o che può essere sottoposto a sentimenti di felicità e piacere; le azioni malvagie derivano da questo karma, essere ashatavedaniya o uno che può essere sperimentato con i sentimenti di infelicità e miserie. Tutti cercano di essere felici. Tuttavia, una parte non ottiene risultati in proporzione ai suoi sforzi. Solo così i fortunati hanno successo e hanno la felicità. Questo fenomeno apparentemente inspiegabile è testimoniato dal funzionamento di questo karma.

 

6) Agu: quello che determina la durata della vita

Come suggerisce il nome, questo karma determina la durata di vita di ogni essere particolare. Di Norma, non è possibile vivere più a lungo o meno del periodo fissato da questo karma. Questo è a prescindere dalla vita divina, umana, animale o infernale. Vi sono tuttavia casi eccezionali in cui le persone dotate di risultati speciali possono ridurre la durata di vita dalle conseguenze per un periodo più breve. Questo è noto come udirana.

 

7) Nama: quello che determina il corpo fisico

Con il funzionamento di questo karma si decide che tipo di corpo, mente, intelletto ecc. avrà un essere vivente. Ciò che chiamiamo gati o stato è deciso anche da questo karma. La vita divina, umana, animale o vegetale e la vita infernale sono i quattro stati in cui le anime terrene nascono di tanto in tanto, a seconda di questo karma.

 

8) Gotra: quello che determina la condizione sociale

Un essere vivente nasce in un particolare tipo di famiglia con il funzionamento di questo karma. Uno è nato in uno stato nobile, alto o in una famiglia virtuosa a causa del buon karma. Un'altro, per un karma negativo, nasce in un basso status sociale o non ha famiglia

Nessuna di queste situazioni appartiene veramente all'anima. Non sono, e in nessun caso possono diventare, la parte e la parcella dell'anima. Se giustamente l'anima capisce, può rimanere inalterata da qualsiasi situazione data e rimanere in serenità. Finché un'anima crede al sé come un corpo - che sia un buon karma o cattivo karma è aashrav, ossia attrazione del karma che è attratto dal corpo. Ogni tipo di attaccamento che sia buono o cattivo deve essere lasciato per raggiungere la liberazione.


Evitare nuovo karma e bruciare quello accumulato

E’ possibile liberarsi dal karma attraverso le pratiche spirituali come la purificazione. Tale svolgimento è indicato nelle sacre scritture (vedasi sezione la vita dei monaci) ed è regolato da discipline spirituali esteriori e interiori sia per i laici sia per i monaci, ad esempio; il limitare il cibo ad una dieta rigorosamente vegetariana; il digiuno, la meditazione, lo studio delle scritture, il dissolvimento dell'ego, la penitenza, il limitare o rinunciare a qualsiasi tipo di possesso; la compassione universale verso ogni specie vivente, l'umiltà, il pentimento; l'autocontrollo ecc ecc. Questo processo è chiamato Nirjara che significa portare via ed è l'arresto calcolato delle azioni intenzionali.

 

I monaci rinunciando alla mondanità, sono in grado di seguire correttamente e fino in fondo il difficile percorso, ne hanno tutto il tempo, la giusta disposizione mentale e spirituale necessaria allo stile di vita ascetico per poter riuscire ad osservare al massimo grado la Nonviolenza e tutte le pratiche religiose. Anche per i laici, seppur coinvolti nelle responsabilità della vita familiare e sociale, è essenziale che durante la giornata mantengano un comportamento corretto, etico, un giusto atteggiamento; ad esempio l'azione compassionevole deve essere sempre disinteressata, così anche se essa attira il karma non si lega all'anima oppure i frutti dell'azione si estinguono rapidamente.

 

Generalmente i karma si dissolvono dopo aver procurato sofferenza oppure i suoi effetti possono avvenire anche durante le vite successive. L'anima è inconsapevole, colma di ego e materialismo, ci vuole molto tempo per estinguere l'egoismo accumulato nelle tante vite precedenti. Essa compie del male con il pensiero, la parola e l'azione e danneggerà il prossimo ancora numerose volte prima di giungere alla sua illuminazione; per cui sarà passata e passerà attraverso innumerevoli forme di esistenza: da microbo a pianta, da mucca a macellaio a protettore degli animali, da criminale a un santo. Anche la più buona anima che possiamo incontrare, che si prodiga per il bene con azioni caritatevoli, sarà stata anch'essa, nelle sue vite precedenti, una anima rudimentale e dato che l'evoluzione parte dai gradini dell'esistenza con un basso stato di coscienza, la sua ignoranza l’avrà indotta a commettere azioni tra le più malvagie. La percezione dell'anima si espande all'infinito proseguendo la salita verso la scala della divinità, il suo impegno è progredire per non retrocedere, ma non solo, essa deve tendere la mano a chi si trova nel gradino più basso per aiutarlo ad avanzare. Stimolare chi è meno consapevole di noi, significa aiutare anche se stessi, non possiamo cambiare il mondo esterno, ma possiamo cambiare il mondo dentro di noi e dare il buono esempio. La credenza nel karma e nella equanimità sviluppa forza di volontà, tenacia e pazienza, una stabile serenità che agli occhi altrui appare insolita e inspiegabile. Tale visione ci permette di rimanere lucidi e calmi, di osservare la nostra stessa vita e quella altrui come saggi spettatori con maggiore senso di giustizia e realismo; di ottenere difficili e nobili obiettivi. Si prende coscienza della nostra esistenza come fosse all'interno di un quadro dai mille colori e sfumature, il cui autore del dipinto, armonioso o brutto che sia, siamo noi stessi. Per comprendere il rapporto tra il karma e l'anima, il monaco Acharya Somadev (10 ° secolo dC) ha fatto una bella analogia: "E 'proprio come una persona seduta in una barca, la barca porta l'uomo nella direzione in cui spinge la barca”

 

 

Causa e causa strumentale

Upana e Nimitta

 

La legge del Karma afferma: "Mentre semini, così mieterai". Significa semplicemente, qualunque cosa una persona buona o cattiva faccia, ne dovrà affrontare le conseguenze.
Quando il karma passato fruttifica e produce il
suo risultato, di solito c'è una causa strumentale che funge da mezzo per produrre il risultato. Questa causa strumentale è Nimitta, l'anima stessa e gli sforzi/capacità innate di produrre/affrontare il risultato è Upadan. Pertanto, Upadan è la vera causa di un risultato e Nimitta è una causa apparente o un agente che produce il risultato. Ci può essere più di un Nimitta per produrre un dato risultato, ma Upadan è sempre uno.

 

Esempio:

"A" rinuncia al mondo e abbraccia il deeksha (l’iniziazione al monachesimo) dopo aver letto le Scritture e ascoltato la predicazione di un monaco. Qui, le Scritture, la predicazione o il monaco sono tutti Nimitta e l'anima di A è l'Upadan. Non tutti quelli che hanno ascoltato la predicazione hanno rinunciato al mondo. Il karma di una ‘rinuncia al mondo’ si era fatto fruttuoso e cercava una causa strumentale (Nimitta).

 

Una lezione per la vita reale:

Quando incontriamo problemi, fallimenti o miserie, dovremmo capire che questi sono dovuti al nostro karma passato. La vera causa (Upadan) è la nostra anima o il nostro karma; altri possono essere solo causa strumentale (Nimitta).

 

Nessuno salva nessuno

 

Ora siamo consapevoli che l’intera esistenza è legata alle leggi del karma, per cui in realtà nessuno può salvare nessun altro, né dalle malattie, né dalla morte fisica, né da ogni altra sventura. Anche se tentassimo di mettere in salvo un animale dal macello, oppure trarre qualcuno in salvo da una calamità naturale o evitare qualsiasi altro tipo di sofferenza, vedremmo che, alcune volte ci riusciamo e molte altre no, seppur ci sia sempre il massimo dell’intenzione e si sia fatto il possibile. Non raggiungeremo il nostro obiettivo solo per il fatto di volerlo fortemente. Quando siamo implicati materialmente nel 'salvataggio' di qualcuno, in realtà 'noi', siamo solo il frutto karmico benevolo dell'essere vivente bisognoso che sia umano, animale o vegetale. Le vite si incontrano perché c’è una ragione karmica ben precisa. Così come possiamo incoraggiare, ispirare, accellerare il processo di crescita nelle persone, ma il Jina ci ricorda che ogni anima è indipendente nella sua esistenza. In realtà non c'è nulla che possiamo fare per qualcuno e viceversa, tutti siamo qui per ripagare e riscuotere le quote karmiche. Irritati dai nostri debiti karmici, siamo entrambi donatore e ricevente, ignoranti, illusi e persi. Come un cieco che guida un altro, stiamo semplicemente, insieme, mappando le nostre vite, condividendo le nostre esperienze e aiutando noi stessi e gli altri a raggiungere la beatitudine infinita.

 

Puoi portare il bue assetato nel fiume, ma se non sarà lui a bere morirà”.

 

Attraverso la nostra compassione, per esempio, accogliendo nei rifugi un animale che era destinato al macello, siamo la ‘causa strumentale’ per la fruizione del buon karma di quell’essere vivente che gli offre la vita pacifica che gli stiamo fornendo. Conseguenza naturale e quindi automatica è che questo comporta l’accumulo di karma positivo alla nostra esistenza, il tipo di servizio caritatevole determinerà l’intensità, la durata e la qualità di karma che si accumula. Se dobbiamo 'restituire- donare', forse abbiamo preso troppo in precedenza!, e non per coccolare il nostro ego (perché siamo caritatevoli e carini). Non è qualcosa che sacrifichiamo per realizzarci. Il karma dice che nessuno può veramente dare o ottenere qualcosa che non si è ‘meritato’. Quindi siamo umili ogni qualvolta pensiamo di salvare qualcuno e felici che l’esistenza di ognuno è solo nelle proprie mani.

 

"E così devi accettare che non puoi spegnere il male del mondo da sola. Ma ogni giorno puoi avere cura del pezzo di creato che ti ospita, del presente che stai vivendo, dello spazio in cui cammini e di chi lo abita con te.

Non puoi fermare una guerra, ma costruire un piccolo riparo per un fiore, per un gatto randagio, per un ramo fratturato, che ha ancora la vita dentro, quello lo puoi fare sempre, se impari di nuovo a vedere e sentire.

Ed è il compito più grande che abbiamo: amare quel che c'è, sentire che la vita è una, dentro ogni cosa".

 

(cit. Giulia Calligaro tratto dal libro Esercizi d'Amore, Edizioni Ananada)

 

Domanda: Come può l'anima nel corpo di un animale trasmigrare nel corpo umano se l'animale non ha la capacità/sensibilità necessaria per l'espiazione?

 

Quando i karma fruttificano, vengono distrutti nel processo di fruizione. Sono"consumati" per così dire. Il fatto stesso di nascere come animale da macellare, sarebbe, la fruizione del karma determinante per il corpo. Il dolore e la sofferenza associati al mattatoio, sono la fruizione del karma paap (peccaminoso) correlato a varie azioni violente passate. Quando l'anima attraversa la rinascita, il dolore e la sofferenza come risultato diretto della fruizione dei karma corrispondenti, questi karma si estinguono. Pertanto alla morte, l'anima può rinascere in un essere umano se non ci sono karma aggiuntivi in attesa di frutto. Se un'anima ha commesso azioni estremamente brutte nelle vite passate, potrebbe aver accumulato una quantità così grande di karma paap che avrebbe dovuto aspettare migliaia, se non milioni, di rinascite in forme di animali, insetti, piante, esseri infernali, prima che può rinascere nel corpo umano.

 

Domanda: perchè gli insetti e le piante non possono volontariamente espiare il karma?

 

Perchè i loro corpi non hanno la capacità mentale (livello superiore di sensibilità) necessaria per comprendere la vera natura dell'anima e impegnarsi coscienziosamente in pratiche, comportamenti ecc che fermerebbero l'afflusso del karma e li libererebbero da quello accumulato. Le azioni sono guidate dal loro istinto animale/vegetale. Stessa cosa con le creature infernali e celestiali: i loro corpi e la loro sensibilità sono incapaci di comprendere qualsiasi cosa tranne il dolore e il piacere rispettivamente.

 

Indipendentemente dal corpo in cui risiede l'anima (insetto, pianta, maiale, pollo, capra, essere umano, infernale ecc) il periodo di tempo del corpo, la grandezza, l'intensità, il tipo di dolore o piacere che si prova, il tipo di corpo ecc, sono tutti una funzione della fruizione dei Aghati Karmas (karma non distruttivo). Una volta che un'anima nasce in un corpo vegetale, il karma, che la fa nascere in quel corpo, si estingue, dal momento che il karma dà il suo frutto. Se la pianta viene uccisa da qualcun altro, attraverso la sofferenza della morte prematura, il karma si spegne, mentre l'assassino guadagna Karma paap – negativo per il suo atto di violenza contro la pianta. E' tutto interconnesso. L'anima che risiedeva nella pianta rinascerà in qualunque cosa decida il prossimo Aghati Karmas. Può rinascere nelle piante un milione di volte, può nascere in un corpo di un insetto o in un corpo umano ecc. Il ciclo di nascita e rinascita può avvenire per milioni, miliardi o addirittura trilioni di volte per una sola anima. Tutto dipende dagli Aghati Karmas accumulati.

 

*Nota

approfondire più avanti il concetto di violenza evitabile e violenza inevitabile. Cibarsi di vegetali è una violenza inevitabile che ha un peso karmico minore della violenza evitabile. Fondamentale è non avere attaccamento in qualsiasi caso.

 

Ogni volta che l'anima fa esperienza di un certo stato mentale, in quel preciso momento viene resa schiava da un karma buono o cattivo. Saman Suttam

 

Una persona è libera di arrampicarsi in cima a un albero, ma, se accade che precipiti, non può fare nulla per evitarlo; analogamente l'essere vivente è libero di accumulare i karma, ma, una volta accumulati, non può più sottrarsi alle loro conseguenze. Saman Suttam

 

Chi ha ottenuto la vittoria sui propri sensi e medita sulla vera natura dell'anima non viene reso schiavo dai karma; come potrebbe il prana, che è fatto di materia karmica, seguire questo individuo? Ecco perché la su anima viene liberata dal ciclo della trasmigrazione. Saman Suttam

 

Il dolore è auto-creato, non da altri”

अत्तकडे दुक्खे, नो परकडे

 

Ogni essere vivente sperimenta i frutti delle sue azioni. Nessun altro può dare piacere o dolore a un altro. Questo principio ci rende responsabili delle nostre azioni.
Quando la responsabilità della nostra felicità è nostra, perché non dovremmo cercare di fare un buon lavoro per guadagnare felicità?
Allo stesso modo, quando siamo completamente convinti di essere l'artefice del nostro stesso dolore, nessun altro; allora, non cercheremo di sfuggire alle cattive azioni? Sicuramente, lo faremo.
Coloro che mangiano in modo irregolare, mangiano cibo pesante, per gusto, mangiano molto più del necessario, invitano le malattie e quando esse appaiono, giacciono a lungo sul letto. La malattia causata da loro è il risultato della loro stessa colpa - se capiscono questo, non saranno mai preda del gusto. Lo stesso principio di non ripetere i difetti può essere applicato anche per altri errori.
Quindi, dovremmo accettare quel dolore che è auto-creato, non causato da altri.
- Bhagavati Sutra 17/5