Alimentazione jainista


 

L'alimentazione jainista è in ambito religioso la dieta più intransigente e regolamentata nel subcontinente indiano, è complessa e ci sono molti punti di vista al riguardo. L'obiezione nell'astenersi del Janismo al consumo di alcuni specifici alimenti si basa sul principio della non violenza. Ogni atto con cui una persona direttamente o indirettamente supporta l'uccisione (seppur l’anima non può morire ) o lesione è considerata violenza. In India la misura in cui questa intenzione viene messa in atto varia notevolmente tra gli indù, buddisti e jainisti. Per il Jainismo la non violenza è il dovere religioso più essenziale per tutti. Si tratta di una condizione indispensabile per la cura, il rispetto e la compassione disinteressata per tutti gli esseri viventi e allo stesso tempo per la liberazione dal ciclo delle rinascite, essendo l'obiettivo finale di ogni anima; al centro della religione c'è la convinzione che per salvare se stessi ossia la propria anima bisogna proteggere le altre. I jain condividono questo obiettivo con indù e buddisti, ma il loro approccio è particolarmente rigoroso. Il modo scrupoloso e approfondito di applicare la non violenza nelle attività di tutti i giorni e in particolare sul cibo, modella tutta la loro vita ed è il segno distintivo più significativo della identità jain, messo in atto con disciplina e esercizio di ascesi che sono fortemente incoraggiati nel Jainismo sia per i laici che per i monaci e monache. La credenza religiosa jain riguarda non solo i tipi e le quantità di cibo che sono ammessi, ma anche il modo in cui vengono preparati. L'obiettivo è sempre quello di impegnarsi al meglio per ridurre la violenza evitabile, ogni laico a seconda delle proprie capacità del momento si nutrirà di alimenti più puri possibili: ci saranno alcuni che seguiranno la dieta base per i laici jain che già è molto rigorosa, altri saranno più osservanti e più vicini ad una corretta e coerente Ahimsa adottando l’alimentazione restrittiva osservata dai monaci.

 

Il Jainismo ci dice che la vita è presente non solo nella vita umana e negli animali, ma anche nelle piante, nei semi, nell'acqua, nella terra, nell'aria e ogni anima ha il suo potenziale per raggiungere la liberazione, ognuno vuole vivere e non morire, così anche se tutte le forme di vita sono uguali e meritano una protezione completa da tutti i tipi di lesioni, i jainisti ammettono che questo ideale non può essere completamente praticato. La vita si sostiene attraverso la morte, non è possibile alimentarsi senza compiere violenza; si può solo cercare di eliminare gli alimenti che comportano più violenza.

 

Quando i nostri livelli di spiritualità diventano più alti, sarà spontaneo e automatico rivalutare la dieta andandola a modificare e eliminando gradualmente, un numero maggiore di alimenti procurati con lo sfruttamento, crudeltà e l’uccisione, per questo la scelta dei cibi viene fatta in base ad un ordine di 'grado di sofferenza e scala della coscienza dal più alto al più basso’. Oltre al divieto dei cibi procurati dall'uccisione degli animali, sono banditi anche tutti quegli alimenti ottenuti per mezzo dello sfruttamento di essere umani come quello minorile, per esempio la maggior parte della produzione del caffè non equo solidale.

 

Per cui come Jain abbiamo un insieme di insegnamenti che pone la Nonviolenza in cima ai nostri valori morali ed è per questo che adottiamo una alimentazione il più possibile etica che permettere di uccidere il meno possibile esseri viventi. Ma come tutte le cose, c'e ' una filosofia e una logica molto piu ' profonda in cui  è radicata la dieta jaina. Dietro l'ideologia di ciò che un jain mangia c'è la sua intenzione; che si può riassumere in tre parole : compassione, consapevolezza e gratitudine.

 

 

Mangiare con consapevolezza

 

Andando al di là di cosa mangiare, una condotta di cibo jaina sottolinea anche come mangiare! L'etica jaina è stracolma di bellissimi precetti che ci permettono di perseguire il cammino del raggiungimento spirituale anche mentre si vive nel mondo banale. Uno dei modi è quello di mangiare, un approccio meditativo al consumo del cibo.
Mentre le nostre vite diventano sempre più frenetiche, mangiare è diventato un'attività che di solito lo facciamo insieme ad altre attività come guardare la tv, lavorare, rispondere alle email o pensare a cosa dobbiamo fare dopo; raramente mangiamo i nostri pasti con consapevolezza. Mangiare con consapevolezza ci costringe ad essere nel momento presente.
Un jaina si sforza di mangiare consapevole dei suoi pensieri, del suo discorso e delle sue azioni (chiamato i tre guptis o regolamenti). Ogni atto è guidato dalla consapevolezza per un jaina che ritiene che il danno causato dalla negligenza sia tanto riprovevole quanto il danno causato da un'azione deliberata.

 

Regola per la mente 

 

Durante il pranzo si sforza di non intrattenere pensieri malvagi e di stare in serenità, senza attaccamento / avversione. Egli partecipa al suo pasto con completa attenzione; con consapevolezza senza giudizio o critica.

 

Regola per il discorso

 

durante il pranzo si sforza di non pronunciare cose malvagie o sgradevoli; non parlare inutilmente; praticare il silenzio.

 

Regolamentazione delle azioni 

 

 Durante la sua alimentazione si sforza di rinunciare a tali azioni del corpo come fare movimenti inutili; inutilmente sedersi e alzarsi; girovagare; camminare su ecc. Nel contesto moderno, questo include staccare la spina dalle distrazioni quotidiane durante i pasti: spegnere la televisione, il portatile, il cellulare; non guardare nulla, niente surf, niente messaggi.

 

 

 

ALIMENTI VIETATI

 

 


Tutti i tipi di carne

 

Nel Jainismo il dovere supremo è 'Non Uccidere'. Bhagvan Mahavira affermò chiaramente e inequivocabilmente un principio fondamentale di Nonviolenza verso tutte le creature viventi, che non può essere in alcuna maniera suscettibile ad altre interpretazioni: "Non ferire, abusare, opprimere, schiavizzare, insultare, tormentare, torturare o uccidere qualsiasi creatura o essere vivente, (compresi animali, piante o insetti) - il rispetto per tutti gli esseri viventi è Non violenza ".

Per cui in primis il cibo vietato in assoluto è qualsiasi tipo di carne, poichè viene procurato dalla sofferenza e uccisione degli animali. Allo stesso modo è vietato mangiare le carni di un animale morto in modo naturale; il suo corpo ha innumerevoli forme di vita che aumentano con il passare del tempo a causa della decomposizione, mangiare gli animali deceduti comporta un alto livello di violenza. Anche se non siamo direttamente noi a togliere la vita ad un animale, l’acquisto di carne crea domanda e incoraggia gli altri a uccidere, così equivale a commettere l’atto di uccidere.

 

 

 

 

 

L'uovo

 

Ma anche l'uovo è totalmente vietato per coloro che credono nella non violenza. Le uova di tutti gli uccelli sono strutturalmente simili, internamente sono pensati per la riproduzione della progenie e non per il consumo umano. Come ben conosciamo dall'allevamento di galline fino alla schiusa delle loro uova c'è violenza in tutto: prigionia, mutilazioni, torture e uccisione. Come vedermo più avanti, anche nell'allevamento biologico i pulcini maschi vengono tritati vivi perchè non faranno le uova, quindi non avendo un valore commerciale non sono adatti ad essere polli da carne. La destinazione di tutte le gallline è sempre la macellazione, anche le galline che vivono libere dal contadino quando non produrranno più le uova verranno ugualmente uccise e non mangiare le loro uova significa dare il buon esempio sul rifiuto della sopraffazione dell'uomo verso gli animali; l'obiettivo è raggiungere il massimo del rispetto, ossia quello di smettere di prendere dagli animali ciò che fanno solo per se stessi e non per gli umani ed è quello di voler fermare la macchina infernale utilitaristica dello sfruttamento di esseri viventi. Le galline per fare le uova perdono il calcio dalle ossa togliendogliele è stimolata a riprodurle quindi è comunque un atto di violenza. Alle galline viene anche dato cinque tipi di alimenti violenti per riprodursi e sono: farina d'ossa, pasto di sangue e escrementi alimentari, pasto con carne di farina di pesce, per cui con quale coraggio possiamo chiamare le uova cibo vegetariano, anche dopo aver saputo di come vengono nutrite? Lo scopo di un uovo fertile è di animare la vita, ma un uovo infertile non ha tale scopo e come tale va considerato immangiabile. Affermare che l'uovo è un cibo vegetale è un termine improprio di prim'ordine, l'uovo prodotto senza alcun contatto con il maschio e producendo così un uovo infertile, è comunque animato perché nasce dal corpo della gallina ed è composto dal suo sangue e dalle sue cellule animali, è generato da un essere vivente, non è un processo biologico vitale non vegetale, quindi al 100% non vegetariano.

 

Secondo il famoso scienziato americano Mr. Philip J. Scamble, nessun uovo è senza vita in se per sè, anche gli scienziati della Michigan University in America hanno dimostrato al di là del dubbio che nessun uovo - fertile o infertile - è senza vita, ha una predisposizione naturale ad accogliere una forma vivente. Per cui la sofferenza inflitta alle galline per come vengono detenute ed invine uccise è un fattore che solidifica la scelta di bandirle, ma anche se così non fosse i Jain non le mangerebbero a priori per i motivi spiegati. Inoltre le uova mettono in pericolo la salute, contengono una quantità elevata di colesterolo che danneggiano le arterie e sviluppano numerose patologie pericolose.

 

 

 

 

Verso il totale veganismo - abbandono del latte di mucca

 

 

L'alimentazione jain nasce parzialmente vegan già da oltre 26 secoli fa, prima della nascita del veganismo negli altri paesi del mondo. I jainisti fin dalla nascita non mangiano e non mangiavano carne, uova, burro e miele. Ma in tempi antichi (26 secoli fa) il latte di mucca non era considerato alimento procurato con crudeltà, c’era poco allevamento di animali, non esistevano gli allevamenti intensivi, le mucche e i vitelli erano liberi e facevano parte della famiglia come fossero animali domestici, curati, accuditi amorevolmente presso le proprie abitazioni e liberi per i villaggi. All’epoca l'assunzione di piccole quantità di prodotti lattiero-caseari può aver rappresentato la quantità minima di violenza necessaria, ma era permesso prendere il latte solo a determinate rigide condizioni, cioè senza violenza fisica e psicologica, quindi nessuna prigionia, inseminazione artificiale, il figlio e la mucca non dovevano essere separati ed era vietato l’utilizzo di mezzi meccanici che potessero arrecare dolore agli animali; il latte residuo (o una minima parte) della mucca poteva essere consumato dagli uomini solo dopo l'allattamento dei vitellini da parte della madre. Seppur ci sono ancora persone soprattutto anziani, che sono legate alla vecchia tradizione, oggi giorno, ci sono un notevole numero di Jain che non solo hanno abbandonato l'uso del latte di mucca ma creato in India importanti movimenti animalisti che si adoperano per la sensibilizzazione sulla scelta etica vegana, ma anche in Europa come per esempio in Inghilterra e sia nelle grandi comunità Jain del nord America che appoggiano fortemente il veganismo, sostituendo così il latte vaccino con il latte vegetale che viene anche utilizzato all'interno dei templi durante la puja. Altra considerazione morale è quella già vista, ossia che il latte appartiene ai cuccioli della mucca e non all'essere umano per cui non è giusto rubarlo, pertanto nessun altro animale dopo lo svezzamento beve il latte di un'altra specie, quindi non è adatto alla specie umana solo al vitello. In tutti gli allevamenti industrializzati per la produzione del latte, le mucche  vengono torturate, alla fine macellate e anche il piccolo vitello.

 

 

 

Molti di coloro che continuano a mantenere la tradizione bevono il latte di mucca che proviene dai villaggi in cui ci sono i lattai che allevano al massimo una dozzina di mucche i quali dovrebbero allevarle rispettando lo stesso metodo usato nell’antichità; purtroppo invece la maggior parte di essi praticano gli stessi abusi o simili che si fanno negli allevamenti intensivi facendo anche credere a molti devoti che invece le mucche non vengono maltrattate e il vitello maschio non è venduto ai grandi mercati e al macello.

 

 

Riconoscendo la sfortunata verità che il nostro consumo di latte e prodotti lattiero-caseari contribuisce all'uccisione e all'immensa sofferenza delle mucche, molti Jainisti (e tutti i seguaci di ahimsa) hanno rimosso i latticini dalla loro dieta. Vedendo i collegamenti tra la violenza nel settore lattiero-Caseario con quella dell'industria della carne, essi hanno scoperto che il consumo di prodotti lattiero-caseari è incompatibile con i loro valori jain di pace e Non violenza. Quindi c'è una rivoluzione in atto, i Jain vegan stanno facendo un grande lavoro informativo attraverso manifestazioni e conferenze in cui dimostrano che anche i lattai fanno violenza sulle mucche e i vitellini. Ci sono gruppi di attivisti composti anche da medici Jain che informano i monaci e le monache sulla crudeltà delle mucche ed alcuni monaci Jain sono attivi nella sensibilizzazione alle comunità laica sulla sofferenza delle mucche mostrando video e foto della triste realtà delle condizioni di vita degli animali, promuovono il veganismo e invitano ad abbandonare i prodotti latteo caseari, tra questi il Monaco Labdisagar Maharaj Saheb (Svetambara).

 


 

Tuttavia è vero che esistono in India in alcuni villaggi, all’interno di Ashram, mucche e vitelli che vivono liberi e protetti e il latte viene prelevato come molti secoli fa, ma sono pochissimi. Ormai ai tempi d’oggi, con l’invasione dell’industrializzazione, l'evidenza in tutto il mondo sulla crudeltà delle mucche e i loro cuccioli è innegabile.

 

Queste sono le parole di Pravin k.Sha del centro'Jain Study' del North Carolina, America.

 

La tradizione non deve essere seguita ciecamente. Il più elevato principio Jaina della Non violenza non dovrebbe essere compromesso mai, in nessuna circostanza. La crudeltà nella produzione di latte è peggiore rispetto a quella della produzione di carne. Consumando latticini noi stiamo sostenendo e alimentando questa crudeltà"

 

Anche se gli ideali vegani stanno diventando più comuni tra i giovani jain, la generazione più vecchia e più matura resiste. Preghiamo loro di vedere i seguenti link per l'ampia quantità di stili di vita compassionevoli che i giovani jainisti di oggi stanno vivendo!
www.jainvegans.org
www.veganjains.com

 

 

Nota: tuttavia nella tradizione eliminare (o minimizzare) l'uso del latte o dei prodotti lattiero-caseari non è un concetto strano o alieno per Jainisti.
Secondo la teoria jain, il latte e i prodotti lattiero-caseari ostacolano il progresso spirituale, creano attaccamento, sono considerati- Maha vigai – i prodotti lattiero-Caseari (latte, yogurt e ghee) sono tra i 6 alimenti considerati vigai; da evitare durante la ayambil (una delle pratiche a digiuno Jain); gli altri tre sono jaggery, olio e cibo fritto.

 

Veganesimo e Jainismo - una partnership?

La teoria vegana è più vicina agli ideali Jain e un passo avanti al solo essere vegetariano. Il veganesimo è un'espressione naturale e un'espansione dei nostri più alti ideali di Ahimsa. Non c'è altra religione o filosofia che si avvicini alla filosofia jain della Non violenza come fa il veganismo etico e che ha il numero maggiore di devoti vegani che la promuovono. Quando capiamo la vera base della fede vegan come jiv daya (anima compassionevole) dobbiamo sviluppare il rispetto per il loro impegno e abbracciare i vegani come anime gemelle.

 

 

 

 

 

 

L'india è enorme e il numero di animali che ci sono è altissimo, le mucche e i vitelli che vengono salvati dalla macellazione sono solo il 5%. Nella foto vedete delle mucche che gli attivisti jain hanno messo in salvo presso rifugi chiamati Panjarpole che sono dei ricoveri per animali salvati dalla macellazione, anziani o bisognosi di cure.

 

PER INFO: www.indianvegan.com - www.jainvegans.org

 

 

Il Miele

 

 E' vietato mangiare il miele perchè viene procurato attraverso lo sfruttamento (per tutti i tipi di allevamenti) e l'uccisione delle api. La raccolta di miele danneggia non solo le api gli insetti e le uova.

 

In natura, l’ape è un insetto che vive mediamente 5 mesi. Il primo mese, quando è ancora allo stadio larvale (definito pupa), il cucciolo di ape si nutre solo di miele. Successivamente, quando l’ape diventa adulta, si nutre solo di nettare, che succhia direttamente dai fiori. Quindi, il miele non è altro che il “latte” delle api, essendo l’unico cibo con cui il cucciolo di ape si nutre nel suo primo mese di vita, proprio per il suo accrescimento. La mamma ape, dopo che si è nutrita del suo cibo specie-specifico, cioè il nettare dei fiori, una parte di esso lo trasforma in miele, che conserva in una sacca interna al suo addome, proprio come fosse il seno di una donna, e quando torna nell’alveare lo deposita al suo interno, per dar da magiare al suo cucciolo di ape, esattamente come fa una madre umana. Ora, così come il latte di mucca è fisiologicamente adatto solo ed esclusivamente al cucciolo di bovino, il miele di ape è fisiologicamente adatto solo ed esclusivamente al cucciolo di ape, la larva (detta pupa). Il miele, infatti, possiede enzimi e fermenti tipici per l’accrescimento delle api, centinaia di tipi di sostanze biochimiche completamente diverse da quelle fisiologicamente adatte ad un individuo appartenente alla specie umana, sia in fase di sviluppo, che in fase adulta.

Quindi le api fanno una grande fatica, raccolgono il miele come cibo per se stesse e per i figli, per ottenere un cucchiaino di miele un'ape ad un fiore compie circa 10.000 viaggi e l’essere umano glielo ruba a lei e ai suoi cuccioli.

 

I grandi produttori di miele triturano tutta l’arnia per prenderne il miele uccidendo tutte le api. Alcuni apicoltori che producono notevoli quantità di miele, si spostano per tutta l’Italia per produrre ogni tipo di miele, sfruttando al massimo l’animale. Alcuni devono avere il miele in ogni periodo dell’anno, anziché mandare le api in giro in cerca di fiori, le nutrono con una sostanza zuccherina (zucchero e acqua) per avere così miele anche fuori dal periodo di fioritura. Alle api è destinata l'inseminazione artificiale: la testa ed il torace dell’ape maschio vengono schiacciati e lo stesso poi per il resto del corpo, questo per far uscire del tutto l’endofallo, così il seme di diverse api viene prelevato e mischiato. L’ape regina viene tenuta ferma e anestetizzata in un apposito strumento. La vagina viene aperta utilizzando degli uncini, infine il seme viene iniettato.

Il miele è cibo per gli insetti che sono filogeneticamente (evolutivamente) assolutamente distanti, addirittura di molte centinaia di milioni di anni, dalla specie umana, quindi il loro latte è decisamente tossico per l’uomo.

 

 

 

 

 

Quegli esseri viventi chiamati piante

 

.Il Jainismo riconosce una gerarchia dlla vita, sostenendo la sua evoluzione dall stato di microrganismo alla condizione di umano. Più sensi ha un essere vivente e più si ha a cuore la sua protezione.
Gli esseri (mobili) dotati di 5 organi di senso sono quelli razionali, (gli umani) con facoltà mentali, dotati di uno stato di coscienza più evoluto, di una maggiore capacità di provare sofferenza e sono maggiormente protetti, così come anche gli animali, per cui è assolutamente vietato ucciderli.

Le piante (esseri immobili) sono considerate la forma più elementare della vita ed essendo sprovviste di un sistema nervoso, si presume che abbiano meno capacità di avvertire il dolore. Hanno un solo organo di senso, il tatto; pensiamo al bocciolo quando si gira in direzione del sole al contatto con il calore si aprono i petali o quando tagliamo una pianta essa appassisce. Tra tutte le specie viventi la vita vegetale è l'unico alimento ammesso per il consumo umano.

Tuttavia il Jainismo sostiene la completa non violenza, l'uccisione della pianta non può essere giustificata completamente solo sulla base della logica di cui sopra, per questo è consentito un uso limitato per una violenza minima, necessaria solo alla sopravvivenza. Le piante sono forme di vita intelligenti capaci di intenzione, preferenze, e hanno volontà di sopravvivere, crescere e interagire, esse hanno una propria consapevolezza e sensibilità, fanno parte dell'esistenza e fanno di tutto pur di vivere nel proprio habitat naturale. Sul libro' la vita segreta delle piante' studiosi e scienziati sostengono che: le piante sono straordinarie seguono una logica, hanno tutti i tipi di sistemi chimici di difesa che vanno all'azione quando è danneggiata, per proteggersi mettono fuori le spine, gusto amaro e secrezioni gommose per catturare insetti maldisposti. Sembra che le piante sappiano quali formiche rubano il loro nettare e si chiudono all'avvicinarsi di tali formiche, per riaprirsi soltanto quando hanno tanta rugiada sui gambi da impedire alle formiche di arrampicarvisi. Le piante sono dotate di volontà: possono allungarsi verso quello che vogliono, o andarselo a scovare. Quando la terra è secca, le radici si spostano verso il suolo più umido, facendosi strada in gallerie sotterranee, estendendosi, come nel caso dell'umile trifoglio, fino a 12 metri, sviluppando una forza capace di sfondare il cemento.. I fiori alpini seguono con tale precisione il mutare delle stagioni da sapere quando arriva la primavera e si spingono in alto, forando i tardivi banchi di neve e sviluppando calore proprio per sciogliere la neve. Le piante si sono rivelate capaci di distinguere i suoni inafferrabili all'orecchio umano e lunghezze d'onda di colori, come infrarossi e ultravioletti, invisibili all'occhio umano; sono particolarmente sensibili ai raggi X e all'alta frequenza della televisione. L'ingegnosità delle piante nell'escogitare forme di costruzione supera largamente quella di tecnici umani. Edifici fatti dall'uomo non reggono il confronto con la forza elastica dei lunghi calici gamosepali che sostengono dei pesi fantastici contro terribili tempeste; l'uso di fibre che la pianta avvolge in spirale è un meccanismo di grande resistenza contro l'estirpazione, non ancora sviluppato dall'ingegno umani; le cellule si allungano a forma di nastri piatti, unite l'una all'altra a formare corde quasi infrangibili. Man mano che l'albero cresce in altezza, si ingrossa scientificamente per sostenere il peggior peso. Se si pizzica una foglia di una pianta scattano impulsi elettrici, non vi è alcun dubbio che le piante hanno tutti i tipi di sensibilità. Il dottor Norman Goldstein, professore di biologia all'Università statale di Hayward in California arrivò a scoprire un potenziale elettrico che fluiva di cellula in cellula nel philodendron édera, capace di dare una forte indicazione della presenza di un semplice sistema nervoso, finora insospettato. Marcel Vogel chimico dedito alla ricerca della vita delle piante disse: <un fatto è certo: l'uomo comunica con il mondo vegetale. Le piante sono oggetti viventi, sensibili, radicati nello spazio. Vi concedo che sono cieche, sorde e mute nel senso umano, ma non nutro dubbi che siano strumenti sensibilissimi per misurare le emozioni umane. Irradiano energia, forze benefiche all'uomo. E queste forze si sentono! Esse vengono a alimentare il campo di energia dell'uomo, che a sua volta rigenera energia alla pianta>. Jung disse: Siamo alberi che camminano e non lo sappiamo. Mentre le piante sono <umani con foglie e radici>..e lo sanno. Un vero rapporto di conoscenza tra noi e loro ci regalerà una consapevolezza nuova sulla natura autentica dell'esistenza d'entrambe. Purchè la conoscenza sia <un sentiero con un cuore>, capace di coniugare emozioni e ragionamenti, dati statistici e intuizioni sottili. Lo studioso e scrittore Peter Wohlleben afferma sugli alberi ' gli alberi sono esseri speciali, senza di essi il mondo sarebbe un deserto o al massimo una steppa inospitale. Producono ossigeno, calmano il vento e chiamano la pioggia. Ombreggiando il suolo e proteggono gli abitanti e gli organismi che rendono fertile il terreno. Evaporando grandi quantità d'acqua, regolano il clima. Eppure li vediamo immobili, statici, indifferenti... niente di più falso!
Gli alberi ci somigliano molto più di quanto pensiamo

 

 

Le anime che vivono nelle piante

 

Le scritture Jainiste in base alla specifica parte costitutiva della pianta hanno dato una descrizione esatta dei diversi tipi di vita (microrganismi-nigod) che vivono nei vegetali e sono numerabili, innumerabili e infiniti, possono essere piccoli esseri viventi invisibili o visibili con appositi strumenti. Per esempio i vegetali che hanno una sola anima nel loro corpo sono un frutto con un singolo seme (secondo la tradizione Svetambara), 24 tipi di cereali tra cui il grano e il miglio o legumi lenticchie e fagioli, la castagna ecc; quelle in cui il corpo contiene innumerevoli anime sono le verdure verdi crude dove il colore verde è visibile come le foglie verdi, l'esterno dei fagiolini ecc , mentre le piante che hanno infinite anime sono i germogli, i tuberi , bulbi e le radici che danno vita a molte anime. Questa conoscenza è necessaria per provare a minimizzare o eliminare del tutto la violenza ed evitare di causare sofferenza a questi invisibili organismi. Esse sono anime come noi, uguali nel loro potenziale di ottenere la liberazione, uguali nella loro voglia di vivere e nel desiderio di non soffrire e morire. Teoricamente, ogni forma di vita merita la stessa protezione da questi tipi di ferite, ma nelle nostre vite mondane (Sansaari) questo non è sempre possibile. Occorre quindi tentare di minimizzare la nostra violenza. Una autentica non violenza non significa soltanto non nuocere, ma anche compassione attiva e questo è ciò che dobbiamo mostrare per ogni forma di vita, in ogni momento della nostra vita. Possiamo chiedere il perdono a tutte le vite che abbiamo danneggiato e ucciso per la nostra sopravvivenza e preghiamo per la loro rapida evoluzione e il raggiungimento della libertà. Un Jain dovrebbe mangiare con equanimità e cercare di recare il meno possibile sofferenza anche riducendo o eliminando il cibo vegetale contenenti infiniti esseri viventi all'interno del loro corpo soprattutto se sappiamo che quel determinato cibo lo mangiamo solo per gusto e non è essenziale per la nostra sopravvivenza.

 

Piante a radice, bulbi e tuberi

 

Tutte le verdure a radice e che fruttiferano sottoterra ossia quelle a bulbi e tuberi sono vietate allo stesso modo come è proibito mangiare carne. Questa prescrizione alimentare deve essere seguita, oltre che dai monaci anche dai laici.

 

Ricollegandosi a quello che è stato detto precedentemente ci sono due motivazioni etiche: la prima è che sradicando la pianta dal terreno la uccidiamo, la seconda, è che con sè muoiono infiniti piccoli esseri viventi che vivono attaccati alle radici , ai tuberi e bulbi. Le radici e tutto ciò che germoglia è vita vegetale, distruggendole significa decapitare la testa di quegli esseri viventi. La regola da seguire è quella di mangiare quelle piante in cui possiamo prelevare solo le foglie, i fiori e i frutti necessari, lasciando così le radici dentro il terreno la pianta ha la possibilità di poter rinascere, crescere e vivere fino al compimento naturale del ciclo vitale. Anche privarle delle proprie foglie è comunque uno sfruttamento e abuso, ma l'obiettivo è quello di trovare un onorevole compromesso per ridurre la violenza sui vegetali, fin tanto non saremo pronti a nutrirci di sola frutta fresca e frutta ortaggi scelta che ridurrebbe ancora di più la violenza.

 

 

Quali sono ?

 

 

Verdura a bulbi: tutti i tipi di cipolla compreso il porro ed erba cipollina, aglio, scalogni.

 

Tuberi: patata, topinabur, cavolo navone

 

Verdura a radici: carota, rapa, sedano a rapa (mentre si può mangiare quello tradizionale da taglio) barbabietola, ravanello, che si produce sottoterra, pastinaca, finocchio (in India non c'è il finocchio!) cicoria a radice (ammessa quella classica da taglio). Spezie a radice: ginseng, liquirizia, konjac, daikon, manioca, rafano. E' escluso alche il tartufo, essenzialmente è un fungo dalla forma sferica irregolare.

 

Attenta ricerca

 

Quando si fa un voto di non violenza bisogna essere preparati e fare una accurata ricerca. Come facciamo a sapere cosa dobbiamo eliminare se non conosciamo la composizione degli alimenti?. Per seguire correttamente il nostro voto di Ahimsa dobbiamo non solo conoscere le tipologie di piante, ma anche sapere di volta in volta, da quale coltivazione provengono, per avere informazioni su quali metodi sono stati utilizzati. Per esempio se acquistiamo le verdure dagli orti sinergici biologici possiamo star tranquilli, perchè utilizzano metodi di coltivazione che sono i più rispettosi per l'ambiente e sono in totale armonia con la natura, al momento della raccolta nessuna pianta viene sdradicata. La loro radice, infatti, resta nel terreno così da permette alla pianta di rinascere, successivamente si decompone liberando i nutrienti. Ideale sarebbe crearci un proprio orto o se non si ha questa possibilità,  rifornirci da un contadino di fiducia.

 

Divieto di mangiare verdure crude

 

L'idea di base è di non consumare alcuna vita, ma per sopravvivere una certa violenza è inevitabile anche se per alcuni alimenti, la violenza, deve e può essere limitata in misura maggiore. Sia se mangiamo cibo crudo o cotto uccideremo forme di vita, ma non abbiamo altra scelta. I jainisti non mangiano le verdure crude (eccetto la frutta), esse sono parti del corpo della pianta e come qualsiasi parte di un organismo, quando è separata dal corpo principale, inizia a decomporsi e molti esseri viventi proliferano in essa e per il Jainismo qualsiasi forma di vita (per quanto piccola) non dovrebbe essere mangiata viva. Anche cuocere un alimento significa uccidere i microrganismi, ma in tal modo il cibo è privo di vita. In questo caso l'attenzione non è sull'uccisione, ma sul scegliere di mangiare degli organismi che sono già morti e non vivi.

 

 

 

I germogli

 

E' vietato mangiare i germogli perché sono cuccioli di pianta.

I funghi

 

I funghi non sono usati dalle famiglie Jainiste perché crescono in condizioni poco igieniche, sono parassiti e ospitano innumerevoli forme di vita.

 

 

 

Per il jainismo il cibo che contiene anche piccole particelle dei corpi di animali morti o uova è assolutamente inaccettabile. E' proibito mangiare tutti i tipi di fichi. Le moderne scienze biologiche hanno stabilito che questi frutti, prodotti dalla impollinazione dei fiori da vespe, sono abitate da specie di vespe specifiche per ciascuno di essi. Ad esempio, l'intero ciclo di vita della vespa si completa dentro il fico. La vespa depone le uova nei fiori biliari e muore, le uova maturano all'interno del fico e producono vespe maschi e femmine. I maschi fecondano le femmine e muoiono, e le femmine emergono dal fico per ricominciare il ciclo. Così il fico contiene i resti delle uova e vespe morte. Il secondo motivo è perchè i semi sono considerati vite (secondo la tradizione Svetambara) e siccome sono innumerevoli e non divisibili dal frutto li evitano per ulteriore forma di rispetto e riduzione della violenza.

 

 

CAVOLFIORE E BROCCOLI

 

Solo i jain più severi evitano i cavolfiori e i broccoli : i piccolissimi insetti volanti rimangono attaccati e intrappolati nelle superfici vellutate e non possono essere completamente rimossi nemmeno con un attento lavaggio.

 

I semi

I cibi con numerosi semi soprattutto quelli inseparabili dal frutto o dagli ortaggi non sono mangiati dai jainisti, per esempio come la melanzana, il fico e il melograno. Ci sono due  prospettive  differenti delle correnti jainiste Digambara e Svetambara, riguardo al fatto se i semi sono o non sono vita .

 

Svetambara: il seme contiene al suo interno l'embrione da cui si svilupperà una nuova piantina, per cui è considerata vita seppur allo stato dormiente. Se bisogna decidere di mangiare un solo seme o tanti si sceglierà di evitare l'alimento che ne contiene molti così si eviterà di ledere un numero maggiore di vite ed è un modo per ridurre la violenza. Molti jainisti, per rispetto, separano quei semi dal frutto che se ripiantati nella terra rigenerano.

 

 

Digambara: il seme fintanto rimane seme è solo un involucro vuoto, un corpo senza anima, esso germoglia solo a determinate circostanze in cui ci sono condizioni di umidità e le temperature adeguate per attivarsi. Quindi, solo quando esso viene piantato, l'anima arriverà al seme per nascere come pianta.

 

 

 

 

 

La frutta e l'anima

 

Quando una mela è parte della struttura dell'albero, l'anima pervade l'albero e anche la mela, quindi quel frutto fin tanto rimane attaccato è vivo. Una volta diviso diventa parte morta del melo; il frutto non ha più vita e possiamo mangiarlo dopo aver estratto i semi al suo interno perché considerati vita (secondo gli Svetambara). Dal momento del taglio va consumato entro 48 minuti, perché dall'acqua nasce la vita, qualsiasi parte del corpo della pianta, dove è presente acqua avrà anima al suo interno, sia quando essa è viva e sia quando è morta ed è in stato di putrefazione. In un mondo perfetto, idealmente, per essere il più possibili non violenti bisognerebbe aspettare che il frutto maturi e cada spontaneamente dall'albero per poi essere raccolto. Anche la frutta eccessivamente matura è evitata, perché durante la fermentazione si attivano forme di vita e altre, come gli insetti, ne vengono attratte.

 

Ammessi cereali e legumi

 

I cerali e legumi si possono mangiare perché la raccolta di questi coincide con la fine del ciclo vitale della pianta, quindi i semi sono secchi/morti. La pianta di grano cresce e produce molti semi, fintanto che la pianta è viva la sua anima pervade anche nei semi. Una volta che la pianta è secca e viene raccolta, l'anima lascia il corpo della pianta ed i semi. Quindi i semi restano come parte morta della pianta e in loro non c'è più l'anima. I cereali e legumi si devono mangiare prima che germogliano.

Lievito

I lieviti sono batteri, la loro totale esclusione in tutti gli alimenti è osservata dai monaci che consumano pane senza lievito chiamato chapati. I monaci rispetto ai laici devono seguire rigorosamente un comportamento che riesca ad arrivare a evitare l'uccisione dei più piccoli esseri viventi: i microrganismi (per quanto umanamente possibile)

 

 

 

 

Alcolici

 

Nei dodici voti dei laici c'è il divieto assoluto di bere gli alcolici (vino, birra, liquori) sia per mantenere un buon autocontrollo e lucidità e sia per evitare l'uccisione di un gran numero di microrganismi associati con il processo di fermentazione, come anche per l'aceto ecc ecc. Tra l'altro molti alcolici non sono vegani perchè contengono additivi di origine animale.

 

Ahimsa e acqua

Bollitura e filtraggio

 

Così profonda è la consapevolezza di un jain che anche l'acqua è accuratamente ' preparata ' e consumata. Sa che in ogni goccia d'acqua pullula di vita e quindi bere acqua cruda equivale a mangiare cibo " vivo! Bolle l'acqua filtrata e poi la consuma nel giro di poche ore. In ogni momento la vita in acqua "cruda" si moltiplica infinitamente.

 La scienza moderna per mezzo di appositi strumenti ha convalidato e documentato la prova che sostiene che ogni goccia d'acqua contiene oltre 36000 forme di organismi, anche se i Jina hanno detto che c'è vita incalcolabile in una sola goccia d'acqua non bollita/non purificata ! Nell'acqua non bollita, in ogni momento, infinite creature nascono e muoiono, hanno breve esistenza ma si moltiplicano rapidamente. Naturalmente, noi dovremmo non causare violenza a nessun essere vivente, ma non possiamo vivere senza bere acqua, quindi anche in questo caso dovremmo trovare un modo per evitare il più possibile di ferire. Per questo motivo i jainisti filtrano e bolliscono l'acqua, la fanno poi raffreddare e la bevono. Si utilizza un panno bianco di cotone grezzo che funge da filtro, quando l'acqua viene filtrata i microrganismi vengono separati; il tessuto viene nuovamente lasciato in acqua (possibilmente nei fiumi e altri habitat naturali oppure in lavandino sotto acqua corrente) e in questo modo rimangono attaccati sul panno e sono di nuovo liberi di vivere.

 

Con la bollitura dell'acqua muoiono tutti i microrganismi presenti, ma questa crescita si ferma portando così a minimizzare la violenza, a quella temperatura non nasceranno altre vite per almeno 24 ore tempo in cui bisogna bere l'acqua prima che rinasca la vita. Quindi bollendo l'acqua, la violenza viene compiuta una volta sola, così bloccando le successive nascite si evitano più uccisioni.

 

La durata dell'utilizzo varia a seconda del mese dell'anno, considerando l'aspetto climatico della crescita di questi organismi:

 

Estate = 15 ore
Inverno = 12 ore
Durante la stagione delle piogge = 9 ore

 

Spesso l'aggiunta di garofano / cannella rende l'acqua estensibile a 3 ore.

 

La bollitura è anche un modo per non avere il contagio con agenti patogeni soprattutto in India dove, a causa di mancanza di depuratori, l’acqua è ad alto rischio di contaminazione di germi. Se si utilizza solo il filtraggio bisogna utilizzare un panno doppio piegato in cui la luce del sole non può passare, ma in questo caso l'acqua va consumata entro 48 minuti. Ci sono Jain che bevono solo acqua bollita in alcune ricorrenze particolari e tante famiglie che come i monaci bevono sempre acqua sia filtrata che bollita come pratica abituale di Non violenza. Il consumo dell'acqua per fabbisogno personale viene limitato dai Jain, tale auto-imposizione è per evitare gli sprechi delle risorse della natura, per essere consapevoli del consumo e per sviluppare il senso di responsabilità e di non possesso verso un bene indispensabile che dobbiamo dividere con gli altri, considerando che al mondo ci sono milioni di persone e animali che soffrono la sete a causa di mancanza di acqua.

 

 

 

 

 

Il monsone, la stagione delle piogge -Chaturmas Pravesh

 

In India sono presenti tutti i climi, ma in gran parte del paese il clima è tropicale e dominato dal monsone che sigifica "stagione" ed è un vento ciclico che muta direzione ogni sei mesi  provocando forti piogge anche molto pericolose per le città e gli abitanti determinando una stagione secca e una piovosa molto umida. Le piogge monsoniche, che durano per mesi, sono all’inizio sporadiche e poi anche violente, spesso, soprattutto nelle zone più aride, il monsone provoca inondazioni. Ma allo stesso tempo l'India è illuminata da una gamma di verdi senza fine o stregata dai cieli grigi che regalano al paesaggio un’aura mistica, il territorio del Kerala, il più colpito dalle piogge, rimane uno dei più affascinanti di tutta l’India, complice un clima tropicale che lo rende un paradiso del sud. La stagione monsonica più piovosa è in primavera che in India corrisponde dal mese di Giugno a Settembre, la vegetazione cresce a vista d’occhio e proliferano innumerevoli insetti che si rifugiano nelle foglie. Per questo i jain in tale periodo evitano di mangiare tutte quelle verdure a foglia verde perché in esse si rifugiano innumerevolissimi insetti. È il periodo in cui i monaci non vagano e si ritirano in edifici costruiti dai laici per evitare il più possibile l'uccisione involontaria dei moltissimi animali volanti.

 

TEMPI E TERMINI, REGOLE SPECIFICHE ALIMENTARI.

 

Il modo scrupoloso e approfondito di applicare la nonviolenza nelle attività quotidiane soprattutto per il cibo, modella tutta la vita dei Jainisti ed è la caratteristica più significativa della loro identità. Inoltre, la condotta dei prodotti alimentari non è limitata solo al tempo del pasto (i tipi e le quantità di alimenti ammissibili) - sostiene la ricerca della Ahimsa che abbraccia gli atti di come il cibo è stato acquistato, conservato, preparato, consumato e persino al suo Smaltimento. I monaci Jain tradizionalmente hanno regole severe che determinano il tipo di preparazione del cibo e le singole famiglie adottano per se queste prescrizioni a vari livelli.

 

 

 

Chauvihar

Non mangiare prima dell'alba e dopo il tramonto

 

Una grande importanza è stata associata alla pratica di Chauvar che prevede di evitare di mangiare cibo di notte (ratri-bhojana) ossia dall’alba al tramonto (1 ora prima e un ora dopo), per cui è ammissibile mangiare soltanto di giorno ed è osservata da molti jainisti. In assenza di raggi solari(diretti o indiretti) e in condizioni di umidità alcuni organismi invisibili generano nell’atmosfera e si mescolano con il nostro cibo e quindi venono uccisi se si mangia di notte. Ventisei secoli fa non esisteva l'elettricità, la gente non poteva vedere bene quello che mangiava, si consumava il cibo solo alla luce del giorno. Di notte uscivano serpenti, scoiattoli, lucertole, uccelli, farfalle, insetti e potevano essere uccisi dal fuoco. Anche oggi a causa della scarsa illuminazione a causa della attrazione per l'odore del cibo o per la luce artificiale e le fiamme, gli animali possono accidentalmente rimanere uccisi bruciati, possono cadere dentro il cibo e in pentole con acqua e olio bollente.

 

 Mangiare di notte provoca anche numerose malattie. Il sistema digestivo è meno attivo in assenza della luce del sole, occorre mangiare tre o quattro ore prima di andare a dormire e non si deve mangiare fino a quando il pasto precednte non è completamente digerito. In questo modo si possono avere effetti benefici sulla salute e rispettare i ritmi naturali del corpo. Anche i medicinali e l’acqua sono ammessi durante la notte come un’eccezione, solo se veramene necessari.

 

 

 

Cibo fresco e naturale non confezionato

 

I Jain si sforzano di preparare e consumare cibo fresco e naturale; niente cibo congelato o pre-confezionato, trattato chimicamente e arricchito di additivi; preferiscono mangiare alimenti presi direttamente dal contadino e cucinati a casa nelle condizioni più igieniche, anche per avere la certezza assoluta che tutti gli ingredienti siano il più possibile tutti 'non violenti'. Un jain non consuma cibo che è stato conservato da un giorno all'altro, in quanto possiede una concentrazione più elevata di microrganismi (per esempio, lievito di batteri ecc) rispetto al cibo preparato e consumato lo stesso giorno. L' FDA (Food and Drug Administration) ha linee guida specifiche sulla quantità di parti di insetti in un particolare pezzo di cibo. Le parti di insetti sono solitamente in alimenti preconfezionati e imballati. I Jain evitano di mangiare gli alimenti che sono appena scaduti che potrebbero aver sviluppato la nascita di microorganismi. C’'è un buon largo consumo di alimenti secchi perché possono essere consumati anche i giorni successivi. Possibilmente bere l’acqua dopo 40 minuti dal pasto e acqua, gas, elettricità non devono essere sprecati.

 

 

 

Cibo senza pesticidi

 

I seguaci della non violenza preferiscono (per quanto possibile) rifornirsi di cibo biologico o coltivazione dinamica, di stagione coltivato localmente. In questo modo si garantisce meno l’uso di pesticidi che sono causa di uccisione di molti animali e sono anche più sicuri per la salute umana, garantendo così meno violenza a sé stessi e si evitano carichi di spedizione di grandi dimensioni, quindi meno violenza e inquinamento.

 

 

Regole sulla conservazione

Cucinare la giusta quantità di cibo

 

I Jainisti, come anche spiegato precedentemente cercano di cucinare la giusta quantità di cibo che consumano ad ogni pasto perchè evitando di buttare gli avanzi eliminano gli sprechi e non permettono così il proliferare di animaletti tra i rifiuti che poi morirebbero. Conservano il cibo in modi che inibiscono l'infestazione di insetti e i funghi. Le spezie a terra hanno una scadenza di 3 giorni durante la pioggia (in India) 5 giorni d'estate e 7 giorni d'inverno. Non conserva più di quanto sia necessario per brevi periodi di tempo.

 

 

Attento esame dei cibi

 

I Jainisti fanno del loro meglio per non far del male anche agli animali dalle più piccole forme, perché credono che i danni causati dall'incuria sono riprovevoli poichè procurano sofferenza causata da un'azione deliberata, per questo si addolorano molto e per evitare questa possibilità seguono un meticoloso controllo dei cibi affinché non siano presenti insetti che potrebbero rimanere feriti o uccisi dalla preparazione dei pasti mentre si mangia e si beve. Prima di lavare e cuocere tutte le verdure a foglia verde, come il cavolo, gli spinaci, l'insalata ecc dovrebbero essere ispezionati strato dopo strato perché ci potrebbero essere lumache, formiche e vermi accasati tra le foglie.

 

I monaci consigliano ai laici di consumare i pasti fuori casa solo nei ristoranti dove non cucinano cibi di origine animale per non finanziare, attraverso l’acquisto da parte dei ristoratori, l’uccisione degli animali.

 

 

La preparazione

La preparazione del cibo è anche con gli intenti più compassionevoli. Sapendo che ogni atto del coltello, ogni fiamma di fuoco sono atti di violenza che sono ostili all'anima, un jain prega per il perdono alla vita che si sta facendo del male. Non usa decorazioni alimentari inutili o erbe aromatiche fresche, poiché sono inutili perdite di vita. Lo spreco di cibo in qualsiasi fase è evitato. La persona che prepara il cibo dovrebbe avere una consapevolezza delle esigenze delle persone che sta servendo, dovrebbe essere in uno stato d'animo positivo e dovrebbe avere conoscenza della sicurezza alimentare. Cucchiai, forchette, coltelli e tutti gli utensili necessari per la preparazione dell’alimentazione jain non devono essere condivisi con strumenti contaminati di cibi violenti e dal tutto il cibo non ammesso.

 

Smaltimento

Un Jain è anche molto attento allo smaltimento. Tutte le pentole, le stoviglie ecc vengono lavate con un uso minimo di acqua e asciugate immediatamente (sappiamo che dall’acqua nasce la vita). La pulizia è fondamentale per evitare di rendersi strumentale della crescita o della morte di germi e insetti.

 

Numero dei pasti

Il numero di pasti e la quantità di cibo da consumare sono di solito da un Jain pre-determinati per il giorno. Con l'aumento della pratica si sforza di ridurre il numero di pasti - per la consapevolezza si concentra sul sostentamento del corpo e non sulle indulgenze dei sensi. Si sforza di limitare prima tre pasti senza "spuntini" poi due e uno. Infatti, lo spuntino e ' probabilmente la definizione di cibo senza cervello. Stiamo mangiando mentre siamo impegnati in qualcos'altro

 

 

Mangiare con moderazione

 

Si sforza di riconoscere e trasformare la sua malsana formazione mentale, specialmente la sua avidità, e di imparare a mangiare con moderazione. La moderazione è una componente essenziale del cibo attento.
Poiché la consapevolezza è così fondamentale per un'etica jaina, gli alimenti tamasici o quelli che alterano questa consapevolezza sono respinti. Il consumo di questi alimenti è dannoso per la mente e il corpo in quanto portano ad uno stato di coscienza più noioso e meno raffinato. Per esempio sono l’alcool, alimenti non veg., oppiacei, verdure a radice ecc.

 

 

Evitare cibo a forma di animali

 

 

 

I Jain sembrano aver aggiunto al detto - sei quello che mangi - con - sei quello che pensi! La violenza nel pensiero è dannosa per lo sviluppo del carattere come violenza in azione. Questa consapevolezza generalmente incoraggia le famiglie ad evitare caramelle, cioccolatini, dolci a forma di animali. Perché mangiare il cibo con un pensiero disgustoso di crudeltà verso gli animali? Mangiare un biscotto con la forma della testa di un coniglio o una torta con forme umane, quale influenza psicologica si potrà avere alimentando l’idea che sia normale alimentarsi di pezzi di esseri viventi?

 

 

Mangiare con compassione

 

Nel cuore del Jainismo si trova uno dei suoi principi fondamentali di Ahimsa (letteralmente non-ferire) o compassione. La filosofia jaina ritiene che tutte le cose viventi contengano un'anima, tuttavia, a differenza della maggior parte degli altri sistemi di credenze simili, Jainisti espandono la loro definizione di "esseri viventi" per includere non solo la vita animale e vegetale, ma inglobare equamente nelle sue braccia; terra, acqua, aria e fuoco. Ciò significa che anche il più piccolo germe, che fluttua nell'aria o si aggrappa alle radici di un albero, è visto come un'anima vivente.

 

 

 

Mangiare con gratitudine

 

Insieme alla compassione e alla consapevolezza, un jaina mangia con gratitudine. Quando i mangiatori attenti guardano profondamente il pasto che stanno per mangiare, vedono ben oltre il bordo del piatto. Essi conoscono l'amara verità - " Jivo jivasya jivanum - tutti gli esseri viventi vivono la loro vita consumando forme viventi. Sapere che il cibo è una necessità di mantenimento della vita e questo cibo è inevitabilmente a costo della vita di un altro essere vivente, un jaina mangia con gratitudine. Capire che ogni boccone che consuma non e 'altro che il sacrificio della vita infinita che avvicina al pasto senza avidita', ma con rispetto. Quindi il pasto non è un'attività di "Hoover" nel cibo, ma un'attività degna della sua totale attenzione. Onora questo sacrificio mangiando con grazia, venerazione e compassione. Masticare mentre guarda la tv, mangiare durante il viaggio, ecc. Non sarebbe degno delle vite perse nella produzione del suo cibo.
Come preambolo ad ogni pasto è la sua routine di non solo ringraziare ma anche chiedere perdono. Un jaina onora il suo cibo con contemplazione che riconosce il cibo come il dono dell'intero universo: la terra, il cielo, numerosi esseri viventi e tanto duro amorevole lavoro. Si avvicina al cibo non con l'atteggiamento del diritto ma con umiltà, sentendosi grato per essere degno di ricevere il cibo. Mentre si siede per assaporare il cibo prezioso, manda compassione alle persone che in quel momento soffrono la fame; per il quale il

cibo è scarso o non disponibile. Manda l'amore e la compassione nella sua gratitudine - desiderando bene per tutta la vita compresi quelli persi nella preparazione del suo pasto. Il motto jaina - " Parasparopagraho jivanam " tradotto come " le anime rendono servizio l'uno all'altro " è un riflesso della sua gratitudine. Egli sa che è vero questo aforisma, tutta la vita è legata al reciproco sostegno e interdipendenza, e promette di ripagare servendo le

anime sacrificate nel suo pasto. Un jaina prega anche per il perdono prima del suo pasto usando la preghiera spesso ripetuta o simile - khamemi savve jiva (io perdono tutti i viventi), savve jiva khamantu me (che tutte le anime mi perdono), miti me savva bhooesu (sono in condizioni amichevole con tutti) , veram majjham na kenai (non ho animosità verso nessuna anima).

 

 

 

 

 

 

 

 

Dar da mangiare ai poveri

 

Un altro pilastro del Jainismo è il principio/voto di 'Aparigraha' che significa non raccogliere, possedere o accumulare nulla al di là di ciò che ti spetta. In altri termini ciò significa prendere quello che è veramente necessario per sopravvivere. Il jainismo promuove la sopravvivenza sul minimino indispensabile e l'offrire il cibo ai poveri. Vivere del minimo significa prendere meno dagli altri esseri viventi e ridurre o non causare nessun danno.

 

 

 


Il Digiuno

 

I Jainisti sono i digiunatori per eccellenza, iniziano a digiunare fin da piccoli e con molta facilità. I laici praticano generalmente un digiuno ogni due settimane e nelle ricorrenze religiose, ma sia i laici che i monaci protraggono il digiuno anche per molti giorni e mesi consecutivi. Ci sono dei benefici biologici che accompagnano quelli spirituali, infatti il digiuno ha la funzione di purificare la mente e lo spirito e distruggere il karma, di esercitare l'autocontrollo e mettere a riposo tutti gli organi dei sensi, migliorare la meditazione e la concentrazione, essere capaci di rimanere assorbiti nell’anima, migliorare la qualità della mente, conquistare la pace e serenità. I Jina hanno usato il digiuno per millenni per sottomettere i 4 sentimenti negativi della la rabbia, l’avidità, l’inganno e l’orgoglio. Il digiuno per avere effetto deve essere accompagnato a pratiche spirituali, di consapevolezza, studio e contemplazioni. Se correttamente compreso ha la capacità di curare la maggior parte delle malattie fisiche del sistema nervoso, cardiocircolatorio, respiratorio, digestivo e riproduttivo. Secondo la scienza Ayurvedica, le tossine vengono formate nel corpo a causa di una digestione impropria e delle abitudini alimentari. Queste tossine vengono trasportate dal sangue ai vari organi. L’accumulo di queste tossine alla fine si manifesta come malattie in uesti organi. Il corpo vorrebbe buttare queste tossine attraverso l’intestino, ma non ne ha mai la possibilità se stiamo mangiando il cibo e l’intestino lo sta constantemente elaborando. Durante il digiuno con l’acqua, il corpo ha finalmente la possibilità di buttare via queste tossine attraverso l’intestino, i polmoni e la pelle. Il digiuno da al corpo la possibilità di recuperare il suo equilibrio chimico perduto e di ridurre i desideri.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Contenuti del libro di Samanta Jain