Il Jainismo

 

La religione universale della Nonviolenza, dell'uguaglianza fra tutti gli esseri viventi e della responsabilità individuale

 

Il saluto jainista

जय जिनेन्द्र!

Jai Jinendra !

 

 

Il saluto jainista è Jai Jinendra è in lingua sanscrita ed è composto da due parole जय che significa vittorioso e जिनेन्द्र - Jina. Letteralmente ‘possa la religione stabilita dai Jina prevalere nei nostri cuori’. Mentre salutiamo gli altri esseri viventi diciamo Jai Jinendra perché vediamo in loro un'immagine di una Jina, il distruttore di tutti i nemici interni, riconoscendolo ci inchiniamo con rispetto alla loro anima: vedo e onoro il Jina che è in te. Ogni anima è capace di diventare un Jina, il vincitore dello spirito sulla rabbia, avidità, ego e inganno. Jina è anche conosciuto come Arihanta o Tirthankara che consideriamo come Dio Jain.

 

La parola Jain indica il seguace dei Jina.

 

प्रणम पुणयशाली!

Pranam Punyashali !

 

 

Un altro modo di salutare con le mani unite, tanto usato dai Jainisti, è pronunciare le parole Pranam Punyashali !

Il significato della parola Pranam - Mi inchino a quest'anima ... Punyashali - fortunato essere umano. Punya - conto delle buone azioni che tu (anima) hai fatto e con ciò sei nato come umano con tutti i 5 sensi attivi) e credi nel Jainismo ... ciò significa che più tardi o prima, tu (l'anima) avrai raggiunto Moksha (liberazione) e colui che ha raggiunto Moksha è un'anima molto prospera (Siddh Aatma). Mi inchino a te e ti do tutto il rispetto e il più alto livello di gratitudine = Pranam Punyashali o Bhavyashali.

 

 

Due parole importanti molto usate dai Jain sono: Jivaday - जीवदय che significa compassione per tutti gli esseri viventi e pronunciare la parola Anumodna अनुमोदना è un modo per apprezzare gli altri che stanno seguendo questa via (sia laici che monaci).

 

 

Il Jainismo

 

Il Jainismo è una antica religione dell'India, le cui origini risalgono circa a 2.600 anni fa, diffusa su tutto il territorio indiano ma particolarmente radicata nello stato del Gujarat, Maharashtra, Rajasthan , Karnataka e Bihar. Esso è composto da monaci e laici ed il suo percorso è diretto all'ottenimento della purezza spirituale attraverso un modo di vivere fondato sulla non violenza e il non attaccamento. In India la filosofia viene denominata Darshana che significa 'visione, percezione', esistono 6 principali sistemi filosofici appartenenti a diverse tradizioni che sono divisi in due grandi categorie, quelle ortodosse e eterodosse. Queste scuole di pensiero esprimono ognuna una visione sulle verità eterne che riguardano la natura della realtà, la sofferenza e lo scopo ultimo dell’esistenza umana; seppur tutte parlano dell'importanza della non violenza (Ahimsa) il Jainismo è l'unico che pone tale principio al centro della propria dottrina: 'Ahimsa è il cuore di tutti gli stadi della vita, è il nucleo di tutte le sacre scritture, è la somma e la sostanza di tutti i voti e di tutte le virtù'; Ahimsa Paramo Dharma: La non violenza è la religione più alta o suprema.

 

Ogni Darshana conduce alla liberazione di se stesso e disidentificazione da ciò che non si è attraverso sentieri specifici quali; la conoscenza (jnana) la devozione (Bakti) o l'azione (Karma yoga), il Jainismo considera tale visione unilaterale e crede invece che nessuno, da solo, è sufficiente a completare lo sviluppo spirituale ritenendo che sia possibile raggiungere la propria divinità solo se pienamente realizzati tutti e tre.

 

Il nome Jainismo deriva dal verbo in sanscrito 'ji' che significa 'conquistare' o vincere su se stessi' e si riferisce alle conquiste interiori della distruzione dei propri sentimenti negativi come la violenza, l'egoismo, l'odio, l'avidità, la possessione, l'ego, il materialismo. I monaci Jain sono coloro che per mezzo dell'ascesi lavorano per conoscere la vera natura dell'anima e l'infinita conoscenza con il raggiungimento dell'illuminazione che li condurrà alla liberazione della proprio essere dal mondo della sofferenza, diventeranno dei Siddha (anime liberati) e vivranno uno stato permanente di beatitudine. I monaci illuminati si chiamano Tirthankara e significa "costruttori del guado o passaggio", furono 24 e l'ultimo che riformò il Jainismo circa nel 599 a.C., fu Mahavira. Essi sono i Jaina, i guerrieri spirituali, coloro che hanno raggiunto la cima spirituale, l'ultimo gradino della scala evolutiva dell'anima avendo vissuto alla perfezione i tre gioielli del sentiero Jain che sono: retta fede, retta conoscenza e retta condotta. Essi hanno trovato il modo per attraversare l'oceano del ciclo delle esistenze (samsara) ossia il ciclo di nascita e morte e insegnano agli altri discepoli l'obiettivo spirituale della vita e il percorso per raggiungere la liberazione (moska). Per i jainisti i Tirtankara sono il massimo modello spirituale da seguire, dedicano a loro la stessa devozione che si rivolge al 'Dio' delle altre religioni.

 

Il Jainismo è eticamente la religione più rigorosa al mondo, la sua aderenza richiede un agire in linea con un costante e scrupoloso massimo tentativo di coerenza nel non danneggiare il prossimo. Il suo principale insegnamento fondamentale è 'riduci al minimo la violenza'; prenditi cura come faresti con te stesso, di qualsiasi essere vivente, non solo nei confronti degli umani, ma anche insetti, piante e animali, pur avendo la consapevolezza dell'impossibilità di annientare totalmente la violenza, che noi stessi siamo la causa della violenza fintanto che abbiamo un corpo materiale che per sopravvivere deve distruggere gli esseri viventi; il solo respirare, camminare, digerire comporterà l'uccisione di invisibili ma esistenti forme di vita. Ma il non poter fare tutto non vuol dire non fare nulla o poco! Per questo occorre mettere il massimo impegno per non commettere la violenza evitabile.

 

Il Jainismo è pragmatico e pone solo l'attenzione all'essenza della spiritualità su come raggiungere la liberazione, non esistono sacramenti, ma rituali semplici e gli eventi mondani come la nascita, il matrimonio, i funerali non sono legati religiosamente ad esso; è concreta, tutto passa al vaglio della logica, allo stesso tempo è una dottrina semplice e modesta, che rifiuta le superstizioni religiose. E' una delle più antiche teologie in cui ragione e morale si fondono. Il Jainismo sostiene che non bisogna accettare passivamente gli insegnamenti degli illuminati per pura fede cieca, ma indagare, ricercare e ragionare sulla verità attraverso la diretta e intima eseprienza. Il progresso spirituale può avvenire solo sulla base della propria auto-consapevolezza, virtù morali ed etica, non per mezzo di mere pratiche esteriori. Albert Einstein era fortemente ispirato al Jainismo e disse: "Non sono sicuro se c'è vita dopo la morte. Ma se è vero, se c'è vita dopo la morte, allora vorrei essere nato in India nella religione Jainista»". Fu influenzato dalla metafisica del Jainismo, ha osservato che l'eterno mistero del mondo è la sua intelligibilità. La vera religione si lega a questo elemento di intelligibilità che crea un sistema di pensiero e azione che conduce alla vera armonia e felicità. (ed è proprio così nel Jainismo).

 

La forza e il coraggio del Jainismo rispetto alle altre religioni sia occidentali che orientali che lo rende originale e unico, è che per ben oltre 26 secoli è rimasto integro e fedele ai suoi principi etici, ma non solo, con il passare delle epoche essi non persero di valore, ma si rinvigorirono mantenendo coerentemente lo stesso esigente bisogno morale di una vita permeata profondamente di compassione e purificazione. E' una spiritualità molto ricca e poliedrica: pur essendo un movimento ascetico per la sua forte enfasi sull'auto-controllo e austerità, è una religione ricca di colori e allegria soprattutto durante le festività. E' rigorosa nei principi della non violenza - essenza stessa della dottrina, ma è anche un esempio di liberalismo filosofico per il suo credere che la verità di ogni essere umano è relativa e per la sua apertura ad accogliere tutti i possibili punti di vista delle altre diverse filosofie, anche se apparentemente contrastanti. E' fortemente individualista, difende la natura dell'anima e la responsabilità personale per le proprie azioni, e che solo l'autosufficienza e gli sforzi individuali sono gli unici responsabili della propria felicità e liberazione.

I principi jainisti se compresi e vissuti nel modo giusto e coerentemente rispettati, portano ad una svolta rivoluzionaria per la società di oggi. Essi determinano l'amicizia universale, la pace e il rispetto per ogni vita attraverso la non violenza e quindi a non uccidere; uguaglianza sociale con il principio del non attaccamento; il vivere pacificamente con le altre religioni, razze e genere attraverso la filosofia del non dogmatismo, il quale ci insegna che non esistono verità assolute e non bisogna sopraffare i pensieri degli altri; a proteggere e conservare la natura attraverso l'auto-controllo e per mezzo del principio del non possesso adottando uno stile di vita semplice e umile; rispetto per ogni essere vivente verso il quale non si muoveranno nè guerre, nè sfruttamento economico e ambientale, né la distruzione ecologica. Il vivere secondo questi tre principi eleva l'anima a un più alto livello spirituale.

 

Dobbiamo immaginare il sentiero spirituale jainista come una scala evolutiva che avanza verso la perfezione della compassione e della purificazione dell'anima e, a mano a mano che la consapevolezza si espande, ognuno secondo le proprie capacità del momento sale un gradino in più della scala. Questo procedere si traduce in un modo di vivere in armonia e sintonia con la natura e l'universo. Anche il regime alimentare è il più restrittivo rispetto a quelle di altre religioni: per un jainista il non cibarsi di animali che considera suoi fratelli pari agli umani è un atto naturale, non è una rinuncia o una repressione, ma una felice liberazione dalla violenza: evoluzione della coscienza.

 

Il Jainismo è una conquista alla non violenza con la non violenza attraverso una pratica costante di 'estremismo compassionevole' e insegna che il vero amore è amare disinteressatamente senza alcun attaccamento e senza confine ogni creatura di qualsiasi specie. Tutti gli esseri viventi sono fatti della stessa essenza, seppur di diversa consapevolezza, hanno uguale anima; il microorganismo, la pianta, l'insetto e il mammifero stanno compiendo la propria esperienza di vita ognuna manifestandosi diversamente e tutte con i propri tempi, quando nasceranno con il crpo di esseri umani, dopo innumerevoli cicli di reincarnazioni, avranno anche loro in quella stessa vita possibilità cosciente di autorealizzarsi, liberarsi dal mondo e vivere per sempre nella totale libertà. Tutto ciò che vive vuole esserci, è parte dell'esistenza, per questo piante, animali e umani vanno rispettati.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Contenuti di Samanta Orsini


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